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Attualità

Per fortuna Ariana Grande non è figlia di Fabio Volo

Il suo è maschilismo mascherato da buon senso, da padri preoccupati e tutori della morale, meglio se contornato da grasse risate.

di Claudia Torrisi
17 settembre 2019, 4:09pm

Fabio Volo e Ariana Grande. Foto via Wikimedia Commons (CC BY SA 3.0 - CC BY SA 2.0).

Sinceramente mi ero dimenticata di Fabio Volo. Non so nemmeno se ho mai posseduto uno dei suoi libri, ma so che un giorno di qualche anno fa me ne è capitata una copia in mano e, scorrendo le pagine, ho pensato che se la formazione sentimentale dei quattordicenni dei primi Duemila era stata demandata a Volo e Federico Moccia non avevamo grandi speranze.

Ora Fabio Volo ha una trasmissione su Radio Deejay, Il Volo del Mattino, e molti come me si sono ricordati di lui perché, nella puntata di ieri, si è lanciato in una critica ai video di Ariana Grande—giudicati troppo sessualizzati e diseducativi per le giovani—realizzando in pochi minuti d’intervento una specie di Bignami di orgoglioso sessismo.

Paternalismo, battute da spogliatoio di calcetto, colpevolizzazione delle donne, sghignazzi e risate sguaiate: nel suo breve intervento sul tema non manca niente. Investito da una specie di Vecchio Trombone Pride, Volo premette di parlare “da anziano” e inizia con il racconto di lui in palestra sul tapis roulant che scopre dagli schermi “canali video per giovani”—cose in effetti ignote a un conduttore radiofonico—che trasmettevano il video della canzone “7 rings” di Ariana Grande.

La cantante viene definita una “bellissima ragazzina, bellissima mora, sembra una di quindici anni.” Ariana Grande ha 26 anni e vende milioni di dischi, ma questo non importa perché l’intervento è finalizzato a esprimere la preoccupazione di Volo come padre di figlie femmine—che non ha.

Nel video, continua il conduttore, la cantante è “vestita di rosa, tutta sexy”—anche se in seguito precisa “da mignotta”: “Io se vado a una festa e vedo una così dico: ‘ ma chi è sto puttanun?’ A Brescia avremmo detto: ‘Minchia cazzo come si è introiata’.” Ovviamente Volo non ci sta a fare solo quello scurrile, e ci spiega che se lui pensa che una sia un “puttanun” c’è una ragione—e una colpa, indovinate di chi?

La spiegazione è molto semplice: siccome “le donne sono come i fiori,” in base “ai colori e ai profumi attirano un certo tipo di uomini. Se tu hai paura e sei insicura ed esageri con la sessualità attirerai solo gente che ti vuol sdraiare.”

Nella poesia della metafora dei fiori—è sempre edificante essere assimilate a oggetti ornamentali—probabilmente c’è tutto. In primo luogo siamo insicure, per questo ci vestiamo o ci comportiamo in un certo modo; se fossimo sicure di noi stesse non indosseremmo determinati abiti, cosa che facciamo per piacere agli uomini che sono, ovviamente, l’unico centro dell’attenzione possibile. Se fossimo sicure di noi stesse, poi, vorremmo essere prese sul serio, cosa che può avvenire solo se portiamo uno scafandro da palombaro.

In secondo luogo, mettendoci minigonne e scoprendo lembi di pelle attiriamo un certo tipo di uomini, scatenandone gli istinti. E qui posso essere anche d’accordo, c’è un’esatta categoria maschile che viene chiamata in causa in questi casi. Non sono però “quelli che ti vogliono sdraiare”, ma, come ha detto bene Michela Murgia su Radio Capital, i moralisti e i maschilisti che in base a quanto è corta la gonna elargiscono il rispetto alla donna. E si sentono in dovere di dire cosa fare o non fare.

Volo si lamenta che “sta ragazzina” mentre lui sta tranquillo sul tapis roulant “sta a quattro zampe,” “in ginocchio, impecorata,” “muove il culo e dice ‘l’ho visto, mi piace, lo voglio, lo prendo’.”

La canzone non parla di sesso. Ma Volo, tornato nella veste di padre di due inesistenti figlie femmine, dice che non ha importanza, perché tutto il videoclip era “un richiamo sessuale,” diseducativo perché parla alle giovanissime: “Pensa io padre di due femmine, io vado al lavoro, faccio le mie cose, mentre la società mi sta imputtanando la figlia!” Eh, il decadimento dei costumi. Eppure se fossi nelle figlie femmine di Volo mi preoccuperei di più della facilità con cui mio padre pronuncia la parola puttana.

La perla finale, come fa notare Jonathan Bazzi, è una citazione di “Delusa” di Vasco Rossi— “guarda che se c’è il lupo rischi tu”—una versione in musica di “se l’è andata a cercare.” Com'era scontato, l’intervento ha scatenato moltissime critiche; e qualcuno ha fatto anche notare che sebbene ora sia preoccupato della poca stoffa addosso ad Ariana Grande, in passato Volo ha fatto divertentissimi scherzoni spogliandosi completamente nudo davanti ad Alessia Marcuzzi.

Nella trasmissione di stamattina il conduttore ha cercato di rispondere a quella che definisce una shitstorm (“è come se un elefante mi avesse cagato davanti a casa”), scusandosi esclusivamente con i fan della cantante che si erano scagliati contro di lui, e invitando però i genitori dei ragazzini a “guardare cosa scrivono i figli su internet.” Le accuse di sessismo apparse più o meno ovunque le ha invece praticamente ignorate, dicendo che gli “sembrava di aver fatto un bel discorso per le donne”, specialmente “in un momento di #MeToo.”

Non è niente di nuovo, per carità. Fabio Volo non è né il primo né sarà l’ultimo a ricordarci che tutto quello che facciamo, ogni cosa che indossiamo, ogni comportamento che teniamo o non teniamo è sessualizzato e può essere interpretato come un invito o una tentazione da parte degli uomini, che, poverini, subiscono questo strazio, e poi sono costretti a fare commenti sessisti o nel peggiore dei casi a molestarci.

È solo l’ennesima espressione di maschilismo mascherata da buon senso, da padri preoccupati e tutori della morale, contornato da grasse risate.

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