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medio oriente

Tocca all'Italia evitare che questa diga crolli causando un disastro di “proporzioni epiche”

In una situazione umanitaria già grave, con milioni di sfollati e intere comunità minacciate, la diga di Mosul rappresenta una vera e propria Spada di Damocle sulla regione.
11.3.16
Foto via Reuters

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Onde di 14 metri che metterebbero a rischio almeno mezzo milione di persone e spazzerebbero via intere città: un eventuale cedimento della diga di Mosul, in Iraq, potrebbe essere la causa di uno degli eventi più catastrofici nella storia dell'umanità.

Le strutture che formano il bacino artificiale da 3.2 chilometri e 131 metri di altezza, in cui sono stipati 11 miliardi di metri cubi di acqua, stanno infatti cedendo: l'allarme è stato lanciato ieri anche dall'Organizzazione delle Nazioni Unite, che ha chiesto interventi di massima urgenza per prevenire il possibile disastro, che avrebbe "proporzioni epiche."

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La gigantesca onda che si formerebbe a seguito dell'eventuale cedimento strutturale inonderebbe - nell'arco di quattro ore - la città di Mosul e la sottostante valle del Tigri, facendo arrivare l'acqua quasi fino alla capitale Baghdad, situata a 350 chilometri di distanza.

La posizione della diga di Mosul, in Iraq [via Google Maps]

A rischio, secondo l'ONU, ci sono oltre mezzo milione di iracheni: "Se si dovesse aprire una falla, in alcuni luoghi della valle del Tigri l'onda raggiungerebbe i 14 metri di altezza, spazzando via ogni cosa — incluse persone, auto, case, ordigni inesplosi, scorie e altro materiale pericoloso," ha detto la rappresentante permanente degli Stati Uniti d'America alle Nazioni Unite, Samantha Power.

Nasrat Adamo, l'ex capo progettista della diga, aveva lanciato l'allarme al Guardian: "Oggi la struttura è a forte rischio. Le forti piogge di marzo e aprile alzeranno definitivamente il livello dell'acqua oltre le soglie di allarme. La mia sensazione è che la diga crollerà, prima o poi in futuro."

A cercare di mettere in sicurezza la diga sarà un'azienda italiana: la Trevi Spa di Cesena, che dieci giorni fa ha annunciato di avere vinto un appalto da 273 milioni di euro indetto dal Ministero delle risorse idriche Iracheno (MWR).

Visuale aerea della gigantesca diga di Mosul. [Foto via Wikimedia Commons/Rehman Abubakr]

L'azienda effettuerà una serie di "perforazioni e iniezioni di miscele cementizie per il consolidamento delle fondazioni della diga," oltre a "lavori di riparazione e manutenzione delle gallerie di scarico di fondo della stessa, oggi danneggiate."

Con le prime mobilitazioni, annuncia Trevi, inizieranno anche "corsi di specializzazione e training di tecnici e personale locale per l'utilizzo di mezzi di perforazione." Il cantiere durerà 18 mesi, ma la data di inizio non è ancora stata ufficializzata.

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Leggi anche: Abbiamo incontrato l'italiano che è andato a combattere lo Stato Islamico a Kobane

Ieri, l'ONU ha chiesto al governo iracheno di "effettuare al più presto i lavori necessari." Verosimilmente, le operazioni di emergenza cominceranno all'inizio del mese prossimo. Per allestire il cantiere, in cui lavoreranno circa mille persone - tra cui 70 tecnici specializzati dall'Italia - saranno però necessari quattro mesi.

"Tamponiamo subito le crepe ma il lavoro più grosso inizierà a settembre," aveva spiegato infatti a Repubblica Stefano Trevisani, amministratore delegato di Trevi Spa.

"La nostra preoccupazione è lavorare in sicurezza. Le milizie dell'Is sono a dieci chilometri."

Un soldato peshmerga presidia la diga. [foto via Flickr/Claus Weinberg]

La strategica diga venne conquistata dalle milizie del cosiddetto Stato Islamico (IS) il 7 agosto del 2014, dopo il ritiro delle forze curde dall'area di Mosul. Nove giorni dopo, al termine di una battaglia durata più di 100 ore e condotta da una coalizione americano-curdo-irachena, IS perse il controllo della diga.

A causa dell'instabilità dell'area e dei rischi connessi, in quell'occasione molti lavoratori smisero di assicurare sorveglianza e mantenimento alla diga, aggravando una situazione di per sé già problematica.

Dopo un periodo di stallo, nell'autunno del 2015 la situazione della diga è tornata sotto i riflettori.

A dicembre Matteo Renzi annunciò la firma dell'accordo tra il Ministero iracheno e la società italiana, preannunciando l'invio di 450 militari italiani a supporto e protezione dei lavoratori impegnati a Mosul.

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Secondo quanto successivamente scritto da Enrico Piovesana sul Fatto Quotidiano, "fonti dello Stato Maggiore confermano l'impiego dei bersaglieri della brigata "pesante" Garibaldi con carri armati Ariete e cannoni semoventi cingolati Panzer."

In una foto d'archivio, un soldato americano nella città di Mosul. [Foto via Flickr/The U.S. Army]

La missione partirà in primavera contestualmente all'arrivo degli uomini di Trevi nell'area — quindi tra la fine del mese corrente e l'inizio di aprile.

Nel frattempo Mosul, che dista 35 chilometri dalla diga, resta nelle mani dei militanti di IS, i quali hanno instaurato un regime di terrore epurando la città di migliaia di persone appartenenti a varie minoranze etniche e religiose, imponendo la legge islamica, uccidendo gli oppositori senza processo e distruggendo siti artistici e culturali.

In una situazione umanitaria già grave, con milioni di sfollati e intere comunità minacciate, la diga rappresenta una vera e propria Spada di Damocle — la cui rottura potrebbe essere il colpo di grazia su una regione, e una popolazione, già martoriate dalla guerra in corso.

Leggi anche: I disertori di IS spiegano perché hanno abbandonato lo Stato Islamico


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