Attualità

Abbiamo chiesto a un po’ di persone perché pubblicano loro foto sexy

Ogni giorno, più volte al giorno, sulla mia timeline compare un amico di Facebook con pochi vestiti addosso. Di solito sono un grande fan di queste foto, anche se rendono problematica la navigazione del feed quando sono in ufficio, ma mi sono sempre chiesto quali siano i motivi che spingono a pubblicarle. Qual è lo scopo? Sono persone che manifestano stima di sé o la cercano dal mondo esterno? 

In gergo queste immagini si chiamano thirst trap e Urban Dictionary le definisce come “foto sexy o messaggi arrapanti sui social con lo scopo di spingere gli altri a manifestare la loro attrazione.” Per capire da dove viene e rispondere alle domande qui sopra ho chiesto a qualche amico e conoscente sui social perché posta questo tipo di foto. Queste sono le loro risposte.

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RUBIE MAGNITUDE, BALLERINA DI BURLESQUE

Foto via Rubie Magnitude.

Cosa me ne viene, a postare scatti come questo? Un sacco di like su Instagram. Quando posto una foto così è per ricevere delle attenzioni. Se non cerchi attenzioni non ti metti a pubblicarle. Ma le attenzioni ti fanno sentire bene. Non so come altro potrei spiegarlo.

Lavoro in un negozio di abbigliamento intimo, e le foto sono una costante delle mie giornate. Non le vedo come qualcosa di scandaloso perché ne scatto un sacco, sia di me che di altre ragazze in lingerie. È parte del mio lavoro, ma è anche una scusa, tipo “Posso pubblicare una foto con questo reggiseno perché è un bellissimo reggiseno che vendiamo anche in negozio!” O: “Mi piace come mi sta! E mi piace come mi fa sentire. Perciò dovrebbero vederlo anche tutti gli altri!”

Qualche giorno fa un’amica mi ha detto che aveva provato a farsi un selfie e che era venuto fuori uno schifo, così aveva pensato a me e a quanto tempo devo impiegare per fare queste foto. Ovviamente è una cosa che richiede del tempo. E tanta pratica. L’angolo da cui scatti può fare la differenza, e se non conosci il tuo lato migliore non puoi fare delle belle foto. Anche la luce è importantissima, e la modalità autoscatto è stata una svolta. Comunque, il succo è: pratica, pratica e ancora pratica.

ELIAS “LO SPARTANO” THEORODOU, LOTTATORE DI MMA

Foto via Elias Theodorou.

Negli sport le magliette sono sempre un optional. Ovviamente sto scherzando, ma in realtà passo molto tempo “al lavoro” o sudato o senza maglia. Di conseguenza, ogni foto che pubblico lo riflette. Quello che voglio ottenere, ovviamente, sono attenzione, follower e like. Ma soprattutto, dato che conosco il mio seguito, massimizzo i risultati. Per esempio: su Twitter mi seguono 70 percento uomini, su Instagram 65 percento donne. Analisi spiccia: agli uomini che mi seguonointeressa quello che dico, alle donne che mi seguono interessa guardarmi. 

La cosa migliore, e la peggiore, dei social, è il contatto diretto con i fan etc. E questo ha significato anche un rapporto diretto con una marca di shampoo e balsamo, che sono diventati i miei sponsor principali. Sono il primo lottatore della UFC a ricevere un tale endorsement. Io non sono solo un lottatore, sono un brand. Per molti versi, vendo il brand che sono. Penso che molti lottatori non lo capiscano, e questo va a loro discapito. 

Quando sei sicuro di te stesso ci saranno sempre persone convinte che tu sia uno stronzo. Il fatto che sono sicuro di me, del mio aspetto e delle mie doti da lottatore, può apparire negativo a chi non vuole riconoscermi i miei meriti. In realtà so che nel mio sport devo rimanere umile. Il giorno che pensi di sapere tutto è il giorno in cui ti prendono a calci in culo in diretta TV. 

La negatività e i messaggi strani sono spesso brutti da ricevere, ma onestamente non ci perdo troppo tempo. A volte è anche utile, perché poi vado a vedere il loro profilo Twitter e mi rendo conto che la negatività nei miei confronti è un’estensione della loro visione triste o delusa del mondo. Come dice Schwarzenegger, “Ignora gli scettici.”

CASSANDRA BLACKWELL, TWITTER PERSONALITY

Foto via Cassandra Blackwell.

Ho un bisogno incessante di conferme da parte del mondo esterno, e gli estranei su internet mi danno sempre una mano. Non penso ci sia niente di male. Mi piace pensare che la maggior parte di quelli che mi seguono siano lì per il mio umorismo e i miei commenti sagaci, ma so che potrebbe anche non essere così. E ad ogni modo ricevere attenzioni mi distrae dal senso di vuoto e mi fa sentire che merito di stare al mondo. Non mi interessa cosa pensano gli altri. Continuo per la mia strada. Anche il mio analista pensa che io abbia ragione. 

L’attenzione che ricevo ha i suoi alti e bassi. Poco tempo fa un’artista che adoro, Chelsea Donovan, ha ridisegnato una delle mie foto su Instagram, e il risultato mi piace così tanto che sto per farmelo tatuare. Le donne che mi seeguono mi taggano sempre nelle loro foto sexy, mi fa molto piacere. I punti più bassi invece sono alcuni dei messaggi che ricevo in privato in risposta alle mie foto. Non capisco come ci si possa arrabbiare così tanto con una donna che decide di posare in intimo quando il mondo sta andando a puttane. 

Comunque, sto cercando di fare il mio meglio anche lì. Qualche giorno fa ho postato una foto, e mi sono coperta i capezzoli con l’emoji del fiore. Un uomo mi ha scritto: quanti retweet vuoi per togliere le emoji? Ho risposto “100 dollari via Paypal.” L’interazione mi ha fatto ridere, quindi ho twittato lo screenshot con un link al mio Paypal e… certi uomini sono disperati. Cinquecento dollari. Non ho tolto i fiori per nessuno. Nessuno di quelli che mi ha mandato soldi mi ha ricontattata. Mi sono pagata la bolletta del telefono e ho donato il resto a Planned Parenthood. 

WILLIAM LAVINIA, PERFORMER

Foto via The Sensual Eye.

Mi capita spesso di postare foto in cui sono più o meno nuda. Se lo faccio, ci sono varie ragioni. Innanzitutto, perché mi piace. Perché essere guardata mi eccita. Perché sono una performer e mi piace ricevere attenzioni e perché le attenzioni pagano. Ognuno ha le sue battaglie personali e la mia è la distruzione della cultura del body shaming. Bisogna rispettare le scelte altrui, che uno voglia coprirsi dalla testa ai piedi o spogliarsi. Per quanto mi riguarda, a me piace spogliarmi e mostrare il mio corpo queer.

Pubblicare le foto è divertente, e anche sexy, ma come tante altre cose è facile sconfinare nella questione della percezione altrui. Non si può prescindere dall’importanza di rappresentare la diversità di corpi online. Sono transgender e presto mi sottoporrò a interventi chirurgici e ormonali. E quando avrò le cicatrici e una diversa struttura ossea pubblicare le mie foto diventerà qualcosa di ancor più radicale, dal momento che avrò un corpo che esisterà al di là del binarismo di genere. Sono sicura che quelle foto saranno un bello shock per tutti quegli uomini etero che riempiono di cuori le mie foto o le definiscono thirst trap. 

Pubblichi una foto, e chi la guarda si eccita. Perché dovrebbe essere qualcosa di cui vergognarsi? Ognuno deve fare ciò che lo rende felice. Sono fortunata a potermene fregare di chi mi vede e a sapere che quello che pubblico non avrà conseguenze sulla mia vita professionale. E invito tutte le persone che hanno questa stessa possibilità a fare lo stesso. Fregatevene di quello che pensate voglia vedere la gente. Vi prometto che ci saranno persone che lo apprezzeranno, qualunque cosa esso sia.

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