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Sport

In trasferta con gli ultras ucraini

Per un anno, ho seguito un gruppo di ultras ucraini nelle loro trasferte e ho assistito agli scontri. Non so che ne sarà di loro dopo gli sconvolgimenti politici in atto nella regione, ma so che il loro stile di vita sembrava un lento suicidio.
03 novembre 2014, 12:10pm

​"Lavash" si riprende dopo uno scontro a Nikolaev.

Ci sono decine di gruppi ultras in Ucraina. Si sono formati sull'esempio di quelli tedeschi e inglesi, e sono indipendenti dal resto della tifoseria della loro squadra. Tra il settembre 2012 e l'agosto 2013 li ho seguiti nelle loro trasferte e ho assistito agli scontri: all'epoca i gruppi erano ancora poco numerosi, per cui gli incidenti gravi erano ancora piuttosto rari, ma non per questo meno tristi.

I gruppi fascisti e anti-fascisti si scontravano mossi dal disprezzo reciproco. Con l'aiuto di alcuni amici e conoscenti ne ho seguito i movimenti per mesi, finché alla fine non sono entrato in contatto con i capi ultras. Dopo alcuni altri mesi di trattative, mi è stato finalmente concesso di fotografarli. Anche con il loro permesso, le cose non sono state meno difficili. Ci sono voluti almeno quattro mesi prima che mi potessi muovere liberamente fra di loro senza essere controllato. Li seguivo sempre. Spesso, ero presente durante gli scontri. La mia attrezzatura ne ha risentito, ma il più delle volte, dopo aver comunicato che ero un giornalista e volevo soltanto fotografarli, mi hanno trattato con rispetto. È ancora incerto cosa succederà a questa scena, dopo gli sconvolgimenti politici in atto e l'annessione della Crimea alla Russia. So solo che all'epoca, le rivalità tra i vari gruppi erano molto accese.

Alcuni poliziotti in assetto anti-sommossa separano due tifoserie rivali a Zaporižžja, nel sud-est dell'Ucraina.

Molti membri di questi gruppi non avevano nemmeno 17 anni ed erano stati reclutati direttamente nelle palestre o nelle scuole di arti marziali. In tanti provenivano da famiglie benestanti e ci erano arrivati tramite i loro amici. I requisiti per entrare erano l'abbigliamento e l'interesse per un determinato tipo di musica e, ovviamente, per il calcio.

Inoltre, subivano un subdolo indottrinamento, quasi subliminale, al nazionalismo. Tramite lo sport imparavano che le minoranze sessuali vanno oppresse, e che la patria viene al primo posto. Poi si dividevano in gruppi, in vista degli scontri. All'inizio c'erano scontri di prova, e a chi si dimostrava all'altezza veniva concesso di seguire il gruppo nelle trasferte verso altre città. All'interno di questi gruppi, i sentimenti fascisti o anti-fascisti non erano particolarmente forti. Alla fine, da ambo le parti contava solo essere fedeli alla bandiera della squadra, combattere il nemico e aderire a un'ideologia senza mai metterla in discussione.

Due gruppi si scontrano a Bachčysaraj, in Crimea. Prima di dare il via allo scontro ci si assicura che i due gruppi schierino lo stesso numero di combattenti, e non si finisce finché uno dei due non si arrende.

A prima vista, le vite di questi ragazzi sembravano misteriosamente romantiche, ma in realtà dietro c'era un grande giro d'affari, all'interno del quale loro non erano che i pesci più piccoli e la carne da cannone. I soldi per finanziare questi gruppi venivano raccolti durante le partite e poi investiti per aprire negozi per tifosi e bar. Parte dei soldi veniva usata per coprire le spese di viaggio quando si andava a fare a botte in un'altra città. A volte, i combattimenti venivano organizzati in un territorio neutrale. Tutto era organizzato tramite i social network, dove dopo gli scontri si dava anche un voto alle prestazioni individuali dei vari combattenti.

Alcuni ultras su un treno dopo aver vinto una rissa a Sinferopoli, in Crimea.

Fare carriera all'interno di questi gruppi di tifo organizzato funzionava più o meno come per i calciatori. La maggior parte dei ragazzi iniziava nelle tifoserie di seconda divisione, che non avevano né nome né fama. Se si dimostravano validi, venivano poi reclutati dalle tifoserie di prima divisione. C'erano anche restrizioni d'età: i diciottenni non potevano combattere contro i quindicenni, ad esempio. In ogni gruppo c'erano da sei a 15 membri. Di solito, raggiunti i 19 o i 20 anni, questi ragazzi smettevano di combattere regolarmente. I membri più vecchi del gruppo si occupavano di organizzare gli scontri e di distribuire i soldi, diventavano una sorta di amministratori e intervenivano nelle risse solo quando veniva insultato il nome del gruppo, circostanza nella quale tutti si mobilitavano contro la compagine nemica.

I combattimenti organizzati rispettavano un regolamento preciso: non si potevano usare armi, ma solo calci e pugni. Tuttavia, se le risse nascevano spontaneamente (cosa non rara dopo una partita) le cose erano diverse. In quei casi, c'era una buona probabilità che venissero utilizzate pietre, bottiglie rotte e spranghe. Ma non accadeva troppo spesso, perché se qualcuno fosse rimasto gravemente ferito la polizia avrebbe indagato su tutti quanti. Nel periodo che ho passato insieme agli ultras, un ragazzo è rimasto ferito in modo grave; hanno dovuto ricucirgli la testa. Il gruppo responsabile dell'accaduto aveva organizzato una colletta per pagare le sue spese mediche. Alla fine, le cose si sono risolte per il meglio.

Tuttavia, più o meno tutti coloro che partecipavano a questi scontri ne uscivano con traumi, escoriazioni, ossa rotte, nasi spaccati, lobi delle orecchie staccati. C'erano decine di risse ogni anno e molti dei ragazzi che vi partecipavano, se rimanevano feriti, non andavano all'ospedale ma preferivano curarsi da soli a casa di un amico. Nessuno parlava mai di questo hobby alla propria famiglia. Il paradosso è che erano molto coraggiosi sul campo di battaglia, ma avevano paura dei genitori. Anche se erano molto giovani, in molti soffrivano di amnesie e problemi di salute. Eppure, continuavano a tornare a fare a botte per strada. Per loro non c'era niente di più importante dell'onore del gruppo, della fedeltà alla bandiera, anche se, visto dal di fuori, sembrava tutto un lento suicidio.

Il volto di Maxim __dopo aver perso un combattimento a Kryvyj Rih.