Ceri è il segreto per far andare bene il tuo disco

Abbiamo intervistato il ragazzo trentino che ha lavorato al sound di Coez, Franco126 e Frah Quintale e ora ha il suo primo lavoro da farci ascoltare—e il suo primo live a Roma tra pochi giorni.
Carlotta Sisti
Milan, IT
@Karim001
Tutte le foto di Ceri sono di Karim Andreotti e compaiono per gentile concessione di Undamento

La cosa strana che succede, o almeno che è successa a me, chiacchierando con Ceri, è che se il suo EP Solo fin dall’attacco mi aveva stretto la gola in una morsa un po’ bella e un po’ dolorosa di malinconia, al contrario parlare con lui mi ha messo in circolo una dose massiccia di presa bene e, userò un termine abbastanza spesso, pure un po’ di gioia. Perché Stefano da Trento sta all’estremo opposto del calcolo, della frase detta per colpire chi ascolta, della piacioneria e di tutto quello che può creare un po’ di disagio in chi intervista e intercetta per un attimo qualcosa di artefatto, di non limpido.

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Lui, che è da sempre il producer di Frah Quintale, che ha lavorato al terzo album Coez e che di recente ha curato la produzione di Stanza Singola di Franco 126 (ma nell’elenco delle sue infinite collaborazioni ci sono, tra gli altri, pure Salmo e Mahmood) è un essere umano piuttosto speciale, che si muove nella scena musicale con poco interesse per il business e con sconfinato amore per il suo aspetto artistico “che in questo momento sta vivendo una fase incredibile, bellissima, che bisogna solo stare attenti a non sputtanare”.

Così quella che è stata un’intervista telefonica iniziata con il mio lagnarmi, disciplina in cui eccello, per il fatto che non stesse avvenendo di persona, è diventata una chiacchierata che è riuscita piuttosto bene ad azzerare le distanze. È diventata inoltre una motivazione in più, oltre all’abbraccio agrodolce di Solo fatto di elettronica color pastello e testi che ti si infilzano nel cuore, per andarlo a sentire nel suo primo live da solista l’11 luglio alla serata romana della sua crew, Undamento, al MAXXI Museo Nazionale delle arti del XXI secolo.

ceri solo copertina

La copertina di Solo di Ceri, cliccaci sopra per ascoltarlo su Spotify

Noisey: Visto che non ci possiamo guardare in faccia e non so che espressione stai facendo ora che sei al telefono con me, mi viene da chiederti come prima cosa se ti piacciono o se schifi le interviste.
Ceri: Mi piacciono, non sono uno di quelli che le vede come una rottura di palle, forse anche perché non è che ne faccia tantissime. In realtà l’aspetto che mi piace è che può capitare che ti facciano una domanda su una cosa a cui non avevi pensato, o che avevi immaginato in un modo e l’intervistatore ha, invece, interpretato in un altro, quindi possono nascere spunti di riflessione nuovi e utili.

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Ora ho un po’ di ansia da prestazione.
No, dai, non volevo!

Facciamo che andiamo con calma e mi dici come ti stai preparando alla prima presentazione live del tuo EP.
Questo sarà una sorta beta test del live, e l’idea è, se in futuro ne farò altri, partire da qui, da questo nocciolo di show a cui stavo lavorando proprio in questo momento, cioè fino a un secondo prima che mi chiamassi. Mi piacerebbe che giovedì si creasse un intreccio tra quello che ho preparato e qualche spazio lasciato più aperto alle modifiche in live. Il mio obiettivo, ma credo di aver bisogno di tempo per riuscire a raggiungerlo, è proprio riuscire a giocare e rimbalzare dal materiale già pronto e quello più libero.

Emotivamente, invece, come ti senti?
Ora faccio fatica a provare emozioni! No, cazzate a parte, vedremo là come sarà, anche se di base so che sono sempre molto più agitato prima di salire sul palco che quando poi ci sono davvero. Però questa è la prima volta da solo, quindi non ho realmente idea di come mi sentirò.

Il fatto di cantare per la prima volta davanti a un pubblico è il fattore con più alto tasso di imprevedibilità?
Sì, perché non sono un cantante, ma manco lo voglio essere, e no, perché per come ho pensato alla mia voce su questi pezzi, è più uno strumento che non il centro della faccenda. Anche nell’EP, ho sempre mascherato la voce con distorsioni e filtri, ed è una scelta precisa di visione del cantato come uno strumento in più al servizio della musica.

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ceri solo undamento

Tutte le foto di Ceri sono di Karim Andreotti e compaiono per gentile concessione di Undamento

Questi giorni ho ascoltato Solo durante una lunga passeggiata in cuffia. Ero appunto sola, e appena è partita la prima traccia m’è venuto un groppo in gola.
Che tu mi dica questa cosa mi fa pensare che la roba “giusta” è arrivata. E mi hanno fatto notare, ed effettivamente poi ci ho riflettuto su anche io trovandomi d’accordo, che questi pezzi qua cambiano se li ascolti in cuffia da solo. In macchina con gli amici non funzionano. Se ti prendi qualche minuto per sentirteli per i fatti tuoi sì. Non a caso io li ho registrati proprio in cuffia, sono nati così e vivono al meglio così.

Che situazione e che sensazione è per te la solitudine?
È soprattutto un momento di crescita, che serve anche per imparare a stare meglio sia con se stessi che con gli altri. Però non la associo alla musica, perché quasi sempre il mio processo creativo avviene insieme ad altre, tante persone, ma a un momento mio che serve, o dovrebbe servire, a migliorarmi.

Ma quando parli di solitudine la intendi come isolamento del tutto privo di distrazioni e input esterni?
No, anche se in realtà mi piacerebbe ogni tanto concedermi anche quel tipo di situazione. Solo che, onestamente e per fortuna, in questi ultimi anni non ho avuto tanto tempo. In realtà qualche mese fa, in un weekend in cui ero incredibilmente libero, sono tornato a Trento ed avevo in programma di andare con i miei amici storici in una malga su in montagna dove non prendeva nemmeno Internet, ma poi ha diluviato e abbiamo dovuto rinunciare e mi sono davvero girati i coglioni. Però quest’estate ci riprovo.

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ceri solo undamento

Tutte le foto di Ceri sono di Karim Andreotti e compaiono per gentile concessione di Undamento

Hai un legame molto forte con la tua città e la natura che la circonda?
Penso che questa cosa qui sia proprio parte del DNA trentino, perché se cresci a Trento per forza di cose sei più spinto a rispettare e ad amare la natura. Penso solo ai fatti più basilari: lì la differenziata la facciamo da che ho memoria ed effettivamente il primo anno che ho vissuto a Milano, quando avevo 19 anni, ero schizzatissimo per la diversità di contorno. Allora, che era il 2009 ed era una Milano molto diversa da quella di oggi, gli spazi verdi erano due aiuole mezze distrutte. Era una cosa oscena, e io l’ho sofferta tantissimo. Per fortuna oggi è migliorata di brutto. Però non posso negare che anche oggi, quando entro nella valle dell’Adige, e vedo le montagne, mi sento tranquillo.

E invece il tuo primo contatto con la musica quando e come è avvenuto?
Molto presto, a sette anni, quando ho iniziato a strimpellare il pianoforte di mia nonna, che lo aveva passato a mio padre, il quale, vedendo che mi ci perdevo via, mi aveva fatto prendere lezione. Ho avuto la fortuna di trovare un maestro molto bravo, che, vedendo che oltre che eseguire mi piaceva anche cazzeggiare, mi ha aiutato a comporre le prime robe. Poi con il piano è stato un tira e molla, l’ho abbandonato, poi mi piaceva troppo e l’ho ripreso, poi ancora mollato perché era una cosa che richiedeva un’ora al giorno di studio col timer e io invece preferivo andare a giocare a basket… La svolta, quella che ha fatto sì che la musica diventasse una specie di ossessione, ma in senso positivo, c’è stata quando un mio amico m’ha fatto conoscere i programmi di musica per il computer, e da lì basta: è diventata la cosa che facevo sempre, anche appena tornato da scuola, anche la sera dopo cena.

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Comunque oggi il piano è tornato bello presente nella tua vita …
Di brutto, sì, con Frah e con Franco suono soprattutto le tastiere, quindi anche se non lo studio più in maniera accademica lo suono un botto, ogni giorno, anche per comporre.

ceri solo undamento

Tutte le foto di Ceri sono di Karim Andreotti e compaiono per gentile concessione di Undamento

In "Guai" parli di amici che se ne vanno, un momento riguarda un po’ tutti e che, almeno per me, ha significato la fine dell’infanzia.
Vedi, è interessante che tu l’abbia letta così, perché io in realtà volevo raccontare di una cosa molto terra terra. Cioè di quando nella mia cerchia di migliori amici mi sono ritrovato praticamente solo, perché uno è andato a vivere a Londra, uno a Singapore, un altro ovunque in giro per il mondo. Volevo parlare di quella sensazione di spaesamento e di senso di fine dell’adolescenza che ti prende quando i riferimenti di amicizia di una vita ti mollano, anche se sai che lo stanno facendo per inseguire i loro sogni e quindi sei in parte triste e in parte felice per loro e fiero di loro.

Dimmi di Undamento: che tipo di “famiglia” siete? Che cosa, secondo te, vi tiene così uniti?
Siamo amici. Tommaso Fobetti, il nostro produttore artistico, lo conosco da quando ho 16 anni, Frah pure, perché io ero nella scena rap di Trento, e lui in quella di Brescia, ma dato che nel 2006 quelli che facevano rap in Italia si contavano su una mano le due realtà erano super connesse tra di loro. Molto peso lo ha avuto anche aver condiviso e superato dei bei momenti di merda. E un intento comune, qualcosa del tipo che siamo “quelli della decrescita felice”. Non ci interessa tanto fare i numeroni, fare i soldi, a me personalmente non frega proprio un cazzo di comprarmi una macchina nuova ogni anno, che pure se avessi i soldi non lo farei, non mi interessa, e così credo gli altri. Cerchiamo di fare le cose che ci piacciono e di essere contenti con quello che ci arriva.

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Che effetto ti ha fatto, dopo i già citati momenti di merda, veder arrivare un riscontro così grande a Coez, ma anche a Frah?
Beh, felicità pura. Specie perché ci sono state tante mattine in cui ci siamo svegliati davvero perplessi su quello che stiamo facendo, e pure un po’ in paranoia. Invece oggi ci si sveglia contenti, io sono davvero contento, nel profondo, per tutto quello di stupendo ci è successo.

ceri solo undamento

Tutte le foto di Ceri sono di Karim Andreotti e compaiono per gentile concessione di Undamento

Al di fuori della tua crew, che cosa ti sta piacendo della scena musicale italiana di oggi?
Beh, innanzi tutto questo è un bellissimo momento per la musica italiana e bisogna stare attenti a non sprecarlo. Detto ciò e detto anche che io, grazie anche alla mia coinquilina che è francese, sono appassionatissimo di musica francese e trovo che i cugini siano avantissimo e che abbiano degli artisti minori davvero interessanti che fanno cose immense con un decimo del budget dei grossi che abbiamo qui, penso che in Italia ora ci sia un grande potenziale. Spero che questa cosa non venga sprecata in nome del business perché il rischio, temo, può essere quello.

Sei proprio atipico, Ceri.
Eh cazzo, speriamo di no! Però, aspetta, torno alla domanda di prima e ti faccio un nome, anche se sono un po’ di parte perché abbiamo lavorato assieme a diversi pezzi, però Mahmood è davvero un king, e potrebbe spaccare di brutto anche fuori dall’Italia. Poi, vabbè, il mio preferito, anche se ora non lo seguo più, o meglio non lo capisco più, è Panizza, Pop X, conterraneo che ho sempre venerato, ma che, appunto, m’è un po’ sfuggito negli ultimi tempi. D’altronde credo sia impossibile comprendere i suoi processi mentali, quindi, forse, il tempo gli darà ragione e mi troverò ad amare follemente anche i suoi ultimi lavori. Forse.

Giovedì Ceri si esibirà insieme a tutti i suoi compagni in Undamento (Frah Quintale, Dutch Nazari, Joan Thiele, Dola, Irbis37, Spz e See Maw), al MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma e i biglietti sono in vendita. Carlotta è su Instagram. Guarda altre foto di Karim su Instagram. Segui Noisey su Instagram, Twitter e Facebook.

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