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L'ammucchiata di fumetti di Michele

Comincia la rubrica sui libri coi disegni dentro.

Serve l'inevitabile introduzione, visto che siamo alla prima puntata della nuova Rubrica-di-VICE-sui-Fumetti. Dunque, di seguito qualche banalità sullo stato delle cose: 

1) I fumetti sono l'unico prodotto narrativo degno di essere stampato, ormai da qualche anno a questa parte. Ok, forse sto esagerando. Però l'80 percento della narrativa disegnata è meglio dell'80 percento della narrativa tradizionale, giusto? Hmm, questa puzza di banalità contemporanea, uno di quei luoghi comuni di oggi tipo: "I telefilm sono meglio del cinema". Comunque, volevo dire: i fumetti sono belli, soprattutto in questo momento storico. (Ecco, questa è inattaccabile.) 

2) I fumetti adesso si trovano anche in libreria e si chiamano "graphic novel". Però non li compra quasi nessuno. Peccato, perché quello in cui viviamo diventerebbe automaticamente un posto migliore, se si vendessero più racconti di Ratigher e meno flatulenze sinaptiche di Margaret Mazzantini. I fumetti hanno ancora bisogno del nostro aiuto: facciamolo per la patria.

3) Ormai molti fumetti belli dal mondo (Stati Uniti, Francia, Giappone) vengono tradotti in italiano. E anche da noi ci sono un sacco di autori bravissimissimi.

4) Ah, tante scuse a Nick Gazin per questa versione bastarda della sua rubrica.

Ciò detto.

Qui troverete principalmente recensioni, perché i fumetti costano tanto e durano poco, quindi non è il caso di sprecare denaro. A proposito, questa rubrica ha anche il preciso scopo di fare ottenere letture gratuite al suo autore. Quindi: editori, autori, speditemi un sacco di buste piene di fumetti! Presso la redazione di VICE in via Watt 32 a Milano. 

Per tutte le altre segnalazioni, consigli e insulti scrivete pure—una mail, che fa tanto 2005—a michele [at] vicemagazine [dot] it.

Iniziamo con un'ammucchiata di produzioni più o meno underground, uscite negli ultimi mesi.

Aa. Vv.

Puck Comic Party

hurricaneivan.blogspot.com/

L'ammucchiata di fumetti di Ivan "Hurricane" Manuppelli, che dieci anni fa ha deciso di diventare editore—oltre che cartoonist—underground, e non ha fatto un passo indietro da allora. Quando ha iniziato lui era al liceo, e la sua rivista faceva abbastanza schifo; oggi che lui ha quasi trent'anni, Puck è una bomba. E Ivan può permettersi il lusso di far uscire un numero speciale di 90 pagine con dentro un'unica storia-jam session a cui hanno partecipato più di 170 autori dal mondo. L'idea fa molto anni Settanta, così come l'impostazione pace-e-amore: di solito la new school sputa sulla vecchia, qui invece i grandi della prima ondata si divertono insieme a quelli dell'ultima, gli americani con gli europei. 

Un racconto collettivo a catena, tre vignette a testa, sempre lo stesso protagonista: il nano Puck. A cui naturalmente succedono cose a caso. E ci si diverte anche indipendentemente dal piacere nerd di riconoscere i vari cartoonist, da Sergio Ponchione a Al Jaffee (aka l'uomo dei fold-in di Mad Magazine), da Enzo Lunari a Mark Bodé (esatto: figlio d'arte), da Johnny Ryan a Francesca Ghermandi. Ah, quello che si è sbattuto di più—a giudicare dalle tre vignette a pagina 24—è Tom Bunk, il miglior disegnatore di Sgorbions della storia (veramente ha un curriculum ben più lungo, ma questo rende bene l'idea).

La migliore enciclopedia dell'underground mondiale l'ha prodotta un italiano, uno che nel mio mondo ideale sarebbe editor in chief di qualche gigantesco gruppo editoriale. A me Puck Comic Party darà da fare per l'intero 2012, anno che trascorrerò a cercare le storie di almeno 80 autori su 170, quelli di cui non ho mai letto una pagina.

Gruppo Katlang!

Shit

Katlang

Il fumetto sta dentro una scatola da hamburger insieme a un microposter, al manuale Breve introduzione all'autoproduzione e pure a una spilletta, per completare l'effetto-Happy Meal. A proposito: tornando a Milano da Lucca, mi sono fermato alla stazione di Bologna e ho mangiato Adagio, uno dei due panini della collabo Gualtiero Marchesi X McDonald's: quello con le melanzane in agrodolce (giuro) e il pomodoro sopra la polpetta, intorno pane alle mandorle. Non era neanche malissimo per essere un panino di McDonald's. Faceva tipo solo schifino. Però i soldi è meglio spenderli per i fumetti, e nutrirsi di pesto pronto a casa da soli.

Shit è una specie di storia collettiva. O meglio, una serie di racconti che si svolgono nello stesso mondo: fantascienza distopica in cui un'unica mega-corporation produce tutto. Cioè, tutto tutto: dall'abbigliamento allo champagne, dal seggiolone alla cultura. Seguono tentativi di rivoluzione, ovviamente. Magari non è un'idea originalissima, ma la storia funziona: a me sono piaciuti soprattutto i racconti di Pippo Rossi, Giulio Bonatti e Sara Menetti (lei produce anche mini—e web—comic autobiografici, roba divertente e molto da tipe).

Barbieri, Costantini, Squaz, Barducci

Macchina suprema

Guida Edizioni

Anche questa è una storia collettiva: wow, tutti i disegnatori del mondo stanno sfanculando l'individualismo. Comunque. 

Personalmente non amo i libri che sembrano voler gridare al mondo il loro esser prodotto "d'autore", ma in questo caso è dura dar torto a tre dei migliori illustratori italiani: Armin Barducci disegna alla Genndy Tartakosvky (ma solo queste pagine), Squaz alla underground americano, Gianluca Costantini alla... boh, è un indefinibile incrocio fra Mark Beyer, Grosz, Marinetti e un sacco di altra roba. Sono tre mostri, e non stupisce che il racconto trovi senso grazie al loro lavoro soprattutto. Poi la confezione è pregiatissima per cura grafica, qualità della carta e della stampa, come sempre quando si parla di Giuda Edizioni. Zero menate tipo "siamo piccoli, abbiamo pochi soldi, quindi abbiamo deciso di stampare sulla carta igienica". Fossimo negli Stati Uniti, questo libro sarebbe già finito sulle pagine culturali del Village Voice, e i suoi autori starebbero facendo sesso con groupie di entrambi i sessi in un elegante loft di Williamsburg (forse è una visione un po' provinciale delle cose, ma lasciatemi le mie illusioni).

Guido Volpi

Treni

MODO

Questa invece non è una storia collettiva, bene. Solo Guido Volpi che disegna dei treni. Anzi, delle motrici. Anzi, proprio i frontali delle motrici. Visti di tre quarti. A me sono piaciuti molto, e chiunque abbia fatto i graffiti da piccolo apprezzerà. Comunque non è un fumetto, eh.

A presto per altri libri coi disegni.