drefgold pusha t
DrefGold e Gemitaiz.

Sono stata al concerto di Pusha T con DrefGold

È stata una serata movimentata in un backstage pieno di rapper e abbiamo fatto una chiacchierata bella come il concerto di King Push.
11 ottobre 2018, 10:03am

Dopo una breve pausa, dovuta ai pochi live e alla molta voglia di amore e capoeira del mese di agosto, ecco tornare la rubrica dei concertini in una versione più spinta che mai, come presto leggerete. Ma prima le coordinate: il concerto a cui siamo stati è quello di Pusha T, che per la sua unica data italiana, organizzata da Radar Concerti, ha scelto il Fabrique di Milano. In apertura c'erano Priestess e Nitro.

Il mio ospite era DrefGold, una persona in cui compagnia mi pare assai difficile potersi mai annoiare, per quella che è stata la mia breve ma intensissima esperienza. Il rapper di Kanaglia ci ha infatti accompagnati in un up and down di tutto rispetto. I down sono stati vortici di panico-paura, dato che per qualche minuto si è paventata pure la possibilità che se ne andasse prima dell’intervista e del live. Gli up invece sono stati una presa bene reale che ha rischiarato le sorti della serata e mi ha permesso di conoscere meglio un ragazzo giovane, ma con le idee molto chiare su quello che è il suo progetto artistico.

DrefGold e l'autrice.

Partirò dall’inizio, cioè quando tra Dref e la sua fame si sono frapposti i buttafuori del locale, che volevano perquisire le borse del McDonald's che lui e il suo entourage avevano con sé. Siccome la fame è un gran brutta bestia, e nessuno meglio di me che mangio ogni due ore come i neonati può capirlo, lo scambio tra le parti s’è fatto un filo acceso. Quel filo di troppo, forse, ma non saprei proprio quantificare perché sono in una fase della vita in cui ricerco solo good vibes. Credo si chiami senilità. Fatto sta che quando ho sentito gli animi scaldarsi mi sono chiusa nella mia bolla. La situazione si è però risolta alla svelta e Dref e i suoi si sono potuti mangiare i loro panini dal piano di sopra del sempre accogliente Fabrique, dove un Lazza in grandissima forma ha cercato di rasserenare ulteriormente il collega dicendogli "Bro, vai tranquillo, pensa che una volta a me hanno chiesto il biglietto per un mio concerto".

Da più o meno quel momento in poi, la wave è tornata a essere una love wave, e giuro che non si contano le volte in cui Dref si è scusato per il momento di sbrocco. Complice un backstage mega rilassato dove tutti, da Marracash a Gemitaiz, erano belli carichi per il concerto di King Push, è finita ad abbracci, chiacchiere e "bella bro". A posteriori posso dire che sarebbe stato un vero peccato non chiacchierare con DrefGold perché gli argomenti toccati sono stati tanti e fighi: dalla politica nei pezzi rap, alla sua opinione sulle rapper italiane fino all’importanza, appunto, di fare balotta e non più dissing con i colleghi.

Priestess si esibisce in apertura a Pusha T.

Noisey: Pusha T è uno dei tuoi riferimenti musicali?
DrefGold: La verità è che io non sono mai stato del tutto flashato da Pusha, anche perché gli americani non sono esattamente i miei riferimenti più diretti. Però mi piace moltissimo French Montana, e lui è uno che ha collaborato spesso con Pusha T, facendo uscire tracce pazzesche: “Doesn’t Matter", "Trouble On My Mind" in cui c’è anche Tyler The Creator. Me lo sono ascoltato parecchio, però in mezzo a tante altre cose. Sono comunque consapevole del fatto che è stato uno che ha fatto tanto, uno grosso davvero.

Quando vai a concerti come questo, ti studi l'artista o preferisci semplicemente goderti lo show?
Lo approccio con la curiosità di intercettare cose fighe. Tanto più per il fatto che non è esattamente uno dei miei preferiti c’è meno la parte emozionale, di fotta da fan. Sono qui anche per studiarlo, per vedere come si approccia a un concerto. Cosa fa, come lo fa, come si prende il palco, come si prende il pubblico.

Da che cosa ti accorgi che uno show è riuscito?
Dal fatto che, a prescindere che ci siano più o meno persone si senta l’energia. Quando ero più piccolo e stavo a Bologna andavo a concerti con poco pubblico ma con sul palco gente cazzutissima che sapeva far gasare anche solo venti persone. Sta tutto nel fatto che la gente sia gasata da paura. A volte eventi da migliaia di persone non regalano lo stesso riscontro di cose più piccole in cui però l'artista riesce a entrare nei fan, a smuoverli di brutto. Sono curioso di vedere come il fan italiano risponde a un rapper americano come Pusha.

Il concerto di Nitro al Fabrique di Milano, in apertura a Pusha T.

Una cosa che mi sembra stia succedendo è che i rapporti tra voi rapper siano ormai molto meno basati sulla competizione e più sul fare balotta. Concordi?
Sono del tutto d’accordo. Nel momento in cui la scena più old school si è accorta che la nuova scuola stava iniziando a prendere molto campo, business e pubblico ha prevalso il supporto. Alcuni se la sono fatti andare bene, altri si sono presi bene, altri ancora hanno deciso giustamente di non fare muro. A me non è mai capitato di entrare in un dissing e se mai mi capiterà spero che sarà per qualcosa di vero, non per delle cazzate che non portano a niente di niente. A parlare deve essere la musica. Anzi, la qualità della musica, visto che siamo tantissimi oggi.

Spesso si parla del messaggio che i rapper veicolano nei loro pezzi, ma quest'atmosfera non è essa stessa un messaggio positivo?
Sì, ovvio, e spero anche che si ragioni pure di più su questa cosa, sul fatto che ci supportiamo molto... al di là di qualche cazzata legata ai social, che ogni tanto ci sta anche. Mettere un po’ di pepe, nei limiti, non fa male a nessuno.

DrefGold nello skybox del Fabrique.

Come ti stai preparando al tuo tour? Che tipo di pubblico pensi di incontrare?
Sto provando tutto, dalla scaletta a come strutturare il live. Grandi training non ne faccio, anche perché ho 21 anni e riesco a tenere senza problemi un’ora di concerto. Poi per i cazzi miei, a casa e non in palestra, faccio qualche esercizio. Immagino che la maggior parte del pubblico sarà gente delle superiori, che sono quelli che mi seguono e mi scrivono di più su Instagram. Ci sta che vengano anche ragazzi delle medie, o più piccoli. Magari uno si vergogna a dire di fare ai live anche ragazzini, o addirittura bambini accompagnati dai genitori, e invece per me sarebbe una cosa fighissima, perché vorrebbe dire che sto arrivando ancora a più persone.

Parlando di successo: apprezzi il fatto che in molti in Italia abbiano cominciato a parlare del lato più pesante del successo, da Gemitaiz a Side?
È molto positivo perché vuol dire che finalmente possiamo dire quel cazzo che ci pare, se ci fa stare bene. Possiamo essere quel vogliamo, senza dei cazzo di paletti, mentre un tempo per chi voleva percorrere certi tipi di wave era dura esternare debolezze, fragilità o anche cose frivole. Esattamente come un tempo era molto più difficile che uno dicesse ai suoi genitori di essere gay, mentre adesso è più easy, lo stesso accade con i sentimenti, i problemi, le frivolezze nel rap e nella trap.

Marracash nello skybox del Fabrique di Milano al concerto di Pusha T.

Una delle tue frasi più famose è "Se stai con me dici fanculo al messaggio". Ma apprezzi e ascolti pezzi "di contenuto"? Per esempio, ti è piaciuta "90MIN" di Salmo?
In Italia ci stiamo svegliando. La gente ha voglia di trovare la politica nella canzone rap e quindi ci sta che Salmo lo faccia, il suo è pure un pubblico un pochino più acculturato, fatto sia di ragazzini che da gente grande, che va all'università ed è dentro certi tipi di ragionamenti. Detto questo, penso che un genitore che porta il figlio a un suo concerto possa avere piacere a dire "Hai sentito Salmo, che non dice solo che fuma?", cose così.

Escludi o no di poter parlare, un giorno, nei tuoi pezzi di tematiche simili?
Onestamente al momento lo escludo. O succede una cosa che mi appartiene davvero tanto, a livello viscerale, oppure no, non mi viene da parlare di quelle cose. Ma sai qual è il discorso? Anche se non penso di saperne di politica ho comunque, forse perché sono di Bologna, in mente dei valori, delle cose legate a un certo pensiero. Vuoi anche per i discorsi di mia mamma, vuoi perché quando vivevo ancora là giravo sempre per centri sociali. So le cose che voglio sapere e molte volte mi tira il culo quando vedo cose assurde accadere in Italia, ma proprio tanto. Però non ho manco voglia che la gente smetta di ascoltarmi perché mi sono esposto. Preferisco rimanere neutro, perché temo un po’ l'ignoranza delle persone.

Stasera si è esibita Priestess, da poco è uscita anche un'altra rapper che è Chadia Rodriguez: come vedi le donne della nuova scuola?
In Italia non mi sembra fatta bene, questa cosa, proprio per niente. Mi sa che ci vorrà ancora del tempo perché si riesca a tirare una quadra intorno a questa situazione, anche perché se ci pensi pure con i maschi c’è voluto un sacco prima che non sembrassero dei babbi, coi vestiti 20 taglie più grandi. Uguale con le tipe, ma si deve partire da un altro presupposto: le cose vanno fatte fare a chi le fa. Io non sono assolutamente contro il rap al femminile, ma ci vuole un vissuto di un certo tipo. Per esempio in America le donne rapper vengono da situazioni estreme: Cardi B, per dire, era una che lavorava in uno strip club. In Italia mi pare si stiano facendo delle cose acchitate, giusto per fare del business. Non lo sento vero, non mi viene da dire "minchia, quella tipa lo vuole fare davvero, ha l’urgenza di farlo". Sono mezzo sicuro, lo sento quando le tipe cantano, che non è genuino. Non ci sono le corrispettive né di Sfera, ma nemmeno di Rkomi, Izi e via dicendo, e mi sa che non c’è nemmeno tanto il bisogno che ci siano. Ma questo lo vedremo a breve, quando suoneranno in giro.

Pusha T sul palco del Fabrique di Milano.

A questo punto ci siano dovuti interrompere, dato che il boato del pubblico del Fabrique ha annunciato l'arrivo di Pusha. E se Dref poco prima si era domandato come stesse sul palco, beh King Push è uno che il palco se lo divora in mezzo minuto, con l'atteggiamento di chi, anche alla milionesima data e anche senza avere davanti la platea della vita, da quella platea pretende, comunque, il massimo. Tanto da interrompere il pezzo, scaldare la folla e ripartire, ogni volta che gli è sembrato che la riposta fosse troppo fiacca.

Pusha è solo sul palco ma non sembra soffrirne affatto, anzi. Ci gode, Pusha, a stare lì sopra a ripetere di essere l'autore del disco dell'anno, DAYTONA, che in 20 minuti condensa il meglio del suo genio. La tripletta iniziale è stata devastante, con "If You Know You Know", cantata senza base in modo così grondante verità che ho sentito il bisogno di confessare tutti i miei peccati a una Priestess ipnotizzata come me su nella skybox del Fabrique, a cui sono seguite "The Games We Play" e "Hard Piano". Nel corso della serata hanno avuto spazio anche tutti i pezzi firmati dal suo pigmalione Kanye West, "New God Flow", "Mercy", "Feel The Love", "So Appalled" e soprattutto "Runaway", che ha inumidito gli occhi anche della balconata. L'unico punto amaro è stata la durata del concerto: 50 minuti, ma da vera divinità del rap.

"Sono stato sorpreso del fatto che ci fosse un pubblico davvero appassionato, il pubblico delle serate a cui andavo a Bologna, un pubblico dell’old school, piuttosto grande, dai 20-25 in su, e tutti carichissimi", mi ha detto Dref a concerto finito. "Di tanto in tanto ma nemmeno troppo spesso, si avvertiva il deficit dell’inglese, non tutti sapevano le parole precise, però erano tutti mega gasati. Lui bella presenza, davvero un grande. Mi dispiace solo non abbia fatto 'Trouble On My Mind', ma ha spaccato lo stesso. Detto questo ho imparato qualcosa, stasera”.

Carlotta è su Instagram, così come Kevin.

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Vai a vedere DrefGold dal vivo per il Kanaglia Tour:

13/10 Orio Al Serio (BG), Setai
19/10 Tavagnasco (TO), Tavarock
20/10 Tavernerio (CO), K Klass
27/10 Calcinaia (PI), Boccaccio Club
31/10 Rimini, Altromondo Studios
31/10 Corinaldo (AN), Lanterna Azzurra
09/11 Roma, Circolo degli Illuminati
10/11 Poggiorusco (MN), Priscilla Discoteque
17/11 Trofarello (TO), Millionaire Club
24/11 Bassano del Grappa (VI), Liv
01/12 Manerba del Garda (BS), Red Clubbing
07/12 Firenze, Viper Theatre
08/12 Treviso, Supersonic
22/12 Genola (CN), Deja Vu
22/12 Torino, Wow Club
05/01 Catania, Ecs Dogana
19/01 Nonantola (MO), Vox Club
26/01 Bologna, Kinder Garden
02/02 Milano, Magazzini Generali

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