È arrivato il momento di parlare della sindrome dell'impostore

Sentirsi fuori posto è un sentimento comune, a volte, però, diventa persistente.
Ashwin Rodrigues
Brooklyn, US
16 dicembre 2016, 11:15am
Immagine: c.paras/Flickr

Sentirsi fuori posto è un sentimento comune. A volte la sensazione può essere di breve durata, come quando si sale per sbaglio su un treno che va nella direzione sbagliata. A volte, invece, può essere persistente.

Se, ad esempio, siete l'unica persona di colore che lavora nel vostro ufficio. Potreste essere preoccupati del fatto che gli altri se la vivano meglio, siano più intelligenti e abbiano un curriculum più ricco del vostro.

Oppure, se siete una studentessa laureata in ingegneria, nonostante la carriera accademica di tutto rispetto, siete tra le poche donne che lavorano nel vostro reparto e quindi avvertite la sensazione di non appartenervi completamente. Pensate che il successo di cui godete possa sia attribuibile ad una perfetta combinazione di fortuna cieca e duro lavoro svolto per compensare la vostra mancanza di intelligenza per come vi percepita voi.

Forse, avete corso per la presidenza quasi per scherzo e alla fine siete stati eletti. La vostra sensazione è che la vostra vittoria sia la conseguenza di una sere di fattori esterni e che non potete prendervi nessun merito. Dopo tutto, non avreste mai pensato di vincere. Forse, farete una serie di riunioni di gabinetto folli o delle sparate assurde su Twitter per vedere se vi faranno fuori—oltre a includere la parola "real" nel vostro Twitter handle, per assicurare a voi stessi che non siete un impostore.

Questo genere di sentimenti caratterizzano la cosiddetta sindrome dell'impostore.

La sindrome dell'impostore (IP) è stata descritta per la prima volta nel 1978 dalla dottoressa Pauline Rose Clance e dalla dottoressa Suzanne Imes della Georgia State University nel paper, "The Imposter Phenomenon in High Achieving Women: Dynamics and Therapeutic Intervention." La Clance e la Imes hanno raccontato il fenomeno basandosi sulle esperienze di donne che avevano raggiunto traguardi importanti (come un alto rendimento scolastico e una buona realizzazione professionale), ma che non si ritenevano meritevoli del loro successo, bollato come un semplice colpo di fortuna.

Alcune persone nascono con delle grandi qualità ma credono di avere ottenuto tutto grazie alla fortuna. Di solito, vengono considerate "deliranti", "narcisiste" e probabilmente anche un po' "stronze" dagli altri che le sentono esprimersi in questo modo.

Immagine: DaPuglet/Flickr

To explain the imposter phenomenon, the person consistently hits triples, but attributes their being on third base to anomalous gusts of wind and getting lucky with the pitches.

Tanto per fare un paragone con il baseball, il fenomeno dell'impostore è quello per cui un battitore realizza un fuoricampo, ma attribuisce il fatto che è riuscito a segnare il punto a delle raffiche di vento anomale o alla pura fortuna.

Lo psicologo sociale Claude M. Steele fa notare un altro fattore, la cosiddetta "minaccia dello stereotipo" che può contribuire al fenomeno in particolare tra le minoranze. La minaccia delle stereotipo è la paura di confermare uno stereotipo negativo riguardante il gruppo di appartenenza di una persona, minando i suoi sentimenti di appartenenza, di competenza e le sue aspirazioni. Il titolo del libro di Steele, Whistling Vivaldi And Other Clues to How Stereotypes Affect Us, fa riferimento allo scrittore del New York Times, Brent Staples, un uomo di colore che "fischiettava Vivaldi, mentre percorreva le strade di Hyde Park di notte, per segnalare ai bianchi che era una persona istruita e non pericolosa. "Questa storia mette in evidenza la capacità mentale aggiuntive richiesta per pensare, preoccuparsi e comportarsi in modo da negare la minaccia dello stereotipo a cui si apparterebbe, una serie di preoccupazioni che rendono anche il semplice atto di camminare uno sforzo estenuante.

La sindrome dell'impostore si manifesta negli individui attraverso una serie di ragionamenti concatenati tra loro.

In un articolo del 2011 pubblicato sul International Journal of Behavioral Science, degli psicologi Jaruwan Sakulku e James Alexander, provenienti rispettivamente dalla Thailandia e dall'Australia, i due portano avanti una meta-analisi sugli articoli che riguardano la sindrome dell'impostore, sui fattori che contribuiscono a scatenarla e su alcune delle sue conseguenze psicologiche. La loro analisi mostra che la sindrome dell'impostore, o "imposterism," come viene chiamata nel paper, è rilevabile in molti gruppi: uomini, donne, studenti universitari, accademici, studenti di medicina, marketing manager e assistenti dei medici. Un'altra ricerca sottolinea la prevalenza della sindrome nei system librarian, evidenziando come nessun gruppo possa dirsi immune a questo sentimento di inadeguatezza.

La sindrome dell'impostore si manifesta negli individui attraverso una serie di ragionamenti concatenati tra loro. Di fronte a un "compito che comporta il raggiungere un successo," questi si preparano eccessivamente o procrastino. Se dopo essersi preparati eccessivamente, raggiungono l'obiettivo, gli individui possono attribuire il loro successo alla quantità di sforzo aggiuntivo che hanno compiuto, svalutando, così. le proprie capacità. Se il successo viene raggiunto nonostante la procrastinazione, invece, viene attribuito alla fortuna. In entrambi i casi, le loro capacità e talenti vengono svalutati, consentendo alle sensazioni di insicurezza di continuare a svilupparsi, nonostante i successi ripetuti.

Quantificare le sensazioni del fenomeno dell'impostore è difficile, ma non impossibile. Esistono diverse scale di valutazione, una è la Clance Imposter Phenomenon Scale (CIPS) della dottoressa Pauline Rose Clance. Queste scale identificano la sensazione di essere un impostore e in quale misura questa interferisce con la vita quotidiana. In effetti, ci può essere la tentazione di attribuire con troppa libertà la sindrome a vari soggetti, come si è fatto in passato attribuendo associando impropriamente la sindrome da deficit dell'attenzione e la dislessia ad altri tipi di comportamenti. Queste scale, come la CIPS, ci ricordano che la sindrome dell'impostore è una realtà che può essere misurata e valutata, esattamente come la ADD o la dislessia.

Quindi, se è possibile misurare il fenomeno dell'impostore, come è possibile liberarsene? (Mi chiede un amico.)

L'American Psychological Association ha delineato un percorso per combattere i sentimenti di sindrome dell'impostore pensato per gli studenti universitari, tuttavia, le sue raccomandazioni sono valide anche per la maggior parte delle altre persone. Alcuni dei passaggi includono: rivolgersi agli altri per ottenere aiuto, ricordarsi delle proprie esperienze passate e riconoscere l'imperfezione come una componente naturale. Si tratta di un approccio di terapia cognitivo-comportamentale (CBT), nel quale immergersi nel "perché" dei propri pensieri e paure per modificare i proprio comportamenti.

Questi esercizi possono sembrare semplici e intuitivi, ma tentare di modificare dei pensieri inconsci è più facile a dirsi che a farsi.

Rose Clance è co-autrice con lo psicologo clinico Joe Langford di un paper del 1993 che esplora delle potenziali terapie per la sindrome dell'impostore. Nel documento, Clance descrive la IP come un fenomeno che si verifica a causa dell'ossessione dei singoli nei confronti dell'approvazione da parte degli altri. L'obiettivo della terapia, quindi, è che l'individuo cerchi la propria approvazione all'interno di sé e che si preoccupi di meno di come viene percepito dagli altri. Per esempio, piuttosto che concentrarsi di non essere stato eletto persona dell'anno dal Time Magazine, è meglio che pensi a come essere una persona meno terribile.

Conoscere la sindrome dell'impostore è utile indipendentemente dal fatto di soffrirne direttamente. Può aiutarci a dare un senso ai comportamenti degli altri, che siano dei system librarian, le uniche persone di colore in un ufficio o qualche personaggio famoso che si prepara al suo primo incarico di governo.