Ho partecipato al 'gioco di ruolo' sulle BR che ha fatto infuriare la stampa

Siamo stati accusati di fare "apologia di terrorismo" e di essere fan delle Brigate Rosse. Ma Ultimo Covo non è questo.

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07 novembre 2017, 10:48am

Vari momenti di Ultimo Covo. Tutte le foto di Stefano Lee.

Nella metà di questo ottobre, a Bobbio Pellice (provincia di Torino), si è svolto in due repliche indipendenti Ultimo Covo, un evento Live Action Role Play a tema storico—nello specifico, gli ultimi giorni del rapimento del generale Dozier da parte delle Brigate Rosse, avvenuto nel 1982.

A partire da domenica 5 novembre, quando ormai i partecipanti pensavano ad altro, sull'evento si è abbattuta un'attenzione mediatica fortemente negativa, tutta incentrata sull'inopportunità di trattare temi del genere, sulle "ferite aperte" lasciate dagli anni di piombo su cui non è il caso di giocare, e addirittura su una fantomatica "apologia di terrorismo." Avendo partecipato all'organizzazione dell'evento, ho deciso di fare un po' di chiarezza in questa polemica e spiegare come sono andate realmente le cose.

Per capirlo, intanto, è necessario descrivere brevemente cos'è un Live Action Role Play, o LARP. Il termine è spesso tradotto in italiano come "gioco di ruolo dal vivo," dove "gioco" traduce l'inglese play, che può significare anche "recita." Il LARP, in effetti, è una via di mezzo tra un'attività ludica e un'improvvisazione attoriale, e questa sua natura si coglie appieno soprattutto nei LARP ad ambientazione storica.

Nessuno vince o perde, non ci sono punteggi: si interpreta un personaggio (reale o fittizio) in una ambientazione (altrettanto reale o fittizia) condivisa con gli altri personaggi, e lo scopo è quello di creare una narrazione interattiva, alla cui creazione collaborino tutti i personaggi. Volendo, è qualcosa di più simile a uno psicodramma o a una performance artistica che a una partita di D&D. Il potenziale artistico, culturale e conoscitivo del mezzo è riconosciuto, tanto che nei paesi scandinavi il LARP è da anni usato a scopi educativi.

gioco larp brigate rosse ultimo covo

Come dichiarato sul sito dell'evento, Ultimo Covo "è prodotto da un collettivo di autori di chiara impronta antitotalitaria, democratica, antifascista e antiterrorista." L'obiettivo è quello di far "rivivere ai partecipanti, in maniera romanzata, il clima degli Anni di Piombo," in un'ottica "il più possibile bipartisan" finalizzata a "delineare personaggi che siano, prima che comunisti, democristiani o fascisti, figure umane complesse e drammatiche."

L'ambientazione era il fittizio paesino di Pindemonte, in provincia di Padova. I personaggi, divisi in quattro macrogruppi (forze dell'ordine, brigatisti, società civile e studenti) erano verosimili, ma per lo più inventati: direttamente ispirati a personaggi reali erano solo il generale Dozier e alcuni personaggi delle forze dell'ordine e dei brigatisti. E, come riporta il comunicato stampa dell'associazione Terre Spezzate che ha organizzato l'evento, i veri protagonisti "sono stati gli abitanti del 'finto' paese: il parroco, il sindaco, la professoressa, l'operaio, l'imprenditore, che rappresentano coloro che nell'Italia del 1982 hanno vissuto sulla loro pelle le paure e i sentimenti che noi tutti ci auguriamo non debbano più essere vissuti, né in Italia né in altre parti del mondo."

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L'autore del pezzo, a terra, nei panni dell'anarchico Gas.

Io ho preso parte all'evento in qualità di scrittore, aiutando a stendere i documenti di contesto storico e politico e scrivendo i personaggi degli studenti—delle schede che contestualizzano la personalità, gli obiettivi personali e i rapporti sociali del personaggio, ossia un canovaccio per l'interpretazione. In più ho interpretato in entrambe le repliche l'anarchico Gas, un personaggio ponte tra la regia degli organizzatori e le scelte di gioco degli interpreti—per tenere le fila della narrazione in autonomo svolgimento.

Il mio primo contatto coi LARP è stato nel 2015, con Ribelli della Montagna: anch'esso di ambientazione storica, era ispirato agli eventi precedenti la strage di Marzabotto. Ribelli della Montagna aveva il patrocinio dell'ANPI, finì anch'esso sui media e La Stampa (ma senza il polverone di Ultimo Covo, nonostante lì ci fossero svariati personaggi in divisa nazista e fascista), ed è diventato una pietra miliare del LARP italiano per la sua qualità di gioco e per il valore storico e culturale che gli interpreti gli hanno riconosciuto.

Anche Ultimo Covo aveva il patrocinio istituzionale del comune che lo ospitava e si è svolto con la massima tranquillità. Qualche giorno fa, tuttavia, è diventato improvvisamente appetibile per i media. Domenica La Stampa Torino ha pubblicato un articolo (firmato dallo stesso autore del pezzo su Ribelli della Montagna, Federico Callegaro) che, a parte le numerose imprecisioni sulla struttura dell'evento, risultava tutto sommato onesto dal punto di vista informativo. Eppure il titolo ("Se le Brigate Rosse diventano un gioco di ruolo") suggeriva senza troppi giri l'inopportunità di un simile evento storico—e la foto scelta, che raffigura gli interpreti dei personaggi brigatisti in una foto di gruppo dopo il gioco, contribuiva a dare questa sensazione. L'articolo è stato ripreso senza sostanziali aggiunte da Il Giornale .

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A questo punto è intervenuto Pietro Di Lorenzo, segretario della sezione piemontese del SIAP (Sindacato Italiano Appartenenti Polizia), che in un comunicato ha gridato alla "vergogna" e all'"ignominia," ha criticato il fatto che "il business non si fermi più di fronte a nulla" (nonostante Ultimo Covo fosse un evento non profit), si è inventato una difesa dei suoi organizzatori (tra cui io, ma nessuno l'ha mai pronunciata) dietro a "inaccettabili rivendicazioni di un diritto d'autore come se si trattasse di un'opera d'arte," e infine ha chiesto l'introduzione del "reato specifico di apologia di terrorismo."

E qui, apriti cielo. Il comunicato è stato ripreso da Il Secolo d'Italia , che parla di "vergognoso oltraggio alle vittime"; Quotidiano.net lo ha chiamato "divertimento choc"; una miriade di giornali locali si sono indignati a loro volta; La Stampa (e di nuovo Callegaro) è tornata sul "caso" e ha intervistato anche Giovanni Berardi, figlio del maresciallo Berardi ucciso nel 1978 dalle BR. Quest'ultimo, comprensibilmente anche perché messo al corrente con informazioni errate, ha affermato che "non si gioca con certi fatti".

Ultimo in apparizione, un articolo che riporta una dichiarazione sdegnata del vicepresidente del consiglio regionale del Piemonte, Nino Boeti del PD. "Sono ferite che continuano a sanguinare e sulle quali non si può giocare con superficialità," ha affermato Boeti. [Alcuni degli interpreti di Ultimo Covo sono però militanti del PD, e si sono risentiti particolarmente delle affermazioni di Boeti, soprattutto—ironicamente—per la superficialità che ha mostrato nel condannare l'evento.]

Il commento di uno dei partecipanti a Ultimo Covo in risposta a Boeti.

In seguito alle critiche ricevute, Boeti ha pubblicato una rettifica su Facebook:

In tutto questo, in effetti, quasi nessuno ha pensato di chiedere quale fosse il parere degli interpreti del LARP, dando per scontato che si trattasse di simpatizzanti delle BR. Questo, se è figlio di ignoranza, è comunque un errore imperdonabile. Se si cercasse anche solo minimamente di capire com'è strutturato un LARP, si comprenderebbe che il destinatario dell'evento sono gli interpreti stessi, che creano l'opera e ne sono al contempo il pubblico. Quindi forse preoccuparsi del loro parere sarebbe come minimo opportuno.

Matteo, che ha 34 anni e ha interpretato un imprenditore, mi dice che degli anni di piombo non sapeva niente, e ora grazie al LARP ne ha una discreta conoscenza. Elena, che interpretava "una professoressa di filosofia dagli ideali pacifisti e di sinistra che si ritrovava coinvolta suo malgrado nelle vite dei suoi studenti," tra terrorismo rosso, nero, e violenze della polizia, afferma che l'evento l'ha fatta ragionare "su quanto gli ideali democratici possano vacillare quando la 'ragion di stato' chiama."

Cristina ha quasi 30 anni e ritiene che Ultimo Covo abbia permesso di "sviluppare collettivamente una maggior consapevolezza e senso critico verso un momento della nostra storia che ci tocca ancora da vicino, e non certo per un macabro desiderio di divertimento alle spalle altrui." Federica ha interpretato una brigatista, e mi racconta che "per tutta la settimana successiva ho pianto spesso ripensando a quel periodo, a come alcuni ideali siano stati piegati alla violenza, e alle conseguenze che tutto questo ha comportato."

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Nicolò Biciacci interpretava un personaggio ispirato ai quattro dell'Ave Maria—il nomignolo affibiato a una squadra di poliziotti che torturava i "detenuti politici." "Ho sentito su di me tutta la pesantezza del ruolo storico e ho cercato di interpretarlo al meglio delle mie capacità, come NOCS e come uomo violento, dandogli credibilità e coerenza," mi spiega. "Niente di quello che ho fatto lo farei nella vita reale. Il mio scopo era quello di catturare i brigatisti e farli confessare a qualsiasi costo". Anastasia ha giocato sia la prima che la seconda replica: "Se fra qualche anno mi chiederanno dove quando e da chi è stato trovato il generale Dozier, io saprò rispondere; qualche mese fa avrei saputo identificare a stento l'anno. Dicono che i giovani non hanno interesse per la storia e la politica, ma forse è il metodo con cui vengono spiegate che non è particolarmente efficace."

Ha giocato a Ultimo Covo, dove ha interpretato un esponente della malavita, anche Giampietro Belotti, noto per essersi vestito nel 2014 da nazista dell'Illinois a un raduno delle Sentinelle in piedi. "I giornalisti non si sono minimamente premurati di sapere che cosa si sia fatto a Bobbio Pellice in quei giorni. Non c'era neppure l'ombra di 'apologia brigatista'. Sarebbe bastato ricordare che interpretare una parte, che calarsi in un ruolo, non significa condividere le opinioni del personaggio che si sta interpretando."

E cosa hanno da dire gli altri organizzatori? Antonio Zardini, studente di 22 anni, ha collaborato a delineare l'ambientazione storico-politica di Ultimo Covo. "Di sicuro non ho vissuto gli anni di piombo, ma ho usato il metodo di ricerca accademico in campo storiografico e sociale, senza banalizzare o semplificare. Vado fiero di ciò che abbiamo prodotto, una informazione il più completa possibile per comprendere e rivivere una società complessa come quella di inizio anni Ottanta."

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Paolo D'Angelo, uno dei due ideatori di Ultimo Covo, nel 1981 aveva 11 anni: "Di quegli anni ricordo nitidamente la tensione e lo sgomento che pervadeva noi, cittadini comuni. Aver vissuto in quel periodo mi ha lasciato una sensibilità che non si può imparare leggendo libri o vedendo film. Un evento LARP su questo tema è stato quindi un contributo alla cultura, alla conoscenza della storia del nostro paese: l'ambizione di poter far provare, anche solo per tre giorni, alle nuove generazioni le sensazioni che ho vissuto io e tanti altri che in quegli anni c'erano". Paolo Righini, l'altro ideatore, ribadisce: "Quello che si è voluto creare era l'atmosfera di quei tempi, che molti di noi ricordano: non siamo tutti ventenni o trentenni. Sappiamo cosa sono stati quegli anni, a nessuno di noi è mai venuto in mente di esaltarne le gesta violente. Volevamo far capire che quella era un'epoca in cui le tensioni politiche e sociali, gli ideali di sinistra o destra, erano parte viva e autentica di una società in via di trasformazione. Per comprenderle, le paure di una società si devono vivere, si devono interpretare; non si devono negare o ancora peggio fuggire."

La cosa che ci ha colpito di più, comunque, è il meccanismo mediatico che si è messo in moto nell'arco di pochissimo tempo. Ultimo Covo ha volutamente trattato un tema controverso della storia recente, spesso non affrontato criticamente neanche in sede scolastica, e per questo vittima di ignoranza. Eppure, il solo termine "Brigate Rosse" ha dato adito a una polemica sterile, mentre si poteva fare una cosa davvero semplice: tentare di capire cosa fosse realmente questo "gioco" di cui si sentiva parlare.

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