Abbiamo creato un mondo digitale e finiremo per viverci dentro

La simbiosi uomo-macchina non è più un'ipotesi ma qualcosa di certo, e per arrivarci dovremo passare per 5 fasi.
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
22.2.18
Immagine: Shutterstock

A marzo 2017 Elon Musk ha annunciato la sua ennesima missione per potenziare l’umanità: un’interfaccia neurale che si innesta direttamente nel cervello con lo scopo di migliorare le nostre capacità cognitive e facilitare la comunicazione fra uomo e computer.

Si tratta dell’ultimo tassello in quella che, nel libro Merge — il divario finale fra uomo e tecnologia pubblicato da PHD, viene indicata come l’evoluzione in 5 tappe verso la fusione completa fra uomo e macchine.

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La prima tappa di questo viaggio risale al periodo che va dal 1950 al 1995: è il momento in cui cominciamo a creare ed interagire con il mondo delle informazioni digitali. Nel 1951 viene infatti messo in vendita il primo personal computer, l’UNIVAC I, un dispositivo che pesava 7,3 tonnellate e che permetteva di fruire e modificare i dati digitali.

La vera svolta, però, nella circolazione delle informazioni avvenne nel 1989, quando Tim Berners-Lee decise di rendere tutte le informazioni del CERN facilmente accessibili alle persone che ci lavoravano: stava nascendo il World Wide Web — lo stesso che possiamo consultare oggi sulla cima dell’Everest o persino da Marte.

Con la successiva apertura del web al mondo intero, chiunque poteva produrre contenuti che andavano a posizionarsi all’interno del nuovo spazio digitale, generando così anche dei problemi nel districarsi in questo nuovo marasma informativo.

L’organizzazione delle informazioni mediante motori di ricerca, browser, sistemi operativi e applicazioni segna quindi l’inizio della seconda fase. Una volta creato un mondo digitale che affianca quello reale, costituito da informazioni di bit, nascono nuove interfacce per comunicare con esso.

I browser web come Mosaic e Netscape Navigator diventano delle vere e proprie finestre sul mondo digitale e i motori di ricerca come Google — che dalla sua fondazione nel 1998 iniziò una vera e propria ascesa grazie al suo algoritmo di selezione dei contenuti nelle pagine di ricerca — sono diventati il nostro sostegno mentale, aiutandoci ad accedere alle informazioni in modo sempre più puntuale e preciso.

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Ed è proprio in questa seconda fase, si legge nel libro, che il mondo online comincia ad essere percepito “come il terzo lobo del nostro cervello” e lo smartphone diventa l’emblema della nostra relazione con la tecnologia svolgendo il ruolo di nuovo arto digitale. I due corpi, digitale e fisico, si avvicinano sempre di più.

Nella terza fase la potenza di calcolo sviluppata negli anni si sposa con la produzione e la raccolta massiva di dati, generando così la consacrazione definitiva degli algoritmi di intelligenza artificiale (IA). Questa è la fase che stiamo vivendo attualmente.

L’accesso ad internet, si legge nel libro, ha portato con sé un importante effetto collaterale: i dati. Siamo infatti di fronte all’emersione di flussi di dati completamente nuovi che vengono ingeriti e digeriti dalle intelligenze artificiali in cerca di nuovi pattern e significati. Algoritmi per il riconoscimento di immagini, per la traduzione dei testi, e la comprensione delle nostre voci: in ogni settore stiamo vedendo un’esplosione di impieghi delle IA.

Questi algoritmi che oggi sono ancora rudimentali e non sempre si comportano come vorremmo, verranno talmente perfezionati nella quarta fase — quella che va dal 2020 al 2035 — al punto da poter anticipare i nostri desideri e conoscere sempre le nostre preferenze. Già sono in commercio assistenti intelligenti che hanno il compito di gestire le nostre agende o persino dei chatbot in grado di acquistare per noi prodotti online.

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Se prima dovevamo aprire una finestra sulle informazioni contenute nella sfera digitale, effettuando direttamente delle ricerche per soddisfare ogni nostra esigenza, in questo modo la direzione della comunicazione si inverte. Le intelligenze artificiali promettono di individuare in anticipo cosa abbiamo bisogno ed offrirlo direttamente sia attraverso chatbot e assistenti vocali che sistemi in realtà virtuale (VR) o aumentata (AR). È il mondo digitale ed i suoi abitanti, le IA, che cercano un modo per contattarci.

Le intelligenze artificiali promettono di individuare in anticipo cosa abbiamo bisogno ed offrirlo direttamente sia attraverso chatbot e assistenti vocali che sistemi in realtà virtuale (VR) o aumentata (AR).

Questa evoluzione e graduale compenetrazione della tecnologia nella nostra attività cerebrale vedrà la sua massima consacrazione nell’ultima fase dell’evoluzione descritta nel libro.

Come anticipato dal progetto di Musk, sembra che vivremo in un’epoca in cui l’uomo non sarà più distinguibile dai dispositivi che usa, fisicamente e metaforicamente. Grazie ad innesti neurali riusciremo infatti a liberarci dai limiti biologici del nostro corpo. Diverse aziende stanno lavorando a progetti simili, persino Facebook sta lavorando ad un sistema per condividere il nostro pensiero attingendo direttamente dalla nostra mente, senza la necessità di avere interfacce fisiche.

Dopo aver creato il mondo digitale, averlo popolato di contenuti e agenti intelligenti in grado di assisterci nelle nostre azioni quotidiane, sembra che siamo quindi destinati a fonderci completamente con la nostra creazione.

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