Cinque ragazze raccontano gli incontri sessuali più imbarazzanti della loro vita

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Cinque ragazze raccontano gli incontri sessuali più imbarazzanti della loro vita

Camporella, tamponi dimenticati e traumi di vario tipo: qui non parleremo solo di coiti sbagliati e amplessi senza lieto fine.
8.4.16

Se dovessi mettere in ordine di gradimento i bisogni umani fondamentali, il primo posto lo assegnerei al mangiare, il secondo al sesso e il terzo al dormire (ex aequo con defecare). Questo perché, pur praticante appassionata, sono anche della scuola che no sex è meglio di bad sex.

E anche perché—questa è la dura realtà dei fatti—una scamorza fritta può essere più appagante di una notte di sesso. La verità è che fare ottimo sesso (che non è sesso semplice e neanche buon sesso) contempla una grande quantità di variabili scientificamente non verificabili e imprevedibili. E dunque la gente, di fronte alla prospettiva di stare per fare del potenziale ottimo sesso, a volte va un po' fuori di testa. Qui non parleremo solo di coiti sbagliati e amplessi senza lieto fine, ma di tutte quelle situazioni in cui, insomma, non sono state seguite procedure standard.

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È TUTTO DENTRO?

La prima storia vede protagonista un mio ex-fidanzato. Tedesco dai tratti russi, è stato cittadino della DDR e aveva cosce molto grandi per l'uso frequentissimo della bicicletta. Forse proprio per quello e il fisico da marine, una volta calate le mutande, le dimensioni dell'organo riproduttivo impallidivano di fronte alla maestosità e dimensioni degli altri muscoli. Certo un po' mortificante, ma del resto "è importante che lo sai usare bene."

Sorvolando sul tempo che il ragazzo ci mise per tirarlo fuori (quattro settimane circa) e per essere propriamente attivo (memorabile la frase "I am NOT impotent"), dopo un po' si ingrana e si fa dell'ottimo sesso con punte ancora oggi ineguagliate. Un weekend decide di accompagnarmi a Milano perché dovevo votare alle elezioni.

Stiamo a casa dei miei, dove ho ancora una stanza con un letto ad una piazza. Quando iniziamo—attenti a far piano dati i genitori dormienti nella camera affianco—siamo chiaramente impediti dal poco spazio a disposizione, ed entrambi, a turno, giochiamo a imitare animale anfibio spiaccicato sulla parete. Spazientita dalla logistica e dal letto formato bambino, a una certa esclamo (va in inglese perché più efficace): "uff, it's so small!"

Silenzio tombale. "I know. I'm sorry…"

Illustrazioni di Dalì Geralle.

SANGUE

La vittima di quest'altro episodio è anche "carnefice", ma a lei va tutta la nostra stima per il contesto gore e una certa dose di precocità nell'impresa. Dunque, questa giovane donna di 14 anni partecipa al diciottesimo del suo fidanzato, in un locale fighetto vicino a Porta Genova, sempre Milano. Dopo poco i due iniziano a sentire quell'incontrollabile voglia che si sente solo a quell'età e vanno nel sottoscala a pomiciare. La giovane indossa per l'occasione una cintura materna, decorata con borchie a forma di stella applicate in tutta lunghezza.

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Appena avviene il contatto carnale, il frenulo si spezza e getti di sangue iniziano a schizzare in svariate direzioni. Terrorizzata, lei si precipita di sopra, chiama gli amici che trovano il fidanzato riverso sulle scale, verde in faccia e coperto di sangue altrove. Gli amici sono sotto shock, forse per quell'empatia pisellare che serpeggia tra gli uomini e che vediamo spesso nei film sulla guerra del Vietnam, dove il soldato n.1 ha il pene mozzato e il soldato n.2 quasi si circoncide per l'orrore.

Mentre la giovane donna si impegna con zelo ammirevole a ripulire la scena del crimine con carta igienica "solo 3 veli", viene chiamata l'ambulanza. Entrambi studenti di un noto liceo milanese, non furono mai presi di mira direttamente: o per lo meno lei si risparmiò vessazioni negli anni a venire, forse proprio in nome della sua intraprendenza—era pur sempre una del primo anno che se la faceva con uno dell'ultimo (anche se adesso, dall'alto dei suoi venti e qualcosa anni, mi confessa che non ha ancora ben capito come si fanno le seghe). Sembra che nei bagni della scuola ci siano ancora degli affreschi a testimoniare l'avvenimento: il protagonista è facilmente riconoscibile perché sgocciola sangue dal batacchio.

BOTTE DA ORBI

Falso mito di chi vuole praticare sesso matto è quello della cosiddetta aggressione consenziente. Il problema è che in giro c'è un sacco di gente che proprio non è in grado. Mi ricordo una volta con un tizio che mi aveva letteralmente strappato la camicia di dosso e poi cercava di infilarmi il suo gigantesco arnese dentro quel (per lui evidentemente) noto buco che si trova dietro il ginocchio sinistro. "Eh… guarda, non c'è niente lì." Allora daje che ci riprova, ma evidentemente con idee molto confuse sull'anatomia femminile, perché cerca di inserirsi in quell'altro buco profondissimo e molto accessibile chiamato orifizio uretrale. No! Strada sbagliata! Imbarazzante ruspa fallica alla Salvini, la camicia fu rovinata e così anche il mio desiderio.

MENAR IL CAZ PER L'AIA

Andare in camporella e venir colti in flagrante sono praticamente la stessa parola. Ricordo ancora con orgoglio quando finii con un bel biondo nello zoo-fattoria di Görlitzer Park a Berlino. Pioveva a dirotto, ma noi eravamo tranquilli in una piccola capanna di legno. A un certo punto rumori violentissimi ci distraggono, e dopo un po' ricominciano, più forti e bizzarri, come se qualcuno stesse scavandoci il terreno sotto i piedi. Mi sporgo a controllare ed è un gigantesco maiale, tenuto lì insieme a due capre ed alcuni conigli. Io pensavo fossimo nel villaggio delle fate e invece era solo un porcile.

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Più rischiosa è la parabola che segue. È una storia di diritti al bunga frustrati dalla campagna rurale e da immaginare un po' con la palette dei colori di X-Files. Siamo nell'impervio Friuli ma potremmo essere a Roswell, New Mexico. Riporto quasi senza alterazioni come mi è stato riferito, perché ne vale la pena. O il pene. LOL.

1. Il tutto accade un'estate di svariati anni fa. Abbiamo vent'anni. 2. Data la relazione a distanza e gli incontri settimanali, avevamo i nostri posti per camporella a Udine e provincia. 3. Uno di quelli a noi caro era una strada di campo accanto a cimitero. Arriviamo. Denudiamo. Partiamo. 4. In distanza vediamo passare un trattore con luce puntata sul campo accanto al cimitero. Rallenta. Punta il faro. Se ne va. Paura. 5. Ripassa. Si ferma. Punta il faro. 6. Impauriti accendiamo il motore e scappiamo in quarta, nudi e crudi come la natura c'ha fatto. Il mio partner alla guida, io ancora sui sedili posteriore. 7. Raggiunta la strada, notiamo che ci segue un macchinino. Dopo poco accende un lampeggiante blu. 8. Io urlo "seminali!" dal sedile posteriore, mentre quello del passeggero di fronte è ancora reclinato avanti. Il mio amante mi asseconda per 200 metri spingendo sull'acceleratore. 9. Parte la sirena. 10. Lui inchioda. 11. Lo sbirro scende dalla macchina, e io mi copro con un paio di pantaloni abbandonati sul sedile a rovescio. L'altro fa lo stesso con una camicia ancora abbottonata. Petti nudi, palle al vento. 12. Lo sbirro bussa. 13. Il mio fidanza—invece che abbassare il finestrino—apre la porta scoprendo cosce chilometriche e anoressiche. 14. Il poliziotto vede lui—butta uno sguardo a me dietro [attraverso il vetro vaporaceo alla Titanic] e impallidisce evidentemente. 15. Invece di chiederci i documenti blatera qualcosa sulla pericolosità del posto da noi scelto—perché (quoto) "vicino ad un noto campo Rom". 16. Annuiamo. L'imbarazzo è immenso per tutti. Tanti saluti e via.

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CORPI ESTRANEI

Prima o poi, nella vita, compariranno oggetti non ben identificati nel vostro corpo.

Il primo caso risale a un festival che mi piace immaginare scandinavo (ma che la testimone definisce solo "molto marcio"), dove lei finisce in tenda con uno, nazionalità olandese e pelle lucente coperta da efelidi. Tempo di una capatina in bagno per la nostra compare e l'olandese si esibisce subito in nudità integrale. Siamo però a un festival, gli spazi sono ristretti e come se non bastasse c'è un compagno di tenda—così profondamente addormentato o ubriaco che per tutta la durata non fa una piega. Al clou del rapporto il ragazzo riesce a raccogliere le forze necessarie per infilarsi un preservativo.

Poi la situazione si fa confusa: smettono ma la protagonista non ricorda se di comune accordo o altro. Poco importa, lei crolla in un sonno profondissimo. Si risveglia ore dopo e il suo amico non c'è. Assente pure il compagno di tenda. Dopo aver seguito la profilassi d'emergenza—test di gravidanza e malattie varie—passa una settimana. E nelle mutande si trova qualcosa che non ha tessuti organici: un pezzo del preservativo, probabilmente rimasto incastrato da qualche parte su per l'incavo vaginale, "decisamente disidratato al momento del sesso alcolico."

La seconda storia ha tempi molto più lunghi, ma la farò breve. Amica scopa con ragazzo. Lui dice: "Ma cos'hai lì dentro?" Eseguono varie posizioni yoga complicatissime per indagare nella tana del lupo: dita, mani, pinzette, specchi, acqua, lavande vaginali, scoregge, aria e cannucce. Niente. La cosa non vuole saperne di venir giù. Ma soprattutto, cos'è?

Dolore la mia amica non ne prova, ma dopo tutti i tentativi di recupero—che durano diversi giorni—è sì un po' infastidita e preoccupata. Il passo successivo è il pronto soccorso, dove scoprono che l'oggetto era un vecchio tampone dimenticato lì dentro probabilmente da mesi. "L'hanno tirato giù con uno strumento che sembrava quello per infilarsi le scarpe dal tallone. Non ti dico la puzza".

Epilogo necessario è menzionare un problema che affligge molte donne durante e dopo l'amplesso. Quella della flatulenza. È normale che durante il bunga i nostri poveri corpicini si debbano adattare a forme e dimensioni inusitate e che, nel farlo, entri e venga prodotta aria.

Infatti. Una volta stavo dormendo con il mio ragazzo quando vengo svegliata di soprassalto. Da una scoreggia. La mia.

Segui Clara su Twitter: @cmirffig