Il rapper friulano attaccato per un video in un sacrario militare

Sette mesi fa Justin Owusu ha girato un video al Sacrario Militare di Redipuglia, costruito in epoca fascista, e ora giornali locali e nazionali parlano di "sfregio" e "oltraggio".
Screenshot dal video di "CSI". 

Il Sacrario Militare di Redipuglia è un luogo particolare e problematico. Venne costruito in epoca fascista ed è dedicato alla memoria di decine e decine di migliaia di soldati italiani deceduti durante la Prima Guerra Mondiale. Lo racconta benissimo un reportage di Wu Ming per Internazionale, che lo definisce in tutte le sue contraddizioni: per alcuni è un simbolo del militarismo fascista, della glorificazione di un esercito colpevole di barbarie, invasore della vicina Istria, mentre per altri—nelle parole della storica padovana Lisa Bregantin, interpellata sempre dai Wu Ming—"È la restituzione di un minimo di identità ai caduti. Un tentativo, dentro la guerra di massa, di dare l’identità che era possibile".

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Sette mesi fa un rapper di Udine, Justin Owusu, ha girato proprio al Sacrario il video per un suo pezzo, "CSI", e lo ha pubblicato poco dopo su YouTube. Ora, alcuni giornali locali se ne sono accorti e hanno cominciato ad attaccarlo usando termini enfatici. Il Piccolo scrive "Una trovata, quella del giovane friulano ora residente a Londra, che ha scatenato un vero e proprio putiferio". E ancora:

La direzione generale di Roma ora dovrà quindi decidere come muoversi, mentre l’amministrazione comunale di Fogliano Redipuglia ha già preannunciato che vaglierà l’ipotesi di costituirsi parte civile, se fosse formalizzata una denuncia. Durissima, infatti, la reazione del primo cittadino. «Quando ho visto il video – afferma il sindaco, Antonio Calligaris – sono inorridito e, comunque, ho dato per scontato che non ci fosse alcuna autorizzazione nei confronti di quello che considero un atto sacrilego».

Sulla stessa linea, il Giornale usa le parole "Sfegio [sic] del rapper", il Secolo d'Italia parla di "oltraggio", e il sindaco di Redipuglia, parlando delle FEMEN, ha paragonato il gesto al concerto improvvisato in chiesa delle Pussy Riot del 2012, concludendo con un "Invidio i russi, loro hanno Putin e la Siberia".

Justin ha pubblicato oggi un messaggio di scuse, che riportiamo qua sotto, in cui spiega il suo gesto: "Il mio intento era quello di riprendere alcuni luoghi caratteristici della Regione Friuli Venezia Giulia, ed estrapolarne l’essenza facendoli conoscere oltre confine, senza irridere ed offendere terzi"—e si scusa con "tutti coloro che si sono sentiti offesi".

Per quanto la location in cui Justin ha girato il video possa effettivamente non essere la più adatta alla sua iniziativa (e considerata legittima la necessità di un permesso per usare determinati luoghi sensibili per delle riprese private), la vicenda sembra essere stata sensazionalizzata oltremisura. La canzone—che ora è stata rimossa da YouTube ma è stata rippata e riuploadata da un giornale locale, Il Piccolo—non contiene nessun elemento offensivo, né alcun riferimento al Sacrario, ai soldati caduti o a qualsiasi fede politica. Morale: ci dispiace che un ragazzo sia rimasto coinvolto in una polemica che non aveva alcuna intenzione di causare, soprattutto mentre cercava solo di girare un video per una sua canzone.

Abbiamo contattato personalmente Justin, che ha voluto solo aggiungere al suo stato che "spera solamente che questa situazione non nuocia a me ed i miei cari."

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