Pappone, spacciatore e ladro - storia del gangster più famoso di Copenaghen
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Pappone, spacciatore e ladro - storia del gangster più famoso di Copenaghen

Leon Fristrup Jensen ha collezionato un totale di 31 anni in carcere.
15 marzo 2017, 2:09pm

Leon Fristup Jensen può essere descritto in vari modi—un pappone, un uomo di famiglia, un violento, un criminale, un amico dei ricchi e famosi, uno spacciatore, un tipo carismatico. Molti, nel quartiere di Vesterbro, a Copenaghen, lo chiamano semplicemente "Lonne".

Quando ci è nato, Vesterbro era il quartiere a luci rosse della città. E in parte lo è ancora, ma la gentrificazione ha i suoi avamposti anche qui. Di famiglia proletaria, Lonne aveva 15 anni quando ha passato il suo primo Natale in prigione, e quello fu solo l'inizio di una lunga serie di detenzioni per furto, aggressione, spaccio, concorso in reato e traffico di merci rubate.

La sua storia è un po' il simbolo del cambiamento di Vesterbro. Negli anni Settanta e Ottanta, l'area era invasa di cinema per adulti e pub poco raccomandabili, mentre oggi ci sono soprattutto gallerie d'arte e bar costosissimi. Lonne apparteneva al vecchio Vesterbro—e con lui i suoi amici, tutti con nomi eloquenti come "Il Macellaio", "Willy il Violento" etc.

"Tutti gli amici e i conoscenti di Lonne erano criminali—Vesterbro era una zona difficile e chi ci cresceva si trovava di solito di fronte a due sole opzioni: o cominciavi a fare lavoretti per cui non servivano qualifiche o facevi quello che ha fatto Lonne, e ti trovavi modi più loschi e spesso illegali per sopravvivere," dice Grønlund, autore di una biografia di Leon Fristup Jensen intitolata Born Free.

Lonne si esibisce nel trucco dell'asciugamano. Tutte le foto per gentile concessione di Peter Grønlund

Lonne è ormai un habitué dei media danesi, ma Grønlund ha pensato che ci fosse ancora molto da dire, abbastanza per riempirci un libro intero. Che parla di com'è essere un criminale con tutti i crismi e, allo stesso tempo, un noto party animal—felice in egual modo di scialacquare soldi e piantare un pugno in faccia a qualcuno.

"Non sono in molti, in Danimarca, ad aver passato così tanto tempo in carcere, ma lui non se ne gloria. Ci ha davvero passato un sacco di tempo—di cui 17 mesi in isolamento. Ma è pacifico, sa che sono state le conseguenze delle sue azioni, che la sua vita era così," dice Peter Grønlund. "È così che ha catturato il mio interesse. Il suo codice morale è completamente diverso da quello di tutti noi."

Oggi, Lonne vive una vita molto appartata e si occupa del figlio di nove anni. Secondo Grønlund, non si è del tutto allontanato dalla criminalità—finendo per pagare con detenzioni di 30 e 60 giorni, o con multe—ma la sua vita di oggi non ha niente di paragonabile ai crimini degli albori, degli anni Settanta e Ottanta.

Da sinistra: il presentatore di programmi tv per bambini danese Bubber, Peter Grønlund e Lonne alla presentazione di Born Free. La festa si è tenuta al Freddys Bar, uno dei pochi bar di Vesterbro rimasto com'era un tempo.

"Non esagera come faceva una volta, ma ancora gli piace bere un buon bicchiere ogni tanto—per usare un eufemismo," dice Grønlund, che pensa che Lonne sia "in fondo in fondo, un bravo ragazzo." E aggiunge, "Se riesci ad andare oltre i tatuaggi in viso e il suo passato, vedrai un uomo simpatico e aperto con un sacco di storie pazze, perché tutta la sua vita si è sviluppata intorno al crimine."

Lonne non pensa spesso alle vittime dei suoi crimini. "Lui la pensa così: ha fatto il suo tempo, e non si sente in colpa per le persone che ha truffato, derubato, o malmenato in corso d'opera," dice Grønlund. "È questo che intendo per codice morale diverso dalla norma. Non gliene importa niente di aver riempito Vesterbro d'eroina, per esempio. Secondo il suo modo di pensare, se non l'avesse fatto lui, l'avrebbe fatto qualcun altro. Gli dispiace solo di essersi fatto beccare."

Nel seguente estratto da  Born Free, Lonne spiega come si è fatto un nome nel mondo sommerso della criminalità di Copenaghen.

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Quando avevo 15 anni, ho passato due anni e dieci mesi in un riformatorio di Nyborg. Era più o meno la sentenza massima per un minorenne. Ma se pensavano che l'esperienza in carcere sarebbe stata un deterrente, per me, si sbagliavano. È stato solo l'inizio.

Sono stato così fortunato da finire a Nyborg con alcuni amici di Saxogade—la strada di Vesterbro dove vivevo. Elvis, Buller, Willy il Violento e io in prigione stavamo sempre insieme e ci facevamo chiamare "La Gang di Saxo". Elvis aveva un aspetto buffo, indossava sempre abiti sgargianti e si riempiva i capelli di brillantina. Buller era un gigante che cacciava gran pugni, e Willy il Violento uguale. Non molti avevano le palle di mettersi contro di loro. Elvis e Buller bevevano un sacco. Una volta hanno rubato una tanica di alcol puro dall'ospedale di Frederiksberg, e ogni volta che uscivamo loro bevevano solo latte al cioccolato mescolato con un po' di quella roba. Sono morti entrambi molto tempo fa; Willy invece è ancora vivo. Non beveva quasi mai, lui—ma gli piaceva pestare a sangue la gente. Aveva anche la passione di prendere a capocciate i tubi delle grondaie per strada—gli lasciava la forma della sua testa. Era il suo contributo al panorama urbano. Finché, un giorno, uno dei tubi rotti e malconci fu sostituito con un tubo nuovo, di metallo più duro. E quindi fu Willy ad andare in giro con la forma di un tubo in testa.

Ero dentro con i miei amici, ma anche con criminali più vecchi e più duri, da tutto il paese. Ci raccontavano storie di grandi colpi alle portavalori, di spaccio, di macchine costose, di donne e altre robe eccitanti. Il riformatorio era una vera industria—ne uscivano un sacco di criminali duri e puri. Perciò, quando ho scontato la mia pena e un amico è venuto a prendermi al cancello del carcere, sapevo esattamente quale sarebbe stata la mossa successiva. Non volevo studiare o trovarmi un lavoro. Volevo essere un criminale a tempo pieno.

Non so bene perché, ma dopo un po' ho smesso di fare furti in casa—forse gli altri erano più bravi di me, o forse mi ero stancato. Non ricordo perché, ma so di aver mollato la carriera di topo d'appartamento e che questo mi ha aperto nuove strade.

Lonne (in alto a sinistra) con l'attrice Anne Marie Helger e i compagni della classe di teatro del carcere di Vridsløselille. Di fianco a Lonne, due membri della Blekingegade Gang: i tre facevano la parte dei secondini, gli altri dei carcerati. In Danimarca i carcerati indossano abiti civili, quindi nella foto sono tutti in abiti di scena.

Il Den Lille Cafe era frequentato da una vasta gamma di soggetti: criminali, contrabbandieri, teppisti in cerca di risse, operai induriti, disoccupati, e poi ubriaconi e puttanieri. Sono diventato amico di una ragazza, Søs, che era da poco scappata da una casa famiglia a Viby, non lontano da Aarhus. Aveva 16 anni, ma diavolo quanto era carina, e batteva a Vesterbro e in generale faceva una vita un po' al limite. Poco dopo che ci eravamo conosciuti, mi chiese se potevo aiutarla a far venire a Copenaghen una sua amica. Mi disse che l'amica viveva nella stessa casa famiglia da cui era scappata lei, e che era diventato più difficile scappare. Senza aiuto, non potevi più farlo.

Ero felice di aiutarla, quindi trovammo una macchina e partimmo per lo Jutland. L'altra ragazza si chiamava Jonnie, e farla uscire non fu affatto un problema. Jonnie aveva legato insieme due lenzuoli e si era calata dalla sua finestra al secondo piano quando le avevamo fatto segno con le torce. Poi eravamo tornati a Copenaghen bevendo birra e sentendo musica a palla.

Un paio di giorni dopo, Søs venne al pub e mi diede 300 corone (30 euro circa). Ero confuso, le chiesi per cosa fossero i soldi—non mi doveva nulla. Ma lei disse che erano per me. I tizi al tavolo risero e mi dissero che avrei dovuto prenderli. Poco dopo, anche Jonnie cominciò a darmi soldi. È così che sono diventato un pappone.

È stato un caso, onestamente. Il fatto che si fermassero da me per darmi 300 o 400 corone è stato un po' strano, all'inizio, ma poi mi sono abituato. In cambio si aspettavano che le aiutassi se un cliente si rifiutava di pagare o causava problemi. Affittai per loro un appartamento su Eriksgade, perché ci portassero gli uomini.

Entrammo in una routine per cui ogni giorno, prima di mezzogiorno, portavo loro carta igienica, fazzolettini e asciugamani puliti. Poi andavo a bere qualcosa al Den Lille o in un altro pub, De Fire Årstider ("Le quattro stagioni"). Era lì che, al tempo, si trovavano tutti gli altri magnaccia del quartiere. Le ragazze venivano a portare i soldi, bevevano qualcosa con noi, poi tornavano al lavoro. Quando avevano guadagnato abbastanza, andavamo a mangiare in ristoranti costosi e a ballare. Non lesinavamo certo sui conti. Quando eravamo fuori cacciavo sempre da bere, anche bottiglie intere. Giri a tutti i presenti. Guadagnavo talmente tanto che—come ogni pappone che si rispetti—mi comprai una Mustang gialla. Quello sì che mi fece notare. Le ragazze si tatuarono "Lonne forever" sulle braccia.

Lonne ha i nomi dei suoi tre figli tatuati sulla nuca. Foto di Claus Visby.

Erano bei tempi, ma c'era anche molto da fare. Almeno un paio di volte a settimana dovevo andare a pestare qualcuno. Se qualche cliente si lamentava, si ubriacava o si rifiutava di andarsene o di pagare le ragazze loro venivano a chiamarmi al pub. Prendevamo e andavamo a casa della ragazza in due o tre—ci davamo tutti una mano. Abbiamo spinto un sacco di gente giù dalle scale con occhi neri e senza denti.

Allora non si facevano denunce alla polizia. Per quanto potessero essere ridotte male queste persone, le autorità venivano coinvolte molto raramente. Ma non ci è voluto molto perché tornassi dentro per aggressione aggravata e percosse. Un giorno si presentò al pub mio amico, un teppistello di nome Benny. Era in condizioni pietose. Ci arrivò sui gomiti, da tutte le botte che gli avevano dato. Venne fuori che Benny era stato dal pescivendolo di zona, un bestione che ti raccomando, a comprarsi qualcosa per cena. Aveva pensato bene di dare uno schiaffo al pescivendolo con un pesce, e quello si era incazzato. Benny era fatto così, ma al pescivendolo non importava.

Quel giorno avevo bevuto abbastanza, e quando me lo raccontò mi alzai e non ci pensai due volte a correre in pescheria a dargliene due. Lo stesi a terra e poi gli diedi uno o due calci in faccia per fargli capire che nessuno doveva fare cazzate coi miei ragazzi.

Ecco, a differenza di tutte le altre volte quello andò alla polizia e mi identificò davanti a un giudice. Non che lo biasimi, aveva passato dei brutti momenti, ero stato violento. Disse che ero entrato in pescheria e l'avevo aggredito. Negai tutto. Ero innocente, e non cambiai di una virgola la mia versione, nemmeno dopo. In tribunale mi sono sempre dichiarato innocente, non ho mai ammesso nessuna colpa. È uno dei miei principi. Ma il giudice non mi ha creduto, quindi ho passato i dieci mesi successivi in carcere.

Born Free è uscito per i tipi di Bogkompagniet.