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Ghali a Torino. Foto di Alessandro Bosio.

Siamo stati al concerto di Ghali a Torino

Il tour nei palazzetti conferma che Ghali non è più soltanto un rapper, ma una popstar che punta a mettere d'accordo genitori e figli.

Alla fine Ghali ce l’ha fatta: dopo Album e un centinaio di date in discoteche e festival, è riuscito a passare “dai palazzi ai palazzetti”, come recita uno degli slogan del suo nuovo tour. È infatti da pochi giorni iniziato il suo primo tour ufficiale, le cui date si svolgeranno lungo tutta la penisola, ma appunto solo ed esclusivamente in palazzetti. E dopo una “data zero” al Palabam di Mantova, che a quanto mi dirà poi Ghali è stata vissuta come una sorta di “prova generale”, è il concerto di questo sabato al Pala Alpitour di Torino la prima data ufficiale.

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Un tour ambizioso, che scommette di riempire interi palazzetti, anche se si svolge in un periodo artisticamente freddo per Ghali. Sono infatti già passati un anno e mezzo dall’uscita di Album, quattro mesi dall’ultimo singolo, "Zingarello", e quasi un anno dall’ultimo grande successo, "Cara Italia", uscito a fine gennaio. Aspettiamo a capire se la scommessa avrà successo: a oggi l’unica data sold out è quella di Milano, mentre alla data zero si sono registrate circa 2300 presenze su 6.200 di capienza: un’accoglienza numericamente un po’ freddina, anche se tutti i resoconti sono stati d’accordo nell’affermare che lo show fosse di alta qualità.

La struttura dello spettacolo è ambiziosa tanto quanto la scommessa di riempire i palazzetti, e forse è stata ideata proprio con questo scopo. È infatti concepito come un vero e proprio spettacolo più che un semplice concerto, con un fil rouge narrativo intorno alla storia della vita di Ghali e al suo rapporto con l’amico immaginario Jimmy, famoso già come simbolo della Sto, e accompagnato da video originali, dialoghi in tempo reale con una voce che rappresenta Jimmy e la presenza di una band con due coriste.

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Ghali al Pala Alpitour. Foto di Alessandro Bosio.

È con queste premesse che arrivo a Torino. Nessuno ha dubbi sulle capacità come performer di Ghali, spanne sopra buona parte dei suoi colleghi proveniente dalla scena trap, ma basteranno le sue capacità a sorreggere uno spettacolo così ambizioso? E poi: quale sarà il suo pubblico? Sarà pronto a gestire un intero palazzetto?

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Prima dello spettacolo Ghali incontra noi giornalisti per una tavola rotonda. È vestito Gucci, il brand che gli fornisce anche gli abiti di scena. Ci saluta, e si siede su un divano davanti a noi, ostentando tranquillità. Qualcuno gli chiede come mai è così calmo: “se mi agitassi sarebbe ancora più difficile”, risponde sorridendo. Io gli faccio per prima cosa una domanda un po’ banale: cosa si prova a cantare in un palazzetto, essendo passato subito dalle discoteche a questo? Lui mi risponde che anche se gli faceva un po’ paura, è stato quello che aveva in mente da un po’, anche perché “quando suonavo nelle discoteche c’era sempre un sacco di gente che restava fuori”. Faccio notare che secondo me la sua vocazione da palazzetto, la sua vocazione pop, si notava fino dal tentativo non riuscito con la Troupe d’Elite. Ghali è d’accordo, e allora gli chiedo se è a suo agio a non avere più davanti a sé soltanto il classico pubblico di adolescenti e giovani adulti che hanno i suoi colleghi, ma anche molte famiglie con bambini. “Io non voglio che succeda quella classica cosa per cui in macchina il papà e il figlio litigano su che musica mettere. Io voglio che la mia musica metta d’accordo tutti”.

A proposito di questo, quando qualcuno gli chiede se lui si ispiri a Michael Jackson. “Michael vive in tutti noi, in tutti coloro che lo hanno ascoltato”, dice, ma semmai si sente più affine a Disney: il suo spettacolo è concepito per evocare “nostalgia ai più grandi e stupire i più piccini”. Quanto allo spettacolo, concepito insieme a Giò Forma e The Perseverance, Ghali spiega che la parte narrativa è concepito come un addio ad Album, prima di chiudersi in studio a registrare nuove canzoni, e come un viaggio attraverso la sua vita che parte dalla fuga di sua madre dalla Tunisia per cercare una vita migliore in Italia fino ad arrivare alla vita di Ghali nel presente. Gli chiedo se pensa un giorno di andare a suonare in Tunisia o nel mondo arabo, dove è molto ascoltato, tanto quanto (se non più) che in Italia. Ghali mi dice che questo spettacolo è facilmente traducibile, e che gli piacerebbe molto portarlo nel mondo arabo, ma non solo: anche per il resto del mondo, perché “è uno spettacolo universale”.

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Qualcuno chiede se pensi che in questo periodo, durante il governo Lega-5 Stelle, il suo tour possa avere un significato anche politico, visto che in scaletta ha messo anche il "Salvini Freestyle" del 2015. “Eh certo, hai mai visto un ragazzo tunisino, che viene dalle case Aler di Baggio, arrivare a fare tutto questo? Certo che ha un significato di questo tipo”. Allora gli chiedo se veda un incremento del razzismo in Italia. Mi risponde senza esporsi troppo: “penso che quando alcuni personaggi fanno uscite di questo tipo [razziste], i poverini, nel 2018, sono loro. Sono cose che andranno a sparire naturalmente, che stanno già sparendo”.

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Ghali al Pala Alpitour. Foto di Alessandro Bosio.

Finisce il tempo dell’intervista, e andiamo a disporci sugli spalti. Piano piano il Pala Alpitour si riempie fino a circa due terzi: gli organizzatori dichiarano di aver venduto circa 8000 biglietti, con prezzo medio piuttosto alto, intorno ai 35 euro. Il pubblico è per gran parte composto da giovanissimi, per lo più accompagnati dai genitori. Anche l’urlo “Ghali! Ghali! Ghali!” che nasce dagli spalti quando si spengono le luci, che sembra provenire da un coro di voci bianche, conferma questa sensazione.

Il concerto si apre con un video introduttivo dal sapore cinematografico, in cui Ghali incontra uno sciamano che pronuncia il suo nome; poi cade come in trance, e noi vediamo delle riprese che sembrano provenire da un video di Lettieri, ma invece che la Napoli di Liberato abbiamo Tunisi, per poi finire con una vera clip di Ghali da bambino. A quel punto inizia il concerto: Ghali, grazie a dei teli che lo circondano a 360°, appare circondato dalla pioggia: quando questa finisce inizia Lacrime, e il pubblico è già in visibilio.

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In questa parte del concerto sul palco ci sono solo lui e DJ Dev che lo accompagna. Le canzoni che seguono sono "Optional", un medley con "Cazzo Mene", "Vai Tra" e "Sempre me", "Bugiardi Freestyle" e "Pizza Kebab". Nel frattempo fa il suo ingresso Jimmy, come voce fuori campo che fa da un lato da spalla comica a Ghali e dall’altro sembra cercare di metterlo in difficoltà, e di rammentargli le difficoltà che hanno affrontato nella loro vita. Sullo schermo dietro Ghali, quando parla con Jimmy, è proiettato un cielo stellato. Il tutto ha effettivamente un sapore piuttosto disneyiano. Cosa che forse un po’ stona con alcuni suoi testi un po’ crudi, ma non troppo con il personaggio di Ghali, che si è certo dato una ripulita (per piacere anche alle mamme, potremmo dire), ma che dopotutto fin dall’inizio della sua carriera solista aveva scelto come mascotte proprio Jimmy, un personaggio della sua infanzia.

La scenografia, i giochi di luci, i video e il BlackTrax – un sistema di tracciamento che permette a Ghali di spostarsi liberamente sul palco automaticamente seguito da luci e telecamere – sono davvero stupefacenti: è proprio un bello spettacolo, in senso estetico e visivo.

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Ghali al Pala Alpitour. Foto di Alessandro Bosio.

A questo punto, durante un intermezzo musicale arabeggiante che fa da preludio a "Wily Wily", entrano sul palco le due coriste, Nadia Guelfi e Jennifer Vargas Antela, e la band, composta da Gianluca Ballarin alle tastiere, Leonardo Di Angilla alle percussioni e Luca Marchi al basso. Durante l’intervista Ghali aveva preannunciato “molti miei colleghi hanno provato a fare cose con la band sotto, ma spesso snatura i loro pezzi. Invece in questo spettacolo funziona bene, perché sono arrangiamenti semplici, di quattro elementi”. Devo dire che Ghali non l’ha sparata, ma in effetti la presenza di una band strumentale non snatura i suoi pezzi, anzi, all’ascolto non si rimane minimamente spiazzati: i pezzi suonano come se fossero stati concepiti così.

Dopo "Happy Days" arriva l'unico ospite della serata, Capo Plaza, per "Ne è valsa la pena". Poi si prosegue con il resto della scaletta fino a chiudere con "Ninna Nanna" (durante la quale Ghali scende dal palco per raggiungere le prime file) e "Cara Italia". Lo spettacolo si chiude con un altro video, in cui riappare lo sciamano, completando così il filone narrativo.

Il pubblico è in visibilio. Lo spettacolo è stato davvero coinvolgente, e a livello tecnico eccellente, sicuramente nell’ambito del mondo trap ad oggi insuperato. C’è da dire che Ghali, da quello che si può intuire, cerca di fuoriuscire dall’ambito rap/trap da cui è nato per cercare di rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile. E forse non è un caso che dopo alla data zero di Mantova avesse affermato che “pure Stromae è partito dal rap”: sperando, per quanto mi riguarda, che non si lasci andare a tentazioni sanremesi, staremo a vedere dove lo porterà questa strada. I presupposti per un vasto successo di pubblico, in ogni caso, ci sono tutti.

Stefano è su Instagram.

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