'Destiny 2' è un villaggio vacanze spaziale in cui spari agli animatori

Abbiamo giocato al secondo titolo della saga, che sembra determinato ad accogliere tutti. Ma proprio tutti.
6.9.17
Screenshot: Destiny 2 beta

La prima certezza che si ha giocando alla beta di Destiny 2 — titolo sviluppato da Bungie e pubblicato in versione finale da Activision a partire da questa settimana — è che si tratta di un colpo di spugna trasversale rispetto a quanto visto nel primo episodio, uscito nel 2014.

Personalmente, ho abbandonato il primo Destiny subito dopo aver completato la campagna principale, perché mi sono ritrovato vittima di tutti i difetti strutturali che un'opera così ambiziosa rischia di portarsi dietro al primo vagito. Mi aspettavo una space opera sparacchina da condividere con gli amici — una specie di figlio illegittimo di George Lucas e di quei pomeriggi delle superiori persi per sempre dietro alla leggenda di Leroy Jenkins , invece mi sono ritrovato con una storia degna della infelice saga dei prequel di Star Wars (ma raccontata peggio) e sono stato presto lasciato indietro da tutti gli amici con cui avevo cominciato.

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Per altro, nonostante diverse magagne siano state sistemate a suon di patch e nuovi contenuti in questi tre anni, se anche avessi voluto ricongiungermi agli amici, ci sarebbe stata troppa discrepanza tra i nostri livelli. Sarei stato un povero astronauta pasticcione, zavorra impresentabile rispetto a gente del calibro di Paolo Nespoli: avrei visto un sacco di posti e cose fighissime, ma non c'avrei capito un cazzo. Avevo inevitabilmente perso il treno.

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Destiny 2, d'altro canto, già con la beta mette in chiaro l'entità dei cambiamenti apportati per accogliere tutti, ma proprio tutti, nel suo villaggio vacanze spaziale.

Bungie, casa responsabile dello sviluppo, si è sentita in dovere di concludere il prologo del gioco con una cutscene in cui il cattivone di turno butta il giocatore da una scarpata, dopo aver privato il personaggio principale di tutti i poteri acquisiti in precedenza. Tabula rasa, in altre parole.

Activision, in qualità di distributore del gioco, ha deciso di mostrare Destiny 2 in giro per il mondo a braccetto con Nvidia, su PC dalle configurazioni disumane.

Una bella dichiarazione d'intenti, che fa capire come Destiny 2 si ponga come qualcosa di più che un semplice seguito. Questa nuova gita intergalattica è un vero e proprio punto di (ri)partenza per lo sparatutto spaziale di Bungie e tutti i suoi potenziali turisti.

Come dicevo, il primo Destiny è stato in qualche modo vittima delle sue stesse limitazioni: nonostante una grandeur scenica impareggiabile, un dispiegamento di forze senza precedenti per quanto riguarda il comparto tecnico e, soprattutto, un gunplay da primi della classe (i ragazzi di Bungie sono pur sempre i creatori di Halo), la componente da mondo online condiviso à la World of Warcraft in cui tutti si sparano — invece di lanciarsi contro incantatori stronzissimi — ha sbattuto fortissimo contro il muro delle infrastrutture console (a conferma del fatto che non ci sarà mai davvero un altro World of Warcraft).

Destiny 2 vuole accogliere tutti, ma proprio tutti, nel suo villaggio vacanze spaziali.

Trattandosi di un gigantesco mondo spaziale in cui, a differenza di un Call of Duty qualsiasi, oltre a sparare tutto ciò che si muove è possibile seguire una trama e degli avvenimenti in compagnia di una squadra di amici, Destiny perdeva molta della sua peculiarità nel momento in cui lo si affrontava in solitaria, impossibilitati per altro dalla possibilità di scrivere in una chat testuale per entrare in un clan o in un gruppetto di scavezzacollo spaziali.

Inoltre, a causa di una serie infinita di casini produttivi, la componente narrativa del primo Destiny veniva raccontata attraverso delle carte che andavano lette sul sito di Bungie (!!!), il che rendeva sostanzialmente impossibile appassionarsi alla trama e allo splendido universo del gioco; il risultato (soprattutto iniziale) è stato lo stesso di una località molto bella in cui non andresti mai a vivere, a meno di non conoscere un sacco di autoctoni che ti riempiano le giornate.

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Detto che, ormai, così come per World of Warcraft, tutta l'utenza di Destiny su console si ritrova con una spada nel braccio ed è in attesa trepidante di una nuova dose (per gli stessi motivi per i quali è sempre il momento di tornare a giocare WoW), l'escamotage narrativo per cui tutti i personaggi di Destiny 2 si ritrovano senza poteri e armi pregressi dopo il prologo apre la strada a tutta la schiera di ultimi arrivati, tanto su console quanto su PC.

Per giunta, il fatto che Activision si sia appoggiata all'applicazione Blizzard per distribuire digitalmente il gioco su PC, fa sì che chi preferisce sparare con mouse e tastiera si ritrova una pratica chat testuale con cui funestare i membri della lista amici *prima* di fiondarsi nel canale vocale del primo che capita, anziché dover urlare nello spazio nella speranza (vana) di essere sentito da qualcuno.

Anche perché, pensate un po', a questo giro la trama di Destiny pare essere stata confezionata con la cura che ci si aspetterebbe da soggetti cresciuti evidentemente a pane e Star Wars (il cattivone di cui sopra è un bizzarro mix in candeggina tra il Bane di The Dark Knight Rises e il più canonico dei Darth Vader del discount).

Le cutscene del prologo si fanno sicuramente apprezzare per regia e fotografia, e l'insistenza con cui i personaggi di contorno ci imboccano con motivazioni *narrative* per andare avanti a sforacchiare i cattivi (che ancora una volta sembrano delle puntute spugne per proiettili) fanno presagire che lo studio di Seattle abbia messo da parte la cartomanzia, per raccontare la storia del mondo di gioco in un modo più canonico e coinvolgente.

Trattandosi fondamentalmente di un MMO, il fulcro di Destiny 2 rimane dunque il viaggio, più che il fine ultimo: per questo, al netto delle migliorie, della cazzimma della configurazione hardware e del fatto che, comunque, si tratta di un gran bel sparatutto (valorizzato dal sistema di controllo giusto), aver giocato la beta di Destiny 2 con colleghi che non conoscevo mi ha confermato che una vacanza in un posto bellissimo rimane un po' vuota, se non la condividi con qualche buon amico che la ricorderà con te.