Perché il metodo Montessori ha avuto successo ovunque ma non in Italia

L'approccio didattico fondato sulla centralità dell'autonomia del bambino ha trovato grande apprezzamento e crescente diffusione in tutto il mondo. Ma, paradossalmente, non in Italia.

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lug 19 2016, 8:03am

Foto di WeMake Milano/Creative Commons

Anche la famiglia reale inglese ha scelto l'eccellenza italiana del metodo Montessori.

In una scuola di Norfolk, in Inghilterra, il principino George segue già le orme del padre e dello zio, i principi William e Harry, e di molti talenti innovativi: dai fondatori di Google, Microsoft, Amazon e Wikipedia, - la 'Montessori Mafia,' l'aveva chiamata il Wall Street Journal - al premio Nobel per la letteratura Gabriel Garcia Marquez e persino P. Diddy, il rapper.

Sviluppato agli inizi del Novecento dall'educatrice, scienziata e primo medico donna italiano Maria Montessori, l'approccio didattico fondato sulla centralità dell'autonomia del bambino ha da allora trovato grande apprezzamento e crescente diffusione in tutto il mondo. Ma, paradossalmente, non in Italia.

Si stima esistano circa 60mila scuole, a livello internazionale: 4500 negli Stati Uniti, 800 nel Regno Unito, oltre 1100 in Germania e nei Paesi Bassi, addirittura, un terzo delle scuole pubbliche sarebbero a indirizzo Montessoriano. Nel nostro paese, invece, queste non superano le 200.

In Italia le scuole Montessori registrate sono 137, circa 2 ogni 900mila abitanti; il centro Italia - Umbria e Marche in testa - ne ospitano una buona parte. Si tratta soprattutto di scuole materne, mentre medie e superiori sono ancora meno.

L'avvento del fascismo ne ha sicuramente frenato la diffusione del metodo su scala nazionale, spiega a VICE News Tiziana Pironi, professore ordinario di storia della pedagogia all'Università di Bologna.

"Agli inizi Mussolini voleva che la Montessori tornasse, perché aveva tanto successo [all'estero], ma [lei] capì che la stava strumentalizzando." Così, nonostante un'iniziale spinta da parte dello Stato per promuovere il metodo in Italia, nel 1934, Maria Montessori lasciò il paese, senza farvi più ritorno, se non in maniera sporadica. Morirà nel 1952 in Olanda, dopo lunghi soggiorni anche in Spagna, Inghilterra, America e India.

Alle motivazioni storico-politiche, inoltre, si aggiungono quelle di tipo culturale e economico. "In Italia, un metodo così rivoluzionario, che avrebbe richiesto da parte dello Stato di investire moltissimo nel cambiamento della didattica e nella formazione di nuovi insegnanti, risultava molto difficile," aggiunge Pironi.

Anche Sonia Coluccelli, insegnante e coordinatrice di una rete di 14 scuole piemontesi per la Fondazione Montessori, concorda: "Quella italiana è una scuola che tendenzialmente ha fatto tanta fatica a rinnovarsi e a ripensare quelli che sono i rapporti di potere, i rapporti di forza nella comunità scolastica."

La fatica sta nello scardinare una visione educativa che pone al centro l'adulto in veste di traduttore del sapere, ma anche nel riuscire a ridurre i tempi ed i costi degli attuali percorsi di formazione per personale specializzato.

"I vincoli a cui le scuole sono sottoposte per aprire una sezione Montessori sono complessi. Di conseguenza, se già c'è una certa resistenza a monte, un cambiamento che sia complesso a livello burocratico, economico e anche di tempo, crea ulteriori alibi per rimanere come si è. Altrove c'è un approccio più flessibile, una modalità un po' più snella," aggiunge Coluccelli.

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Partendo dalla libertà del bambino, l'approccio educativo Montessoriano si basa su due aspetti fondamentali: il ruolo dell'insegnante come abile osservatore, e l'uso di materiale specifico, all'interno di un ambiente predisposto – come quello della Casa dei Bambini, la scuola dell'infanzia Montessoriana.

La necessità di dotare una scuola delle attrezzature, degli arredi e del 'materiale scientifico' studiati dalla Montessori per consentire al bambino di imparare autocorreggendosi, rappresenta probabilmente un ulteriore ostacolo, anche di tipo finanziario. Eppure, negli ultimi anni, la tecnologia avrebbe permesso un notevole abbattimento dei costi.

"Una volta in Italia avevamo un solo produttore di materiali Montessoriani che aveva tipo il monopolio. Era costosissimo, ovviamente. Adesso, democraticamente, esistono degli artigiani [digitali] che con stampanti 3D si riuniscono in gruppo e creano i materiali," fa sapere Coluccelli.

In Italia, quello Montessoriano rimane l'unico metodo alternativo al tradizionale che sia attuabile nella scuola pubblica. È infatti possibile avanzare richiesta per una classe o una sezione Montessoriana in ogni istituto, e l'interesse sembrerebbe in crescita.

Il numero di talenti straordinari fieri di rivendicare la propria esperienza Montessoriana ha contribuito sicuramente negli anni a diffonderne la popolarità, ma continua anche ad alimentare una visione collettiva del metodo legata ad ambienti d'élite.

"Quando il figlio del futuro re d'Inghilterra, qualche mese fa, è andato in questa scuola [Montessoriana], io non ho fatto i salti di gioia," dice scherzando Coluccelli. Nonostante il principe George frequenti una scuola piuttosto accessibile, in cui la maggioranza dei bambini riceve sussidi statali e per la quale lui stesso paga meno di 50 euro al giorno, la presenza del piccolo reale ha sicuramente rafforzato la percezione del metodo come una stravaganza riservata a circoli esclusivi.

E anche Coluccelli ammette: "Siamo ancora in una fase in cui la gran parte delle scuole in cui si applica il metodo sono ancora scuole un po' d'élite." Spiega che, nella sua esperienza di insegnante, i genitori che fino ad oggi hanno scelto una sezione Montessoriana hanno solitamente un livello di istruzione più elevato, e sono forse più informati e più attenti alle scelte dei figli.

Ma aggiunge: "Mi piace l'idea di un [approccio] 'Montessori bene comune'," che integri il pensiero, i pilastri dell'approccio Montessoriano all'interno della scuola tradizionale, in una contaminazione volta a migliorare l'offerta educativa generale.

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Questo, spiega Coluccelli, è già successo in Italia nelle scuole dell'infanzia: "Quando entro in una scuola dell'infanzia, anche non Montessoriana, molti colleghi mi dicono che molte cose le hanno assimilate, nel loro sguardo. Il grande cambiamento è nella scuola primaria, dove siamo proprio lontanissimi."

Ad oggi, è possibile per le scuole interessate a proporre il metodo richiedere - invece dalla complessa attivazione di una classe o sezione - di offrire all'utenza dei progetti e dei percorsi Montessoriani, per cui la formazione dei docenti disponibili può essere più breve e economica.

L'importante rimane una collaborazione tra la volontà dei genitori e quella del personale scolastico, ricorda Coluccelli. "È importante che i genitori che desiderano attivare il metodo Montessori cerchino una forte alleanza con la scuola e non facciano semplicemente valere un diritto."


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Foto di WeMake Milano via Flickr in Creative Commons

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