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Football americano-musulmano

'Fordson: Faith, Fasting, Football' dimostra che il cinema sportivo ha ancora molto da dire, anche dopo Space Jam.
2.2.12

Lo scorso dicembre, la catena del fai-da-te americana Lowe’s ha subito le pressioni della Florida Family Association perché togliesse i suoi spot pubblicitari da All-American Muslim, un reality trasmesso sul canale americano via cavo TLC. A quanto pare, gli evangelici integralisti della FFA preferiscono i cristiani con la pelle chiara, e non vogliono assolutamente avere a che fare con qualcuno che piazza il suo nome in uno show incentrato sulle vite della comunità musulmana di Dearborn, in Michigan.

In mezzo a tutto questo urlare e giudicare, tuttavia, la gente sembra aver dimenticato che, con tutta probabilità, All-American Muslim trae ispirazione da un lungometraggio girato non molto tempo fa in quella stessa cittadina di Dearborn. Il film si chiama Fordson: Faith, Fasting, Football, e parla di un gruppo di compagni di liceo, tutti musulmani, che sbaragliano qualsiasi avversario al grande gioco americano per eccellenza: il football.

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È proprio questo piccolo particolare, secondo me, a mandare a gambe all'aria le pretese della FFA, mostrando quanto retrogrado e arcaico sia il loro modo di pensare.

Il film segue i liceali nella preparazione delle semifinali del campionato, nel periodo di Ramadan. In parole povere, mostra come i ragazzi debbano conciliare digiuno e impegni sportivi in vista della partita più importante dell’anno. Da pazzi, no? Non sono un appassionato di cinema sportivo (perché occuparsene? Nessuno potrà mai superare Space Jam), ma il modo in cui il film segue da vicino la vita di una comunità a predominanza arabo-americana dopo l’11 settembre è affascinante. Per ora, la pellicola è rimasta confinata nel circuito dei documentari indie, ma pare che il Segretario di Stato Hillary Clinton l’abbia visto una sera a cena e ne abbia dato un giudizio positivo. (Anche Michael Moore l’ha visto, ma quando mangia non riesce a concentrarsi su altro.)

Non sono mai stato in America. Non so se gli uomini del sud pensino veramente che i musulmani nascondono nella barba bombe di carne halal, così come non so se le perquisizioni fin troppo zelanti negli aeroporti abbiano fatto aumentare il risentimento. Ma volevo scoprirlo, quindi mi sono messo in contatto con il regista e produttore di Fordson, Rashid Ghazi, per parlare di uno sport di cui non so assolutamente nulla, e di questo come potrebbe migliorare le difficili relazioni interconfessionali.

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VICE: Ciao Rashid, come va?

Rashid: Bene, tu?

Benissimo. Prima che entriamo nel merito del film, potresti spiegarmi che tipo di città è Dearborn?

È stata creata da Henry Ford. È una città operaia, e negli anni un sacco di persone sono venute qui in cerca di lavoro. Tra queste c'erano molti mediorientali, in particolare libanesi. Dearborn è diventato un centro importante per gli arabi di tutto il mondo. Ora, ha la più alta popolazione araba al di fuori del Medio Oriente. Il 97 percento degli studenti della Fordson sono musulmani. Inoltre, ogni volta che succede qualcosa che coinvolge musulmani da qualche parte nel mondo, i giornalisti vengono a Dearborn. Per dirti, se c’è un attacco terroristico da qualche parte, arrivano qui e chiedono “Che ne pensate?”

Dunque, come nasce l'idea del film?

Nel 2004 ho letto un articolo su USA Today riguardo a questa squadra che è arrivata alle semifinali del campionato statale. Le partite erano state disputate durante il Ramadan, ed ero sconvolto dal fatto che un team composto per la maggior parte da musulmani che non mangiavano né bevevano dall’alba al tramonto fosse riuscito ad ottenere quei risultati. Inoltre, come americano, penso che—soprattutto dopo la guerra del Golfo—la percezione americana dei musulmani abbia subito una distorsione. A proposito, sono musulmano, la mia famiglia è indiana. Anche se a dire il vero sono nato in Inghilterra, a Stoke-on-Trent.

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Davvero? Io sono di Birmingham; piccolo il mondo! Dicevi?

Il 60 percento degli americani non ha mai incontrato o conosciuto un musulmano, anche se nel Paese la popolazione di fede islamica raggiunge i sei o sette milioni. L’11 settembre e le guerre in Medio Oriente non hanno fatto che accrescere la tensione. Ho pensato che un ottimo modo per mostrare alla gente chi siano davvero i musulmani fosse proprio quello di fare un film sulla squadra della Fordson. Qui il football è molto radicato: il venerdì sera, in una piccola città, la partita dei ragazzi è una cosa seria, non c’è nulla di più americano.

Avresti potuto fare lo stesso il film, senza la scusa della squadra di football della Fordson?

A livello ideale, no. Se avessimo raccontato la storia senza il football, parlando dell'essere americani o del razzismo, non avremmo avuto lo stesso effetto. La questione sport unisce le persone. E poi, io amo lo sport.

La gente mi dice sempre che lo sport rompe le barriere etniche e i confini, ma poi ho sentito le storie di gente rinchiusa negli spogliatoi…

In America, lo sport ha fatto molto per dissipare la tensione razziale e le incomprensioni—probabilmente più di qualsiasi altra cosa. Guarda Muhammad Ali o Jackie Robinson, il primo giocatore di baseball afroamericano ad aver militato nella Major League. Davvero, per la comunità afroamericana di questo Paese, gli sport sono stati una strada fondamentale per l’integrazione e perché i legami personali andassero oltre i confini etnici e religiosi. Così mi sono detto: se sei un atleta e vedi questi ragazzi che praticano a livelli così alti lo sport che ami, per di più digiunando, puoi identificarti, trovare dei punti in comune.

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Prima dell’inizio di ogni partita il coach lascia lo spogliatoio (bisogna mantenere la separazione tra chiesa e stato) e i giocatori pregano insieme. 

Qui nel Regno Unito, alcuni calciatori famosi sono stati accusati di fare commenti razzisti, e sembra che se la siano cavata senza problemi perché ai pezzi grossi non importa proprio nulla. Succede lo stesso sui campi da football?

Esiste una lunga serie di nomignoli riservati ai giocatori arabo-musulmani, da 'negri del deserto' a 'cammellieri'. Abbiamo intervistato tre generazioni di giocatori e ci hanno confermato che sono sempre stati bersaglio di questi insulti, fin dall'infanzia. Ma il mantra del coach della Fordson è ‘Nessuna Scusa’: qualunque sia l’ostacolo che affronti, che sia il digiuno, i problemi in casa, il tuo basso ceto sociale, o gli insulti razziali, non è una scusante, ma parte della vita. Pensavo che avrei trovato una comunità dedita all'autocommiserazione, in un certo senso. Invece ho conosciuto persone molto fiere della loro identità, araba musulmana e americana.

I ragazzi del film mi sembrano piuttosto americani.

Be’, tutti quanti nel film hanno l’accento americano. Molti studenti della scuola sono immigrati di quarta, quinta, sesta generazione. Nel film compare una donna con l'hijab e una maglietta con il nome della scuola che parla con marcato accento americano. Senza il velo, potrebbe essere la comune mamma americana.

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Ok, è tempo che lo dica. Correggimi se sbaglio, ma è così che pensavo funzionasse l’America: diversi gruppi di immigranti arrivano per inseguire il sogno.

Fatti due domande: chi altro potrebbe essere più patriottico? Un immigrato venuto qui e rimane per un motivo. L’altra domanda è: chi sono gli americani? Se puoi essere irlandese-cattolico-americano puoi anche essere arabo-musulmano-americano. La cosa divertente è che non siamo noi i primi a essere arrivati in questo Paese fuggendo da persecuzioni religiose, no?

Per tornare allo sport, i rivali di Fordson High sono quelli della Dearborn High, vero? E il film mostra i giorni precedenti alla grande partita, durante il Ramadam, e sono tutti sbattutissimi. Com’è la Deaborn High?

Sì, la Dearborn High è nella stessa città. Ha un 30-35 percento di studenti arabi—è nel quartiere più ricco.

Quindi è rimasto un po’ del vecchio sano conflitto di classe?

Un po’. È una rivalità forte e cameratesca… come tra il Manchester City e il Manchester United.

Sì, ho sentito dire che anche loro sono rivali. Eri preoccupato dal dover avere a che fare con l’11 settembre?

Molte persone ci hanno consigliato di non citare nemmeno l’11 settembre, i musulmani temevano di essere associati all'evento. Ma che senso ha fare un film, se non discuti di temi così importanti? L’11 settembre ha avuto grandi conseguenze sulle comunità musulmane ed è una storia che molti americani devono e vogliono sentire. Big Joe, uno dei protagonisti del film, ha detto che a Osama Bin Laden avrebbero dovuto “sparare un colpo in testa in diretta nazionale.” Era serio.

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Big Joe

Com’era la situazione a Dearborn il 12 settembre 2001?

Hanno chiuso la scuola perché c’è stato un allarme bomba. Per un sacco di giovani è stata come la fine dell’innocenza, esattamente come per tanti altri giovani americani l’11 settembre ha rappresentato una specie di sveglia. Non ci sono state violenze a Dearborn, ma in molti altri posti sì. Un uomo in California si è trovato le mura di casa piene di scritte razziste. Se n'è andato, è tornato e la casa è saltata. Avevano messo una bomba.

Terribile. Una specie di peggior attentato all'ironia di sempre, portato avanti dalle peggiori persone di sempre.

L’altra conseguenza dell’11 settembre è che la comunità musulmana si è impegnata molto sul piano sociale: iniziative inter-confessionali, supporto alla comunità, cose così—tutto questo è cresciuto negli ultimi dieci anni.

Pensi che sia una specie di richiesta di redenzione? Voglio dire: anche se ovviamente non erano loro i responsabili, è possibile che i musulmani americani abbiano sentito di dover fare qualcosa?

Non penso che l'abbiano fatto per senso di colpa, ma per educare il nostro Paese, venire alla luce e far capire chi fossero, altrimenti sarebbe rimasto tutto un grande mistero.

Il fratello di uno dei ragazzi del film è finito in gattabuia, vero?

È il fratello di Hassan Houssaiky, Ali. Era un running back della squadra statale che è andato in Ohio per comprare dei cellulari per rivenderli a prezzo maggiorato in Michigan, con un suo amico. Una donna a Walmart ha notato che si chiamava Ali e il suo amico Osama. Hanno allertato la polizia, e i due sono stati arrestati e trattenuti con l’accusa di terrorismo. Il capo d'accusa era riciclaggio di denaro sporco per supportare il terrorismo, ma dopo dieci giorni li hanno lasciati andare per mancanza di prove. Tutta "colpa" del suo nome e delle origini, insomma.

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Ali Houssaiky (a destra) e il suo amico Osama Sabhi Abulhassan sotto il crudele occhio dei media 

Una cosa del genere potrebbe cambiare la mia visione del mondo.

Ali ha detto “Mi ha aperto gli occhi su cosa sta succedendo in America.” Il suo problema ora è che se un potenziale datore di lavoro cerca su Google il suo nome, le accuse di terrorismo vengono fuori. Anche se legalmente è pulito, non sarà mai pulito del tutto.

Ti ci è voluto un po' per fare questo film, sei anni in tutto. Non hai pensato che il tema avrebbe potuto perdere la sua attualità?

Negli anni—e ricorda che volevo far uscire questo film nel 2005—ho capito che questioni del genere sono sempre d'attualità. L’Islam e la comunità internazionale… è un problema che rimarrà vivo almeno per altri vent'anni. Sono un miliardo di persone contro il resto del mondo, non può finire nel nulla.

Quindi il tuo film ha una rilevanza che va oltre i confini americani?

Guarda la Primavera Araba: vogliono la libertà, vogliono lavorare, crescere, educare i loro figli, no? Vogliono molti degli stessi diritti che i loro parenti e amici hanno negli Stati Uniti. C’è una connessione diretta. Con Internet, la gente vede quello che succede e pensa 'Perché in Egitto o in Siria non posso avere la stessa libertà che ha mio cugino a Detroit, in Michigan?’

Forse hai ragione. Grazie, Rashid.

@JoshuaHaddow