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Fotografia

La Milano narcisista di Takashi Homma

Il fotografo giapponese ha inserito la città nella sua serie di ritratti con la camera oscura, Narcissistic City.
Tutte le foto: courtesy della galleria

Negli scatti di Takashi Homma le città si trasformano. Le fotografie vengono riflesse come se si trovassero davanti a uno specchio. Utilizzando la camera oscura, Homma gioca con la prospettiva, ribalta l'immagine, stravolge la realtà. Una tecnica che ha affinato negli anni e che ha sperimentato anche qui da noi, in Italia, in occasione della sua prima mostra personale.

L'artista ha proposto una serie di foto incentrate su Milano realizzando il lavoro "La città narcisista. Milano e altre storie" in esposizione fino alla galleria Viasaterna. La scelta del titolo è molto evocativa. Secondo il fotografo queste immagini riflesse aiutano le città a ritrovare una propria identità. Grazie a questi scatti, Homma concepisce una propria architettura dello spazio. Cerca di raccontare la realtà da un punto di vista molto particolare. L'abbiamo contatto per provare a capire da dove nasce questa idea e che cosa gli ha trasmesso Milano durante i suoi scatti fotografici.

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Creators: Quando hai cominciato ad appassionarti al mondo della fotografia?
Takashi Homma: Ero molto affascinato dai mille significati che ti può darà la fotografia. È un insieme unico di emozioni, creatività e ispirazione. Non so dire di preciso quando è scattata la scintilla. Credo che sia stato tutto molto naturale, poco alla volta mi sono appassionato e ho iniziato ad affinare la mia arte.

Hai iniziato ad affermarti a livello internazionale intorno agli anni Novanta. Hai avuto un modello di riferimento?
Prima di intraprendere questo progetto ho lavorato per molti anni a Londra per una serie di riviste indipendenti. Mi è sempre piaciuto questo aspetto. Piuttosto che lavorare con gallerie e musei rinomati ho sempre cercato di mettermi alla prova e inseguire le mie passioni. A metà degli anni Novanta mi sono concentrato di più sul territorio e quindi le città. Ho iniziato a scattare foto del mio Paese, il Giappone, e poi in tutto il mondo. Nel 2014 invece è partito ufficialmente il progetto The Narcissistic City, che è stato poi pubblicato due anni più tardi. Diciamo che non ho un modello specifico di riferimento, penso di essere abbastanza originale in quello che faccio e propongo.

Spesso, citando le parole di Susan Sontag: "Photography is, first of all, a way of seeing. It is not seeing itself", definisci le tue opere come degli esperimenti che danno una visione particolare e inedita della realtà. In che senso?
Traggo molta ispirazione dai libri di Susan Sontag, che è stata una figura molto importante tra gli intellettuali statunitensi. Assieme a Roland Barthes e James Jerome Gibson sono tra i miei modelli di riferimento. Penso che usando la tecnica della camera oscura viene restituita un'immagine inedita della città. È come se l'immagine si trovasse davanti a uno specchio. Viene capovolta, e il risultato è qualcosa di sorprendente. Si tratta di una tecnica che ho scoperto negli anni e che mi ha affascinato. Le architetture mutano, le linee si scompongono. È qualcosa di particolare che ti può trasmettere dei significati.

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Per la prima volta esponi i tuoi lavori in Italia. Che effetto ti ha fatto Milano? Com'è stata la prima impressione con la città?
Mi sono trovato molto bene qui in Italia e spero di averci ancora a che fare. Ho iniziato a scattare le mie foto a gennaio. Ho deciso di immortalare alcune architetture simbolo di Milano come il Duomo, la Torre Branca e i grattacieli. Il risultato mi è piaciuto.

Nella mostra, si possono vedere non solo le opere di "La città narcisista" ma anche altri scatti. Come è strutturato il suo progetto?
Mi piace lavorare contemporaneamente a più progetti. A Milano i miei scatti fanno parte di diverse serie e sono divise in tre tematiche fondamentali: la città, l'incontro con il suo ambiente naturale e le costruzioni umane. Lo spettatore si deve aspettare qualcosa di originale. Per la prima volta mi sono trovato di fronte alle architetture e agli edifici italiani. Penso che osservando queste foto si potrebbe scoprire un lato inedito di questa città. È tutto molto soggettivo.

Ci sono degli aspetti in comune tra le città italiane, americane e quelle giapponesi che lei rappresenta con le sue fotografie?
Questo non so dirlo con precisione. Io credo che ogni città abbia una storia particolare. Parlando di Milano io ho cercato di raccontarla proponendo un nuovo punto di vista. Utilizzo un approccio molto psicologico per i miei lavori. Mi interessa molto l'identità di una citta e cerco di trasmetterla utilizzando questa tecnica. A volte però giocando con il riflesso si può scoprire qualcosa di particolare. Il risultato può essere sorprendente. Con questa mostra mi auguro di esserci riuscito.

Per saperne di più, visitate il sito della galleria Viasaterna.