Le recensioni della settimana

Quali dischi ci hanno fatto vomitare e quali ci hanno messo il sorriso questa settimana: Maxïmo Park, Gorillaz, Incubus e altri.
26.4.17

Ogni Settimana Noisey recensisce le nuove uscite, i dischi in arrivo e quelli appena arrivati. Il metro utilizzato è estremamente semplice: o ci piacciono e ci fanno sorridere, o non ci piacciono e ci fanno vomitare.

MAXÏMO PARK
Risk to Exist
(Daylighting)

Una volta sono andato a vedere un concerto di Pop_X, aka uno dei miei idoli delle musiche italiane, e c'era davvero un sacco di gente. Prima che lui salisse sul palco non c'era una band d'apertura ma un DJ set. Non ricordo di chi, ma non è importante: quello che volevo dire è che mai mi sono sentito fuori luogo a una serata come quella volta. Perché io ero lì per beccarmi un po' di elettronica avanguardista idiota e liberatoria e ballare come una scimmia, e invece tutti gli altri erano lì a pogare su pezzi del calibro di "Last Nite," "I Love Rock and Roll," "Rebel Rebel" e "Smells Like Teen Spirit." Davvero non riuscivo a capire come quelle persone potessero esaltarsi a sentire per la 879797987esima volta quei chitarroni tutti TA-RA! TA-TA-TARATA TA-RA!, quella batteria indie standard, quei riffettini piacioni. E sì che eravamo lì in teoria per lo stesso motivo, ma io mi sentivo solo come un naufrago cascato da un transatlantico a 500 km dalla terraferma mentre sul ponte si teneva il ballo perfetto. Arrivate da soli al collegamento con i Maxïmo Park.
IL KILLER

BRIAN GIBSON
Thumper
(Thrill Jockey)

Di che dobbiamo parlare qui? Penso di nulla. Un disco capolavoro, una colonna sonora della madonna per un "rhythm violence game" devastante. Questo ben di dio era già in giro nel 2016, ma finalmente ce lo pubblicano in vinile e io mi sa ne compro tre copie poi due le mando ai Gorillaz, così studiano. Opera del famigerato bassista dei Lightning Bolt, che qui in un sol colpo unisce orchestrazione, poliritmie HD, futuribili sequenze formicolanti di effetti sonori per un sound design che potrebbe ricordare l'approccio dello score di Dark Crystal virato "future color". Insomma, non perdete tempo prenotate le vostre copie e giocate a Thumper finchè non vi cascano gli occhi, tanto che altro dovete fare nella vita?
AMIGA DEL SOLE

INCUBUS
8
(Island)

Sono uno di quelli che scrivono le recensioni più serie qui dentro, e parlo poco dei cazzi miei. Questo non va bene, quindi: oggi ho mangiato una pizza piuttosto buona, domani devo svegliarmi presto, ultimamente sto guardando il Chappelle's Show, che non avevo mai visto (è bello davvero), l'ultimo di Louis C.K. mi è piaciuto molto, tutti parlano di 13 Reasons Why ma mi sa che non me ne frega niente, invece sto considerando l'idea di guardare tutto Mad Men, anche se sono quelle cose che dici dici e poi non le fai mai, la colomba senza canditi non è male, l'altra notte ho sognato che bombardavano Milano, ho urgente bisogno di andare a fare la spesa, ieri sono stato dal dentista, dopodomani devo portare la macchina a fare la revisione, vorrei andare avanti ancora a lungo perché sicuramente avrebbe un effetto più divertente, ma purtroppo non sono molto ispirato in questo momento, credo che mi berrò un bicchiere di qualcosa, ma tanto sono arrivato alla fine lo stesso. Il disco degli Incubus fa schifo sulla fiducia. (Cercando la foto della copertina leggo che è coinvolto anche Skrillex, quasi mi dispiace non averlo ascoltato perché potrebbe essere anche peggio di quanto pensassi).
BELLA BRENDONE

ANXIETY
Wild Life EP
(La Vida Es Un Mus)

Vabbè, è inutile che stia qui a spiegare, se non avete amato il loro album omonimo del 2016 allora date pure per assodato di non aver capito un cazzo del punk post-2015. Il ritorno degli Anxiety in formato 7" continua a non deludere, assottigliando leggermente il suono su coordinate meno hardcore e più vicine allo stridore no wave di fine anni Settanta o alla visione dei primi Butthole Surfers; mentre la chitarra viene lasciata libera di esplorare le infinite possibilità della rima rumore-dolore, con un suono trasfigurato da un chorus impostato sulla modalità "fastidio" e un'equalizzazione che a tratti la fa suonare come una rete metallica presa a calci da un ragazzino annoiato, basso e batteria forniscono una base anarchopunk dura e bella come un sampietrino sul parabrezza di una volante. La ciliegina sulla torta è come al solito la voce del folle Michael Kasparis, che con i suoi due microfoni (uno è effettato, l'altro no) offre diversi strati di paranoia e claustrofobia, da quando lo sentiamo quasi letteralmente schiumare di rabbia e frustrazione in "Pay Pigs" al superbo finale di "Lizard Lads Under A Rock", capace di far venire una tachicardia a un elefante.
IL PEGGIORE

GORILLAZ
Humanz
(Parlophone/Warner Bros)

I Gorillaz sono un mistero, fanno cacare eppure piacciono. Anzi no, fanno cacare e per quello piacciono. In effetti deve essere questa la formula vincente, perché pensare a fumetti che cantano è già di per se una stronzata, ma vabbè…avevamo bisogno di questo disco come di un paio di Nike assemblate a cazzo in Cina che si sfasciano dopo una camminata e mezza. Il singolo poi è una roba che fa muovere la testina, su questo ci siamo, ma ecco a parte muovere la testina quello che sta dentro alla testina non è pervenuto, tutto pulito come un detergente anale. Forse sono troppo duro? Può essere, ma loro sono troppo Dari. E poi cazzo, sei un fumetto e chiami il disco HUMANZ? Allora te le cerchi.
MICKY RAUS

BLUE IVERSON
Hotep
(World Music)

Dean Blunt è una di quelle persone che magari sai chi sono e dici "Ah bomba Dean Blunt!" però non conosci davvero bene, preoccupato e intimorito dalla varietà della sua produzione. Poi però scopri un dischettino che fila via come una cozza ben cotta e sugosa succhiata via dal suo guscio assieme a un bel sorsino di brodo piccantello—Hotep, in questo caso—e senti quel gusto piacevole che ti fa dire, "Cazzo Dean, sei proprio bravo." Perché qua il nostro lascia da parte un attimino il concetto e l'avanguardia che tanto gli riescon bene e si cala nei panni di un cheto produttore semi-amatoriale MA PER FINTA, che in realtà è tutto frutto di abile selezione. Produce beat tutti chitarrini e voci angeliche campionate, roba che andrebbe bene per un tape di BONES se volesse fare una decina di canzoni prese relativamente bene e per la cui descrizione non sfigurano parole come "retro", "funk" e "groove". Un tape che vorrei sentire, sinceramente. Ma intanto 'ste strumentali van benissimo grazie.
THERESA MAI

WOODS
Love is Love
(Woodsist)

Succede sempre così con i tuoi amici fricchettoni. All'inizio fanno le gare di ciloom e si vomitano sui pantaloni di lino grezzo a righe colorate, allevano strani animali che mangiano pezzi di casa, si dimenticano di mettersi le scarpe per uscire, insomma, sono ridicoli ma anche imprevedibili, avventurosi. Poi piano piano il loro cespuglio di capelli sporchi e selvaggi lascia spazio a una chierica negata fino all'ultimo alla bell'e meglio, incominciano a svegliarsi alle cinque del mattino per salutare il sole e lavorare nell'orto e le loro posizioni politiche diventano pericolosamente simili a quelle di Pippo Civati. E così Love is Love dei Woods è come entrare in questa casa arredata con mobili presi al mercatino dell'antiquariato di Buccinasco e parlare d'amore come si parla di Babbo Natale con un bambino e tu pensi che non sai quanto riuscirai a resistere prima di sbottare "SONO I TUOI GENITORI" e soffiare finalmente via la polverina fatata che lo avvolge. In poche parole, il nuovo album dei Woods è un disco di Jovanotti.
DONALD TRUMP, 45° PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI D'AMERICA

GOLDEN CUP
Futura
(Soave)

Futura è un viaggio in una città utopica del futuro, tra tecnologia e natura. Un viaggio difficile, cominciato con la fascinazione per il futuro e per come questo veniva visto in epica sovietica, e con l'interesse per quella che è diventata con il tempo l'idea di futuro, sempre più inafferrabile, in un'epoca in cui tutto è immediato. Il lavoro mescola influenze kraut, sample anni '90, citazioni minimaliste e suoni tipici dell'elettronica da BBC Radiophonic Workshop, il tutto realizzato con mezzi assolutamente essenziali: una chitarra, due pedali, un campionatore e un registratore a quattro piste. Già tutto quello che abbiamo detto fin qua potrebbe farvi capire se è il vostro genere di cosa o meno, dal canto nostro possiamo aggiungere che è un disco bellissimo, con tutta probabilità tra i migliori dell'anno, adattissimo per le vostre notti di sviaggio. Ringraziamo Donato Epiro e Cinedelic (titolare della collana Grandangolo per cui il disco esce, come Heroin in Tahiti di cui abbiamo parlato la settimana scorsa) che sono andati a stanare Massolin convincendolo a finirlo e pubblicarlo, quando per lui si trattava di un lavoro abbandonato nel 2015. Ora che esiste non fatevelo sfuggire.
IGOR IL RUSSO

GAS
Narkopop
(Kompakt)

Quando hai la febbre, per lavoro ascolti la musica e ne scrivi e capita che la malattia ha deciso di segarti le gambe in uno di quei giorni in cui dovresti ascoltarne un sacco puoi sperimentare sulla tua pelle un fenomeno definito "Cazzo ok il rap ok le chitarre ok l'elettronica ok tutto ma oggi datemi solo delle bordate di ambient per staccarmi dalla realtà tangibile." Il ritorno di Wolfgang Voigt capita quindi proprio al momento giusto per ricordarmi che il miglior toccasana cerebrale possibile è una serie di 10 pezzi senza titolo che non si preoccupa di far passare un significato quanto, semplicemente, di donare ai tuoi timpani una versione rifratta e lumacosa di una sinfonia marziale di un tempo che fu.
GYÖRGI LIGRESTI

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