Sono stata al concerto dei Placebo con Generic Animal
Generic Animal nella cameretta di Noisey agli I-Days. Foto di Kevin Spicy.

Sono stata al concerto dei Placebo con Generic Animal

O, meglio, ho trollato il concerto dei Placebo con Generic Animal.
Carlotta Sisti
Milan, IT

Direttamente da Riccione e con la tintarella tipica di chi va in riviera romagnola skippando la spiaggia in favore di altro, il terzo giorno di I-Days è venuto a trovarci Luca Galizia, in arte Generic Animal. Che, non essendo realmente fan di nessuno degli artisti in scaletta, ha mostrato subito un approccio antropologico alla situazione: “Il QI che si abbassa", mi dice, riferendosi alle 70mila e più persone accorse il giorno prima per i Pearl Jam, "si traduce in gente che si sente più libera di andare ai concerti dei Pearl Jam e di Noel Gallagher, e anche di Liam Gallagher. Separati. Sicuro ci sarà gente che sarà venuta per tutti e due".

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Noisey: Sì, sicuro.
Generic Animal: Per la foga saranno venuti per entrambi e magari diranno di aver visto gli Oasis e invece non è vero. Ma lasciamoli sognare, ci sta. Che poi la cosa che accomuna tutte e due sono le basette, no? E il fatto che siano tutti e due degli stronzi.

Gira voce. Ma tu a Oasis come sei messo?
Mai cagati. Però c’è tanta gente si tatua Champagne Supernova sul braccio.

Generic Animal e l'autrice nella cameretta di Noisey agli I-Days.

Allora veniamo ai Placebo.
Io quello che vorrei davvero, più che guardare il live, sarebbe stare sul palco a fianco a Brian Molko e dirgli per tutto il tempo a voce altissima “SEI BRAVO A SUONARE, EH?” “BELLA LA MUSICA, TI PIACE LA MUSICA, EH?”. Questo. Poi, sì, non è che proprio sia fan, però almeno sono contento, perché non vado mai ai concerti. I Placebo mi piacciono abbastanza, non li conosco bene, saprò dieci canzoni in tutto, però almeno portano un po’ di gender fluid che mi piglia bene, sia esteticamente sia perché è più intrigante.

Sono un po’ i freak della situazione.
Sì, esatto, sono i freak della situazione. Ma i fan dei Placebo non sono facili da riconoscere, o no?

Sì, dai, ci sono gruppetti di dark in giro.
Ah, bella, come i dark di South Park. E invece i fan di Kalkbrenner, come saranno?

Hanno la maglia di Kalkbrenner. Lo hai visto il suo docufilm, dove racconta anche del periodo in ospedale psichiatrico?
No, però sembra interessante. Ci sta che ormai si parli più liberamente di queste cose. Anche se credo che la gente abbia più scuse per glamourizzare una cosa che è normale, perché alla fine anche io sono andato nove mesi dall’analista, e bella lì, ma sai quanta altra gente ci va e non ci scrive un disco? Però è anche vero che in Italia non è facile parlarne, perché c’è quel machismo tipicamente da maschio italiano, per cui se vai dall’analista sembra chissà che… Si cresce un po’ così, da noi, per cui è bello che si cominci a rompere questo tabù.

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Tu invece so che sei in una fase di cambiamento, a livello artistico e non solo…
Eh sì, ma posso dirti molto poco, tra l’altro che bello dirti che posso dirti molto poco! Posso dire che sto incominciando a scrivere i miei primi testi e ho fatto uscire di recente i miei primi singoli, e già questa è una roba nuova. Perché nel primo disco i testi non solo non erano miei ma non c’è stata nemmeno interazione tra l’autore e io che musicava se non “bomba, mi piace quello che stai facendo, andiamo avanti”. Invece ora sto continuando a scrivere da solo, ma anche con altre persone, perché ho collaborato con Mecna, con Ketama come chitarrista, e anche nell’ultimo di Pretty Solero ho scritto dei ritornelli, ho suonato la chitarra, e niente, si stanno muovendo tante cose.

Quando le cose iniziano a girare così bene, qual è la sensazione, tua personale?
Un sacco di paura. Presa bene, anche. Agitazione, pensieri tipo “oddio, quale sarà il mio calendario da qui a sei mesi”. Sono una persona che fa fatica a dimostrare la presa bene, forse perché mi avranno fatto prendere male da piccolo per qualche motivo freudiano, boh, non lo so. Se mi capita una roba bella sono molto contento, nella mia testa sono carico e mega contento, ma mi trattengo nel farlo vedere e questo mi crea ansia in altre cose. In generale, però, sono uno positivo, non ansioso.

Nei tuoi video, sui tuoi social, c’è una vena umoristica molto figa, da dove ti viene?
Sono sempre stato scemo, figlio di scemi, mi piacciono le cose buffe, mi piace un certo tipo di umorismo e mi piace ricrearlo e dare fastidio. Sono anche un po’ ossessivo: se mi viene in mente una cosa che fa ridere solo me, probabilmente la ripeto tutto il giorno per vedere che cosa succede entro fine giornata. Mi piace usare Instagram, perché è una bomba, è il social più bello di sempre, e non mi stanno pagando per dire questa cosa, anche se vorrei, ma la mia cosa preferita è seguire la gente, senza giudizio.

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Generic Animal e l'autrice durante il concerto dei Placebo.

Che cosa pensi, invece, del paragone che di recente hanno fatto tra te e XXX Tentacion?
Una cazzata micidiale. Lui mi è sempre piaciuto musicalmente, ma niente a che vedere con me. Anzi, se beccassi Tentacion oggi, se fosse ancora vivo, gli direi “bella zì, io questa cosa di essere emo la faccio da quando avevo 12 anni e suonavo il basso con il ciuffo piastrato”. Posso dire che come paragone non è male a livello estetico, ma a livello di comunicazione non l’ho trovato una cosa figa. Non mi ci sono ritrovato, anche perché Tentacion non era una bella persona, non ha fatto cose belle. Questi paragoni secondo me nascono dal fatto che gli italiani non sanno contestualizzare un cazzo di niente, perché ora sono tipo sparaflashati dall’arrivo di tutta questi nuovi progetti musicali e nuova estetica.

Altri esempi?
Mah, è successo anche con Ketama: a lui piace drogarsi, bella Piero, Piero è un grande, e se fa quello che fa non significa che è come Lil Peep. Io penso che se fa le cose che fa sono cazzi suoi, bella per lui. Non per forza uno, perché fa un certo tipo di musica, debba subito essere additato di star copiando degli americani.

Con Piero avete in mente di fare live insieme?
Sai che non lo so? Però ne parliamo da tempo, abbiamo fatto anche qualche ospitata l’uno dall’altro, poi lui e Pretty Solero sono molto più bravi di me a fare show, sono carichi a bestia, lui ai live dice “fate casino”, io invece chiedo “ma che cosa siete venuti a fare”.

Rispetto ad artisti come Ketama tu pensi di avere un pubblico più adulto?
Sì, ho finito il disco e sui social mi hanno aggiunto solo quarantenni. Maschi. Benvenuti a tutti, eh, ci mancherebbe, però magari quando questi mi chiedono “dai, parliamo di qualcosa, sai, sono fan di quello che ti ha scritto i testi” a me viene da dire no, perché ok che ti piaccia la mia musica, però io di dire le mie cose personali a gente di una certa età, non so… Comunque mi sento giovane, ecco.

E con tutta questa gioventù dalla nostra, ci siamo trascinati verso l’area concerti, dove i Placebo stanno attaccando con un pezzo conosciuto ai più e che si intitola "Pure Morning", ma che secondo Luca era "Sweet Child O’ Mine". E dopo l’inizio perfetto per alzare all’istante l’interesse, il proseguo è stato un rapido scemare del livello di attenzione, con tanto di istantanee degne di Scroll Or Die e commenti di Luca del tipo “se fossero stati i Foo Fighters avrei resistito massimo per un pezzo, almeno loro hanno qualche suono diverso, tipo questo pianoforte che mi fa annoiare meno”. Quel “meno” lo ha fatto tenere botta per una decina di canzoni, mentre il resto dello show (di cui chi scrive ha molto apprezzato "Special Needs", cuori a profusione, e la cover di "Let’s go to bed" dei Cure) ce lo siamo sentiti in zona stanzetta di Noisey, dove Luca mi ha elaborato il suo commento finale: “Mi sarebbe piaciuto 17 anni fa, se avessi avuto 25 anni”.

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