Pubblicità
Questo articolo è stato pubblicato più di cinque anni fa.
News

Lacrime di krocodil-lo

Reportage dalla Siberia, tra le vittime della droga fai-da-te tra le più pericolose in circolazione: il krokodil.

di Andy Capper e Alison Severs, foto di Stuart Griffi
13 luglio 2011, 1:08pm

Per vedere il nostro documentario sul krokodil, vai qui.
 

Non si dice “mandare in Siberia” per niente. Questa cosa l’abbiamo capita il primo giorno della nostra visita a Novokuzneck, cittadina situata nella parte occidentale della regione siberiana che si estende su 13 chilometri quadrati. Durante l’estate, il freddo lascia posto a una stagione mite e nuvolosa, con l’aria carica di zanzare grandi come mignoli.

Un senso di povertà sovietica pervade ogni aspetto della vita cittadina: i decadenti quartieri residenziali, la sveglia dei cani di strada che abbaiano, la colazione dell’hotel alle 6 del mattino che offre Spam, uova fritte e cetrioli sottaceto.

Ma lamentarsi di questi minimi inconvenienti sarebbe pretenzioso. Non siamo venuti qui per divertirci. Nessuno si diverte qui.

Stavamo girando un documentario sul perché (e sul come) i giovani di Novokuzneck sono le vittime di un’epidemia di eroina—una storia in piena contraddizione con il recente re-branding della gioventù russa da parte di Vladimir Putin, che la descrive come una mandria di super-umani che abitano un mondo luccicante pieno di soldi, successo e libertà. In realtà, al giorno d’oggi, la Russia consuma il 21 percento dell’eroina mondiale.

La roba di Novokuzneck è di un bianco cremoso, la più pura sul mercato. Arriva dall’Afghanistan e una leggenda locale vuole che venga trasportata dai Talebani attraverso il confine col Kazakistan per vendicarsi dell’invasione russa del 1979. Ma il krokodil, la nuova droga russa, è sostanzialmente un problema auto-inflitto.

Prima di organizzare il nostro viaggio, ci hanno raccontato di un nuovo stupefacente detto krokodil—una versione casalinga dell’eroina fatta con benzina e codeina—così chiamato perché rende la pelle dei tossicodipendenti squamosa e li divora da dentro, mandando in decomposizione il cervello e gli arti fino a causare la morte.

Quando siamo arrivati in Siberia, le voci di corridoio sul krokodil si sono fatte sempre più forti e insistenti, urla quasi disperate, come il rumore che fai quando ti svegli da un incubo nel mezzo della notte.

L’entrata di Gorgovski. Una fila di palazzoni decadenti, popolati da giovani, molti dei quali sono dipendenti da eroina e krokodil. In questa foto, un giovane uomo rimette dopo essersi iniettato dell’eroina in un tugurio pieno di zanzare. Questa immagine fa sembrare l’Hamsterdam di The Wire una pittoresca festicciola inglese.

VICE: Ciao Alison. Hai presentato e co-prodotto questo documentario. Cosa hai scoperto sul krokodil?
Alison Severs: Le storie che abbiamo sentito sul krokodil sembravano leggende metropolitane, ma quando siamo arrivati in Siberia era tutto molto più reale di quanto non ci aspettassimo. Abbiamo incontrato consumatori di krokodil che hanno perso l’uso delle gambe e della parola. Abbiamo visitato pompe funebri dove la gente passava tutto il giorno a graffettare velluto e incollare crocifissi su bare di compensato per rispondere alla costante richiesta di funerali. L’impresario mi ha detto che muoiono due o tre eroinomani a settimana.

Perché la tossicodipendenza è così diffusa?
Negli anni Ottanta, dopo l’invasione dell’Afghanistan, la gente ha cominciato a farsi d’oppio. Negli anni Novanta, è passata all’eroina. E adesso si fa di eroina e krokodil. Ci sono diverse teorie sul perché è successo, dipende da chi te ne parla. Una di queste è la teoria “narco-terroristica” e sostiene che la droga rappresenti la vendetta degli afgani per l’invasione russa. Un’altra dice che è praticamente impossibile contenere un confine esteso come quello russo. La nostra guardia del corpo, Alec, mi ha detto, “Se davvero lo volessi, potresti contrabbandare un elefante.”

Cosa mi racconti del “mercato”, il centro di smistamento della droga dell’area di Novokuzneck?
Mi aspettavo di trovarci delle vecchie che vendevano cetrioli sottaceto e meloni e magari un camioncino dall’aria losca. Ma quando siamo arrivati, c’erano 35 camion kazaki e i conducenti stavano negoziando tranquillamente con degli zingari. Un paio di persone hanno visto le nostre telecamere e hanno cominciato a suonare i clacson per avvisare i conducenti e gli zingari. Abbiamo capito che era il momento di levare le tende.

La gente ha cominciato a correre verso la macchina.
Magari volevano solo dirci “Ciao!”, ma ne dubito.

Diciamo che l’esperienza del mercato è stata abbastanza stressante. Com’era invece il resto della città?
Molto deprimente. L’area interna della città è costituita da enormi quartieri popolari, uno sull’altro, abitati da operai. Non esiste un vero centro cittadino. Tutte le immagini che circondano le fabbriche sono propaganda: uomini forti che lavorano duro, quelli più in forma sopravvivono, estrarre metallo per il bene della Madre Russia e via dicendo. Ma ai giovani non interessa più lavorare in fabbrica.

Non vogliono lavorare o non c’è lavoro?
Prima di arrivare in Siberia, davo per scontato che ci fosse una pessima situazione economica e la mancanza di occupazione generasse l’abuso di droghe, ma non è così. Il lavoro c’è, e molti tossicodipendenti sono in condizione di lavorare. Ma nessuno pare interessato. Non ho idea di come sarei finita se fossi cresciuta lì.

E la società russa non è preparata a gestire questa sottocultura della droga.
Non penso che si tratti di una sottocultura. Se così fosse, staremmo parlando di una piccola porzione della società, mentre i tossicodipendenti formano un gruppo molto più esteso. Questo fenomeno non è circoscritto né in termini geografici, né in termini demografici. Ci sono quartieri migliori e quartieri peggiori, ma ogni zona ha i suoi eroinomani.

Ci sono persone che cercano di migliorare la situazione.
Abbiamo incontrato un uomo che si chiama Sasha, la cui organizzazione Pererozhdenie Rossii (“Rigenerazione russa”), rappresenta uno degli pochi centri di disintossicazione laici—anche se ho notato un po’ di iconografia sacra nei suoi spazi. Molte chiese sono protestanti, e le persone che gestiscono i centri di disintossicazione sono spesso pastori. Una parte della Chiesa Ortodossa Russa considera queste cliniche come “serve dell’Anticristo” proprio perché lavorano con gli eroinomani. Non sono un’esperta della Bibbia, ma questa reazione non mi pare molto cristiana.

Gli immancabili palazzoni di Gorgovski che si riflettono in una pozzanghera.

A me sembravano brave persone.
E lo sono. Sasha ci ha mostrato alcune delle sue cliniche, inclusa una che ospitava gente pulita da parecchio tempo e che è stata in grado di raccontarci la loro esperienza. In Russia, la maggior parte dei centri è indipendente dal governo e non distribuisce metadone o altri oppiacei per facilitare la disintossicazione. Mi è sembrata una cosa assurda, ma sostengono che mollare e basta sia molto più efficace.

È lì che hai conosciuto la tua nuova amica.
Sì, Alicia, ha 21 anni. Mi è piaciuta subito; forse per telepatia—siamo riuscite a comunicare, in qualche modo, senza il traduttore e abbiamo parlato del suo giardino e di altre cose che le stanno a cuore.

Qual è la sua storia?
Quando aveva 13 anni, il suo ragazzo l’ha spinta a fare uso di droghe pesanti. Mi ha detto di averne provate diverse, e che ha dovuto fare cose “sgradevoli” per recuperare i soldi necessari. L’eroina era la sua preferita. È stata la prima persona con cui abbiamo parlato del krokodil. Ci ha detto che fa marcire da dentro, ma che, in termini di effetto, non c’è molta differenza tra eroina e krokodil. Alcuni suoi parenti sono morti così.

Dopo questo incontro siamo andati a parlare con degli zingari.
Sasha ci ha portato in un posto che si chiama Forshtadt per mostrarci quanto l’uso d’eroina sia comune tra i giovani. Ovunque c’erano ragazzi che se ne andavano in giro completamente strafatti. Le case erano fatte di ferraglia e legno. C’erano cani enormi dappertutto, legati con catene, ma che comunque provavano a saltarti addosso per ammazzarti. Il terreno era coperto di siringhe. C’erano prostitute che passeggiavano per le strade, si portavano gli uomini in mezzo ai cespugli, e una volta fatto, correvano a comprarsi una busta di eroina o krokodil.

Non è un bel posto. Ma poi c’è stato di peggio...
Gorgovski. È una complesso edilizio abbandonato che è stata saccheggiato di qualsiasi cosa commerciabile, incluso ogni frammento di metallo. Entrando in uno dei palazzi, abbiamo visto siringhe usate ovunque e il graffito di un teschio con la scritta AIDS. Non saremmo mai potuti arrivare lì se non fosse stato per il nostro amico Alexey, un pastore cristiano, ex-eroinomane, che oggi si occupa di disintossicare e convertire i giovani.

Ti ricordi quando abbiamo salito le scale?
Penso che sia stata la seconda volta in vita mia in cui ho calpestato delle feci umani. Le ringhiere erano poche e traballanti. Avevo paura di cadere.

Mi ricordo che ci siamo fatti strada in quella che sembrava spazzatura vecchia di due mesi. E si trovava tutta nell’appartamento di una persona.
C’erano zanzare ovunque, enormi. Nell’appartamento abbiamo incontrato alcuni ragazzi: Pasha, Seryoga, Dima e Sergey. Non c’era acqua corrente.

Lavorare in un’acciaieria per una misera paga va bene—perché lo stai facendo per questi ragazzi.

Sembrava che avessero 15 anni, al massimo 17. In realtà avevano poco più di vent’anni. La faccia di Dima era piena di piaghe aperte.
Tu gli hai chiesto perché non andava dal dottore e lui ha risposto, “Perché dovrei farmi visitare? Non c’è niente che non va.” Penso che farsi di eroina a Novokuzneck sia quasi una presa di posizione e i dottori decidano di astenersi dal curare delle persone che si rovinano in quel modo. Mi ricordo che Dima ha detto, “Non mi interessa se mi filmate, morirò settimana prossima.” Doveva dei soldi a degli spacciatori.

E dopo quello è venuta la parte più spaventosa del nostro viaggio.
Attraverso la chiesa di Alexey, siamo riusciti a incontrare dei ragazzi che avevano fatto uso di krokodil e vivevano nell’appartamento della madre di uno di loro. Erano completamente rovinati dopo averlo preso per un anno, e la donna si prendeva cura di loro. Avevano deciso di smettere—abbiamo dei filmati di quando sono riusciti a disintossicarsi e sembravano abbastanza felici. Poi, per qualche motivo, hanno deciso di imparare a cucinare il krokodil e hanno passato un mese e mezzo a cercare la ricetta su internet.

E mentre cucinavano il krokodil in cucina, hanno cercato di sbattere fuori di casa la madre.
Penso che avessero trovato la formula giusta perché quando li abbiamo incontrati, post-krokodil, erano incapaci di parlare. Erano come zombie. Il loro sguardo era totalmente perso.

Quella stessa notte siamo finiti a casa di Alexey per pregare insieme a degli ex-tossicodipendenti.
Secondo alcuni, gli anni “senza Dio” del periodo sovietico, quando la religione era considerata l’oppio delle masse, hanno prodotto l’attuale declino della società e i comportamenti immorali e edonistici. Oggi, molti ex-eroinomani diventano fedeli e rimpiazzano la loro dipendenza con la religione. Alexey sostiene che, nei tardi anni Ottanta e primi Novanta, la Russia Sovietica abbia conferito a Satana la licenza d’uccidere e per questo la gente ha cominciato a farsi di eroina. Mi ha detto che l’eroina è in guerra con le anime. E che ogni giorno lui si sveglia e si prepara a dar battaglia al diavolo. 

Un paziente del centro di disintossicazione Forshtadt ci mostra i tatuaggi che si è fatto in prigione.

Alicia nella sua stanza a Forshtadt.

Dima e Pasha si sono appena iniettati un misto di eroina, collirio e altre sostanze.

Tagged:
siberia
eroina
krokodil
Droga
Vice Blog