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'Eating Animals' non predica il veganesimo, ma vi farà pensare molto

Il nuovo documentario prodotto da Jonathan Safran Foer e Natalie Portman farà riflettere gli spettatori sulle loro tendenze carnivore.

di Danielle Wayda e Danielle Wang
18 giugno 2018, 6:49am

Foto dell'University of Missouri's College of Agriculture, Food and Natural Resources via flickr.

In questi dieci anni da quando il libro Se niente importa di Jonathan Safran Foer è stato pubblicato, la tendenza culturale prevalente è diventata ancora più a favore di una dieta vegetale. Ha senso, perciò, che ora Foer si sia unito con Farm Forward, una nonprofit il cui claim è "Finché nessun animale soffra più negli allevamenti industriali", per trasformare Se niente importa in un documentario. Il film è diretto da Christopher Quinn e narrato da Natalie Portman, amica di Foer e attivista vegana.

Il libro finisce con Foer e la sua famiglia che scelgono uno stile di vita vegano, ma per stessi, mentre il film presenta la situazione di una società che deve affrontare con urgenza una scelta. Sono passati dieci anni, dice il film. Avete avuto il tempo di pensarci e parlarne. Fate qualcosa.

Il film segue molti degli stessi personaggi che Foer ha originariamente incontrato nel suo libro, compresi contadini e attivisti coinvolti a vario titolo nella rete del sistema alimentare americano.

"La verità è che il nostro sistema al momento assomiglia di più a un politburo sovietico. Controllo centralizzato, proprietà centralizzata"

Persone come Watts, allevatore di polli nel North Carolina, mostrano la lotta quotidiana che sta sotto il machiavellico sistema dell'allevamento industriale di polli, il quale costringe i partecipanti a una costante accumulazione di debiti fino al fallimento. Chris Leonard, ex reporter e membro della New America Foundation, rompe il mito del contadino 'signorotto' che gli spettatori vorrebbero Watts fosse.

“Abbiamo ancora l'idea che nell'America rurale ci sia un sistema capitalistico,” dice Leonard. “Che i contadini indipendenti falliscano o abbiano successo in base a quello che fanno. La verità è che il nostro sistema al momento assomiglia di più a un politburo sovietico. Controllo centralizzato, proprietà centralizzata. A Springdale, in Arkansas, c'è davvero una camera del controllo per capire quanti polli devono essere allevati in una fattoria in Georgia, o in North Carolina, o in Mississippi". C'è qualcosa di sbagliato, sembra che i registi stiano cercando di dirci - per gli animali, gli umani, e l'ambiente.

Il film, come il libro, mette a confronto la distanza emotiva dell'allevamento industriale con i metodi tradizionali di allevamento, più lenti e più difficili a livello emozionali. C'è una scena molto cruda in cui una mucca ferita viene fatta rotolare sul pavimento di un magazzino usando un carrello elevatore. Ma Frank Reese, un contadino del Kansas che alleva polli e tacchini, viene mostrato mentre piange quando un consulente gli dice che, per tagliare costi, deve sacrificare parte dei suoi animali. I l film ricorda al pubblico che i contadini avevano un'etica e un'umanità come parte delle loro pratiche di business. L'agricoltura industriale ha tolto tutto.

Un pollo senza becco in una fattoria in Texas. Nel film si parla di come molti allevatori di polli taglino il becco così i polli non si feriscono l'uno con l'altro. Foto via flickr user Artizone.

Un problema del film è che non parla delle condizioni lavorative nell'industria della carne. La narrazione non mostra come i lavori nei macelli siano i meno desiderabili del paese. Quando il 40% della produzione di tacchino di Reese viene distrutto per colpa di 'macello negligente', vediamo come la colpa venga spostata tutta sui lavoratori.

Gli impiegati se ne fregavano, tagliavano i colon e rovesciavano materiali fecali su tutta la carne. Gli ispettori li sgridavano tutti, ma a nessuno importava" dice Reese, scuotendo la testa. Questo è un po' disonesto da parte dei registi, dal momento che sappiamo che la maggioranza delle persone che fanno questi lavori indesiderabili sono spesso immigrati - a volte con il visto, a volte no - nelle grinfie di un sistema brutale. Nel 2005 l'Human Rights Watch ha realizzato un report secondo il quale tre quarti della forza lavoro nell'allevamento industriale è latinoamericana - e ha pochissime, se non nulle, protezioni.

Quindi cos'è cambiato in questi dieci anni? Negli ultimi giorni della sua presidenza Obama ha migliorato gli standard di welfare dell'allevamento animale, ma l'amministrazione di Trump ha velocemente cancellato ogni tipo di progresso. L'industria dei polli ha rinnovato i propri sforzi per velocizzare il processo di macellazione dei polli al ritmo di 175 animali per minuto. E ovviamente, come fanno notare gli esperti del film, la popolazione globale continua a crescere, portando nuove sfide per far fronte alle esigenze nutrizionali.

Foto via flickr user MPCA Photos.

Il film, come il libro, non arriva a conclusioni certe su quale sia la soluzione migliore a livello universale. Anche se tifiamo per i piccoli contadini un po' sfigati che allevano gli animali in maniera tradizionale e rispettosa, le loro vite non sono facili, e il loro modello di business ha dimostrato essere completamente insostenibile. Anche le alternative alla carne non sembrano il modo giusto per uscire da questo casino, per quanto potrebbero essere un importante passo nella direzione giusta.

Alcuni documentari fanno capire bene da che parte del dibattito dovresti trovarti quando appaiono i crediti. Eating Animals, invece, lascia da parte l'imbarazzo morale per sedersi pesantemente sullo stomaco dello spettatore. Qui non c'è nessuna soluzione, ammette lo spettatore, ma almeno si sente autorizzato a smettere di ignorare la propria coscienza mentre cerca di capirlo.

Questo articolo è originariamente apparso su Munchies US.

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