I laptop più snelli e leggeri ci hanno fottuti tutti

La tendenza a ridurre peso e dimensione dei dispositivi elettronici compromette la loro performance, ma la cosa non dovrebbe sorprenderci.
22.8.18
Immagine: Apple

Negli ultimi mesi, il nuovo MacBook Pro di Apple, con processore d’avanguardia i9, è stato al centro di un’accesa polemica per il problema del surriscaldamento che ne compromette drasticamente la performance.

A scatenare il dibattito online, un video YouTube di Dave Lee in cui dimostra che il MacBook Pro raggiunge i livelli di performance promessi, solo se collocato all’interno di un frigorifero.

I commenti al video sono stati migliaia e senza pietà “È davvero triste che non riesca nemmeno a mantenere la velocità standard” e “Apple dovrebbe fornire un frigorifero a chiunque abbia acquistato il Macbook i9,” e così via. La realtà, però, è che questa tendenza a ridurre peso e dimensione dei dispositivi elettronici ha questa conseguenza piuttosto naturale, che è ormai comune a diversi modelli sul mercato.

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La nostra aspettativa rispetto alla performance di un computer è radicalmente cambiata nel tempo e oggi le aziende high tech stanno facendo di tutto per fare in modo che anche le operazioni più complesse—come video rendering, sviluppo di software e videogiochi—possano essere fatte utilizzando un laptop. È stata una vera e propria rivoluzione e i computer portatili di oggi fanno davvero cose impensabili. Ma questa rapida trasformazione ci ha fatto perdere di vista cosa significhi la vera ‘performance’.

I computer fissi sono passati di moda nell’ultimo decennio, ma anche i nostri portatili più avanzati non possono competere con la potenza di un fisso, a causa delle limitazioni fisiche del laptop stesso. Il problema principale è uno solo: il calore. Ce n’è troppo e non c’è abbastanza spazio per farlo uscire.

Della transizione da fisso a portatile sono sicuramente responsabili le aziende che hanno iniziato a prediligere i laptop per tagliare i costi. Invece di mettere su ogni scrivania un computer fisso, l’azienda offre al dipendente un comodo portatile, che potrà portare sempre con sé all’occorrenza. In alcuni casi, è addirittura il dipendente a dover portare in ufficio un laptop di sua proprietà. VICE Media, ad esempio, fornisce a quasi tutti i suoi dipendenti dei portatili Apple.

In questo modo, l’azienda risparmia e sulle scrivanie spuntano delle semplici docking station. Nel compromesso, però, la performance ne risente sempre. A conti fatti, neanche i laptop più avanzati riescono a competere con le caratteristiche tecniche di un computer fisso di fascia media.

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Con la graduale scomparsa dei computer fissi in favore dei portatili, e la tendenza a produrre laptop sempre più sottili e leggeri, la performance ne risente inevitabilmente e la qualità del nostro lavoro anche. E sembra che le cose possano solo peggiorare.

Cosa sta succedendo?

Il Thermal throttling non è un problema che hanno solo i dispositivi Apple: qualsiasi laptop ha problemi di surriscaldamento, prima o poi. Il fatto che questi siano percettibili o meno, varia in base a tanti fattori, tra cui la forma e la capacità di raffreddamento del laptop.

Se ci fai caso, quando acquisti un laptop Apple, ad esempio, questo riporta indicazioni come “Turbo Boost” e “Fino a 4,8 GHz” senza dare grandi spiegazioni. La velocità del MacBook Pro da 15 pollici a 4,8 GHz è una previsione della velocità del processore in condizioni ottimali, che solitamente si verificano solo per un brevissimo lasso di tempo e solo in presenza di diversi fattori determinanti.

Se stai giocando a Fortnite, ad esempio, il gioco richiederà al processore maggiore velocità e potenza, e questo cercherà di aumentare gradualmente la sua frequenza operativa per raggiungere il massimo della performance, considerando il livello di surriscaldamento della macchina.

La performance massima è limitata sia dalla potenza, sia dai limiti termici, ed è qui che arrivano i problemi: i laptop si surriscaldano perché sono molto sottili e non c’è abbastanza spazio per liberare il calore con ventole e dissipatori.

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I limiti di temperatura e l’avvio dei sistemi di throttling variano in base al chipset utilizzato, ma Intel definisce questa soglia come “TCC Activation Temperature.” Queste impostazioni non possono essere modificate e sono nascoste all’utente per una ragione molto semplice: creerebbero troppa confusione, e poi i grandi numeri promessi dal Turbo Boost fanno molto più effetto se il resto delle informazioni viene omesso. Le caratteristiche tecniche elencate da Intel su Ark, che riguardano tutto, dalla dimensione della CPU alla temperatura massima che può raggiungere, tralasciano volontariamente questo dato.

Questo valore può variare in base al laptop. Grazie a uno strumento come HWInfo per Windows, puoi verificare quando il dispositivo raggiunge il livello di TCC Activation: nella maggior parte dei casi si tratta di una temperatura tra gli 80 e i 90 gradi Celsius per un lungo periodo di tempo. Può essere anche inferiore, ma significherebbe che il portatile rallenta la propria performance molto prima.

I proprietari di MacBook Pro posso utilizzare un tool gratuito per monitorare questa soglia, si chiama Intel Power Gadget. Linus Tech Tips ha usato questo strumento per dimostrare che il laptop raggiungeva i 90 gradi rapidamente, solo 20 minuti dopo essere stato acceso per la prima volta. Probabilmente, questo non succede navigando su internet, ma basta sottoporre il portatile a uno sforzo maggiore per un breve periodo di tempo per raggiungere temperature bollenti.

Il Thermal throttling è una pratica normale nella produzione di laptop, ma è difficile da comprendere e definire data la vacuità delle informazioni rilasciate da Intel, che intenzionalmente cela l’effettiva velocità del processore, promuovendo invece i grandi numeri con appellativi accattivanti come “turbo boost” e “quad core.” Effettivamente, 4,2 GHz sembra veloce, e sicuramente più veloce di 4,0 GHz, ma se il throttling si attiva in continuazione, quella velocità sarà drasticamente ridotta per la maggiore parte del tempo.

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Dal punto di vista dell’utente, il throttling è percepito più o meno così: all’inizio sembra che il computer sia incredibilmente veloce, ma poi più ci lavori, più la temperatura aumenta. Quando la macchina raggiunge la temperatura prestabilita per il TCASE, il laptop avvia il throttling, e così i giochi si sgranano e azioni complesse come il video rendering diventano insopportabilmente lente.

Questo, tra l’altro, è il motivo per cui i laptop da gaming sono enormi rispetto agli altri: perché ospitano hardware di raffreddamento ingombranti ma più efficienti. Anche i cosiddetti laptop da gaming ‘sottili e leggeri’ sono rarità, perché quando la performance è l’elemento chiave, serve anche un ottimo sistema di aerazione.

Sempre più sottili

L’aspirazione di Apple a produrre dispositivi sempre più sottili, come abbiamo visto per iPhone e Mac, sembra ormai essere giunta all’estremo. Il nuovo hardware uscito da Cupertino è sicuramente il più potente fino ad ora, almeno sulla carta. Eppure la forma così sottile rivela immediatamente l’inganno, troppo sottile da non lasciare fuoriuscire il calore in eccesso.

Lo smontaggio del MacBook Pro da parte del team di iFixIt, qui sopra, ha svelato il problema: ogni singolo millimetro della macchina è pieno zeppo di hardware, che vanno in contrasto con le ventole e il minuscolo heatsink, incastonato nella parte superiore della macchina per permettere il raffreddamento. Mentre questo procedimento è sufficiente per consentire la maggior parte delle attività standard sul laptop, strumenti professionali e più pesanti come Blender 3D e XCode potrebbero fare subito schizzare le temperature, innescando il thermal throttling e compromettendo quindi le performance.

A parte produrre un MacBook più spesso—ipotesi impensabile per Apple—non c’è molto altro che l’azienda possa fare per risolvere il problema. E non è nemmeno la prima volta che un prodotto Apple ha questi problemi di surriscaldamento. Dopo anni di silenzio, nel 2017 Apple ha ammesso che il suo prodotto top di gamma, il Mac Pro, era giunto a un punto morto, perché “[…] abbiamo creato una sorta di gabbia termica, se così si può dire.”

Nei laptop più spessi ma della stessa categoria di peso/performance del MacBook del 2018, come ad esempio il Dell XPS 15, la dispersione di calore funziona leggermente meglio, perché c’è più spazio nella struttura interna della macchina. Ma anche questi laptop non sono immuni dal problema del throttling.

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Il MacBook, invece, è così sottile che il calore non ha vie di fuga, e ci sono davvero poche speranze di migliorare il funzionamento delle ventole. Di conseguenza, la temperatura sale sempre più rapidamente perché il calore rimane intrappolato all’interno.

Alcuni utenti utilizzano strumenti come ThrottleStop per diminuire il voltaggio della CPU, riducendo così il calore e spremendo le macchine al massimo per ottenere performance migliori. Così facendo, tuttavia, il problema non si risolve e soprattutto non dovrebbe spettare al consumatore preoccuparsi di questi intoppi. Bisognerebbe, invece, renderli noti prima dell’acquisto.

Il problema non è il throttling

Ok, le aziende che producono questi laptop ultrasottili dovrebbero essere più chiare in fase di promozione del prodotto e più oneste con il consumatore. Ma il problema non è questo: il problema sono le aspettative dei professionisti del settore. Sviluppatori e videomaker ormai pretendono di sovraccaricare queste mini-macchine con funzioni incredibilmente complesse quando dovrebbero invece tornare a utilizzare il caro vecchio computer fisso. Detto questo, queste persone sono una minoranza, e onestamente, non credo sarebbero mai soddisfatte dei risultati.

I desktop computer sono ormai passati di moda da quando gli utenti si sono spostati verso tablet e smartphone, e sincronizzare i contenuti su tutti i dispositivi è sempre più difficile. Perché tenere uno scatolotto rumoroso sotto la scrivania per lavorare, quando tutti abbiamo dei supercomputer in tasca, ma allora perché un laptop non può fare lo stesso? Chi usa Windows e Linux, può costruirsi un PC da solo se vuole più potenza, a un costo ridotto. Per i fedelissimi di macOS, be’, non vi resta che affidarvi alla misericordia di Apple.

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L’obiettivo di Apple, tuttavia, non è più quel tipo di cliente: i laptop che oggi mette sul mercato sono prodotti completi e tutto-in-uno pensati per le masse, non per i professionisti. Il fatto che noi tutti li utilizziamo ancora è in un certo senso una conseguenza del suo successo, e della qualità del brand Mac, ma la realtà è che non sempre sono la migliore soluzione per le nostre esigenze.

Questa tendenza si ripercuote dunque sui clienti più esigenti di Apple, che hanno davvero pochissima scelta quando si tratta di desktop computer Mac. In assenza di nuovi Mac Pro, l’opzione più avanzata è un iMac Pro, dal costo decisamente elevato.

Una soluzione c’è: i laptop più grandi

Se Apple volesse effettivamente tornare a rivolgersi agli appassionati del Pro, potrebbe modificare il design dei laptop più recenti, sul modello del MacBook Pro del 2015. Con quello spazio in più e i recenti miglioramenti del processore, la macchina sarebbe in grado di raffreddare l’hardware e migliorare la performance. Ma, ahinoi, tutto questo resterà solo un sogno. Tornare a produrre laptop più spessi significherebbe ammettere di avere fallito.

I laptop più leggeri e sottili sono fantastici, siamo onesti, ci siamo cascati tutti. La sfortunata realtà per chi di noi ha davvero bisogno di queste macchine per lavorare è che semplicemente non bastano più. Sarebbe bello tornare a utilizzare portatili più ingombranti pur di dare maggiore respiro all’hardware. Apple insiste nel dire che questi nuovi MacBook sono pensati per gli “utenti pro,” ma nonostante abbiano il meglio della tecnologia hardware esistente, non reggono il colpo sotto sforzo.

Insomma, il MacBook Pro non è pensato per professionisti, è semplicemente un bel prodotto di design destinato al consumatore finto professionista e disposto a spendere, che solitamente non si accorge nemmeno della differenza. E questo, purtroppo, è stato chiaro sin dall’introduzione della Touch Bar e dalla morte della slot SD—e nonostante tutto continuano a venderne tantissimi.

Questo articolo è apparso originariamente su Motherboard US.