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Fratelli d'Italia ha fatto un'enorme figura di merda con il suo manifesto anti-gender

Con l'avvicinarsi dell'inizio dell'anno scolastico, la lotta contro la teoria del gender ha ripreso vigore. Spesso con esiti piuttosto stranianti: è il caso di Fratelli d'Italia, che ha utlizzato una foto contro l'omofobia in un manifesto omofobo.
Leonardo Bianchi
Rome, Italy
14.9.15

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Con l'avvicinarsi dell'inizio dell'anno scolastico, la lotta contro la teoria del gender ha ripreso vigore e si è tradotta in una serie di iniziative che hanno agevolmente sfondato ogni barriera dell'imbarazzo.

All'inizio di settembre, ad esempio, il sindaco leghista di Prevalle (Brescia) ha avuto l'idea di mettere sui cartelloni del comune il seguente messaggio: "L'amministrazione comunale è contraria all'ideologia gender." Il primo cittadino, rispondendo alle polemiche, aveva rassicurato tutti sul fatto che "a Prevalle non sarà assolutamente seguita la teoria gender che tanto piace a qualcuno." In ossequio a questa nuova moda, lo stesso gesto era stato replicato qualche giorno dopo a Capriolo, un altro comune leghista del bresciano.

Ma c'è chi è riuscito ad andare ben oltre i cartelloni luminosi, distinguendosi più di ogni altro in questa battaglia: parlo di Fratelli d'Italia. In questi giorni, infatti, i militanti della sezione del Trentino si sono messi a distribuire volantini davanti a tutte le scuole che hanno aderito ai programmi di educazione di genere promossi dall'assessorato delle politiche sociali della provincia di Trento.

Il che non sarebbe nulla di eclatante, se non fosse proprio per quello che c'è nei volantini. Per accompagnare il messaggio anti-gender––secondo cui dietro a queste teorie ci sarebbe "la potentissima lobby LGBT" che sta effettuando "un indottrinamento dolce verso un mutamento antropologico"––i grafici del partito di destra hanno utilizzato una foto che ritrae un ragazzo con il trucco sfatto e il rossetto sbavato, probabilmente riferendosi alle leggende per cui le maestre obbligherebbero i nostri figli a mettersi il rossetto in classe.

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Peccato che quella foto non solo sia stata utilizzata senza il rispetto delle clausole––pratica a cui i membri di Fratelli d'Italia non sono estranei, vedi la recente figura con Oliviero Toscani––ma sia stata completamente stravolta rispetto al suo significato originale.

La fotografa Rose Morelli aveva scattato la foto in reazione alla morte di Leelah Alcorn, 17enne transgender che si era tolta la vita il 28 dicembre 2014 perché i genitori, non accettandola, l'avevano sottoposta alle cosiddette terapie riparative.

Nella sua lettera d'addio pubblicata su Tumblr, Alcorn diceva che "le questioni di genere devono essere insegnate a scuola, prima possibile" e che "la mia morte deve significare qualcosa." Proprio per questo motivo, Morelli si è incazzata parecchio e ha fatto sapere di voler intraprendere azioni legali, visto che "hanno usato il mio lavoro senza autorizzazione e in un modo opposto a quello per cui era stato pensato: serviva a sostenere le persone transgender e tutta la comunità LGBT vittima di discriminazione, non il contrario."

Fratelli d'Italia si è difesa dicendo che "la foto risulta essere diffusa in rete contrassegnata 'per essere utilizzata' liberamente." Ma non è proprio così: leggendo più attentamente la licenza Creative Commons si apprende che l'autrice va citata, e che la foto può essere usata solamente "a patto che vengano mantenute le indicazioni di chi è l'autore dell'opera."

Certo, mi rendo conto che non è solo Fratelli d'Italia a ignorare la lettura delle licenze, e non è nemmeno impossibile immaginare che chi abbia fatto il manifesto si sia limitato a cercare " maschio + rossetto + gender" su Google.

Tuttavia––come hanno fatto alcune testate––credo sia sbagliato parlare di "gaffe," come se Fratelli d'Italia avesse fatto uno scherzo poco riuscito. In un contesto del genere, infatti, l'inversione di significato operata da un partito politico ha un chiarissimo intento discriminatorio e omofobo. Tra l'altro, Alcorn aveva chiuso la sua lettera con questa esortazione: "Correggete la società." Episodi come questo, purtroppo, dimostrano che siamo ancora parecchio lontani dal farlo.

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