Come la scienza cambia in base alla faccia di chi ce la spiega

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Come la scienza cambia in base alla faccia di chi ce la spiega

Non importa quanto pensiate di essere razionali, sappiamo che Alberto Angela vi fa sempre effetto.

Chiunque frequenti i social network italiani sa che divulgazione per molti equivale al culto di Alberto Angela. Se il padre Piero rappresenta la affidabilità incarnata, Alberto invece è un assodato sex symbol, e il proliferare di pagine Facebook sobrie e paludate quali Alberto Angela ha un cazzo così o Sesso selvaggio nell'antica Roma con Alberto Angela ne è l'inequivocabile prova.

Solo un meme? In realtà comunicazione della scienza e aspetto fisico hanno un rapporto, e pure complesso. Così suggerisce uno studio di psicologi delle Università dell'Essex e di Cambridge (UK), che analizza le risposte di circa 3000 soggetti, in gran parte volontari reclutati tramite Amazon Mechanical Turk, per capire come la faccia degli scienziati e dei comunicatori scientifici possa influenzare il pubblico.

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Innanzitutto i volti di 600 scienziati, fisici e biologi, sono stati valutati dai soggetti dell'esperimento: più o meno attraenti, competenti, affidabili o socievoli. Inoltre è stato chiesto "Quanto ti interesserebbe approfondire la ricerca di questa persona?" e "Questo ti sembra un bravo scienziato? " Il giudizio risultante è piuttosto articolato — in parole povere, non basta essere belli.

Vero, gli scienziati col volto più attraente erano quelli che sembravano suscitare più interesse nel loro lavoro. Ma allo stesso tempo non sono quelli che riteniamo più bravi. I volti ritenuti più capaci sono quelli poco attraenti e che danno un'idea di asocialità. Le facce da nerd, insomma. Tale giudizio a pelle si estende anche a come valutiamo il lavoro degli scienziati. Un altro esperimento nello stesso lavoro mostra che una scoperta scientifica ci appare sia più interessante, sia più affidabile se il ricercatore a cui viene attribuita ci dà una idea di "buon scienziato" — quindi più nerd che accattivante, anche se qui l'effetto negativo della bellezza fisica si attenua un po'.

Com'è lecito aspettarsi, l'influenza del volto aumenta quando si tratta di giudicare un video invece del semplice associare un volto a un testo scritto — e in un'epoca di youtuber scientifici e TED Talk, significa che queste distorsioni avranno un peso ancora maggiore.

Sapete chi viene bene in video? Piero Angela che sgrava e lancia un masso sul pubblico.

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Sorprendentemente, le influenze del volto scavalcano di netto o si comportano in modo inatteso rispetto al genere o all'etnia, che di norma sono considerati i fattori chiave quando ci facciamo dei pregiudizi su una persona a partire dal suo aspetto. Per esempio, gli scienziati non bianchi (e quelli più anziani) vengono ritenuti mediamente leggermente più capaci. L'etnia percepita o il genere dello scienziato sembrano — almeno a questo livello — praticamente irrilevanti nel suscitare o deprimere il nostro interesse nel suo lavoro.

Se vi sembra del tutto squinternato dare tutti questi giudizi solo guardando una fototessera, tranquillizzatevi: lo è. Razionalmente. Però è quello che facciamo costantemente, in modo più o meno subconscio. Un altro dei dati dello studio è che il pregiudizio indotto dall'aspetto fisico sembra del tutto indipendente dalla passione e conoscenza scientifica del soggetto. In altre parole, non è studiando o guardando SuperQuark che ci liberiamo dei nostri condizionamenti inconsci.

La fisiognomica, insomma, non è che un bug dell'evoluzione.

La comunicazione della scienza è solo l'ultimo dei campi in cui emerge il potere del piccolo Lombroso nel nostro cervello. Studi hanno mostrato che per esempio il nostro cervello valuta la competenza di un politico sulla base del volto, in un decimo di secondo : non solo, questa valutazione è ben correlata ai risultati elettorali.

L'aspetto del volto è noto per influenzare una serie di decisioni sociali critiche. Chi ha un volto che tende a essere giudicato "competente" viene promosso più spesso a posizioni di potere nelle aziende; i soldati con un volto "dominante" tendono a salire di grado nell'esercito. Più inquietante ancora, vari studi suggeriscono che nei processi viene penalizzato davvero chi ha un volto "inaffidabile", addirittura fino a influenzare le condanne a morte.

Ma perché il nostro cervello è così ostinato — e rapido — nel farsi un'idea di una persona dal volto? Sorprendentemente, alcuni studi suggeriscono che effettivamente si possano indovinare caratteristiche del comportamento di una persona dal volto. Non ci si azzecca granché, sia chiaro, è un effetto molto sottile. Ma in situazioni controllate potremmo comunque indovinare leggermente meglio del tirare a caso, e c'è chi ha tirato in ballo vari meccanismi evoluzionistici per spiegarlo.

In realtà, anche se questi studi fossero confermati, ci sono vari dati che mostrano come nel mondo reale, per tutta una serie di fattori, basarsi sull'impressione del volto tende a portare a predizioni peggiori — ad esempio non esiste nessuna correlazione tra quanto sembri competente un CEO di una azienda e quanto lo è davvero. E allora perché si è evoluto questo meccanismo inconscio? Ci sono prove che molti dei nostri pregiudizi sul volto non siano altro che un effetto collaterale del circuito con cui valutiamo le espressioni facciali, ad esempio per capire al volo se qualcuno ha intenzioni minacciose o amichevoli. La fisiognomica, insomma, non è che un bug dell'evoluzione.