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Com'è cambiata Amsterdam da quando i club sono aperti 24 ore

Poter fare after ogni sera senza problemi ha delle conseguenze socio-economiche che non ti aspetteresti.

di Timo Koren
14 febbraio 2018, 9:15am

Foto di Raymond van Mil

La versione originale di questo articolo è stata pubblicata da Noisey Olanda.

Nel 2013, il sindaco di Amsterdam Eberhard van der Laan ha ufficialmente assegnato il primo permesso per la nightlife da 24 ore facendo suonare "Brotherman" dei Detroit Swindle al Trouw, un famoso club che si trova negli ex-uffici di un giornale nazionale. Il progetto del permesso era un esperimento per vedere se aumentare le ore di apertura di certi club avrebbe migliorato la nightlife cittadina. Quasi cinque anni dopo, i risultati sono stati valutati e, secondo un rapporto ufficiale pubblicato dal Comune, sono positivi. Ma come è cambiata di fatto Amsterdam da quando ci sono permessi da 24 ore?

Questo tipo di orario esteso esiste già in posti come Berlino e Groningen, e ad Amsterdam lo si attendeva da anni. I primi passi in questa direzione sono stati presi nel 2012, quando è stata data la possibilità alle attività di richiedere permessi da 24 ore. Una squadra di esperti che comprendeva professionisti del settore e dipendenti comunali è stato incaricato di selezionare le idee più innovative; se approvate, i locali che spiccavano maggiormente non avrebbero più dovuto chiudere alle 5:00 in punto. A parte far festa fino all'alba o oltre, l'estensione dell'orario ordinario ha anche incentivato lo sviluppo urbano. Soltanto luoghi esistenti e vuoti al di fuori del centro della città potevano richiedere il permesso speciale, per assicurare che i club e i locali aperti tutta la notte fossero distribuiti più equamente in tutta la città. A oggi, vari permessi sono stati accordati.

Non tutti sono rimasti soddisfatti dall'esclusione del centro città dal programma. Per il Paradiso e il Melkweg non è stato un problema – entrambi avevano un permesso speciale da anni, che permette loro di rimanere aperti "fino a un'ora dopo la fine dell'ultima performance". La maggior parte delle altre attività non ha questa possibilità. "Penso che la concorrenza fosse sicuramente sleale, soprattutto all'inizio", dice Mirik Milan, il "Sindaco della Notte" di Amsterdam. “Ma quel primo passo è stato necessario per aprire la strada a ulteriori estensioni per tutta la città". Dopo il pilota del permesso da 24 ore, è esattamente ciò che è successo: i locali che si affacciano sull'affollata piazza Rembrandtplein hanno avuto il permesso di estendere l'orario, e altri club del centro o ra possono stare aperti di più fino a 12 volte all'anno. Ciononostante, organizzazioni di professionisti come la Koninklijke Horeca Nederland (l'Associazione Reale dei Ristoranti, Hotel e Catering Olandesi) hanno continuato a sostenere che si tratti di concorrenza sleale davanti al consiglio comunale anche poche settimane fa.

Uno dei risultati più evidenti dei permessi da 24 ore è una distribuzione più equa delle persone in cerca di festa. "Quando organizzai una festa sull'isola di Java 30 anni fa, fummo costretti a noleggiare delle navette apposta", dice Maz Weston, responsabile della programmazione di musica elettronica al Paradiso. "Oggi, nessuno si fa problemi ad andare in bici fino al [bar e spazio eventi] Radion. Ho notato una grande differenza tra le persone che vengono al Paradiso Noord e quelle che vengono alla nostra location in centro: a nord, la gente viene per la lineup, [mentre] in centro ci sono più visitatori random".

Mirik Milan ha notato un altro cambiamento: "La gente non smette di uscire una volta compiuta una certa età. Andare in un club dopo i trent'anni non è più considerato strano. La gente che ha più di trent'anni non va fuori così spesso però, quindi magari non hanno voglia di uscire solo per ballare due ore. Vogliono spendere bene, e questo vuol dire far festa fino a più tardi. E poi con tutti i festival estivi la gente si è abituata a eventi più lunghi".

Quando il progetto pilota cominciò, nel 2013, la congestione del centro città non era l'argomento controverso che è oggi. Il sistema dei permessi da 24 ore ha dato una forte spinta al cosiddetto turismo notturno: nel report di valutazione del progetto si riporta che il 20% di chi frequenta i club fuori dal centro città di Amsterdam non è olandese. Questi nuovi permessi hanno quindi aiutato a diminuire l'impatto dei turisti sulla città, allontanandone una parte dal centro. Ad ogni modo, l'aumento del numero dei visitatori è diventato un fattore dell'equazione più importante per determinare il modo in cui la vita notturna viene regolamentata. "Inizialmente, le attività che operano su una base di 24 ore hanno visto un grande stimolo", dice Tim-Oktay Leeman, che lavora per il dipartimento dell'ordine pubblico e della sicurezza di Amsterdam. "Vogliamo ancora crescere, ora come ora, ma la priorità è cercare di evitare fastidi per chi vive nell'area".

La vita notturna, quindi, contribuisce alla crescita della città. È un lato positivo, ma con una controparte negativa. In un'intervista rilasciata alla redazione olandese di THUMP Kim Tuin, l'ex direttrice del Trouw, crede che il progetto faciliti la gentrificazione. Il processo è semplice: uno spazio vuoto viene preso in affitto temporaneamente da imprenditori creativi, diventa un fulcro della vita culturale della città, comincia ad attirare attenzioni sul quartiere in cui si trova, i terreni aumentano di prezzo e vengono acquistati da imprenditori edili con l'obiettivo di creare un progitto. Tuin ha gestito per un periodo l'NDSM, spazio ricavato da quello che un tempo era il più grande cantiere navale di Amsterdam, ma si è da poco licenziata. L'area sta infatti venendo sfruttata per la costruzione di appartamenti troppo costosi perché i ceti medio-bassi possano permetterseli, e ai suoi occhi questo le sta facendo perdere qualsiasi fine culturale.

L'idea, quindi, sarebbe che dietro al rilascio di permessi da 24 ore ai club che operano fuori dai confini del centro ci sia l'intenzione di facilitare la gentrificazione dei quartieri in cui si trovano. Non è assurdo pensare che i club temporanei che stanno già operando possano, in un prossimo futuro, venire circondati da abitazioni tutto tranne che abbordabili – o che siano i club stessi a diventare, prima o poi, dei condomini di lusso. Ad ogni modo, un club non è sempre il preludio di un investimento immobiliare su larga scala; a volte è solo una parte di un puzzle più complesso, come nel caso del Ven. È un complesso che contiene un hotel, una sala conferenze, un casinò e un rooftop bar. Recentemente, ha ottenuto un permesso per operare su 24 ore. È giusto che uno spazio che si rivolge a cosmopoliti dalla capacità di spesa medio-alta venga supportato ulteriormente da un permesso simile? Leeman svia la questione scegliendo di non rispondere: "È una domanda importante: vogliamo stimolare piccole attività che promuovono il lavoro creativo, o dobbiamo dare attenzione anche ad aziende più grandi? Fondamentalmente, sta ai politici trovare una risposta".

Mirik Milan non ha paura di esprimere la sua opinione: "Spero che in futuro i permessi vengano concessi ad attività sperimentali: location da 200 persone dove si possa coltivare nuove idee e la priorità non sia riempire il locale. È per questo – e dovresti saperlo – che credo che il permesso concesso al Ven sia un errore. È importante mantenere un certo equilibrio all'interno della città, dobbiamo stare attenti a non concentrarci solo su persone bianche e laureate che ascoltano house music. La qualità della vita notturna è aumentata, ma non si è avviato un processo di diversificazione. Qualsiasi diversità che si è aggiunta – serate come Bassline o Encore, per esempio – sono solo il risultato di forze di mercato.

Con l'aiuto dei permessi da 24 ore, Milan creda che sia possibile dare una forma al modo in cui le serate vengono programmate a livello cittadino. "Facendo così, si ci può rendere conto di quali location si impegnano a promuovere diversità, apertura e tolleranza. Questo è un fattore che non è stato considerato nell'ultimo giro di richieste di permessi, ma potrebbe essere una condizione determinante in futuro". Uno spazio con un permesso di 24 ore che non si rivolge al pubblico bianco appassionato di house di cui sopra è la De Koning Events. Tra gli eventi che organizzano ci sono molti matrimoni marocchini, turchi e hindu. Nonostante questo, nel report di valutazione ufficiale pubblicato dal comune, è proprio questo elemento a causare scontento tra altri imprenditori e proprietari di locali, che non capiscono come quello spazio abbia ottenuto un permesso, o si lamentano che "fare qualcosa di multiculturale" è una garanzia di successo in qualsiasi ambito.

Non c'è alcun dubbio sull'importanza dei permessi da 24 ore nell'aver reso la nightlife di Amsterdam conosciuta a livello internazionale. Allo stesso tempo, è importante pensare con onestà ai suoi effetti collaterali non intenzionali. Ci sono molte questioni politiche in ballo, dall'innovazione culturale alla sicurezza pubblica, passando per il controllo degli schiamazzi. Essendo una parte importante nello sviluppo della città, la vita notturna può aumentare l'ineguaglianza sociale. I permessi da 24 sono un'opportunità per andare a impattare, come sostiene Mirik Milan, il modo in cui gli eventi vengono organizzati a livello cittadino. La sfida è farlo veramente, e non soddisfare solo i benestanti in cerca di fare serata.

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