L'industria della carne europea è completamente sbagliata

Gli allevamenti intensivi sono dannosi per gli animali, per le persone e per l’ambiente. Ma allora perché non li cambiamo?
28.9.20
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L’industria della carne in Europa non sta vivendo il suo periodo di massima popolarità. Dopo l’emergenza di focolai di Covid-19 tra i lavoratori dei macelli in tutto il continente il settore si è trovato sotto attacco, accusato di essere un super diffusore industriale.

La verità è che la pandemia non ha fatto altro che sottolineare quanto questo settore abbia sempre fatto schifo.

Nel corso degli ultimi anni, gli europei hanno già iniziato a mangiare sempre meno carne. Ma l’industria è cresciuta comunque, grazie a finanziamenti ed esportazioni.

L’industria della carne europea è una gigantesca macchina di sfruttamento e crudeltà che produce 50 milioni di tonnellate di carne all’anno. Il suo obiettivo è semplice: ricavare più soldi possibili da ogni minimo passaggio del processo produttivo. E le viene molto bene.

L’unico problema è che il profitto viene accumulato alle spese degli animali, delle persone e dell’ambiente, insomma, di tutti noi. Quindi allacciati le cinture perché stiamo per intraprendere un viaggio spaventoso.

Cominciamo dagli animali.

Allevamento intensivo

Un maiale allevato industrialmente passa gran parte della sua vita in uno spazio tra i 75 e 150 cm quadrati. Non è molto per un animale che, in media, arriva a pesare 120 kg prima di essere macellato.

In Europa, ogni anno, 248 milioni di maiali, 7,2 miliardi di polli e 25 milioni di bovini vengono macellati per produrre carne. In totale, oltre sette miliardi e mezzo di animali sono macellati industrialmente ogni anno.

Ma, ehi, se ti può consolare, non è che in vita stessero molto meglio. La loro permanenza su questa Terra era un unico, orribile, incubo brutale e spietato. Un maiale allevato industrialmente passa gran parte della sua vita in uno spazio tra i 75 e 150 cm quadrati. Non è molto per un animale che, in media, arriva a pesare 120 kg prima di essere macellato.

E no, acquistare carne “biologica” non cambia un granché. Anche i maiali bio vivono in 1,3 metri quadrati all’interno e un metro quadro all’esterno.

Lo stesso vale per i polli. Normalmente, la densità della popolazione in un allevamento avicolo è di 9 polli al metro quadrato. E così passano tutta la loro esistenza.

Riassumendo: siamo abituati a nutrirci delle carcasse di animali che hanno passato una vita breve, ma tormentata, piena di stress, dolore, disturbi comportamentali e ferite aperte.


Guarda il nostro video sul tema:


Condizioni lavorative

E ora parliamo delle persone che lavorano nei mattatoi, perché le condizioni dei lavoratori nel settore dell’allevamento erano già terribili ben prima che arrivasse la pandemia.

Un recente rapporto della Confederazione Europea dei Sindacati ha segnalato scandalose condizioni di lavoro, contratto e alloggio che colpiscono migliaia di lavoratori del settore in molti paesi europei. Ma certi sono peggio di altri.

Il paese europeo che tratta peggio i lavoratori della carne è la Germania. Attingendo a una grande riserva di persone povere e disperate immigrate dall’Europa dell’Est, in gran parte bulgari e romeni e con la complicità del governo, l’industria della carne tedesca è riuscita a creare un sistema di sfruttamento ben oliato. Molti operai romeni hanno raccontato che dopo mesi di durissimo lavoro in un mattatoio continuavano a trovarsi con niente in tasca a fine mese.

L’industria della carne non tormenta soltanto animali e persone. È anche un’enorme piaga per l’ambiente. Quindi anche se le condizioni di animali e lavoratori non ti toccano, è importante che tu capisca che quando credi di acquistare carne economica, in realtà, paghi un prezzo extra: la distruzione del tuo stesso habitat.

Impatto della produzione di carne sul clima

Il 60 percento di tutto il grano coltivato in Europa finisce nello stomaco degli animali

Partiamo dal riscaldamento globale. L’allevamento è responsabile del 15 percento delle emissioni globali di gas serra—più di tutte le auto, le navi e gli aerei del mondo sommati.

Poi c’è l’acqua. Il 43 percento dell’acqua consumata a livello mondiale è usato per coltivare foraggio per nutrire gli animali. La produzione di un hamburger di manzo da 150 g consuma in media fino a 2350 litri di acqua. Un burger di soia ne usa 160.

E poi c’è il problema delle scorte di cibo perché, a livello globale, il 33 percento dei terreni agricoli è usato per coltivare foraggio. Per capire meglio la portata di questo dato, eccone un altro: il 60 percento di tutto il grano coltivato in Europa finisce nello stomaco degli animali. E ci sta facendo ammalare tutti, perché quando ammucchi migliaia di animali tutti insieme in pochi metri, naturalmente questi stanno male. Ma per evitare di perdere soldi, gli allevatori riempiono le bestie di antibiotici, cosa che alla lunga rende i loro batteri ancora più resistenti, finché i nostri antibiotici non sono più in grado di guarirci.

In sintesi, l’industria della carne per com’è ora fa male agli animali, alle persone e all’ambiente.

Quindi a chi fa bene?

Esatto. Ai padroni dell’industria della carne.

Produrre carne in UE è un ottimo affare. Quest’anno, si prevede che l’industria genererà un volume d'affari di 120 miliardi di euro.

Cosa possiamo fare noi per rendere meno nocivo il settore dell’allevamento?

Mangiare meno carne e stare attenti a quale carne mangiamo è un buon primo passo. Sfortunatamente, non basterà per rallentare questo mostro, perché il fatto è che, nel corso degli ultimi anni, gli europei hanno già iniziato a mangiare sempre meno carne. Ma l’industria è cresciuta comunque, grazie a finanziamenti ed esportazioni.

Partiamo dai finanziamenti. Sembra incredibile, ma l’UE paga ancora 28 miliardi di euro, quasi un quinto del suo budget annuale totale, per sostenere gli allevamenti. Sì, hai capito bene. Le tue tasse finanziano gli allevamenti intensivi.

E ora parliamo delle esportazioni. Dato che la combinazione di sfruttamento e finanziamenti pubblici ha reso la produzione di carne in UE molto, molto economica, ora siamo in grado di vendere cadaveri a tutto il mondo.

Negli ultimi dieci anni, l’UE è passata dal produrre il 20 percento della carne di maiale mondiale al 41 percento, diventando il maggior esportatore di maiale sul pianeta. E il resto del mondo non ha sempre molto di che gioire. In Africa, gli scarti più economici dei polli europei hanno invaso il mercato, radendo al suolo il commercio locale insieme a centinaia di migliaia di posti di lavoro.

Questo è per farti capire che cambiare abitudini non basterà. Devi farle cambiare ai padroni del settore della carne. E l’unico modo per farlo è:
a) Tagliare quei finanziamenti pubblici folli;
b) Adottare norme più severe che migliorino le condizioni di lavoro, il rispetto dei diritti animali e la protezione dell’ambiente.

Se vuoi aiutare a cambiare le cose potresti, per esempio, sostenere il movimento Fridays For Future. Una delle loro richieste fondamentali è la carbon tax, che farebbe aumentare i costi per i produttori di carne. Il gruppo Animal Rebellion si spinge anche oltre e chiede di mettere fine una volta per tutte all’allevamento intensivo.

Alla fine, comunque, il modo più efficace per cambiare le cose è sempre votare i politici che vogliono gli stessi cambiamenti che vuoi tu. Quindi informati, capisci chi sono queste persone nel tuo paese e vota per loro.

Una cosa è certa, l’industria della carne, oggi come oggi, è una merda. È ora di cambiarla.