I sei punti peggiori del 'decreto Salvini' su immigrazione e sicurezza

Dall'abolizione della protezione umanitaria fino all'estensione del 'Daspo urbano', il decreto legge è un concentrato di xenofobia istituzionale.

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set 25 2018, 9:16am

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Ieri mattina il consiglio dei Ministri ha approvato il decreto su immigrazione e sicurezza, il cosiddetto “decreto Salvini.” Subito dopo il via libera, il ministro dell’Interno si è presentato in sala stampa per presentare le norme contenute nel dl, esibendo con la consueta sobrietà un foglio A4 con il logo di Palazzo Chigi e l’hashtag #decretosalvini pronto per essere fotografato e twittato ai suoi follower. Con lui c’era il presidente del consiglio Giuseppe Conte, che si è prestato alla scena degli A4 salvo essere poi rimosso dalla foto utilizzata da Salvini sui social.

Il decreto sarà ora trasmesso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che dovrà firmarlo affinché sia reso operativo, a meno che non ravvisi la mancanza dei requisiti di “necessità e urgenza” richiesti per l’emanazione di un decreto legge o profili di incostituzionalità.

Inizialmente si sarebbe dovuto trattare di due provvedimenti diversi, uno sull’immigrazione e uno sulla sicurezza. Alla fine, però, si è proceduto ad accorparli, il che la dice lunga (qualora ce ne fosse stato ancora bisogno) sulla visione sottesa al decreto, tutta incentrata sull’equazione immigrazione=questione di sicurezza.

Salvini ha presentato il dl come “un passo avanti per rendere l’Italia più sicura,” per “combattere con più forza mafiosi e scafisti, per ridurre i costi di un’immigrazione esagerata, per espellere più velocemente delinquenti e finti profughi, per togliere la cittadinanza ai terroristi, per dare più poteri alle Forze dell’Ordine.”

Per far questo ha sostanzialmente inasprito le regole sul diritto d’asilo e sulla cittadinanza, cancellato la protezione umanitaria, ristretto il sistema d’accoglienza, allargato l’applicazione del Daspo urbano e previsto il carcere per reati come il “blocco stradale.”

Come ha spiegato Valerio Cataldi, giornalista Rai e presidente dell’associazione Carta di Roma, il provvedimento è destinato al fallimento, e avrà “come esito l’effetto opposto, ovvero aumenterà la clandestinità di persone che non avranno più un’accoglienza adeguata e, di conseguenza, si acuiranno le tensioni sociali.”

Ma quali sono i punti più preoccupanti del dl?

L’ABOLIZIONE DELLA PROTEZIONE UMANITARIA

La prima cosa prevista dal decreto Salvini è l’abolizione della protezione umanitaria. Il Testo unico sull’immigrazione del 1998 prevede che possa essere accordato un permesso di soggiorno nel caso in cui pur non essendoci i requisiti per lo status di rifugiato vi siano “seri motivi, in particolare di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali.”

Lo stesso permesso può essere concesso a persone che fuggono da conflitti, disastri naturali o altri eventi di particolare gravità, a coloro che non possono essere espulsi perché verrebbero perseguitati e anche alle vittime di tratta (per sei mesi con possibilità di rinnovo). Nel 2017 ha ricevuto questo tipo di tutela il 25 percento dei richiedenti asilo in Italia (a fronte di un 58 percento di dinieghi).

Già a luglio con una circolare diretta ai prefetti e alle commissioni per il diritto d’asilo il ministero dell’Interno aveva richiesto di limitare l’uso del permesso di soggiorno per motivi umanitari che, a suo dire, aveva permesso di restare in Italia a un gran numero di persone che “non avevano al momento dell’ingresso nel nostro paese i requisiti per la protezione internazionale e che, ora, permangono sul territorio con difficoltà d’inserimento e con consequenziali problematiche sociali che, nel quotidiano, involgono anche motivi di sicurezza.”

Per risolvere queste “difficoltà d’inserimento,” con il decreto Salvini questa forma di protezione viene abolita. Al suo posto vengono previsti alcuni “casi speciali”: ad esempio per vittime di violenza domestica o grave sfruttamento lavorativo, per chi ha bisogno di cure mediche o per chi proviene da un paese in “eccezionale situazione di calamità.”

Secondo l’ISPI però queste categorie sono del tutto residuali, e l’effetto concreto dell’abolizione della protezione umanitaria rischia di essere solo quello dell’aumento di irregolarità—e cioè l’esatto opposto di quello che ha sempre promesso Salvini—esattamente come è successo con l’emanazione della Bossi-Fini.

Tra l’altro, almeno per il momento, non è neanche così chiaro quali saranno i criteri di assegnazione del permesso in questi “casi speciali”. Ad esempio, Medici Senza Frontiere è preoccupata che possano “essere escluse e lasciate in condizioni di marginalità persone che soffrono di problemi di salute con sintomi non facilmente riconoscibili. Molti di questi pazienti li vediamo ogni giorno nel centro MSF per vittime di tortura e in altri luoghi in Italia.”

Un ulteriore caso speciale per la concessione del permesso di soggiorno è quello per “atti di particolare valore civile.” La ratio di questa categoria è fin troppo ovvia: se fai l’eroe puoi restare, ti sei meritato la protezione; altrimenti prego, quella è la porta.

IL RADDOPPIO DEL TRATTENIMENTO DENTRO HOTSPOT E CENTRI PER IL RIMPATRIO

Nonostante rapporti, appelli e analisi sull’inutilità di posti come i Centri per l’identificazione e l’espulsione (CIE), poi rinominati dall’ex ministro Marco Minniti Centri per il rimpatrio (CPR), il decreto Salvini allunga di nuovo il tempo massimo di trattenimento: se prima una persona poteva essere tenuta 90 giorni, il dl sposta il limite a 180.

Allo stesso modo, prevede che i richiedenti asilo possano restare fino a 30 giorni negli hotspot (luoghi che in teoria dovrebbero servire per l’identificazione). Se non ci sono posti nei CPR, i migranti possono essere rinchiusi negli uffici di frontiera.

Quello che si crea è praticamente una sorta di sistema detentivo parallelo, di tipo amministrativo e ad appannaggio esclusivo di cittadini non italiani (che, sì, è un altro modo per dire su base razziale).

LA RESTRIZIONE DEL SISTEMA SPRAR

Che in Italia il sistema d’accoglienza faccia acqua da tutte le parti e vada ripensato non è una novità. Se c’è però un punto fermo al quale si è arrivati è che il sistema dei grandi centri si è rivelato un fallimento a più livelli (lo dimostrano inchieste giornalistiche o giudiziarie, testimonianze, analisi), mentre la strada potrebbe essere l’accoglienza diffusa.

Ecco, il decreto Salvini va esattamente nella direzione opposta. Il provvedimento, infatti, limita lo Sprar (il sistema pubblico per l’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati realizzato in collaborazione con gli enti locali) e i suoi servizi solo a chi è già titolare di protezione internazionale o ai minori stranieri non accompagnati.

I richiedenti asilo, invece, finiranno con ogni probabilità nei CAS (Centri di accoglienza straordinaria): grandi strutture a gestione privata, spesso lontani dei centri abitati, con buona pace di trasparenza e integrazione. Secondo l'Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull'immigrazione), infatti, "cancellare l'unico sistema pubblico di accoglienza che funziona appare come uno dei più folli obiettivi politici degli ultimi anni, destinato in caso di attuazione a produrre enormi conseguenze negative in tutta Italia, tanto nelle grandi città che nei piccoli centri, al Nord come al Sud."

LA PERDITA DELLO STATUS DI RIFUGIATO

Il "decreto Salvini" inserisce nuovi reati tra quelli che comportano la perdita o il diniego dello status di rifugiato o della protezione internazionale. Oltre a violenza sessuale, produzione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti, furto, rapina, estorsione ci sono anche violenza o minaccia a pubblico ufficiale.

Se si viene condannati in via definitiva per uno di questi reati si perde la protezione internazionale. E lo stesso succede anche nel caso in cui il rifugiato torni nel paese da cui è fuggito, per qualsiasi motivo lo faccia e qualunque sia il lasso di tempo che trascorre lì.

LA DIVISIONE TRA “ITALIANI DOC” E “ITALIANI NON ORIGINALI’

Per anni in Italia si è parlato di una riforma della cittadinanza che consentisse ai figli di immigrati di diventare cittadini italiani. Com’è noto, il progetto di legge è poi naufragato in un infinito stallo in Parlamento, tra l’avversione di certe parti politiche e la poca convinzione di altre. Poi sono arrivate le elezioni del 4 marzo, il Governo del Cambiamento e oggi la presentazione nel decreto Salvini di una norma che rende più complicato ottenere la cittadinanza e più semplice la sua revoca.

Nel decreto immigrazione e sicurezza è previsto che si allunghino i tempi per avere la cittadinanza (che passano da due a quattro anni) e aumenti il contributo per la domanda (da 200 a 250 euro). A differenza che in passato, inoltre, la richiesta potrà essere rigettata anche se a presentarla è il marito o la moglie di un cittadino italiano.

Chi ha conseguito la cittadinanza la può perdere se viene condannato in via definitiva per delitti commessi con finalità di terrorismo. Si costruiscono insomma, come spiega Mario Morcone, presidente del Consiglio Italiano per i Rifugiati, "in aperto contrasto con lo spirito e con la lettera della Costituzione, due categorie di cittadini: gli ‘italiani DOC’ e quelli ‘non originali’, ovvero tutti quelli che hanno acquistato la cittadinanza italiana ma sono di origine straniera. E a questi la cittadinanza, secondo il decreto, la si può togliere.”

LA STRETTA SU SICUREZZA E OCCUPAZIONI, E L’ESTENSIONE DEL “DASPO URBANO”

Nella parte dedicata alla sicurezza, il dl raggruppa tutta una serie di norme che puniscono insubordinazione, povertà e marginalità varie.

Prevede il carcere fino a quattro anni invece di una multa per chiunque blocchi o ingombri una strada. Una norma di questo tipo serve a colpire le manifestazioni e i cortei. Ecco, se questo reato viene commesso da un cittadino straniero, a quel punto la sua permanenza in Italia è totalmente interdetta, con rifiuto del permesso di soggiorno.

Il decreto Salvini, inoltre, allarga l’applicazione del “Daspo Urbano,” la misura introdotta un anno fa dal ministro Marco Minniti: oltre a stazioni o aree turistiche, può essere disposto anche in “mercati, fiere e pubblici spettacoli.” Infine, c’è una norma contro le occupazioni: una pena raddoppiata (fino a quattro anni e multa) per chi le organizza, e la possibilità di usare le intercettazioni per gli occupanti.

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