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INDIA

La storia della setta indiana che ha costruito un micro-stato all'interno di un parco pubblico

I membri della setta erano armati fino ai denti. Così, l'assalto della polizia si è tradotto in un bagno di sangue — con almeno 29 persone uccise.

di John Dyer
14 giugno 2016, 11:24am

Photo par Rajat Gupta/EPA

Si sono ispirati a un collaboratore nazista vissuto all'epoca della Seconda Guerra Mondiale e, fino a poco tempo fa, hanno retto un mini-stato segreto situato nel cuore di una delle principali città dell'India, dotato di un proprio sistema giudiziario, di un esercito e di prigioni.

Volevano benzina a basso costo e una nuova valuta al posto della rupia, e miravano a eliminare i processi elettorali indiani - ma non è chiaro che cosa avrebbero proposto in alternativa.

Loro sono gli Azad Bharat Vidhik Vaicharik Kranti Satyagrahi, o i Manifestanti Rivoluzionari per le Idee Legali dell'India Libera, una particolare setta religiosa recentemente assurta agli onori della cronaca dopo che la polizia ha espulso 3mila suoi affiliati da un grande parco pubblico nella città di Mathura (nello stato dell'India settentrionale di Uttar Pradesh) che avevano occupato. L'occupazione del parco iniziò come una protesta nel 2014, ma poi il gruppo non se n'è più andato. Al contrario, hanno creato un proprio pseudo-governo e raccolto una grande quantità di armi.

Lo sfratto di giovedì scorso ha provocato scontri in cui sono morte almeno 29 persone, tra cui due poliziotti. Una quarantina di persone è rimasta ferita, e le autorità hanno arrestato centinaia di manifestanti. I membri della setta hanno attaccato la polizia con spade, granate, e pistole, e hanno causato uno scontro a fuoco con numerose esplosioni dovute allo scoppio di bombole di gas. Tra le vittime c'è anche Ram Vriksh Yadav, l'ultimo leader della setta.

Ma prima della lotta, la setta aveva presentato un elenco di richieste generalmente bizzarre che riflettevano il crescente disprezzo della popolazione nei confronti delle élite indiane al potere.

Quello che resta dopo gli scontri tra la polizia e i membri della setta. (Foto di Rajat Gupta/EPA)

Karine Schomer, una ex professoressa di Studi sud-asiatici dell'Università della California, Berkeley, che ora lavora come consulente finanziaria per alcune società indiane e americane, ha detto che i politici indiani stanno affrontando sfide particolarmente spinose nel tentativo di gestire la rabbia di gruppi religiosi come Azad Bharat.

"La religione in India, come qui negli Stati Uniti, è qualcosa che decidi di affrontare a tuo rischio e pericolo," ha detto la donna. "Si lasciano correre parecchie cose perché si tratta di religione. Dal momento che tutto è così instabile, c'è il timore di prendere provvedimenti troppo duri troppo presto. Spesso il governo non sa davvero che cosa fare prima che la situazione si gonfi troppo."

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Molti dei manifestanti di Mathura fanno parte della casta contadina di Yadav, la più bassa dell'India. Gli Yadav mal sopportano sia il programma di azioni positive che l'India ha adottato per loro sia le grandi aziende che hanno cacciato gli Yadav e altri dalla loro terra per lasciare spazio agli sviluppi industriali che stanno trasformando l'India in una potenza economica.

La popolazione povera dell'India si lamenta di essere stata abbandonata mentre l'economia del paese continua a crescere, e spesso vedono i loro leader come élite distanti che si sono dimenticate delle loro difficoltà.

E qualche volta hanno ragione.

Il politico che rappesenta Mathura in parlamento, l'attrice di Bollywood Hema Malini, è stata aspramente criticata per avere pubblicato un tweet di lancio del suo prossimo film, anziché esprimere solidarietà verso le persone rimaste vittima dell'azione della polizia.

Il primo ministro dell'Uttar Pradesh Akhilesh Yadav stava incontrando un gruppo di ambasciatori indiani quando è cominciata la sparatoria. Akhilesh ha criticato l'operato della polizia, che ha portato alla carneficina. "Sono stati commessi degli errori. La polizia sarebbe dovuta intervenire con una dose maggiore di preparazione," ha detto il governatore allo Economic Times.

Il precedente leader della setta era Baba Jai Gurudev, una figura quasi mitologica -- morto nel 2012. Secondo quanto si narra, Gurudev sarebbe morto a 116 anni, detenendo vaste porzioni di terreno e 250 automobili di lusso.

Jai Gurudev ha sposato una filosofia spirituale basata sull'uguaglianza chiamata "sant mat", in cui la struttura castale indiana viene aspramente criticata, e considerata non valida. L'uomo si autodefiniva "un santo," o un uomo sacro.

Gurudev ha dichiarato in passato di essersi inspirato alla figura di Subhas Chandra Bose, un nazionalista indiano che lavorò con i nazisti e gli imperialisti giapponesi con l'intento di rovesciare l'occuopazione britannica. Molti dei seguaci di Gurudev hanno abbracciato gli ideali di Bose.

Tra le richieste avanzate al governo dagli occupanti del parco di Mathura, c'era quella di rendere pubblici i documenti riguardanti la morte di Bose: secondo Schomer, all'interno del gruppo si sono originate numerose teorie del complotto riguardo alle circostanze del decesso del loro leader spirituale.

"Molti non credono che sia morto davvero in un incidente aereo a Taiwan nel 1945; si crede invece che sia morto in Russia, dove si era rifugiato, e che il governo voglia nascondere la verità," spiega Schomer.

I manifestanti chiedevano anche che la rupia, la moneta nazionale indiana, fosse rimpiazzata con un'altra valuta chiamata Azad Hind Fauj, un nome che allude al governo indiano istituito in esilio dalla Germania nazista e il Giappone imperiale durante la Seconda Guerra Mondiale.

I membri della setta hanno anche chiesto di rivoluzionare l'attuale sistema elettorale indiano, e volevano che il governo tagliasse i prezzi del carburante di 1.5 centesimi ogni 13 galloni.

Nulla di tutto questo, tuttavia, accadrà - dopo gli scontri, e le vittime, di giovedì scorso.

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