mercato nero

Quanto è facile comprare illegalmente una pistola in Italia

Nel dark web o nelle fiere militari in Slovenia, acquistare armi senza porto d'armi è fin troppo semplice. Nonostante la legislazione italiana sia tra le più restrittive d'Europa.
11 novembre 2015, 8:40am
Foto via Walter/Flickr

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Con un paio di click e 500 euro in tasca sto per comprare il fucile dei miei sogni: un Kalashnikov AK-47. Non devo mostrare alcuna licenza, né rivelare la mia identità. Nel giro di tre giorni l'arma, nascosta nell'imballaggio di un computer, verrà spedita all'indirizzo prestabilito. I rischi - giura il venditore - sono minimi.

Mi trovo su Black Market Guns, uno dei numerosi 'negozi' virtuali di armi che popolano il dark web. Rivoltelle, mitragliatrici, fucili di precisione, granate. In questa vetrina virtuale, in bella mostra, ci sono armi per tutti i gusti e per tutte le tasche—che hanno dato vita a un commercio internazionale di successo.

Ma non è questo l'unico modo per procurarsi illegalmente un'arma in Italia. Da tempo, in alcuni campi nomadi di Milano, pare sia possibile mettere le mani su mitragliatrici e pistole con matricola abrasa. Basta avere gli agganci giusti.

Alcune indagini di polizia hanno poi posto l'attenzione sulle fiere di collezionisti: kermesse internazionali, dove, insieme a cimeli della prima guerra mondiale, si possono reperire ordigni tuttora funzionanti, talvolta risalenti alle guerre jugoslave. Materiale bellico pericolosissimo che rischia di finire nelle mani di gente tanto insospettabile, quanto inesperta.

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Secondo alcuni commercianti di armi e analisti del settore intervistati da VICE News, la necessità di rivolgersi a mercati alternativi illeciti potrebbe essere una conseguenza diretta di una "recente stretta sulla concessione di licenze".

Diversi operatori del settore, infatti, sostengono che la normativa italiana abbia "una delle legislazioni più avanzate e rigide in merito alla regolamentazione del possesso delle armi civili e sportive," precludendo in taluni casi la possibilità di acquistare un'arma in modo chiaro e trasparente.

Intanto, il dibattito sul possesso di armi per legittima difesa è stato riacceso dal recente caso di cronaca di Vaprio d'Adda, diventando immediatamente una 'questione politica—c'è chi invoca il diritto ad avere una rivoltella sul comodino, pronta a essere puntata contro eventuali ospiti indesiderati, chi ha proposto un 'bonus pistola' per incentivare la giustizia fai-da-te, e chi al contrario non vuole che il paese si trasformi in un Far West.

Ciò che rimane poco chiaro è come effettivamente ci si possa procurare un'arma in Italia.

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Foto di Izzard via Flickr, in Creative Commons.

Comprare legalmente un'arma in Italia

In Italia, acquistare e detenere una pistola nella propria abitazione è relativamente semplice: è infatti sufficiente un nulla osta della questura, che viene rilasciato a chiunque non abbia precedenti penali, presenti un certificato di sanità psico-fisica e ottenga un certificato di idoneità al maneggio delle armi presso una Sezione di Tiro a Segno Nazionale.

Le cose si complicano, invece, per trasportare l'arma fuori dalla propria abitazione. In questo secondo caso, infatti, bisogna dotarsi di una licenza di porto d'armi.

La legge ne prevede tre tipologie: quello per difesa personale - l'unico che autorizza a uscire di casa con l'arma carica, concesso solamente a persone che hanno "una ragione valida e motivata che giustifichi il bisogno di andare armati" -, e quelli per la caccia e l'uso sportivo.

"La licenza di porto d'armi per difesa viene rilasciata solo a chi dimostra di essere soggetto a un rischio particolare ed elevato," spiega a VICE News Edoardo Mori, ex magistrato di Cassazione e autore dell'Enciclopedia delle armi. "Chi acquista un'arma senza avere la licenza la può solo detenere presso la propria abitazione, senza portarla al di fuori."

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Secondo i dati raccolti dall'ANPAM (Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni Sportive e Civili), che VICE News ha potuto visionare, le licenze emesse in Italia sono all'incirca un milione, con una netta prevalenza di quelle per uso venatorio e sportivo.

Tuttavia, un reale censimento delle armi in circolazione in Italia non esiste. Di conseguenza, i dati disponibili variano sensibilmente in base a quali elementi si prendono in considerazione. L'ultima stima attendibile risale addirittura al 2008, quando l'istituto di ricerca Eurispes stimò in circa 10 milioni le armi detenute dagli italiani.

"Un tempo solo il 5 per cento delle armi era venduto per difesa personale. Oggi siamo attorno al 15-18 per cento"

L'impressione, però, è che il numero di cittadini comuni che sentano il bisogno di armarsi sia in aumento. Un'ipotesi confermata anche da chi ha il polso diretto del mercato: gli armieri.

Marco Piovanelli, della storica Armeria Piovanelli di Brescia, ha raccontato a VICE News di avere notato ultimamente una clientela diversa nel suo negozio.

"Una volta, il 95 per cento delle armi che vendevamo era per uso venatorio e sportivo, e solo il 5 per cento per difesa personale. Adesso le percentuali sono un po' cambiate," è la percezione di Piovanelli. "Oggi, infatti, gli acquisti per la difesa abitativa raggiungono il 15-18 per cento del totale."

Chi fa parte di questa percentuale teme per la sua incolumità, aggiunge Piovanelli, e vuole premunirsi da possibili problemi. "Magari arrivano qui dopo aver saputo di una rapina subita dal vicino di casa."

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Caricatori e munizioni sequestrati dai Carabinieri durante una fiera in Slovenia.

La rotta privilegiata: quella balcanica

Nascosti dietro le statistiche e la narrazioni ufficiali si cela però anche un fiorente scambio di armi illegali.

A detta degli esperti del settore interpellati da VICE News, infatti, le maglie delle questure negli ultimi anni si sarebbero ristrette, e mettere le mani su una licenza starebbe diventando un compito sempre più arduo.

Così c'è chi, disposto ad aggirare gli impicci burocratici, alimenta il mercato nero dei dispositivi clandestini.

Non sono solo le mafie o i gruppi criminali a rifornirsi da fonti poco ortodosse. Come hanno dimostrato alcune recenti indagini anche cittadini insospettabili, operai, pensionati e infermieri possono trovarsi invischiati in traffici loschi.

Lo scorso giugno i Carabinieri di Legnano, in provincia di Milano, avevano portato alla luce un imponente arsenale di armi clandestine. Mitragliatrici M60, Kalashnikov AK-47, pistole Beretta, spesso con matricole abrase, nascoste nel box di casa o, in un caso, perfino sotto la culla del figlio appena nato.

Poche settimane fa una nuova maxi inchiesta internazionale coordinata dalla Procura di Udine ha sgominato un giro di importazione di ordigni illegali. Anche in questo caso i protagonisti erano soggetti insospettabili, seppure - come hanno fatto notare gli inquirenti - "con una passione malata per le armi."

"Abbiamo rinvenuto ordigni di artiglieria che avevano ancora il tritolo all'interno ed erano conservati in maniera non idonea," spiega a VICE News un portavoce della Sezione Anticrimine dei Carabinieri di Udine, che ha condotto l'operazione insieme a una squadra di poliziotti sloveni. Un vecchio "pezzo di artiglieria" gestito senza le dovute precauzioni si era infatti letteralmente "trasformato in una mina antiuomo. Bastava che cadesse a terra o che venisse urtato e sarebbe esploso, distruggendo una palazzina intera."

Seguendo la traccia delle armi clandestine, gli inquirenti sono riusciti a individuare l'origine del traffico. I dispositivi erano stati recuperati dalle recenti guerre jugoslave, ed erano ancora perfettamente funzionanti.

"L'esito dell'indagine ha dimostrato come la filiera avesse origine in Croazia, dove le armi venivano facilmente prelevate da un deposito militare con una falla nel sistema di censimento telematico," spiegano i Carabinieri di Udine.

"Queste venivano poi concentrate in Slovenia dove gli organizzatori di Militaria, una manifestazione per collezionisti che si svolge ogni sei mesi a San Pietro di Gorizia, utilizzavano questo network per vendere, insieme a cappotti e buffetteria, anche ordigni funzionanti e non commerciabili." La manifestazione attrae "gente da qualsiasi parte d'Italia," spiegano le forze dell'ordine, "perché nell'ambiente è risaputo che lì si può fare un certo tipo di acquisto."

La schermata di un sito da cui è possibile acquistare armi illegalmente.

Armi facili nel 'lato oscuro' del web

Per chi non vuole muoversi di casa, rischiando di svelare la propria identità o di imbattersi in criminali senza scrupoli, le alternative non mancano. Sui social network, Facebook e Instagram su tutti, esistono gruppi (come questo, questo, o questo) che pubblicizzano la compravendita di pistole e fucili usati.

Ma è soprattutto il dark web a fornire una nuova via d'accesso al mercato delle armi.

Deepweb Gunstore, AA Black Market, The Armory sono solo alcune delle piattaforme dedicate.

In meno di dieci minuti ci si può imbattere in un'infinità di ordigni, nuovi e usati: si va dalle semplici pistole tascabili, agli AK-47 sovietici, fino a pezzi rari come il Barrett M107, un fucile semi-automatico per cecchini impiegato dai Marines americani in Afghanistan.

I negozi promettono spedizioni in tutto il mondo entro 72 ore dall'ordine, alta qualità e, soprattutto, totale discrezione. C'è perfino chi, nelle condizioni di vendita, garantisce sulla sicurezza dell'imballaggio - pezzi separati e privi di olio per armi, resi così invisibili agli occhi indiscreti dei dispositivi di rilevamento doganali.

Il pagamento avviene esclusivamente in bitcoin - la criptovaluta difficilmente tracciabile che garantisce l'anonimato ai suoi utilizzatori. Considerato lo sforzo minimo richiesto all'acquirente, i prezzi sono competitivi: il costo di una pistola automatica si aggira sui 180 euro, mentre per i dispositivi più esclusivi bisogna sborsare fino a 8.000 euro.

Fino a pochi mesi fa era attivo anche un mercato di compravendita made in Italy: Babylon. A porre i sigilli al marketplace nostrano ci ha pensato la Polizia Postale che, dopo anni di indagini sotto copertura, ha scoperto una community che contava 14mila iscritti ufficiali, 170mila soggetti partecipanti totali e 12 piattaforme accessibili solo all'interno della rete Tor.

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Foto di apertura di Walter via Flickr