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VICE News

Questi video mostrano la polizia turca sgomberare in diretta una tv di opposizione

A pochi giorni dalle elezioni, la Turchia sta facendo pressione sui media di opposizione ritenuti vicini al predicatore Fethullah Gulen.
29.10.15
Foto di Cem Turkel/EPA

La polizia turca ha preso d'assalto gli uffici di una televisione di opposizione a pochi giorni dalle elezioni. Il raid fa parte di un giro di vite nei confronti delle aziende riconducibili a un imprenditore-predicatore che si oppone al presidente Recep Tayyip Erdogan.

Dopo lo scoppio di una rissa, la polizia ha azionato i cannoni d'acqua per disperdere le dozzine di persone stazionate di fronte agli uffici di Kanalturk e di Bugun TV a Istanbul. Gli eventi sono stati trasmessi in diretta streaming sul sito della televisione.

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Le società sono di proprietà della Koza Ipek Holding, un gruppo che ha legami con il predicatore islamico Fethullah Gulen. Martedì le autorità turche hanno preso il controllo di 22 aziende gestite da Koza Ipek nel corso di un indagine su alcune presunte irregolarità finanziarie.

Erdogan ha dato una stretta agli interessi commerciali degli influenti seguaci di Gulen, suo vecchio alleato, dopo che nel 2013 un gruppo di poliziotti e procuratori - considerati vicini al predicatore - avevano aperto un'inchiesta sulla cerchia di fiducia di Erdogan.

Azione legali nei confronti di altri giornali di opposizione, tra cui il quotidiano nazionalista Sozcu, sono state programmate per il post-elezioni, ha spiegato Aydin Unal, un legislatore del partito Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdogan.

"Dopo il primo novembre, li considereremo responsabili. Il giornale Sozcu ci insulta tutti i giorni," ha spiegato Unal, un ex consigliere di Erdogan, martedì al canale televisivo Haber. "C'è molta pressione sulla Turchia. Se diciamo qualcosa, il mondo ci accusa di interferire con la stampa, quindi siamo in una posizione scomoda, ma dopo il primo novembre sistemeremo tutto."

I gruppi per il rispetto dei diritti umani hanno contestato la mossa contro i media di opposizione a distanza così ravvicinata dall'elezione.

"I sequestri a Koza Ipek mettono in discussione la correttezza della prossima elezione parlamentare," ha spiegato via e-mail Robert Herman di Freedom House, definendo la chiusura delle aziende media una forma di "censura."

Un procuratore ha richiesto una condanna fino a 34 anni di carcere per Gulen, 74 anni, accusandolo della gestione di una struttura "parallela" sovrapposta alle istituzioni dello stato con lo scopo di rovesciare Erdogan, che guida la Turchia come primo ministro dal 2003.

Gullen ha vissuto un esilio auto-imposto negli Stati Uniti già a partire dal 1999.

Diversi conosciuti giornalisti che lavoravano nei network televisi e nei giornali vicini a Gulen si trovano oggi in attesa di un processo.