Questa pagina è l'operazione nostalgia del metal italiano

Il Metallaro Quarantenne raccoglie aneddoti, foto e biglietti di quegli anni in cui anche in Italia il metal era il vero metal e gli Iron Maiden suonavano ad Arma di Taggia.
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Nessuno è mai riuscito a darne una spiegazione razionale, ma i metallari sono dei feticisti dei memorabilia. Assieme ai punk e ai DJ sono gli ultimi rimasti a comprare dei dischi, ma a differenza delle comunità punk ed electro quella metallara è attratta da qualunque tipo di oggettistica assurda e assolutamente senza senso. Qualche esempio esplicativo ancorché non esaustivo: CD venduti con sacchetti di cenere, petali di fiori essiccati, bubblehead di vichinghi barbuti, rametti di nocciolo dell’appennino tosco-emiliano. Agli albori dell’internet a banda larga giravano anche voci di oscuri mailorder che proponevano edizioni limitatissime contenenti peli pubici ma non ho mai voluto approfondire l’argomento più del necessario. Nondimeno, un mercato del genere dà l’idea di quanto il metallaro sia profondamente affezionato al possesso fisico della sua musica e di tutte le amenità che la circondano.

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A questo collezionismo ai limiti dell’autismo si accompagna poi un rispetto quasi militare nei confronti dell’anzianità, dell’esperienza sul campo: non c’è metallaro che non si tolga il cappello alla frase “Ho visto i XXX sul palco”, dove a XXX si può sostituire una qualunque band seminale sciolta da tempo e spesso con un componente passato a miglior vita. Tipicamente fanno parte di questa classifica Death, Dissection, Pantera, Sentenced, magari gli Acid Bath, i Savatage di Criss Oliva, ormai anche i Nevermore e una miriade di altri gruppi più di nicchia.

Questi due tratti tipici della personalità del metallaro hanno finalmente trovato la giusta sintesi in una pagina Facebook nata lo scorso anno, che vuole celebrare la passione per la musica del demonio, per tutti i suoi ammenicoli e per la sua ormai pluridecennale narrazione di concerti ed eventi. I post sono tutti costruiti secondo una logica strettamente conservatrice: il metal vecchio è bello, il metal nuovo no. Lo spartiacque tra il vecchio e il nuovo è l’anno duemila. Sotto con l’aneddotica. Con questa premessa quanto mai semplice eppure efficace al tempo stesso, il personaggio è servito: signore e signori, ecco a voi il Metallaro Quarantenne.

Nonostante la sua diffidenza nei confronti dell’internet e della contemporaneità digitale, IMQ si è mostrato decisamente entusiasta di rispondere alle mie domande sulla vita, l’universo e tutto quanto, a partire dalla prima e fondamentale: chi è il Metallaro Quarantenne? La risposta è onestissima: “Uno che vuole raccontare la nostra scena metal. Dietro c’è tanta storia, a me è sempre piaciuta, l’ho studiata all’università, e un giorno mi sono deciso a raccontare la mia grande passione, il metal, attraverso aneddoti e racconti”. Dal 2017 IMQ ha iniziato a raccogliere reperti e testimonianze da parte di chi c’era, per far sì che il metal venisse raccontato dai suoi sopravvissuti. “L’universo metal è pieno di siti che raccontano gruppi, cd e concerti, però ho notato che nessuno raccontava gli aneddoti vissuti, e siccome per mio gusto personale ho sempre amato le storie e i racconti, ho deciso di farlo io”.

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Sacrosanto: spesso ci si sofferma su quale sia l’assolo più tecnico o il blast-beat più veloce, ma si finisce per perdersi per strada le storie. E di storie ce ne sono davvero tante, nei meandri del metal, basta farsi un giro dalle parti di SoundCave per rendersene conto. “Nell’arco della mia carriera di festival e concerti ne ho sentite tante. Vai a farti la coda per la birra o a farti un giro alle bancarelle dei dischi e ti scappa sempre la discussione. Sono cresciuto in una compagnia in cui si ascoltava metal fin da che avevo dieci o undici anni, per cui ho anche un po’ di contatti per ampliare il numero di racconti”.

E il Metallaro Quarantenne è il portavoce di queste testimonianze, tante volte al limite dell’assurdo, ma sempre viste con grande rispetto. Come il concerto degli Slayer al Palatrussardi di Milano nel 1991, cui presenziò il metallaro quarantenne Marco, che racconta “Dopo la seconda canzone, 'The Antichrist', dagli spalti venivano direttamente lanciati i seggiolini sul parterre, mentre tra le prime si lottava per sopravvivere, con un tizio enorme che era impegnato solo a scagliare per aria le persone”. O la data dei Savatage del giugno ‘93, pochi mesi prima che Criss Oliva abbandonasse troppo prematuramente questa valle di lacrime, quando il metallaro quarantenne Andrea ricorda che “dopo il concerto, Criss era pure sceso tra il pubblico a bersi una birra al bar dello Zimba e a firmare autografi”.

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Il Metallaro Quarantenne non è però solo ricordi e nostalgia, ma svolge anche una fondamentale attività educativa e pedagogica: “Il Metallaro Quarantenne non è l’unico personaggio in questa narrazione, il suo coprotagonista, la sua spalla, è Il Giovane Metallaro. È lui che si subisce tutti questi racconti”.

C’è una sorta di sindrome di Stoccolma qui, perché Il Metallaro Quarantenne fa pesare i gradi dell’esperienza al Giovane Metallaro, quasi lo bullizza, ma questi non può fare a meno di guardare alla sua più anziana controparte come a un mentore, nonostante commenti come "Hai mai visto il quartetto Mustaine-Menza-Friedman-Ellefson? Io sì, perché c'ero pure al tour del 1997 al Palavobis di Milano. Ma cosa ne vuoi sapere tu che sei nato dopo Rust In Peace? Torna a vederteli su Youtube” feriscano profondamente l’animo del giovane. D’altronde non si può che portare rispetto per chi è cresciuto nell’epoca del tape trading, o peggio, per chi era al Gods Of Metal ‘99 in cui “potevi sentire anche i Metallica in medley con King Diamond e vedere i Motörhead suonare 'Overkill' con Hetfield" o vide i Gamma Ray al Rainbow nel ‘97. “Piangi metallino piangi e vatti ad ascoltare i Ghost e pagati le prime file ai concerti”, dice il metallaro quarantenne Matteo.

E io, metallaro trentenne che ha iniziato da ragazzino andando a lavorare ai banchetti dei dischi pur di poter vedere i concerti, mi ritrovo perfettamente in questa narrazione. Quando a quattordici anni dicevo quanto mi piacessero Roots dei Sepultura e il debutto dei Soulfly guadagnavo solo sguardi di disapprovazione manco fossi un appestato, e le risposte che ricevevo erano: “Dici così solo perché non hai mai visto i Carcass”. Un po’ come le cose che ti dicono i tuoi genitori da bambino, ma il cui significato arrivi ad apprezzare solo con il tempo, o con il tour di reunion dei Carcass nel 2008.

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Questa volontà di ricordare, di legarsi alla tradizione, “è prettamente nostra”, continua IMQ. “O magari c’è anche negli altri generi, d’altronde io ascolto quasi solo metal, però non credo”. Gli rispondo che no, pur bazzicando qualche altro ambiente oltre a quello metallaro, il livello di comunione che si trova sotto il palco quando suonano i Kreator non l’ho mai trovato da nessun’altra parte. La dimostrazione è che sulla pagina de IMQ arrivano regolarmente foto di memorabilia e commenti per i giovani metallari che non c’erano. “Magari adatto un po’ il messaggio, ma il più delle volte faccio poco più che un copia-incolla di quello che mi scrivono i fan, che attraverso la pagina mi manda foto di biglietti, magliette, ricordi. Si è creata una fidelizzazione e un’interazione con gli altri metallari quarantenni che non avrei creduto possibile”.

Quando dico al Metallaro Quarantenne che dovrebbe fare un logo e delle magliette, la sua risposta è l’unica possibile: “Sai, ci ho pensato, però non lo so, se iniziassi a fare le magliette rischierei di commercializzare la pagina, e tu sai che la parola commercializzazione nel metal è qualcosa che non va bene. Rischi di guadagnare duemila fan e di perderne altrettanti. Poi a me i numeri non interessano, ma è il concetto a non convincermi del tutto”. Io rimango convinto che visto quanto il metallaro è legato al merch una bella magliettona nera sarebbe apprezzatissima. Magari un logo di Blssnd farebbe incazzare tutti i quarantenni capelloni d’Italia, ma il suo mentore Lord Of The Logos potrebbe essere la scelta giusta.

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A questo punto una domanda immancabile: qual è la storia più assurda vissuta dal Metallaro Quarantenne? “Beh, direi quando i Methods Of Mayhem di Tommy Lee si esibirono al Gods Of Metal del 2001. No scusami, del 2000. Devo stare attento che se sbaglio una data perdo tre quarti dei fan. Comunque i metallari erano così incazzati che li presero a bottigliate”. La ragione fu l’assegnazione dello slot: per il metallaro ortodosso è inaccettabile che l’ex marito di Pamela Anderson abbia diritto di salire sul palco dopo i Testament di Chuck Billy, e la folla inferocita pensò bene di impedire l’esibizione lanciando qualsiasi cosa sul palco, inclusi anfibi e bottigliette riempite di urina per l’occasione.

Il 2000, l’ultimo anno buono per il Metallaro Quarantenne, che da integralista rifiuta qualsiasi cosa abbia visto la luce nel nuovo millennio. Perché? Mi risponde flemmaticamente, ponderando ogni parola: “Perché sennò è troppo nuovo”. Ma ormai sono passati quasi vent’anni. “Non c’entra, è una questione culturale, dopo il 2000 ci si avvicina troppo all’età del Giovane Metallaro, l’età in cui tante cose sono cambiate. Sono arrivati gli Slipknot, è arrivato il nu metal. Io ho un odio incredibile per quella roba lì. Sai, poi il nu metal ha portato al metalcore, alle due voci, è tutto cambiato, e per i puristi questa è stata una mazzata. Un pugno sui denti. Anzi, un colpo alle spalle, perché non hanno avuto la possibilità di reagire”.

Vista la compattezza di questo fronte, perché non fare qualche raduno? Qualche evento, magari al Wizard pub di Milano o locali simili, che possa mettere insieme i metallari quarantenni del mondo e farli parlare di tutto, ovviamente purché metal e solo fino al 1999. Su questa possibilità IMQ lascia aperti degli spiragli: “A un evento ho effettivamente pensato, anche se per ora non si è concretizzato assolutamente nulla. Sarebbe bellissimo creare una stanza di discussione e confronto, magari con tutto il materiale di repertorio”. Come una mostra, per esempio: “Quello sarebbe meraviglioso, il mio sogno. Creare una mostra sarebbe incredibile, mettere insieme ricordi, memorabilia e cultura. Mi piacerebbe tantissimo, ho anche già in testa il percorso: diviso per anni, con cd, vinili, musicassette, magliette dei concerti, biglietti, foto. Ogni stanza dedicata a un periodo preciso”. L’impegno, sia economico che di energie, sarebbe notevole, eppure non ci sarebbe modo migliore per tramandare i giusti valori ai giovani.

Perché il Giovane Metallaro sarebbe ammesso alla mostra, perché in fondo il Metallaro Quarantenne gli vuole bene. IMQ ridacchia e ribatte che beh, “a volte è proprio una rottura di scatole, e sicuramente è un pischello su cui far valere la superiorità di grado, ma sì, abbiamo questo rapporto di amore e odio”. Perché il Giovane Metallaro è sia un adepto, uno sbarbato virgulto cui “insegnare l’etichetta dell’ortodossia”, sia “un giovane che ascolta i gruppi nuovi, per cui un po’ lo devo odiare. Perché no, i Children Of Bodom non sono una band death metal, e l’album migliore di qualunque gruppo è sempre e solo il primo”. Andrea è uno dei Lord di Aristocrazia Webzine. Seguilo su Instagram. Segui Noisey su Instagram e su Facebook.