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Tecnologia

Com'è messo l'Internet of Things in Italia: il 'Meet IoT' di Torino

La promessa di un mondo smart, anche in Italia.
Immagine via bylogix

Il Meet IoT è il principale evento sull'internet of things in Italia. Quest'anno si tiene l'1 e il 2 ottobre a Torino, all'interno di un ex edificio industriale ora riconvertito a FabLab. "Per definire cosa sia l'Internet delle Cose" dice Alessandro Bassi, uno degli organizzatori "non basterebbe un dizionario intero. Sostanzialmente si tratta di oggetti che comunicano tra loro e trasmettono informazioni utili. "

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#meetiot15 Social innovation panel with Francesco Profumo @torinowireless @michelefatibene @TorinoSmartCity pic.twitter.com/iOyveEICjB
— Meet IoT (@MeetIoT) 2 Ottobre 2015

In questi stati generali dell'IoT dialogano aziende, istituzioni, finanziatori e soprattutto sviluppatori. Espongono i loro progetti e sottolineano le enormi potenzialità di quello che viene definito «un oceano in cui nuotare». Si tratta di un oceano particolarmente liquido: l'internet of things è hardware ma anche software, da livelli di comunicazione base fino a reti complesse. Sfrutta i dati e mette in comunicazione macchine e uomini.

Il tutto per un giro d'affari che si stanzia sui 17 trilioni di dollari in tutto il mondo e sembra sia solo l'inizio. Tra gli stand delle compagnie di ricerca e delle aziende IoT fioccano esempi di applicazione pratica della tecnologia IoT: batterie ricaricabili a pannelli solari, nuovi metodi per il monitoraggio dell'acqua, interventi mirati per ecosistemi.

Il mantra degli interventi è "united we stand, divided we fall"

Oltre all'utilizzo ambientale, c'è poi la destinazione all'industria. Gran parte delle discussioni sono incentrate sullo "smart manifacturing," ovvero su come l'internet delle cose possa intervenire sulle filiere di produzione, per migliorarle. È un mercato nuovo in cui c'è ancora spazio per tutti, dalle multinazionali alle ex startp-up fino ai singoli makers. Il mantra degli interventi è «united we stand, divided we fall». Germania, Cina e Stati Uniti si sono già mossi in questa direzione, fiutando i possibili affari e promuovendo lo sviluppo di nuovi centri di ricerca.

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Si prevede addirittura che entro il 2020 l'India sarà il mercato IoT più vasto. In Italia circolano idee ed esperienze, ma c'è bisogno di fare rete, di potenziare l'agenda digitale e di trovare stakeholders che contribuiscano alla diffusione di queste tecnologie su larga scala, dicono i presenti. Ieri mattina le istituzioni torinesi hanno promesso impegno concreto per rendere la città sempre più smart e il pubblico ha gradito. Nel pomeriggio è stato invece il turno di Thibaut Kleiner, a capo della Unit Network Technologies della Commissione Europea. «Non vogliamo che le macchine ci controllino, ma che migliorino la nostra qualità di vita», ha dichiarato.

Lo smart world che hanno in mente i developers del Meet IoT è un luogo efficiente, sicuro e sempre connesso, ma nel rispetto della privacy e dei diritti dell'individuo. La maratona di interventi e workshop continua oggi, con gli interventi, tra gli altri, di Bruce Sterling.