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L'uomo sopravvissuto per anni a un palo infilato nel cranio

Uno dei più famosi casi di studio delle neuroscienze, dopo un grave incidente Phineas Gage ha continuato a vivere normalmente con un buco nel cervello — che ha però completamente alterato la sua personalità.

di Ivan Cenzi
29 giugno 2018, 1:35pm

Illustrazione: Juta

Phineas Gage era un semplice operaio americano, capo cantiere addetto alla costruzione di ferrovie, la cui vita — per una tragica e assurda sfortuna — ha cambiato la storia delle neuroscienze.

Il 13 settembre 1848, nei pressi di Cavendish, nel Vermont, Phineas stava inserendo una carica esplosiva all’interno di una roccia che andava fatta saltare per poter far passare i binari che i suoi uomini stavano costruendo. Con la sicurezza dettata dall’abitudine, Phineas stava pressando della polvere da sparo nella fenditura della roccia con un ferro di pigiatura, quando improvvisamente la polvere è esplosa. Il lungo palo che l'uomo aveva in mano è stato sparato verso l’alto, conficcandosi nella guancia proprio sotto all’occhio sinistro, e uscendo dalla parte superiore del cranio. Il ferro ha trapassato i lobi frontali del suo cervello, andando poi ad atterrare 25 metri più in là.

Eppure, miracolosamente, dopo pochi minuti dall'esplosione, Phineas era già cosciente e in grado di parlare. Si è messo in viaggio e ha affrontato senza troppi problemi il tragitto di quattro miglia fino allo studio di un dottore. Il medico, nonostante l’evidente, tremenda emorragia, non poteva credere al racconto di Gage, che insisteva nel dire che un ferro gli avesse trapassato la testa: chi poteva essere tanto fortunato da raccontare una storia simile, vivo e vegeto, e perfettamente razionale? Il medico pensò che forse era successo qualcosa di meno grave, finché Gage non si alzò per vomitare. Lo sforzo fece emergere dal foro sul cranio un pugno di materia cerebrale che cadde sul pavimento. A quel punto, era chiaro che non si trattava di un paziente sotto shock che blaterava a vanvera: una parte del cervello di Phineas era davvero stata maciullata dal trauma.

Dagherrotipo di Phineas Gage, con in mano il palo che ha trapassato il suo cranio. Immagine: Wikimedia Commons

Come raccontato in un articolo pubblicato nel 1850 sull'American Journal of the Medical Sciences dal professore di Chirurgia di Harvard che seguì il caso parallelamente ai medici che presero in cura il poveretto, la convalescenza di Gage fu difficoltosa, passata per molto tempo in stato semi-comatoso, con risposte a monosillabi solo se interpellato direttamente. Eppure, il 7 ottobre seguente, Phineas si alzò dal letto e meno di un mese dopo camminava già tranquillo nella piazza del paese, saliva e scendeva le scale. Si stava riprendendo a vista d’occhio, senza dolori o sintomi fisici preoccupanti. Eppure, non tutto era come prima: il suo carattere era cambiato, si era fatto oscuro e imprevedibile.

A causa dell’incidente, Gage divenne talmente irascibile e privo di qualsiasi freno inibitore, che nemmeno gli amici intimi potevano più riconoscerlo. Non sopportava il minimo diniego o consiglio, si lasciava andare a bestemmie e volgarità che contrastavano con il suo precedente contegno, faceva mille progetti che abbandonava minuti dopo: venne descritto come un bambino con gli istinti animaleschi di un adulto. La sua antisocialità lo portò a perdere il lavoro, e molte delle sue amicizie.

Animazione in CGI del trauma cranico subito da Phineas Gage. Immagine via: Wikimedia Commons

Nonostante il suo cambiamento di personalità sia stato nel corso del tempo grandemente esagerato, in molti degli scritti e degli studi a lui dedicati, Phineas Gage rimane comunque un esempio unico nel campo della neurologia, della psicologia e delle materie correlate. Gli studi sulle condizioni di Gage hanno apportato grandi cambiamenti nella comprensione clinica e scientifica delle funzioni cerebrali — in particolare quelle del lobo frontale — e della loro localizzazione nel cervello, soprattutto per quanto riguarda le emozioni e la personalità, e le diverse competenze dei due emisferi cerebrali.

È anche in seguito alle riflessioni teoriche avviate in conseguenza di questo caso che, per alcuni decenni della metà del XX secolo, sono stati impiegati metodi, oggi in totale disuso, come la lobotomia prefrontale, per curare certi tipi di disturbi del comportamento. Il caso Gage è ancora oggi citato e studiato ampiamente nella saggistica neurologica.

Il teschio di Gage e il bastone di ferro che ha causato il suo trauma cranico sono esposti al pubblico nel museo della Harvard Medical School. Una vita sfortunata, a cui dobbiamo la grande fortuna di conoscere meglio la struttura e le funzionalità dell’organo tuttora più misterioso: il cervello umano.

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Ivan Cenzi è un esploratore del perturbante e un collezionista di curiosità. Dal 2009 cura il blog Bizzarro Bazar che è diventato il punto di riferimento italiano per tutto ciò che è “strano, macabro, meraviglioso.” Dal 2014, Bizzarro Bazar è diventato anche una collana di libri fotografici editi da Logos, dedicati alle meraviglie macabre e nascoste d’Italia.

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