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Perché l’Africa potrebbe diventare il futuro del narcotraffico mondiale

Il nuovo ruolo di hub dell'Africa occidentale fa sì che le sostanze siano più facilmente disponibili in Europa.
16.5.15
Foto di Karel Prinsloo/AP

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Stando a un alto funzionario delle Nazioni Unite, l'Africa è sul punto di diventare il "mercato del futuro" per le droghe illegali.

In un discorso tenuto durante un summit internazionale a Panama, Pierre Lapaque, Rappresentante per l'Africa Occidentale e Centrale dell'UNODC (l'ufficio ONU per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) ha detto che il continente è già un luogo importante di transito per le droghe provenienti dal Sud America e dirette in Europa.

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Nel documentario "Lines in the Sand," realizzato per HBO, VICE ha seguito il viaggio della cocaina dal Sud America al Continente nero—crocevia per quantità sempre maggiori di droga destinate al mercato europeo.

In un'intervista con VICE News, Lapaque ha spiegato che l'instabilità politica, la corruzione dilagante e le bande criminali - tra cui figurano anche vari gruppi terroristici - hanno trasformato la regione in una "zona cuscinetto," paradiso dei trafficanti.

Oltre a essere una zona di transito per le droghe destinate al mercato europeo - ha spiegato il funzionario - il flusso costante di sostanze illegali in Africa occidentale sta contribuendo a far emergere un nuovo mercato nello stesso continente africano.

VICE News: Cosa le fa pensare che l'Africa possa diventare il prossimo grande mercato delle droghe illegali?
Pierre Lapaque: In realtà la spiegazione è semplice. Il consumatore medio è di sesso maschile e ha meno di 25 anni. Ora che i mercati della droga in Nord America e in Europa sono completamente saturi, i profitti e la crescita sono limitati e gli spacciatori hanno difficoltà a trovare potenziali clienti. Devono quindi cercare altrove per scovare nuovi mercati. In futuro, il traffico di droga sarà remunerativo in zone in cui una fetta importante della popolazione avrà meno di 25 anni e un potere d'acquisto in crescita. Così iniziano a guardare all'Africa, dove oggi metà della popolazione africana ha meno di 25 anni. E dato che il continente rappresenta un mercato emergente, il potere d'acquisto dei consumatori è aumentato, così come è diventato più facile l'accesso alle droghe illegali. In potenza è un mercato finanziario enorme; appare ovvio quindi che l'Africa potrebbe diventare il mercato del futuro per le droghe.

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Perché una quantità maggiore di droghe transita per il continente africano?
Sappiamo che l'Africa costituisce una "zona cuscinetto." Un tempo le droghe destinate al mercato europeo erano trasportate dai produttori dell'America Latina direttamente nei paesi dove venivano vendute. Ma gli sforzi delle forze di polizia e delle autorità di frontiera hanno avuto successo, e i trafficanti sono stati costretti a trovare una zona "trampolino" da cui continuare a fornire il mercato europeo. L'Africa occidentale è stata una scelta ovvia: è afflitta da una forte instabilità politica, c'è un'assenza di governi efficaci e non vengono applicate le leggi. Sono condizioni "ideali" per i trafficanti di droga. Si stima che tra le 35 e le 40 tonnellate di droga transitino nella regione ogni anno.

Come vengono trasportate le droghe?
Metà delle droghe [dal Sud America] sono mandate direttamente in Europa, mentre il resto viene accumulato nella regione. Quest'operazione viene compiuta per mantenere stabili i prezzi - nelle capitali europee la cocaina viene venduta tra gli 80 e i 100 euro al grammo - e per evitare di inondare il mercato. C'è anche bisogno di riserve nel caso le droghe vengano sequestrate, in modo da mantenere un flusso costante. Le droghe sono poi distribuite regolarmente sul mercato; è puro senso per gli affari. La parte rimanente di cocaina è venduta nei paesi dell'Africa occidentale per sviluppare un mercato della droga locale. Stando a vari studi, attualmente nella regione il numero di consumatori di droghe è compreso tra uno e tre milioni.

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C'è un collegamento tra il traffico di droga e i gruppi jihadisti nella regione?
È un argomento delicato. Le organizzazioni jihadiste hanno bisogno di finanziarsi, e devono farlo utilizzando diverse fonti di guadagno. Uno dei modi in cui si procuravano soldi in passato era tramite i rapimenti. Ma a causa della crescente radicalizzazione questi gruppi hanno iniziato a uccidere i loro ostaggi, rendendo così sempre meno frequenti le richieste di riscatto. Ma un ostaggio morto non permette di guadagnare nulla. Così hanno bisogno di trovare nuove fonti per finanziarsi. Alcuni gruppi trasportano solamente [le droghe], mentre altri sono coinvolti nell'acquisto e nella vendita degli stupefacenti. Molti sono invischiati in qualche sorta di traffico—può trattarsi anche di contrabbando di sigarette. Non bisogna dimenticare che il soprannome di Mokhtar Belmokhtar [leader del gruppo al-Morabitoun, che da qualche mese ha giurato fedeltà al cosiddetto Stato Islamico] era "Mr. Marlboro" perché era impegnato nel contrabbando di sigarette. È facile passare da un tipo di traffico a un altro. Alcuni gruppi sono più invischiati di altri, ma la situazione è ancora un po' confusa. Quello che possiamo dire è che sono tutti in qualche modo coinvolti, a vari livelli, in uno o più tipi di contrabbando.

Gli stati africani maggiormente colpiti come stanno affrontando il problema?
Sono profondamente coinvolti. Sono a conoscenza dei legami tra le organizzazioni jihadiste e i trafficanti di droga. Sono a rischio perché i jihadisti possono compiere attentati più pesanti [grazie a questi legami]. La comunità internazionale sta aiutando i paesi della zona a capire quali misure possono adottare: c'è bisogno di porre l'attenzione sull'antiterrorismo e sulla lotta alla corruzione per creare un ambiente ostile per le bande criminali. Ma non esiste una panacea.

Le truppe francesi stanziate nel Sahel che partecipano alle operazioni Serval e Barkhane sono coinvolte nella lotta al traffico di droga?
Durante l'operazione Serval [portata avanti tra gennaio 2013 e luglio 2014] i trafficanti di droga che operavano nel nord del Mali sono stati costretti a sospendere le loro attività. C'è stato un periodo di stasi perché la regione era una zona di guerra. Ma ora che le cose sono tornate più o meno alla normalità, le persone possono di nuovo spostarsi liberamente. Mi preoccupa il fatto che possano essere ricominciati i traffici [nella regione]. L'operazione Barkhane è stata lanciata per combattere il terrorismo, ma i soldati intervengono se scoprono un convoglio che trasporta droghe. Tuttavia, è importante ricordare che il Sahel è una vasta distesa di sabbia—è impossibile avere occhi ovunque. Il sistema di sicurezza, francese o locale, non è ermetico. Per fare progressi è necessario lavorare con l'intelligence, per sapere quando sarà di passaggio un carico di droga e preparare le truppe per un intervento.


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