Il linguaggio è una creatura crudele e competitiva. Due diversi studi, da due diversi continenti, hanno mostrato che le lingue hanno problemi a interagire tra loro. È stato scoperto che l’isolamento permette la diversità, perché i linguaggi si scontrano e questo è addirittura prevedibile con modelli matematici.
Un team di ricercatori dell’Università di Tokyo ha finalmente dimostrato ciò che si sospettava da tempo: l’isolamento comporta sia un’incredibile biodiversità―si pensi alle Galapagos―sia una diversità linguistica.
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Come indicano i risultati pubblicati sulla rivista Journal of Evolutionary Biology questa è una delle cose affascinanti di questi studi interdisciplinari. Un autore dal dipartimento di Scienze biologiche e l’altro dal dipartimento di Scienze comportamentali e cognitive. Suppongo che solo un team come questo avrebbe potuto riconoscere le relazioni tra le lingue del Giappone e le sue varie isole.
Il Giappone è un posto perfetto per testare queste ipotesi dato che, come affermano i ricercatori, “La lingua giapponese è presente in isole per natura diverse, separate o connesse geograficamente. Ciò comporta la formazione di due condizioni paragonabili naturalmente”. C’è dell’altro: questi linguaggi hanno un antenato comune. “Interpretare l’influenza delle barriere geologiche è relativamente semplice poiché i tempi d’origine dei linguaggi è ben monitorato”.
I ricercatori hanno misurato il livello di diversità dei vocaboli principali, la prossimità geografica e l’isolamento dovuto all’oceano circostante, evidenziando una proporzione significativa della variazione del lessico giapponese.
Non è l’unica analogia tra i linguaggi e gli animali scoperti da un team interdisciplinare. Altri ricercatori hanno stimato i ritmi con cui una lingua domina su un’altra.
Un linguaggio può estinguersi in diversi modi. Secondo l’UNESCO “un linguaggio scompare quando non è parlato, oppure quando la popolazione comincia a parlare un’altra lingua―il più delle volte una lingua parlata da un gruppo più forte. Le minacce sono due: gli agenti esterni come l’influenza militare, economica,religiosa e culturale, e gli agenti interni, come l’atteggiamento negativo di una comunità verso la propria lingua”.
In entrambi i casi, il cambiamento sembra avvenire dalla lingua Indigena alla lingua socialmente ed economicamente più vantaggiosa, una sorta di “morte o destino delle lingue minoritarie”, come afferma lo studio pubblicato sul Journal of the Royal Society. È un processo talmente prevedibile che i ricercatori, in questo caso fisici, hanno stimato anche il ritmo con il quale un linguaggio divora l’altro.

Said model, if you’re interested. Image: Journal of the Royal Society
I ricercatori hanno esaminato l’ascesa dell’inglese in Galles, quella dello spagnolo in Perù e il declino dello scozzese gaelico, in Sutherland (Scozia), e hanno calcolato il ritmo dell’affermarsi di un linguaggio, che in caso del Galles è stato di circa 0,3-0,6 km all’anno.
Gli autori accennano all’utilizzo di strumenti per preservare una lingua, ma c’è un qualcosa di arretrato nell’esaminare la diffusione delle lingue, senza far riferimento alla vera minaccia linguistica―o al possibile salvatore―dei nostri tempi: Internet.
Sembra che in un futuro prossimo tutte le popolazioni, isolate o meno, saranno connesse a internet, un vantaggio per conoscere l’inglese, il cinese e le altre lingue cardine del mondo. Forse il prossimo studio linguistico interdisciplinare dovrebbe essere fatto da informatici.
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