Sono stata a vedere Richard Ashcroft con Lorenzo Fragola

"Raga, lui è Dio."
Carlotta Sisti
Milan, IT
22 giugno 2018, 9:55am
Lorenzo Fragola e l'autrice.

In quella landa collinare e suggestiva che è l’area Expo di Milano, che è un po’ la Val D’Orcia milanese se la Val D’Orcia venisse invasa e colonizzata da adepti del culto del cemento, abbiamo accolto nella cameretta di Noisey Lorenzo Fragola, che, mi sento di dire, è qualcosa come il più grande fan italiano del primo artista in scaletta il primo giorno degli I-Days, ovvero Richard Ashcroft.

Sulle ali di un grande entusiasmo, e dotati di ogni genere di comfort (pensate che addirittura se sedendoti sul bordo del lettino, con un gioco di addominali non da poco, riuscivi ad assumere la nota posizione yoga della barchetta con il busto inclinato indietro, potevi godere persino dell’aria condizionata) abbiamo chiacchierato con Fragola del suo amore per i Verve e per Ashcroft, ma anche di Bengala, che è il primo disco scritto interamente da lui, e con dentro ospiti di cui già si sapeva, come Gazzelle, e altri inaspettati, come Mecna.

Da dove nasce questo amore per Ashcroft?
Lui per me è un mito, Urban Hymns dei Verve è uno dei dischi più belli di sempre. Non pensavo sarebbe mai venuto in Italia, non pensavo avrei mai avuto occasione di vederlo. Spero faccia le canzoni di quel disco. Lui, più di Liam Gallagher che suona dopo e che è un altro mito ma che mi perderò perché ho un treno da prendere. Ha questa roba dei testi esistenziali, pure quando le canzoni sono d’amore, che sembra proprio fatta apposta per me.

In senso musicale?
Sì, ma in nel senso della vita proprio. Cioè, chiedersi cose sull’esistenza, l’approccio malinconico, nostalgico, la tristezza che non è vera tristezza… Soffre, il ragazzo, soffre, e a me piace entrare in quegli squarci di sofferenza lì. Poi mi sta anche a cuore perché rappresenta la prima cosa che ho ascoltato da solo, senza che nessuno mi “imboccasse”. Sai quando capiti per caso in un artista, e poi te lo ascolti tutto?

E hai quella sensazione che accompagna il pre live di un mito...
Sì, ho paura, ho paura, perché secondo me non è uno di quei personaggi che amano accontentare il pubblico, anzi mi sembra uno che per principio non te le fa, le canzoni che vorresti.

Che mi dici, invece, del tuo ultimo disco Bengala?
È un’altra ricerca esistenziale, un disco abbastanza sperimentale. Soprattuto è la raccolta di pezzi che ho scritto in giro, insieme a un sacco di gente, in tanto tempo. Poi c’è da dire che io non sono mai soddisfatto di un album, non arriva mai il momento in cui dico “ok, è fatto”. Per fortuna ci sono i contratti da rispettare e a un certo punto lo devo far uscire.

In che senso non sei mai soddisfatto?
Nel senso che alcune cose sono rimaste fuori, perché erano più estemporanee e quindi non ci entravano, altre le ho cambiate in corsa. Ma in fondo il motivo è che sono fatto così, e forse essere insoddisfatto è anche una motivazione ad andare avanti a fare musica nuova. Comunque è un disco sincero, perché i pezzi li ho scritti tutti io e, siccome non l’avevo mai fatto, di questo sono contento.

Però se non ricordo male a X Factor avevi vinto con una tua canzone…
Se la primissima cosa che hai scritto a 19 anni ti fa vincere un talent mega famoso, e poi da lì tutti i tuoi dischi li fanno gli autori e i produttori, il meccanismo è strano. E io l'ho voluto rompere. E allora per fare Bengala mi sono fatto dei giri, ho viaggiato, sono stato ad Amsterdam, sono stato su e giù per l’Italia, ho sentito il bisogno di farmi delle esperienze. Di maturare, perché mi sono affacciato alla musica totalmente impreparato e il successo è arrivato che non sapevo nulla di nulla.

E con Gazzelle come vi siete incrociati?
Con Flavio ci siamo conosciuti perché avevamo lo stesso produttore, che è Nardelli, ma l’amicizia è nata in modo abbastanza buffo, perché gli ho mandato un video di me che cantavo un suo pezzo fingendo di piangere, allora lui mi ha mandato una cover di "#fuoriceilsole"... insomma, ci siamo stati simpatici, ci siamo beccati a Roma e abbiamo scritto "Super Martina" al volo.

Che cosa avete in comune?
Secondo me umanamente siamo molto simili, siamo tipi tranquilli, che socializzano facilmente. Tant’è che mi sono fatto pure una comparsata a un suo live a Milano, abbiamo improvvisato un paio di pezzi. Bello, molto figo.

Ti piace questa cosa del ritorno del pubblico ai concerti che pare esserci oggi in Italia?
Sì, alla grande, anche perché ormai è il live che fa muovere le cose, la discografia è meno influente oggi. Chi fa dei grandi numeri oggi ha raggruppato qualcosa che prima era, diciamo, disperso e che ognuno faceva per i fatti propri, nei localetti. Tutto questo mondo dell’itpop è arrivato al successo che aveva già maturato una certa gavetta, quindi il successo se lo sono proprio costruito.

Sei uno che va a molti concerti?
A dire il vero non tantissimo, perché ho il problema che mi sale la voglia di cantare, di essere io sul palco e m’incazzo. Un bel problema, sai? Siccome ho saltato due anni, non suono da un botto, adesso sto impazzendo dalla voglia di suonare. Ma non manca tanto, parto il 27 luglio con il tour estivo da Grugliasco, e poi vado avanti fino al 31 agosto a Reggio Emilia, trovate tutte le date sui miei social amici di Noisey!

Ultima cosa: secondo te è cambiato il tuo pubblico da X Factor a oggi?
Sai che io non ho la minima idea di chi sia il mio pubblico? E non mi interessa. In passato ovviamente era quello da talent, le ragazzine…

E ti interessa portarti dietro anche quel tipo di fan lì?
No, non mi interessa. Ci sono altri che lo fanno oggi. Quando ai tempi di X Factor mi dicevano che c’erano Benji e Fede a “portarmi via le fan”, io ero felice, mi faceva solo piacere.

A questo punto è tempo per Lorenzo di andare a sentire il suo Ashcroft, alle 18 di un giovedì da 35 gradi (percepiti 80). Il suo commento finale, per un live solo chitarra e voce, è presto detto: “Raga, lui è Dio. Non ho pianto perché c’erano persone e non mi volevo far vedere piangere dalla gente. Oh, non arriva alle note, certe alte le prende a cazzo, ma non è quello, cioè è proprio Dio”.

E, dopo un disperato tentativo di rimanere anche per Liam Gallagher, sogno infranto da Trenitalia che non offriva alternative, Fragola ci ha salutati con un po’ di carogna addosso “che domattina alle sei devo andare a girare il video con Flavio vicino Roma, sotto le cascate con delle ragazze in costume”. Beh, Lorenzo, ti siamo tutti vicini.

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