Attualità

Una guida molto pratica al referendum sul taglio dei parlamentari

Domenica 20 e lunedì 21 si voterà per confermare, o respingere, la riduzione dei parlamentari. Ma cosa prevede la riforma? Quali sono le ragioni del Sì? E quelle del No?
Leonardo Bianchi
Rome, IT
18.9.20
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L'interno di Palazzo Montecitorio. Grab via YouTube/Camera dei Deputati.

Di tagliare il numero dei parlamentari in Italia si parla da quasi quarant’anni, tra commissioni bicamerali e prove di modifica della Costituzione. Dopo innumerevoli tentativi andati a vuoto, e un rinvio dovuto all’emergenza sanitaria causata dal coronavirus, domenica 20 e lunedì 21 si voterà per un referendum incentrato proprio su questa tema (e, in alcune regioni, per regionali e comunali).

Dal momento che la riforma costituzionale approvata dal Parlamento nell’ottobre del 2019 va a toccare la carta fondamentale dello Stato e incide sulla composizione degli organi rappresentativi, è sempre bene sapere di cosa si sta parlando. Per questo motivo, abbiamo compilato una piccola guida al voto referendario.

Cosa ci sarà sulla scheda del referendum

Questo è il quarto referendum costituzionale della storia della Repubblica (il primo c’è stato nel 2001, l’ultimo nel 2016). Si tratta di uno strumento contemplato dall’articolo 138 della Costituzione, che può essere richiesto quando entrambe le camere non riescono ad approvare una legge di revisione costituzionale con la maggioranza dei due terzi—com’è successo in questo caso.

Sulla scheda che troveremo nei seggi ci sarà il seguente quesito: “Approvate il testo della legge costituzionale concernente ‘Modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari’ […]?” Sotto ci saranno due riquadri: uno con il Sì, per approvare la riforma; e uno con il No, per respingerla.

A differenza di quello abrogativo, questo tipo di referendum è confermativo e non prevede alcun quorum per validare l’esito. Che vada a votare il 10 percento della popolazione, o il 90, non cambia nulla: se vince il Sì, il taglio dei parlamentari sarà definitivo; se vince il No, sarà annullato.

Le urne saranno aperte dalle 7 alle 23 di domenica, e dalle 7 alle 15 di lunedì. Per votare bisogna portare con sé un documento d’identità valido e la propria tessera elettorale. Naturalmente, la mascherina è obbligatoria. Nel caso in cui ci si trovi in isolamento per positività da coronavirus, si potrà votare da casa o dall’ospedale a patto di aver fatto richiesta (entro il 15 settembre) al comune di appartenenza.

Cosa prevede la riforma

In totale, la Costituzione prevede 945 parlamentari—630 deputati e 315 senatori, esclusi quelli a vita (come gli ex Presidenti della Repubblica) e quelli di nomina presidenziale (generalmente cinque).

Secondo i calcoli del sito Pagella Politica, abbiamo un parlamentare ogni 64mila abitanti. Ad oggi, inoltre, l’Italia è il paese europeo con il maggior numero di parlamentari direttamente eletti dai cittadini, seguita da Germania, Regno Unito, Francia e Spagna.

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La riforma opera un taglio di 345 parlamentari, che porterebbe il numero complessivo a 600 (400 deputati e 200 senatori). In caso di approvazione avremmo dunque un parlamentare ogni 100mila abitanti, e diventeremmo il terzo paese europeo per numero di parlamentari eletti dietro a Germania e Regno Unito.

Se vincono i Sì e non cambia l’attuale legge elettorale (il cosiddetto Rosatellum), vanno anche ridisegnati i collegi elettorali uninominali e plurinominali. In media, stando al dossier “Riduzione del numero dei parlamentari” prodotto dal Parlamento, si perderanno il 36,6 percento dei seggi al Senato e il 36,5 alla Camera. La Lombardia sarà la regione che perderà il maggior numero di senatori (da 49 a 31), ma in termini percentuali quelle più colpite saranno Basilicata, Umbria, Liguria, Abruzzo, Friuli Venezia-Giulia e Calabria.

Gli effetti ovviamente non saranno immediati, ma entreranno in vigore dalla prossima legislatura.

Come si posizionano i partiti nel referendum sul taglio dei parlamentari

Il Movimento Cinque Stelle si è fatto promotore di questa riforma sin dal 2018, cioè all’inizio dell’attuale legislatura, e pertanto è chiaramente a favore del taglio—che si inserisce nella “lotta anticasta,” uno dei pochi tratti identitari non stravolti dalle giravolte degli ultimi anni.

Le posizioni degli altri partiti maggiori, invece, sono più ambigue. Lega e Fratelli d’Italia hanno votato a favore della riduzione e invitato i loro elettori a votare sì, ma per il resto non stanno facendo una grande campagna sul referendum—principalmente per non accostarsi troppo agli avversari del M5S.

Il Partito Democratico appare decisamente più diviso. Il segretario Nicola Zingaretti, nella direzione nazionale tenutasi il 7 settembre, ha chiesto di sostenere il Sì; diversi parlamentari, nonché esponenti importanti del partito come Romano Prodi e Walter Veltroni, sono però nettamente contrari. Un discorso analogo vale per Forza Italia: Silvio Berlusconi, pur ritenendo “insignificante” la riforma, si è espresso per il Sì; molti parlamentari stanno facendo apertamente campagna per il No. Nemmeno Italia Viva, il partito di Matteo Renzi, ha una posizione netta al suo interno.

Le formazioni parlamentari contrarie alla riduzione sono +Europa, Azione e Sinistra Italia (che nei gruppi parlamentari fa parte di Liberi e Uguali).

Quali sono le ragioni del Sì al taglio dei parlamentari

Chi sostiene il Sì, anzitutto, ritiene che l’Italia abbia troppi parlamentari rispetto ad altri grandi paesi: tagliandoli, insomma, ci allineeremmo allo standard delle democrazie europee.

Ci sono poi ragioni economiche, nonché quelle legate ad una maggiore efficienza del processo parlamentare. Per il ministro degli esteri Luigi Di Maio, infatti, si risparmierebbero 500 milioni di euro a legislatura (quindi ogni cinque anni) e “la qualità delle leggi, con un numero minore di parlamentari, si alzerà.”

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Un parere analogo è stato espresso dall’ex presidente dell’Inps Tito Boeri e anche da Carlo Fusaro, docente di diritto elettorale e parlamentare: “la drastica riduzione è destinata a produrre […] una generale maggiore efficienza,” ha spiegato, “e dunque, potenzialmente, maggiore prestigio dei due rami del Parlamento e un ruolo rafforzato di quest’ultimo.”

Quali sono le ragioni del No al taglio dei parlamentari

Per i fautori del No, nessuna delle ragioni appena elencate sarebbe valida. A partire dalla questione economica: secondo l’Osservatorio sui conti pubblici italiani il risparmio netto sarebbe di 285 milioni a legislatura, pari allo 0,007 percento della spesa pubblica italiana.

Per quanto riguarda la “maggiore efficienza” del Parlamento, come ha detto il costituzionalista Massimo Luciano, questa eventualità “non poggia su alcun elemento probatorio.” Se non accompagnato dal cambiamento della legge elettorale, infatti, il semplice taglio dei parlamentari potrebbe generare—ad avviso del politologo Gianluca Passarelli—una “grande distorsione nel rapporto elettori-eletti, una probabile crescita del costo delle campagne elettorali nonché una selezione di candidature ed eletti da queste derivanti.”

In altre parole: da un lato si ridurrebbe la rappresentatività del Parlamento (la Camera, in effetti, sarebbe la meno rappresentativa d’Europa); e dall’altro le segreterie dei partiti vedrebbero accrescere ancora di più il loro potere sugli eletti.

Cosa dicono i sondaggi

Secondo una rilevazione Ipsos pubblicata il 4 settembre sul Corriere della Sera, dalla fine di luglio all’inizio di settembre la percentuale di elettori a conoscenza del referendum è passata dal 35 all’81 percento. L’affluenza è stimata al 52 percento, un numero alto e sicuramente dettato dal fatto che domenica e lunedì si voterà anche per il rinnovo di sette consigli regionali.

L’esito non dovrebbe essere in discussione: stando agli ultimi sondaggi disponibili, il 71 percento voterà a favore della riduzione, e il 29 percento contro. Queste cifre, ha scritto Nando Pagnoncelli, testimoniano che “il taglio dei parlamentari assume un significato simbolico di grande portata in uno scenario in cui permangono diffusi sentimenti di antipolitica.”

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