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Biennale 2017

Abbiamo intervistato l'artista dietro le mani giganti sul Canal Grande

Le due mani che affiorano dall'acqua per denunciare il cambiamento climatico sono tra le opere più discusse di questa Biennale Arte 2017.

di Antonella Di Biase
16 maggio 2017, 10:42am

Le mani possono costruire e distruggere, annientare e salvare. Le due mani giganti che sono apparse sabato sul Canal Grande di Venezia, all'altezza di Largo Santa Sofia, sembrano appartenere a un gigante dei mari che, nello sforzo di risalire dagli abissi, incontra e sostiene le pareti in stile gotico-bizantino del bellissimo Hotel Ca' Sagredo.

La scultura, che si intitola Support, è stata realizzata per la londinese Halcyon Gallery da Lorenzo Quinn, scultore italiano di fama internazionale, figlio del noto attore Anthony. Apparsa nel giorno di inaugurazione della Biennale Arte 2017, resterà a disposizione dei visitatori della città lagunare fino alla fine di quest'ultima, il 26 novembre.

Il messaggio dell'intervento sembra chiaro: Venezia va sostenuta, supportata, anche dall'arte — soprattutto durante i mesi della Biennale, quando ne diventa la capitale. Abbiamo contattato l'artista per saperne di più su quest'opera così discussa e fotografata.

Creators: Come è nata l'idea di realizzare una scultura del genere?

Lorenzo Quinn: Io collaboro con la Halcyon Gallery da 20 anni circa, l'idea mi è venuta un anno fa mentre mi trovavo in quella terrazza, proprio nel giorno del mio compleanno. Parlavo con la direttrice dell'albergo del fatto che mi sarebbe piaciuto fare un intervento in occasione della Biennale, poi pensando alle problematiche legate al cambiamento climatico mi sono venute in mente le mani.

Ci daresti delle specifiche tecniche? In che materiale sono state realizzate? Come le hai fissate a terra?

Ogni mano pesa circa 2.500 kg. La scultura è stata realizzata in materiale plastico espanso, ha una struttura interna metallica e ognuna si regge su quattro pilastri che penetrano il Canale fino a 12 metri circa — due di acqua, otto di fango, due di sabbia. Le mani che ho usato come modello, comunque, sono quelle di mio figlio più piccolo.

Quanto è importante il ruolo dell'arte nel sollevare la problematica del cambiamento climatico?

Molto, io credo nel potere dell'arte. Più si parla delle cose, più è facile risvegliare le coscienze e creare un movimento collettivo. Io non sono un esperto di clima, sono un artista, ma non è difficile notare i cambiamenti degli ultimi cinquant'anni. Noi stessi abbiamo avuto problemi a installare la scultura proprio perché c'era l'acqua alta in un periodo in cui non avrebbe dovuto esserci.

Le mani denunciano una condizione potenzialmente svantaggiosa, Venezia sommersa, ma allo stesso tempo rappresentano una forma di sostegno. In un certo senso il messaggio è che non è ancora troppo tardi per fare qualcosa, giusto?

Certo. Tutte le mie sculture hanno un messaggio positivo, ottimista. Una volta constatati i fatti, se abbiamo ancora la possibilità di cambiare la situazione, dobbiamo agire. Ci sono tantissime persone nel mondo che combattono per la causa ambientale. Anche i governi stanno iniziando a prenderne atto, finalmente. L'arte ha questa capacità meravigliosa di esprimere in un'immagine quello che diresti in mille parole. E deve sfruttare il suo potenziale.

Per saperne di più su Lorenzo Quinn, visitate il suo sito. Per restare aggiornati su Support, invece, seguite il profilo Instagram dell'artista.

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