Salute

Perché la mia ansia scompare quando dovrebbe essere più forte?

Ho il disturbo da ansia generalizzato, ma nei momenti di vera crisi sembra che scompaia del tutto.
29 gennaio 2019, 7:59am
Foto di Hailey Reed via Unsplash​
Foto di Hailey Reed via Unsplash.

Entrando nella casa vuota di mia nonna, l'immobilità e il silenzio mi hanno destabilizzato. Sul tavolo c'era della stoffa per una gonna a tulipano. Avevamo pianificato di passare il weekend successivo a cucire gonne e sciarpe a fiorellini. Mi è caduto un peso sullo stomaco.

Due giorni prima, era collassata nel bagno. Il colpo era stato troppo forte perché riuscisse a riprendersi. Nel corso della settimana successiva siamo rimasti tutti con lei in ospedale, assicurandoci che fosse il più a suo agio possibile e circondata dai suoi cari.

Mia nonna, a 91 anni, era una donna attiva e indipendente. Le piaceva cucire coperte patchwork, e noi pensavamo che le avrebbe fatto molto piacere avere una delle sue coperte in ospedale. Ma ne aveva fatte più di 100. Quale dovevo prendere? Invece che perdermi nell'analisi, sono entrata e ne ho scelta una che sapevo le piaceva—una rossa e bianca con dei cuoricini.

Di solito una decisione simile mi avrebbe riempito d'ansia. Soffro di disturbo d'ansia generalizzato, che significa che mi preoccupo ossessivamente di tutto, sempre. Piccole cose come negoziare una tariffa o scegliere cosa mettere a un matrimonio mi causano ansia, e più il compito è importante, più l'ansia si intensifica.

Ma in quel momento non ero preoccupata per la coperta. Ero calmissima.

Poco dopo la morte di mia nonna, mi sono sottoposta a un'operazione per togliere l'infiammazione dovuta a una tendinite. Doveva essere una cosa minima, ma quando mi sono svegliata in sala operatoria mi hanno detto che il chirurgo aveva fatto un intervento ancora più invasivo anche al tendine del bicipite.

Invece di un ricovero di tre giorni, quindi, sarei stata col tutore per un mese e mi ci sarebbero voluti cinque mesi per riavere l'uso completo della spalla. Il chirurgo mi aveva parlato molto brevemente della possibilità di questa seconda parte, ma non mi aveva spiegato le conseguenze. Mi ha preso completamente alla sprovvista. Non ho potuto guidare me un mese, ho dovuto rinviare diverse consegne sul lavoro, e mi sono sentita forzatamente sola e isolata.

Nel periodo post operatorio, durante il quale ho anche vissuto il lutto per la perdita di mia nonna, ho notato una cosa particolare. La mia ansia era ai minimi storici. Prima di queste due crisi, provavo costantemente un senso di ansia. Ero sempre tesa, rigida, e spesso incapace di respirare quando il panico diventava reale. Ma in quel periodo non provavo quasi ansia.

In quel periodo, ho iniziato a leggere un libro sull'ansia, intitolato First, We Make the Beast Beautiful: A New Journey Through Anxiety di Sarah Wilson. Grazie a una forte narrazione in prima persona e attraverso la ricerca di sé, il libro esplora il modo in cui tutti noi pensiamo all'ansia. "Quando ci siamo dentro, noi persone ansiose a volte siamo in grado di gestire il presente piuttosto bene," dice Wilson. "Quando accadono vere e proprie tragedie, dobbiamo per forza gestire la situazione e spesso lo sappiamo fare meglio di tutti gli altri. Ai funerali, o quando sono caduta dalla bici, o quando ho dovuto assistere mia nonna quando ha smesso di respirare o quando succede un casino in ufficio e tutto il mio team va nel panico, io sono l'immagine della calma assoluta."

Questo passaggio descrive alla perfezione quello che è successo anche a me. Anche se l'idea in sé sembrerebbe contraddittoria. Una persona che già soffre di ansia, non dovrebbe sprofondare in una crisi ancora più profonda in momenti di grande tensione? Pare di no. "Al contrario, è del tutto normale che una persona che tende a preoccuparsi moltissimo e ad analizzare eccessivamente situazioni del tutto normali, abbia più strumenti per gestire situazioni complicate, rispetto agli altri," spiega Margaret Distler, psichiatra presso la clinica UCLA Anxiety Disorders Clinic.

Come spiega Distler, ci sono diverse ragioni per cui questo accade. Innanzitutto, l'ansia è un meccanismo di adattamento, spiega. Le persone con l'ansia spesso pensano alla peggiore conclusione possibile, e quindi sono più preparate a gestire e mitigare i risultati negativi. Chi soffre d'ansia verifica molto spesso il proprio lavoro, è abile nel problem-solving e fa liste delle cose da fare, nel tentativo di garantire il migliore risultato possibile. In situazioni di crisi, come un'emergenza familiare, la perdita del lavoro o cose simili, le persone che soffrono abitualmente d'ansia saranno in grado di attingere a queste risorse, di pensare in modo razionale, di mettere in atto tutte quelle strategie di problem solving che hanno esercitato a lungo. In un certo senso, il fatto di preoccuparsi per un possibile fallimento, li aiuta a evitarlo, spiega Distler.

Un'altra spiegazione possibile di questo fenomeno si bassa sulla natura della preoccupazione in sé. Distler dice che nel mondo della terapia cognitivo-comportamentale—un tipo di psicoterapia usata in persone che soffrono del disturbo d'ansia generalizzato—la preoccupazione per il futuro è un comportamento. Si tratta di un processo attivo, spiega Distler, che usa un determinato linguaggio e un tipo di pensieri volti a risolvere una situazione difficoltosa e che aiutano l'individuo a trovare soluzioni possibili al problema.

"Quando si verificano veri e proprio problemi, non devi mettere in pratica quel tipo di processo o usare quel linguaggio, perché devi agire," dice Distler. "Quindi è un comportamento differente. Invece di preoccuparti, che è un tipo di comportamento, ne metti in pratica un altro e agisci."

Prima di parlare con Distler, pensavo di essere riuscita a gestire al meglio le situazioni di crisi perché ero, per dirla con un termine semplice, impegnata. La mia ansia, generalmente, è al suo massimo quando non ho nulla da fare, quando fuori nevica e io sono bloccata a casa, o quando aspetto il medico in sala d'attesa. (Molti psicologi, tra cui Distler, sostengono questa teoria per cui la mancanza di un programma denso e prestabilito aumenti l'ansia.) In questi momenti di calma, infatti, mi perdo nei pensieri, rimugino a lungo su tutte le opzioni possibili e mi chiedo se il fatto di essere stata risucchiata da queste situazioni di crisi non mi abbia semplicemente lasciato alcuno spazio per "preoccuparmi" della cosa, lasciandomi solo l'alternativa migliore, agire.

Oltre al suo ruolo ad UCLA, la dottoressa Distler lavora al VA Medical Center. Mi ha spiegato che spesso gli episodi di ansia dei suoi pazienti erano proprio legati a questo concetto che stavo esplorando. I veterani con cui ha lavorato, per esempio, dicono di sentirsi perfettamente lucidi e in grado di agire in situazioni di vita o di morte senza provare nessun tipo di ansia. Ma non appena tornare alla vita civile, hanno attacchi di panico nelle situazioni più improbabili, tipo mentre guidano in autostrada oppure durante una riunione in ufficio. "Penso che esistano diversi casi che dimostrano che le persone hanno attacchi d'ansia in situazioni di calma, ma riescono ad avere un pensiero perfettamente funzionale in situazioni di grande stress," spiega Distler.

La ricerca in questo ambito è piuttosto carente. Tuttavia, uno studio del 1996 ha analizzato la risposta fisiologica allo stress in pazienti che soffrivano di ansia generalizzata e pazienti sani.

Lo studio, spiega Distler, pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry, ha rilevato che i pazienti che soffrono di ansia sono più reattivi in termini generali, quindi hanno maggiore pressione sanguigna, battito cardiaco più alto e livelli di eccitazione più alti. Allo stesso tempo, però, hanno meno reattività in situazioni di stress, il che potrebbe derivare dal fatto che sono sempre in stato di allerta. "L'ipotesi è che forse [le persone che soffrono d'ansia] affrontano le situazioni di crisi con un atteggiamento più pacato," dice Distler. "Perché sono già pronte ad agire."

Quando la mia ansia raggiunge i massimi livelli, il pensiero razionale è un lontano ricordo. Nella mia mente immagino già il peggior risultato possibile e tutte le sue tremende varianti, e il terrore mi divora. Nel suo libro First, We Make the Beast Beautiful, Wilson parla di come le persone ansiose potrebbero avere maggiore controllo davanti a una crisi perché in quel momento si sono liberate di quell'assillante preoccupazione che solitamente attanaglia la loro mente.

"Le vere tragedie sono inezie in confronto ai viaggi malati che può fare la nostra mente," scrive. "Quindi in pratica, è un sollievo. Quando il futuro ci si presenta davanti, ci va bene per quello che è."

Nel corso dell'ultimo anno, ho vissuto diverse crisi personali. Oltre alla morte di mia nonna e al mio difficile periodo di recupero dopo un'operazione chirurgica inaspettata, sono stata licenziata e alcuni miei familiari hanno vissuto momenti drammatici a loro volta, con i quali ho cercato di aiutarli. In tutto questo, mi conforta sapere che nonostante il mio disturbo d'ansia io sia in grado di gestire qualsiasi cosa mi succeda, e anche piuttosto bene.

Questo articolo è tratto da Tonic.

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