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Le recensioni della settimana

Quali dischi ci hanno fatto vomitare e quali ci hanno messo il sorriso questa settimana: Green Day, NOFX, Pitbull, N.M.O. e altri...
12.10.16

Ogni Settimana Noisey recensisce le nuove uscite, i dischi in arrivo e quelli appena arrivati. Il metro utilizzato è estremamente semplice: o ci piacciono e ci fanno sorridere, o non ci piacciono e ci fanno vomitare.

DON'T DJ
Musique Acefale
(Berceuse Heroique)

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In tutta sincerità, vorrei non dovergli mettere il voto, o almeno avere a disposizione una faccina che non ride, ma manco sbocca. Mi pare di lamentarmene quasi ogni settimana, diamine. Nel caso di Don't DJ il problema è che in un disco fatto sicuramente con tantissimo amore e dedizione e passione e fotta e idee, c'è un aura che dopo un po' mi fa venire dei dubbi. Diciamo che non è un nostalgico ma i suoi riferimenti vengono chiaramente dal passato, da Steve Reich, dal dub, dal kraut a motore, dall'afrobeat/afrojazz, in un contesto che per comodità definiremo "techno". Tutta roba che se avete pensato "Shackleton" non siete così lontani dalla verità, solo che gli manca il fuoco mistico dell'assoluto che anima il buon Sam. E vabé, può essercene solo uno. Comunque, il punto è che dopo un po' lo zio pare abusare di un po' di trucchetti già tipici di chi per primo aveva mescolato certi folklori non occidentali a suoni più freddi e meccanici, senza provare troppo a rielaborarli per spingersi oltre. E alla fine, insomma,  il risultato qualche volta è un po' troppo familiare. Però non ci sono dubbi che sia bella musica.

PAOLO SENZACULO

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Green Day
Revolution Radio
(Reprise)

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Al mondo ci sono due tipi di persone: quelli che hanno suonato almeno una volta "Time of Your Life" alla chitarra e quelli che invece no. Io sfortunatamente faccio parte del primo tipo e questo mi permette di recensire il disco dei Green Day con estrema cognizione di causa. Allora, tanto per cominciare questo è un disco, dentro c'è della musica saggiamente divisa in 12 pezzi di musica più piccoli. Mi pare che nessuna di queste canzoni sia ancora finita in heavy rotation su RTL 102.5 quindi sicuramente ci troviamo di fronte ad un disco underground. La copertina è molto evocativa perché c'è una radio che brucia. Fuoco = rivoluzione e siccome c'è una radio ecco fatto il titolo Revolution Radio. (Nella prossima frase sfrutterò le modificazioni all'estetica della comunicazione apportate dalla rivoluzione di YouTube e, anziché correggere ciò che ho scritto e fornirvi un testo emendato, vi dirò semplicemente che ho sbagliato, per farvi percepire quanto sono umano e capace di sbagliare, proprio come voi). Solo ora mi accorgo che effettivamente c'è un pezzo del disco che è finito in heavy rotation e si chiama "Still Breathing". A proposito, ve la ricordate quella volta in cui Billy Joel ha spiegato al pubblico che lui e la sua band fanno questa cacatina pop con le chitarre elettriche dal millequattrocento e non se ne è vergognato per niente? EMPATIA SALVIA

MERCHANDISE 
A Corpse Wired for Sound 
(4AD)

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Nessuno più di me vorrebbe scrivere peste e corna di questo disco: patinato, arrogante nella sua drammaticità da primadonna Eighties, con una produzione massimalista che non ha paura di muri di synth ambientali, batterie rimbombanti e scintillanti chitarre stratificate che ricordano da vicino lo stile di The Edge—sembra fatto apposta per farmi rinchiudere in un garage ad ascoltare soltanto crust punk inglese per tre settimane. Eppure è difficile non farsi prendere dal fascino di A Corpse Wired for Sound, il secondo album dei floridiani per 4AD, questa volta in formazione ridotta a tre elementi e registrato in uno studio vero (in provincia di Vicenza, peraltro). Il crooning di Carson Cox è senza dubbio figlio bastardo di Dave Gahan e Morrissey, come il suono della band rimanda esplicitamente agli anni Ottanta. In questo album comunque la personalità della band risalta nei testi e nel songwriting sempre sul filo dello strambo senza perdere la sensibilità pop. A Corpse Wired for Sound rappresenta un picco per i Merchandise, per cui si potrebbero sprecare paroloni tipo "maturità" e "consapevolezza". C'è anche la ballata semi-acustica "I Will Not Sleep Here", in caso doveste dichiarare il vostro amore a qualcuno.

J.G. BALLAD

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MURUBUTU
L'uomo che viaggiava nel vento
(Mandibola)

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Ogni settimana ci spogliamo dei nostri abiti e camminiamo verso il punto più centrale di una foresta antica e fittissima, dove iniziamo a danzare nell'aere sorretti esclusivamente dall'amore per Satana. Tra un volteggio e l'altro ci scambiamo le nostre opinioni sulle recensioni e, tra una bocciatura per Danny Brown e un sorrisone per Alborosie, non esiste colpa più grave che fare apprezzamenti all'operato di Murubutu, ad oggi l'unico meme in grado di scalfire la sacralità del nostro Circolo delle Recensioni. Nonostante questo L'uomo che viaggiava nel vento è, ancora una volta, il disco più adatto per tutti quelli che hanno fatto il Liceo Classico e si sentono ancora dei fiocchi di neve speciali perché invece che imparare come stare al mondo hanno tradotto le poesie di Catullo fino a compiere vent'anni. Potete apprezzarlo anche se avete studiato come metalmeccanici, ma in quel caso ricordatevi di praticare il sesso sicuro perché potreste rischiare di scopare.

MARRACASH COI BIGODINI

N.M.O.
Nordic Mediterranean Organization / Numerous Miscommunications Occur
(Diagonal)

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Quello che mi è sempre piaciuto degli N.M.O. è la loro fissa per la musica funzionalista: i pezzi per fare ginnastica, i test tone, le library di effetti sonori, le comunicazioni di servizio, la psicoacustica… In pratica gli piace giocare col rapporto tra la meccanicità della techno e le forme rigide del suono non-ricreativo per piantare un seme di rave anche nella catena di montaggio postfordista, agendo direttamente sulla tecnica. Per fortuna evitano il rischio di rendere più tollerabile la routine capitalista, cioè non ti dicono che ti deve piacere il rumore della tua alienazione perché somiglia a una cassa dritta, semmai ti fanno capire quanto entrambi sgorghino dalla stessa materia prima e dov'è che si può intervenire materialmente per modificare il reale. La dimostrazione pratica è nell'elemento free-form della loro musica, che parte da basi acid techno per virare contemporaneamente in direzione di una computazione astratta e verso il sudore e la fisicità delle percussioni "reali". La trovata geniale di questo LP per Diagonal è che è composto perlopiù di locked groove di pochi secondi, ma su ogni lato del doppio vinile c'è una traccia lunga intorno agli otto minuti in cui tutti gli aspetti della loro musica si sommano. In questo modo finiscono per fare una musica allo stesso tempo organica/emozionale e anti-umanista.

CAPOCCIA VERDE

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NOFX
First Ditch Effort
(Fat Wreck Chords)

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Voglio che sia chiaro: io sono un apologista dei NOFX. Punk In Drublic? Disco fantastico. So Long e White Trash? Perfetti. Ma anche Pump Up The Valuum, fa forse schifo? No, mi spiace, spacca. Poi da War on Errorism in poi ho smesso di ascoltare tutto quello che facevano, perché non me ne fregava più un cazzo di ascoltare l'hardcore melodico, per lo stesso motivo per cui non mi è mai interessato ascoltare i milioni di cloni dei NOFX, però il mio affetto e rispetto per loro rimane invariato. Comunque, come tutti sanno, zio Fat Mike, dopo qualche anno passato in fondo al pozzo delle droghe, ha finalmente trovato il fondo, smesso di scavare e cominciato a risalire: si è ripulito e ora è sobrio e cerca di affrontare la vita con un'attitudine meno autodistruttiva. Ottima idea per il Fat Mike padre di famiglia, uomo d'affari e persona, ma forse è andata male per il Fat Mike autore di canzoni divertenti, umoristiche e piene di hook che non si riesce a smettere di cantare. Questo album è senza dubbio molto sincero, ma è anche una rottura di cazzo mondiale, senza guizzi, grigio come il soffitto della stanza di una persona depressa. È cinico da parte mia dire che questo album, senza dubbio il più oscuro e intimo che i NOFX abbiano mai pubblicato, è esattamente quello che non volevo da loro? Sì. Però è anche vero, e se vorrò riflettere sulla storia personale di un party animal pentito mi limiterò a leggere la (mi dicono bellissima) autobiografia The Hepatitis Bathtub and Other Stories. 

DON'T CALL ME WHINE

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CONOR OBERST
Ruminations
(Nonesuch)

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A me Conor Oberst è sempre stato simpatico. Quando ero post-adolescente e frequentavo il fan forum dei Coheed and Cambria cliccai su un link a un Megaupload con dentro Fevers and Mirrors, che mi diede immediatamente una serie di motivi in più per considerare la depressione clamorosa un'ottima fonte di ispirazione. Scoprendo poi Lifted e I'm Wide Awake mi resi conto della sua crescita e, di conseguenza, di quella delle sue canzoni: sempre malinconiche, sempre ispirate, ma senza la presa male lacerante e la voce spezzata tipica del giovane magro bianco maledetto. L'unico problema è che, da Cassadaga in poi, Conny si è convinto di dover diventare il nuovo grande cantautore americano e ha quindi iniziato a cercare di scrivere le cose come Bob Dylan e suonare come Neil Young, in un zum-pa-pà folkettone con i testi tutti fatti di enormi dichiarazioni generiche sulla vita e personaggi e metafore che capisce solo lui. Il che è la dimostrazione che molta gente, se non è anche solo un minimo triste e/o innamorata, non sa che cazzo dire. Però ormai la carriera l'ha iniziata, il culto l'ha fatto, la richiesta c'è. E che facciamo, smettiamo? E chi le paga le bollette? La Saddle Creek? Pfffft.

ÁLVARO STONER

PITBULL
Climate Change
(Mr. 305 / Polo Grounds / RCA)

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Quando quest'estate sarete in vacanza e i vostri amici vi porteranno "a ballare in questo posto bellissimo sulla spiaggia, c'è il traghetto per arrivarci che parte diretto dal porto e viene solo trenta euro e se facciamo tavolo c'è lo champagne compreso centocinquanta a testa e abbiamo acchittato la serata dai che c'è pieno di figa," sarete probabilmente 1) scazzati per i soldi che state per spendere 2) scazzati perché ormai quando volete ballare se non c'è almeno un live set di Moritz von Oswald manco vi viene voglia di uscire di casa 3) troppo poco ubriachi per divertirvi. Arriverete nel posto, con l'unica camicia bianca che vi siete portati a dietro per l'occasione, e comincerete a guardare il cellulare mentre il DJ sparerà in fila "Vorrei ma non posto," "Titanium" e "Turn Down for What." Ma a un certo punto una vibrazione primordiale vi farà alzare il culo da quel divanetto in pelle bianca: sarà una voce latina su un ritmo reggaeton a scatenarla. Vi dirà di sentirvi liberi, di divertirvi, di alzare le mani al cielo, di smetterla di fare i presi male e fare le persone normali per una cazzo di sera. La ascolterete, la voce di Pitbull, e vi divertirete come non facevate da anni. Tutti vi daranno le pacche sulle spalle. Salterete abbracciati ai vostri amici. Vi apparterete con una persona super interessante a fine serata, lontani dalla cassa in quattro che continuerà a far vibrare la sabbia. Vi sveglierete il mattino dopo con la frase "We were born to be free" tatuata sul braccio, e sarete pienamente convinti della vostra scelta━Climate Change di Pitbull ancora a riverberarsi nelle vostre orecchie.

TORO SCANTINATO

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MICHAEL  SNOW
Musics for Piano, Whistling, Microphone And Tape Recorder
(Song Cycle)

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Quando mi è giunta voce della ristampa di questo capolavoro ho avuto subito l'acquolina: non so se avete presente un doppio in cui c'è una facciata di ventisei minuti di fischiettii improvvisati, altre due di pianoforti registrati su nastro, velocizzati, rallentati a manetta e distorti in maniera quasi chirurgica che pare che si stanno spezzando sotto una valanga di stalattiti. Beh sta roba usciva nel 1975 dalla mente di Michael Snow, leggendario filmmaker canadese e artista a tutto tondo, tanto che era anche pianista e arrangiatore per Albert Ayler e Don Cherry, mica pugnette. Leggenda dice che abbia anche registrato la prima improvvisazione "free" della storia: c'è da crederci visto che per anni ha spaccato tutto col suo gruppo CCMC. E giacché l'originale costa quasi due piotte su Discogs, accattatevi subito questa ristampa, mettetela sul piatto e fatevi un mega cannone, ne vedrete delle belle.

BIANCA NEVE

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