Tutti i problemi del concetto di  'wellness' e 'clean Eating'
Foto via Flickr / Tracy Benjamin 

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Tutti i problemi del concetto di 'wellness' e 'clean Eating'

Al di là delle promesse, si tratta di approcci non solo inutili, ma anche nocivi.

Questo post è tratto da VICE.

È iniziato tutto qualche anno fa. Sentivo il mio corpo come un peso, il cibo che mangiavo non sembrava darmi energie o aiutarmi: mi lasciava fiacca, annebbiata e lenta. Così ho deciso di cambiare. Ho detto basta alle barrette di cioccolato, ai pasti preriscaldati e ai dolci. Ho iniziato a informarmi sulle diete, e ho smesso di mangiare la carne, i latticini, le uova e tutto ciò che era troppo processato. Avevo sentito brutte cose sul latte di soia e gli ormoni, così ho provato a eliminare anche quello. A cena, ogni sera, mi sedevo e guardavo tutti gli altri mangiare, appagata nella consapevolezza che non potevo mangiare quelle cose. E non le mangiavo davvero. Pensavo al cibo tutto il giorno. Di notte mi svegliavo pensando a stuzzichini di ogni tipo, pizza, pollo arrosto, con quella sua pelle croccante e insaporita al limone. Distinguevo nettamente gli alimenti in amici e nemici, e vedevo salute-malattia dietro ogni boccone. Sono diventata paranoica e magra. Volevo stare meglio, ma in realtà non stavo affatto bene.

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Alla fine di gennaio del 2015, mentre la maggior parte di noi ancora stava smaltendo il pasto di Natale, Ella Mills superava ogni record. Il suo libro di ricette, Deliciously Ella (sulla scia dell'omonimo blog) ha venduto più di 32mila copie nei sette giorni a seguito alla pubblicazione, diventando uno dei libri di ricette più venduti di tutti i tempi. Da allora, Mills ha pubblicato un secondo libro, Deliciously Ella Every Day, aperto un suo ristorantino e capitalizzato sul suo talento offrendo un servizio online a pagamento che fornisce consigli su salute e diete personalizzate.

Nel corso degli ultimi anni, la salute è diventata una ossessione pubblica. Dai brodi di ossa al cibo senza glutine fino a quello crudo e all'esplosione dei concentrati e l'avocado, oggi sembriamo molto più attenti a ciò che mangiamo. Sono lontani i tempi in cui il libro di Nigella Lawson, Delizie Divine, conquistava le classifiche con il suo tono rassicurante e indulgente. I libri che dominano le classifiche oggi non possono essere più diversi da quello. Nella classifica statunitense dei libri di cucina e ricette più venduti su Amazon, 18 tra i primi 20 si concentrano sul mangiare sano e sulla dieta.

È il tema del wellness a dominare. I manuali sulle diete della generazione dei nostri genitori promettevano miracoli. Il nostro concetto di salute è più complesso. Viviamo in un'epoca di obesità diffusa, scandali su maltrattamenti di animali e timore su ciò che nasconde il cibo. Il concetto di benessere che seguiamo vuole andare oltre il caos che contraddistingue l'attuale mondo del cibo. Perché non ripulire le nostre diete e tornare ai concetti base? È questa la promessa di questa tendenza.

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L'allarme sulla potenziale tossicità degli ingredienti contenuti nei cibi che mangiamo non è certamente nuovo. Negli anni Sessanta si parlava di cibi responsabili di sintomi che andavano dal mal di stomaco all'emicrania, alle palpitazioni alla debolezza. Qualcuno ha cominciato a evitare determinati alimenti, mentre altri sono andati oltre, cercando di convincere le autorità competenti a dichiarare non sicuri questi alimenti. Il panico è arrivato insieme a studi medici, ricerche scientifiche e stime di riviste scientifiche. Alcuni ingredienti sono stati associati ai disturbi ossessivo-compulsivi, alla diarrea, la depressione, ai reflussi e all'obesità. È stata una rivelazione: finalmente una spiegazione all'insieme di spiacevoli sintomi che i dottori ci avevano diagnosticato per così tanto tempo.

Fino a qua tutto bene. I sintomi erano gli stessi che contraddistinguono il glutine: gonfiore, stanchezza, aumento di peso e generali problemi di salute, quindi si è cominciato a parlare della sua tossicità, dei soldi che sarebbero serviti per eliminarlo dalle nostre diete. Ma il problema non era il glutine. Quarant'anni prima del panico del glutine, al cuore del disastro pubblico c'era il Glutammato Monosodico (MSG). Il fatto è che il mito della tossicità dell'MSG è stato attentamente smontato. Non causava malattie, non c'era bisogno di sconvolgere tutto. Era il potere del panico.

La celiachia, che in chi ne soffre può provocare diarrea, gonfiore e dolore addominale, è una condizione seria e reale che riguarda circa l'uno per cento della popolazione nel Regno Unito. Una manifestazione meno grave dell'intolleranza al glutine è la Sensibilità al glutine non celiaca, che colpisce circa il cinque percento della popolazione. Per le persone che soffrono di queste condizioni, eliminare il glutine a vita non è una scelta, ma un imperativo. Ma questo cosa ci dice dell'altra grande maggioranza? Se leggete i libri o i blog più famosi in tema di salute, non è difficile pensare che il glutine sia ufficialmente un nemico. Nel suo libro Get the Glow, la nutrizionista delle star Madeleine Shaw definisce il glutine "cartavetrata per il fegato"; Amelia Freer, autrice del libro Eat Nourish Glow dà la colpa di qualsiasi male al glutine. In Deliciously Ella il tema non è affrontato in termini così diretti. Eppure, la sua intera dieta si basa sull'eliminazione del glutine.

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Poi ci sono le sorelle Hemsley, a cui il concetto di wellness ha dato la fama, un locale a Selfridges e un programma di cucina su Channel 4. Tra le fonti di ispirazione per la loro dieta gluten-free citano la GAPS. La GAPS, o la Sindrome Psico Intestinale, è una dieta pro-'detox' molto restrittiva, senza glutine. La dieta si propone di curare tutto, dall'autismo al disturbo bipolare, mentre consiglia l'assunzione di perossido di idrogeno per pulire il fegato, consigliando alimenti come le uova cruda per i bambini e promuovendo una mancanza di fiducia nei confronti dei medici professioniste. Le Hemsley non hanno mai promosso apertamente la dieta GAPS, eppure mi chiedo perché abbiano considerato le basi di questa dieta come un buon fondamento per la loro filosofia.

Il problema, come spiega Alan Levinovitz nel suo libro The Gluten Lie, è che non c'è nessun beneficio a priori che deriva dall'eliminare il glutine dalla dieta quando non richiesto da un medico. Il glutine, se non in casi specifici che devono essere i medici a individuare, non comporta rischi per la salute, e una dieta senza glutine non è detto che sia di aiuto. Inoltre è possibile che questa crociata contro il glutine non sia solo inutile, ma anche nociva. Quello dell'alimentazione è un terreno incredibilmente complicato e scivoloso, e difficilmente ci troviamo d'accordo su cosa ci fa bene e cosa no. In quest'assenza di certezze, l'approccio migliore e probabilmente più sano risiede nella varietà—di tipi di alimenti, di macronutrienti, di ingredienti. Quando vengono promessi cambiamenti radicali affidandosi solamente a un gruppo di cibo, adeguarvisi significherebbe andare contro a una alle poche certezze in termine di alimentazione che abbiamo.

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Quindi cosa succede se alcune persone pagano di più e si nutrono di meno, rincorrendo il miracolo della dieta senza glutine che potrebbe non arrivare mai? La cosa non dovrebbe riguardaci. Ma ci riguarda. Il linguaggio usato in alcuni ambienti che difendono il clean eating e il wellness non si limita alle conseguenze del glutine sulla nostra salute—trascende la scienza della dieta ed entra in un altro campo. Nei blog più famosi in materia, il glutine è "cattivo", "velenoso", "tossico". Questa terminologia non tocca solo l'alimentazione, ma la moralità, e quando gli alimenti vengono toccati da un linguaggio così scandalistico, il tavolo da pranzo diventa un campo minato.

Ho parlato con Nigella Lawson, il cui approccio mi ha aiutato a ristabilire un rapporto salutare con la mia alimentazione nei momenti di maggiore vulnerabilità. "Il termine 'clean eating' mi deprime," ha detto, "anche se mi piace il cibo che viene presentato con quell'etichetta. L'idea [di 'clean eating'] suggerisce necessariamente che qualsiasi altro modo di mangiare è sporco e impuro e di conseguenza nocivo; non è soltanto un modo di mettere in imbarazzo e giudicare gli altri, ma porta a fare questo su se stessi, cosa che mina il vero healthy eating."

Prima di passare alla ricerca del wellness, i miei disturbi dell'alimentazione avevano un aspetto molto diverso. Se questo approccio si basa sull'amare il cibo, prendersi cura del proprio corpo e nutrirsi nel modo migliore, i disordini alimentari si posizionano dall'altra parte dello spettro—riguardano la paura, la privazione. La mia bulimia rispettava tutti i canoni del disturbo. Mi è sempre piaciuta la matematica, e la sfida del fare ordine nel caos attraverso la chiarezza dei numeri. Quando durante l'adolescenza ho sofferto di depressione, questa passione ha trovato sfogo nel cibo. La mia testa era piena di numeri: quante calorie ho mangiato, quante ne ho espulse, quante ne ha una merendina, mi peso due volte al giorno, e calcolo il numero di giorni e di settimane necessarie a diventare la persona che sarei voluta essere.

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Quando è arrivata la fissazione per il wellness, pensavo di essermi salvata. Ciò che cercavo era qualcuno che mi dicesse che c'erano alimenti che non solo potevo mangiare, ma che mi facevano bene. Al tempo stesso, non ero pronta per abbandonare il mio mondo di nevrosi sul cibo. Questo stile di vita era allettante esattamente per le restrizioni che prometteva. Non c'è niente di cui aver paura quando il cibo cattivo appare sotto un'etichetta che lo definisce tale, e quando tutto quello che rimane è una cura miracolosa. Cercavo una cosa tipo i libri di Deliciously Ella, che parlavano del "contare la bontà, non le calorie" in un paragrafo e male del cibo "schifoso" confezionato nell'altro, in un equilibrio precario tra il regime ferreo della dieta e l'amore per il cibo. Certamente non ero l'unica attratta da questa filosofia. Nell'introduzione al suo libro di ricette, l'esperta di wellness Madeleine Shaw parla della sua adolescenza, passata tra il conteggio delle calorie, l'ansia, i disturbi alimentari, tutte cose che si è lasciata alle spalle quando dall'Inghilterra è arrivata in Australia dove, tra il sole e il surf, ha trovato una nuova dimensione di salute ed è guarita.

Quando ho chiesto alla dietologa e all'attivista della campagna Health At Every Size, Michelle Allison, di questa dicotomia, mi ha spiegato: "Non ci sono terze opzioni presentate dalla cultura della dieta—c'è solo bianco o nero, giusto o sbagliato, fare la dieta o non farla… E un sacco di persone vanno da uno stato all'alto con molta leggerezza, più o meno per tutta la loro vita."

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Il wellness non causa disturbi alimentari. Ma quando consigliamo, anche insistendo, una dieta così restrittiva, moralizzatrice e inflessibile e pubblicizziamo quella dieta alle giovani, e poi la impacchettiamo come se si trattasse di prendersi cura di se sé, quali sono le nostre responsabilità?

L'ortoressia è una proccupazione sui cibi "giusti" e "sbagliati". Anche se i medici ancora non hanno una diagnosi comune per questa malattia, un portavoce di beat, una delle più importanti organizzazioni britanniche per i disturbi alimentari, mi ha detto che c'è stato, a livello di aneddotica, un aumento nel numero delle persone che ne soffrono. Mi ha spiegato che "forse è esacerbato dall'enfasi che mettiamo sul termine 'healthy eating', che può portare ad andare oltre il prendersi cura di sé e a trasformare il tutto in una vera ossessione." Alcuni considerano l'ortoressia un disturbo alimentare, mentre altri lo mettono nel campo dei disturbi ossessivo compulsivi, ma al di là della diagnosi, i suoi sintomi sembrano essere in ascesa.

Ovviamente ci sono persone che possono dedicare le loro vite al mangiare sano e comunque essere mentalmente sane, come ci saranno sempre persone che soffrono di disturbi alimentari, che riguardino il mangiare healthy o altri generi. Ma la sfera del wellness va ben oltre l'individuo, trascende dalle proprie scelte personali per gonfiare l'industria dell'alimentazione in cui i venditori vedono nella verza, l'olio di cocco e altri alimenti grandi opportunità di profitto, e questo è un problema per tutti. Quando la rincorsa verso il wellness diventa ossessiva e spaventosa, non c'è niente di sano. Ma ancora peggio, sta diventando sempre più chiaro che quel benessere che inseguiamo probabilmente neanche ci appartiene più.

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"Fino a solo quattro anni fa ero completamente dipendente dallo zucchero," racconta Ella Mills, Deliciously Ella, nella frase di apertura del suo primo libro di ricette. L'implicazione, ovviamente, è che se lei ce l'ha fatta, tutti ce la possono fare. Tutti possono puntare al wellness. In quel libro, con la sua storia di bontà, redenzione e trasformazione, il capro espiatorio è uno, innaturale, nocivo, e tossico: lo zucchero raffinato. Sappiamo tutti che mangiare troppi zuccheri può far male, quindi è comprensibile che l'industria del wellness insista sul mangiare meno zuccheri, e meno spesso. Ciò che è meno comprensibile è su quale basi una scrittrice del settore demonizzi un alimento.

Non possiamo fidarci cecamente quando Madeleine Shaw deride le "calorie vuote" che sono nello zucchero—le stesse calorie che ci fanno muovere, respirare e sopravvivere. Inoltre, non è chiaro il motivo per cui se lo sciroppo d'acero contiene determinate sostanze, dobbiamo eliminare completamente lo zucchero di canna dalla nostra dieta (considerando anche che il primo costa notevolmente di più). Se alla fine l'obiettivo è solo un buono stato di salute, perché il focus sembra meno sul ridurre la quantità di zucchero e più sul promuovere prodotti più cari e meno accessibili? Come conferma Alan Levinovitz, "La più grosa differenza tra le varie forme di zucchero è nel prezzo e negli alimenti in cui è presente."

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I grassi sono alla base della salute, anche se se mi fossi dovuta basare sul modo in cui l'industria si pubblicizza non lo avrei mai immaginato. Tess Ward ci tiene a dire che la sua "Naked Diet" non è una vera dieta, ma uno stile di vita, proprio come Madeleine Shaw differenzia il suo conteggio di calorie del passato dalla sua scelta del gluten-free di oggi. Ancora, Deliciously Ella rifiuta ogni critica secondo cui la sua dieta si basi sulla "privazione". Il wellness non è una dieta, ci sentiamo dire, ma qualcosa di pulito e sostenibile, differente dalla bassezza delle diete che si concentrano solo sul fisico. Eppure in questi libri c'è un costante riferimento alla paura nei confronti dei grassi. Quando Deliciously Ella risponde alle nostre paure che "cose come avocado o mandorle possono fati ingrassare," lascia quell'ansia nei confronti del graso intatta e la tratta com una paura valida. Quando Madeleine Shaw dice che i suoi consigli di stile di vita possono portare "a una psiche più sottile e più in salute," non chiederti dove è finito il suo motto "sii la tua stessa cheerleader".

Se gli unici alimenti "buoni" nell'ottica del wellness sono quelli che non ingrassano, il wellness non è molto diverso dal classico conceto di dieta. E se il classico concetto di dieta è stato provato essere non solo inefficace (un sorprendente 97 percento delle persone che fanno diete riprendono il peso che hanno perso entro tre anni, al di là dell'incurabile ottimismo dell'industria) ma anche pericoloso, forse l'industria del wellness nè n così magica dopotutto. L'industria delle diete probabilmente ha semplicemente orchestrato il più prosperoso rebrand del cibo della storia recente.

Dove andiamo da qui? Un indizio può essere uno studio condotto a metà degli anni Sessanta. In questo, un gruppo di donne - alcune thailandesi e il resto svedesi - ha mangiato piatti piccanti a base di riso, fatto con sapori e ingredienti della cucina tailandese. Gli scienziati hanno scoperto che le donne tailandesi - che non erano stupite dalle spezie presenti nel piatto come le donne svedesi - hanno assorbito circa il 50 percento di più del ferro contenuto. Quando le partecipanti mangiavano passati (fatti da ingredienti che conoscevano e che gradivano) assorbivano in media il 70 percento di ferro in meno di quando mangiavano questi stessi alimenti ma in forma solida. Il piacere che le partecipanti si aspettavano dal cibo le aiutava ad assorbirne i nutrienti. Si tratta di un risultato sorprendente, che mette in luce ciò che l'industria del wellness spesso ignora: quando separiamo il piacere dal nutrimento nelle nostre diete, finiamo per nutrirci di meno—a livello fisico ed emotivo. Apprezzare il cibo che si mangia fa bene.

Nello spezzettare il concetto di salute in regole e restrizioni, invece che in piacere e gusti, il wellness perde una parte importante. E non è neanche chiaro che la perfetta idea di salute sulla quale il movimento si basa non è neanche un obiettivo che di per sé ha un valore. L'organizzazione Mondiale della salute dice che la salute è "una risorsa per la vita di tutti i giorni, non lo scopo del vivere," un concetto fondamentale che l'industria del wellness ignora regolarmente. Anche se scegliamo di dare la priorità alla salute nella nostra vita, questa non ha bisogno di essere complicata.

Ci sono infinite strade che portano a una buona salute al di là del dogmatismo del wellness e del clean eating. Rimettiamoci in contatto con l'aroma dolce e forte delle cipolle caramellate nel burro. Quando è il nostro compleanno, facciamoci una torta, e ricordiamoci che ogni tanto ne abbiamo bisogno. Teniamo a mente che il cibo è, in generale, più sicuro, più abbondante e più nutritivo di quanto mai non sia stato nella storia dell'umanità. Fidicamoci di quello che il nostro corpo chiede, e quando ha voglia di patatine, cioccolato o zucchine, ascoltiamolo: i nostri stomaci non cercano di ingannarci. Soprattutto, ricordiamoci che a nutrirci non è il cibo che mangiamo, ma il piacere che questo ci dà.

Se non mi credete, ascoltate la dietologa Michelle Allison: "Mangiare una vasta quantità di alimenti, assaggiare nuove cose e provare piacere dal cibo che consumate, sono cose che fanno bene. A questo unite pasti regolari e snack, e impegnatevi per includere cibi di più categorie nei vostri piatti. Siete apposto." Mangiare bene è veramente semplice. La chiave per la buona salute non si nasconde in una dieta rigida o in un regime di eliminazione. Mangiare bene è mangiare con piacere e senza vergogna. Che l'industria del wellness lo dica o no, il segreto già lo conosci. Lo hai sempre conosciuto.

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