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La mia infanzia discount

Non eravamo poveri, eravamo "più intelligenti"—ecco perché avevamo "la Cola" al posto della Coca-Cola e la "Crema alla nocciola" al posto della Nutella. Un viaggio nelle sottomarche della nostra giovinezza.

di Roberto Parente
05 giugno 2014, 10:21am


Foto via Flickr/gioiadeantoniis.

Non eravamo poveri, eravamo "più intelligenti". Da piccolo mio padre me lo ripeteva ogni volta che mi lamentavo della tracotanza dei miei compagni di classe: "Le cose di marca sono da stronzi, io non voglio pagare di più per un logo." E così sono cresciuto osservando il precetto paterno del "piacere delle piccole cose del discount" e diffidando di tutta la merce di marca: perché che fossero del triscount o di un alimentari tutti i prodotti erano uguali, stessa merda, soltanto che uno era fico e l'altro no. Un peccato, quello di essere glam, imperdonabile. Così ho stretto amicizie in base alla dipendenza dalle marche, sentendomi più affine soltanto ai saggi in fila alla cassa del Todis.

Poi qualche giorno fa tutto quello in cui credevo è crollato: preparando la colazione alla mia ragazza, accanto al caffè e alla spremuta d'arancia ho aggiunto anche un'ottima merendina "Lady Snack", comprata per farle un piacere. Lei se l'è rigirata in mano senza aprirla, poi mi ha guardato e mi ha detto: "Che cazzo è questo? Dov'è il mio tegolino?" Ho provato a educare anche lei agli "antichi valori dell'ipermercato" ma ho fatto prima a farmi la tessera Conad. E così ogni volta che mi perdo in questi nuovi banchi elitari ripenso a quando eravamo "più intelligenti."

COCA-COLA VS. LA COLA

A casa non ho mai bevuto la Coca-Cola. I miei mi dicevano che faceva "i buchi allo stomaco." Una volta durante una festa ne era caduta una goccia sul pavimento di marmo ed è stato corroso. E poi la Coca-Cola uccideva i lavoratori colombiani. Io bevevo la Cola della Guizza, e mi autosuggestionavo che fosse più buona, talmente bene che a chi dopo averne preso un sorso faceva la faccia schifata gli raccontavo di "quell'esperimento che avevano fatto in America." "Se a un tipo X dai due bicchieri," spiegavo: "uno pieno di Coca-Cola e l'altro pieno di Ben Cola, quello non ti sa riconoscere la Coca-Cola." "È tutta questione di cervello," concludevo: "è autoconvinzione." Come pensare che in realtà non fossimo poveri.


NUTELLA VS. LA CREMA ALLA NOCCIOLA/NUGATTI

La Nutella l'ho conosciuta soltanto nelle sue due varianti:
1. Nugatti per i ricchi-poveri/"La crema alla nocciola" per i poveri-poveri.
2. "La cioccolata del Pic-nic break."

La Nutella non ha mai sodomizzato nessun colombiano eppure a casa mia non ci metteva piede. La combo fake "crema alla nocciola" e pane mi dava un senso di finitezza troppo grande per la mia età. Sull'etichetta c'era scritto: "ancora più buona." Rispetto a cosa? Alla morte?

Ricordo anche una specialità bianca e nera, mixata nello stesso barattolo. Se provo a chiudere gli occhi e ricordare il suo sapore mi viene in mente tutto Antichrist di Lars von Trier al contrario. 

La "nutella" del Pic-nic break era una micro vaschetta con scozzo di cioccolata gommosa e dieci grissini. Non c'era modo di finire i grissini e la cioccolata contemporaneamente. L'aprivi per il semplice sfizio di zuccheri e la finivi senza avere più fame per sempre.


ADIDAS VS. QUALSIASI TUTA NON CON TRE STRISCE


Foto via Flickr/hugovk.

La questione dell'essere più intelligenti ovviamente includeva anche l'abbigliamento. Le tute acetate erano le più ambite e il 90 percento dei maschi le indossava, almeno il pezzo sotto. Rigorosamente Adidas con i bottoni laterali aperti a mo' di zampa di elefante. Io avevo due strisce, quattro strisce, ma mai tre. Il problema più grande però non era il numero di bande laterali della mia tuta, ma il fatto che insieme alle strisce avevo anche un baffo della nike fatto col culo.


MULINO BIANCO VS. CHOCO SNACK

Le merendine erano il male. Di marca erano "oltre Hitler." Si prendeva al triscount un qualunque prodotto che avesse le parole choco o snack sulla confezione. Ero troppo sciocco e omofobo per apprezzare la scelta dei miei genitori. Boicottare la Mulino Bianco e Barilla era una forma di protezione, e la storia gli ha dato ragione.


SMEMORANDA VS. TREMENDA



I figli di medici hanno tutta la cancelleria personalizzata con i nomi dei farmaci. Avevo le penne Pritor, i post-it Seroxat, i bloc notes Mecloderm. E ovviamente anche l'agenda. Se tutti i miei compagni avevano la Smemoranda io avevo l'omaggio della ditta di mio padre: una Tremenda. Erano due le cose da fare: appiccicarci sopra un jpg stampato dei Nirvana oppure non cacciarla mai dalla cartella. Lo slogan della Tremenda è "il diario che ti vizia," così il testimonial di quest'anno è lo scrittore italiano Don Antonio Mazzi. 


FANTA VS. ORANGINA

Piuttosto che comprare una semplice Fanta al supermercato/alimentari/bar preferivamo bere l'Orangina, una bevanda francese rarissima in Italia che proprio per questo era giudicata una prelibatezza. La "particolarità" dell'Orangina era avere talmente "tanto succo" da essere piena di filetti di arance che mi si incastravano nel diastema. Era un'aranciata un po' troppo amatoriale. La trovavi anche nella catena di discount In's, se non la trovavano prima i NAS.


LE UOVA KINDER VS. QUELLE SENZA SORPRESA

Grazie al cazzo che nelle uova kinder trovi le sorprese più fiche, le paghi il prezzo dei giocattoli al negozio. Molto meglio spendere un terzo, avere un uovo più grosso, avere un cioccolato più duro che sa di metallo, trovare una sorpresa microscopica in una bustina di plastica dove c'è più carta che sorpresa e poi buttarla al secchio perché è sempre una cazzo di collanina verde fatta di eternit. Vuoi mettere?


LE SCARPE COL LATTE

Eppure c'è stata una stagione in cui ci sono andato vicino. Era il 1998, ero a un passo dal comprarmi una cosa di marca. In realtà non era un acquisto diretto, era coi punti del latte Parmalat (un errore nel sistema operativo familiare). Raccogliendo i tagliandi ti potevi portare a casa un paio di Superga Football Fans con i colori della tua squadra di calcio preferita. I punti da raccogliere erano 130, ma i miei genitori si sono accorti della mia insubordinazione molto prima, così hanno smesso di comprarmi il latte e non ho fatto in tempo a prenderle.

Una volta che sono andato a vivere da solo, lontano dall'influenza dei miei, la prima cosa che ho fatto è stata esaudire quel desiderio infantile fermo al 1998. Per sentire l'effetto della trasgressione. Sono entrato in un negozio di scarpe fico a comprarmi finalmente le Superga.

Ma invece di pagare con i punti del latte la stessa merda di dodici anni prima, ho tirato fuori dalla tasca 80 euro, come uno stronzo.

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