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Italia

Le aziende cinesi di Prato stanno assumendo lavoratori italiani

Da anni lo slogan "gli immigrati rubano il lavoro agli italiani" tiene banco nel dibattito pubblico, eppure è proprio da una delle roccaforti dell'immigrazione in Italia che sembra stia accadendo l'opposto.
11.1.16
Foto di Anna & Michal via Flickr

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Da anni lo slogan "gli immigrati rubano il lavoro agli italiani" tiene banco nel dibattito pubblico nazionale, eppure è proprio da una delle "roccaforti" dell'immigrazione in Italia che sembra stia accadendo esattamente l'opposto.

A Prato, capitale cinese d'Italia, le aziende straniere stanno assumendo lavoratori italiani. Secondo i dati dell'istituto di ricerca IRIS—Strumenti e Risorse per lo Sviluppo Locale, tra ottobre 2010 e giugno 2015 le aziende cinesi della provincia di Prato hanno assunto 355 lavoratori italiani su un totale di 1.888 avviamenti.

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È un dato significativo, soprattutto a fronte del calo dell'occupazione italiana e della contrazione del numero di imprese a conduzione italiana nella provincia di Prato.

Infatti, stando sempre ai dati di IRIS, nel 2014 il saldo tra nuovi assunti e cessazioni dei contratti di lavoro per gli italiani era negativo di 2.187 unità, mentre quello degli stranieri non cinesi e dei cinesi era in attivo rispettivamente di 1.103 e 1.766 unità.

Un discorso simile vale per il numero di imprese: mentre quelle a conduzione italiana sono diminuite del 7,7 per cento tra il 2008 e il 2014, nello stesso periodo le imprese straniere sono cresciute del 31,9 per cento.

Gran parte delle nuove imprese straniere sono a conduzione cinese, in linea col fatto che circa il 70 per cento del totale delle imprese straniere ha un titolare cinese: il sorpasso del numero di imprese cinesi rispetto a quelle italiane risale ormai al 2010.

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Tuttavia, è importante notare il cambiamento che Prato sta conoscendo anche per quel che riguarda la tipologia delle imprese e degli impieghi che nascono e operano sul territorio.

Come spiegato dallo studio, negli ultimi 15 anni il settore del tessile, colonna portante dell'economia pratese, ha conosciuto un crollo drammatico: tra il 2000 e il 2013, si è dimezzato il numero delle imprese, degli addetti al settore e dell'export. Nello stesso periodo, il settore manufatturiero è calato del 19 per cento.

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La crisi di queste industrie è stata compensata, ma solo in parte, "dallo sviluppo del settore delle confezioni, dalla crescita del terziario poco qualificato e a basso contenuto tenologico."

Questo, unito al grado di istruzione "ben al di sotto delle medie nazionali" e al fatto che il basso livello di scolarizzazione "non è più compensato dalla capacità di assorbimento del mercato del lavoro locale," dipinge un quadro critico per l'occupazione nella provincia di Prato.

In una dichiarazione riportata da Redattore Sociale, Andrea Valzania, ricercatore di IRIS, spiega che il dato sui lavoratori italiani assunti da aziende cinesi significa che "gli imprenditori cinesi hanno bisogno di manodopera specializzata che evidentemente non trovano tra i loro concittadini."

Secondo Valzania, la ricerca "evidenzia che l'universo cinese non è un monolite indistinto, ma ci sono parti che si stanno attrezzando in maniera diversa, ricorrendo alla manodopera italiana e aprendosi all'integrazione."

Le questioni legate al declino dell'industria tessile di Prato e alla forte immigrazione cinese nella città vanno indietro di circa trent'anni. Dopo il boom del settore tra il 1950 e il 1980, e soprattutto negli anni Settanta, a partire dagli anni Ottanta è iniziato il declino: con il calo della domanda internazionale per i prodotti in cui le aziende tessili di Prato si erano specializzate, ha avuto inizio un momento difficile.

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Negli anni Novanta, grazie allo spostamento verso produzioni nuove e più varie, l'industria tessile della città è riuscita a riguadagnare terreno, che ha mantenuto fino agli inizi degli anni Duemila. A partire dal 2001, come segnalato dai dati dell'IRIS, un pesante calo della domanda, unito alla crescita di grandi brand internazionali e a una più profonda integrazione internazionale, hanno portato a un drastico calo della produzione a Prato, riducendo quindi le imprese, gli addetti, l'export e il fatturato.

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Il grande colpo subito dall'industria tessile pratese ha seguito di poco l'inizio dell'immigrazione cinese, iniziata a metà degli anni Novanta. Secondo un rapporto dell'Unione Industriale Pratese, "l'immigrazione cinese si è realizzata con caratteri del tutto peculiari sia quantitativi che qualitativi ed è andata, in modo apparentemente paradossale, accelerando negli anni (post-2001) delle forti difficoltà dell'economia tessile pratese."

I nuovi residenti cinesi hanno creato un ampio network di "piccole e piccolissime imprese nel settore della maglieria e della confezione pronto moda con una vita media estremamente ridotta," e hanno avviato anche "l'acquisizione di imprese terziste rispetto alla attività di confezione e in generale di fornitura o servizio alle loro imprese."

La crescita esponenziale dell'industria tessile (e settori correlati) cinese a Prato, insieme all'aumento costante della popolazione di origine cinese, ha portato alla nascita di una "sorta di distretto parallelo" nelle zone industriali della città. Se nel 1995 i cinesi residenti nel comune di Prato erano 1.525, a marzo del 2015 erano 16.307, con una crescita correlata al numero delle aziende di proprietà cinese.


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Foto di Anna & Michal rilasciata sotto licenza Creative Commons