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Grave e imbarazzante: cosa dicono i poliziotti contrari a Salvini in divisa

Se moltissimi agenti sono contenti di vedere Salvini con le giacche della polizia, c'è anche chi non potrebbe essere più schifato.
Leonardo Bianchi
Rome, IT
salvini-polizia
Foto via Facebook/Matteo Salvini.

Mi pare sempre più evidente che la faccenda di Salvini cosplayer delle forze dell’ordine sia decisamente sfuggita di mano—al punto tale da aver fatto proseliti anche nel M5S. Il ministro dell’interno continua a indossare giacconi e divise in qualsiasi occasione; e anzi ne ha intensificato l’uso perché, a suo dire, “mi tengono caldo e mi rappresentano.”

L’altro ieri si è addirittura presentato a Montecitorio con la giacca della polizia, scatenando le proteste delle opposizioni. La deputata del Partito Democratico Enza Bruno Bossio, ad esempio, ha detto che “in questa istituzione non è consentito a nessuno di entrare nell’Aula o anche nel Transatlantico in divisa. Farlo è un gesto di una gravità assoluta che ricorda i Paesi dove non vige la democrazia.”

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All’inizio dell’anno il sindacato Usb dei vigili del fuoco aveva parlato di un “uso improprio” della divisa che “sta generando azioni estemporanee da parte di chi crede che tutto vale e la legge non vada rispetta.”

Chiaramente c'è anche chi non ci vede nulla di male, a partire dai commenti su molte pagine dedicate alle forze dell'ordine e dalle parole di Stefano Paoloni, segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di polizia), che aveva scritto su Facebook: "Meglio un ministro che ama e indossa una divisa, di tanti che la disprezzano subdolamente."

Ma se la posizione di sindacati vicini a Salvini (come il Sap, il cui segretario storico Gianni Tonelli è stato eletto con la Lega) è nota da tempo, cosa ne pensano gli altri che indossano la divisa per lavoro? E quanto è davvero tollerato questo modo di fare all’interno della polizia? Ho così girato queste domande ad alcuni agenti—tutti iscritti al Silp-Cgil, una delle formazioni sindacali più rappresentative della polizia. Le risposte qui sotto sono state accorciate per ragioni di spazio.

CHRISTIAN FERRETTI, COMPONENTE SEGRETERIA SILP-CGIL VENETO

Da poliziotto e da sindacalista di polizia, ma prima ancora da cittadino, ritengo che sia profondamente sbagliato che un esponente politico si appropri di simboli e stemmi di un corpo dello Stato che in quanto tale è al servizio del cittadino—di qualunque orientamento sia. E anche se è dipendente dal Ministero e quindi dal ministro, che deve però ricordare di esserlo “pro tempore.”

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Nel volersi rappresentare anche esteriormente come vicino agli operatori del comparto, potevo pure pensare alla buona fede; finché non ha avuto modo di dichiarare che le forze dell’ordine sono con lui. Avrà certamente raccolto molti voti al loro interno, ma intanto non quelli di tutte e tutti.

Credo che comunque molti lo apprezzino. O meglio: lo apprezzavano in un primo momento, ancor prima delle elezioni paradossalmente, quando a torto o ragione la categoria si sentiva in ampia parte abbandonata o incompresa da altre forze politiche.

Adesso invece penso siano sempre più gli agenti imbarazzati: la manovra economica non ha previsto fondi per il rinnovo del contratto appena scaduto; e non c’è stato nulla sul promesso aggiustamento di un riordino delle carriere lacunoso, frutto del governo precedente.

Poi c’è il fatto che indossa la divisa in occasione di incontri con personaggi poco raccomandabili delle curve, o che come a Bormio fa il selfie con un cellulare la cui cover reca la scritta “Curva Sud.” E infine, c’è il fatto che sia stato fotografato con la “polo operativa” utilizzata come capo da jogging: molti operatori su strada hanno dovuto acquistarsela per avere un ricambio adeguato.

Penso che queste cosa non sfuggano—almeno agli osservatori più attenti nel comparto. Insomma, la declamata vicinanza in concreto sembra tradursi in chiacchiere e distintivo, e quest’ultimo è pure indossato senza averne titolo.

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VITTORIO BERTI, ISCRITTO SILP-CGIL

L'utilizzo delle divise da parte della politica non è di per sé una novità. Casomai, Salvini rappresenta una anomalia rispetto le precedenti "abitudini" che vedevano solo il presidente del consiglio fungere da “modello.”

L'uso della divisa ha un suo perché, ovviamente sociale e sociologico: il gradimento della popolazione verso i corpi di polizia e della difesa sono i più alti in assoluto, la divisa rassicura ed è riconosciuta. Ma attenzione: non è solo un segno di appartenenza o di identificazione, perché Salvini invita a identificarsi con lui e a farsi rappresentare da lui.

C'è anche un ricorso storico: nei momenti di crisi economica, soprattutto acuta, "la sudditanza" psicologica e referenziale verso il politico è sostituita dal bisogno dell'uomo forte. E la divisa è il simbolo della forza, prevede il ruolo del capo che prende decisioni e risolve.

Per tutte queste ragioni non apprezzo né condivido il ricorso alla divisa da parte dei politici in generale, e quindi anche in Salvini. La divisa è e deve essere terza rispetto ai temi politici, dato che è istituzione e non simbolo di parte. La divisa non deve parlare alla pancia della gente; e forse non dovrebbe parlare nemmeno alla testa della gente.

Ritengo poi che questo atteggiamento, più che apprezzato o tollerato, certamente sia poco deplorato. La ragione è banale: esiste da sempre una “cultura vittimistica” tra i poliziotti. Ci sono molti rappresentanti dei sindacati di polizia che alimentano il racconto di poliziotti vittime della società, filmati di nascosto, vilipesi, addirittura oltraggiati sui social se morti—dimenticando però l'indice di gradimento di cui parlavo poco prima. E poi si dimentica soprattutto che il Salvini pre-elezioni prometteva tanto, come gli altri. E ora non mantiene, come gli altri.

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MIRKO CARLETTI, DIRIGENTE SINDACALE SILP-CGIL ROMA E LAZIO

Come dirigente sindacale, fin dall'inizio ho giudicato inopportuno l’uso delle diverse divise della polizia da parte del ministro Salvini. Inopportuno perché l'ho sempre considerata una scelta mediatica e propagandista, come tante altre, che non si concilia con il ruolo istituzionale del Ministro dell'Interno.

Ancora più grave è l’aspetto politico: Salvini ricopre anche il ruolo di leader di partito, e spesso fa comizi con la divisa o rilascia discutibili affermazioni politiche—in particolare sui temi della sicurezza—che però rischiano di essere associate alla divisa indossata in quel momento.

Oggettivamente il ministro Salvini gode di un alto livello di apprezzamento all'interno della categoria, per il suo continuo parlare alla pancia dei poliziotti e per le aspettative che ha alimentato in campagna elettorale. Tuttavia, sull'uso della divisa quel gradimento sicuramente diminuisce; e in molti casi diventa fastidio, perché la maggior parte dei poliziotti fatica a ricevere la divisa prevista in quanto mancano fondi e mancano i capi vestiario.

La "vicinanza" alla categoria, insomma, non si realizza con la propaganda mediatica: necessita di investimenti concreti per il vestiario, per gli equipaggiamenti e per le indennità operative ferme da anni.

FABIO MALASPINA, SEGRETARIO GENERALE SILP-CGIL VENETO

Il fatto che il Ministro dell’Interno indossi spesso divise (o meglio: parti di esse) risulta in maniera incontrovertibile un comportamento sopra le righe, che mal si addice a chi esercita funzioni tanto importanti quanto delicate.

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Che poi lo faccia anche in occasione di comizi elettorali, quindi nell’esercizio di leader di partito e non di ministro della Repubblica risulta se possibile ancora più “grave”; soprattutto per i messaggi, diretti e indiretti, che quella particolare immagine trasmette.

Visto che le forze di polizia non appartengono né a questo o quel ministro, né tantomeno ad un partito politico, tutto questo diventa ogni giorno più insopportabile e potenzialmente anche pericoloso per gli stessi appartenenti alle forze di polizia che potrebbero—loro malgrado—essere accomunati al ministro o al partito da parte di soggetti o organizzazioni più o meno responsabili.

Per quella che è la nostra esperienza il gesto in sé non raccoglie grandi consensi, pur non costituendo motivo di indignazione. Mai, comunque, abbiamo ascoltato parole di elogio o di aperta approvazione per simili comportamenti.

Piuttosto, ci chiediamo come sia possibile che il ministro Salvini abbia a disposizione tutte queste uniformi o parti di esse. Evidentemente qualcuno che appartiene alle singole forze di polizia ha avuto modo di fornirgliele, e questo è certamente un comportamento sanzionabile sia penalmente che disciplinarmente.

Sono dunque ben altri i modi per dimostrare rispetto, considerazione e stima per le forze di polizia da parte del Ministro. continuare in questo comportamento nuoce certamente alla serena convivenza e non contribuisce ad accrescere la considerazione e le capacità di chi la indossa.

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