Sangue e Zero Vicious vogliono fare la rivoluzione
Foto per concessione di Sangue e Zero Vicious.

Sangue e Zero Vicious vogliono fare la rivoluzione

“Perché non fai più strofe con Izi? Perché non fai più video col Merlo?“ Sangue e Zero presentano Blu.
6.6.17

Capita molto spesso che il mio home-feed di Facebook, per numerosi scroll, mi propini solo video rap, di rapper più o meno conosciuti. L'altro giorno, in queste numerose scrollate, mi è apparso un post, che condivideva l'intro di un disco di due rapper con questa caption: "Lavoro duro di chi viene dalla Genova del tappeto rosso del rap degli ultimi anni, ma preferisce comunque passare dal caruggio più infimo". Il caruggio è la strada stretta, tipica dei vicoli genovesi, chi ha scelto di scendere dal "tappeto rosso del rap" sono Sangue e Zero Vicious. Il primo è il socio storico di IZI, con il quale ha iniziato il percorso con Macchie di Rorschach, il primo mixtape di entrambi. L'altro è il produttore di Medaglia d'Oro, il primo EP di Duate, ora Tedua, e Vaz Té, presente anche in "Orange County" con una produzione.

In questi giorni, i due hanno pubblicato Blu, il loro primo album ufficiale insieme. All'interno non ci sono featuring — se non nelle bonus track — e soprattutto tutta la comunicazione sembra essere molto particolare. Li abbiamo raggiunti per parlare di questo progetto.

Noisey: Io pensavo che Blu fosse il colore della pillola, dove quella rossa era la musica che sta andando per la maggiore, mentre blu l'alternativa, la vostra. Invece mi dicevate che non è così. Come nasce l'idea di Blu?
Zero Vicious: Blu l'ha tirato fuori Sangue, è innanzitutto il mood di tutto il disco. In pratica è il colore della tristezza, se vedi il Blue Monday, poi noi lo abbiamo inteso come "il colore del conscious". Il tutto poi parte da un nostro trip per il quale associamo un colore a ogni tipologia di suono, ovviamente poi non tutto il disco è blu, perché sarebbe stato un asciugo farlo tutto così — per esempio a "Genocide" associo colori come il rosso, il viola, il nero.

Sangue: Però comunque la maggior parte del disco mi risulta blu, ci sono tanti pad, c'è tanto pianoforte. In quasi ogni pezzo c'è un aspetto blu, se non altro.

ZV: Poi, in un periodo in cui va il rosso — che è questa prepotenza — essere blu vuol dire essere anti. Poi legato al blu c'era anche tutto il discorso che contemporaneamente ha fatto anche En?gma e quindi noi abbiamo un po' accantonato dei bambini indaco, della specialità di questa cosa qua. L'unica cosa che rimane forse è un po' l'aspetto dell'alieno: vedendo l'andazzo della scena, ci sentivamo degli alieni. A un certo punto io mi sono chiesto cosa stessi sbagliando: sono sempre stato sul pezzo, mi piace questa roba, sono dentro a questa roba, mi sono sempre ritenuto fresh, però non ero la roba che stava andando nel periodo in cui producevo. Quindi cos'ero? Un cazzo di alieno, un'altra cosa.

Quanto vi ha preso la lavorazione di questo disco?
ZV: Un anno, un anno e mezzo.

S: Sì, lui mi ha chiesto al FIM (un festival di musica indipendente tenutosi a Genova, nda) di fare un disco insieme e io ho subito accettato. Lui è più grande, è il produttore di Medaglia d'Oro, che per me e IZI ai tempi è stata una roba sconvolgente, perché era il primo vero disco ufficiale che usciva dal nostro gruppo. Noi finora eravamo usciti solo con mixtape, con magari uno o due pezzi prodotti — in Macchie di Rorschach per esempio c'è solo una prod. di Zero — aver visto Medaglia d'Oro nascere era stato qualcosa di strano. Dalla bolla genovese in cui eravamo, quasi auto-referenziale, quello era il gradino massimo.

ZV: Sì, dopo quell'EP, Mario sale a Milano, io mi metto a lavorare al disco con Dala e comunque sia in Dala che in Sangue ho percepito un po' il mio stesso grado di coscienza su quanto stava accadendo nella scena rap italiana, non solo cittadina. Così, dopo tutto questo lavoro di produttore, ho capito che per poter parlare e puntare il dito dovevo metterci la faccia, farlo con Sangue mi sembrava il modo migliore.

S: Entrambi comunque venivamo da un periodo di sofferenza, se vuoi chiamarlo così. Mani Sporche aveva avuto un riscontro normale, mi aspettavo di più. Col senno di poi, penso che alla fine abbia avuto il riscontro che meritava, però in quel periodo IZI stava uscendo con Julian Ross, che aveva molto più riscontro, era la prima volta che le nostre strade si separavano in un modo così netto — artisticamente parlando, intendo. Guarda per farti un esempio più chiaro, mi rivedo molto in quello che dice Ernia quando dice "uno fatto di sabbia, l'altro di neve": mentre Diego macinava, io ero lì a chiedermi perché non stessi macinando, anziché fare il possibile per macinare.

Quindi, dopo aver prodotto Tedua e collaborato con IZI, vi siete ritrovati a scegliere il vostro percorso, in qualche modo differente…
S: Sì, in parte è stata una scelta ponderata, in parte loro hanno cambiato città, io non avevo né la possibilità né il coraggio, Zero probabilmente idem e quindi per forza di cose rimani un pochettino indietro. In tutto questo si univa il chiedersi quanto valesse la pena aggrapparsi a un treno in corsa: sarebbe stato tanto subito, ma poco sul lungo termine. Quindi ci siamo guardati, abbiamo capito di avere le forze per fare una cosa nostra e abbiamo fatto questa roba nostra. Per me che sono cresciuto con IZI, quanto può essere facile stargli vicino? Per lui, che è un produttore—per di più valido—quanto può essere facile continuare a produrre Tedua e gli altri? Abbiamo scelto di crearci una nostra strada: pensa al fatto che il disco non ha featuring, se non due che sono segnate come bonus track.

ZV: Era davvero una scelta facile, però il nostro intento era additare un problema e far chiedere all'ascoltatore attento il perché. Pensa a Jay Z, che fece "Death of Autotune", però poi in Magna Carta riprende quel tipo di sonorità — e comunque gli rompono il cazzo. Il senso è: non puoi rifiutare a priori qualcosa, non l'ha potuto fare neanche uno dei migliori rapper in attività. Allora che fai? La ricevi, la sintetizzi e fai la tua critica. In questo momento questo processo sta venendo a mancare, è come uno che riceve una bufala e la condivide senza verificare che sia vera. In questo momento stiamo ricevendo qualcosa e lo stiamo accettando, senza chiederci perché, senza farci domande. Guarda, ci sono pochi esempi, il più chiaro di recente è probabilmente il video di "Fenomeno" di Fibra, che racchiude ciò che è successo in tre anni di musica. Dal video della troupe professionale, al video di Murdaca fino al passo successivo: il cellulare. Nessuno si è chiesto il perché. Quella cosa indica che tutto è così alla portata di tutti, che non ha senso che ci sia qualcosa di fatto bene, qualcosa in cui girano soldi, che siamo tutti allo stesso livello. Io non credo, però, che davvero si possa dire che siamo tutti allo stesso livello.

Concludo: quando senti l'outro, senti un estratto da L'Attimo Fuggente. Tutto quello spezzone sulla camminata, che ti dice che non devi prenderti male se il tuo stile è diverso, ognuno deve avere il proprio stile. Quindi, in un esercito di persone che camminano come robottini, io mi sento il pazzo che sbraccia come un minchione. Inizialmente ti sembro un folle, ma se ti inizi a chiedere il perché, forse capisci il mio stile. A questo punto preferisco avere un mercato più piccolo, che percepisce quello che sto dicendo, piuttosto che avere un mercato più grande, che però sta fraintendendo tutto.

In pratica è un discorso sulla percezione della vostra musica. Nel disco comunque ci sono anche sonorità trap, quindi non è un "no, quella roba no a priori", è quasi un lavoro di ricerca, mi pare di capire
ZV: C'è questo aneddoto che racconto spesso. Il primo live che ho fatto in vita mia, Outrack [un rapper genovese, N.d.R.] aveva fatto un brano sugli emarginati, inteso come chi aveva problemi a relazionarsi normalmente con la vita di tutti i giorni per impedimenti mentali o fisici, che ne so, banalmente perché era in sedia a rotelle. Ricordo che quando Outrack cantava questo pezzo, il pubblico — tutto il pubblico — la cantava. Poi, quella stessa sera, quello stesso pubblico, se la sono presa con due ragazze perché avevano dei difetti fisici. Quella cosa è stato un bello schiaffo, come dico in un mio vecchio pezzo: pensavo di cambiare il mondo con 'sta roba qua, poi mi sono accorto che Babbo Natale è una stronzata. Lo dice anche Ensi, che ti dice che non puoi pensare di cambiare il mondo se non l'ha fatto Bob Marley. Per uno che ci crede tanto è devastante. Con Blu sono arrivato al grado superiore di questa sofferenza, che è quello di dire: "ok, non cambierò il mondo, ma qua qualcosa sto muovendo".

S: La cosa è questa: quello che facciamo Zero e io è rap. Per me il rap — e magari qualcuno penserà che è una visione un po' vecchia — è qualcosa che dà fastidio, che in qualche modo deve avere voglia di rivoluzionare, anche la cosa minima. La cosa che volevamo fare con Blu è una piccola rivoluzione. Che Guevara.

ZV: I'm like Che Guevara with bling on, I'm complex.

S: Esatto. Io voglio il bling bling, a me piace l'auto-celebrazione, mi piace anche l'ignoranza. Ma il bling bling, per loro, ha un significato: vengo da una condizione e ora ne sono uscito. Questo è il motivo per cui punto poco sull'immagine: la mia immagine deve essere questa, fino a che non posso permettermene un'altra. Quello che sta succedendo adesso è un esercito di persone che si disegna addosso l'immagine a cui aspira, prima ancora di poterci arrivare. Un ragazzino ora si fa le treccine al primo brano. Io capisco l'emulazione, ma anche solo le treccine sono uno statement. Inoki, per esempio, le treccine se l'è fatte quando è arrivato in major. Io mi rendo conto che la visione possa risultare un po' vecchia, ti ho citato anche Inoki [ride], però è così. Non ha senso che io adesso sputtani i pochi soldi che non ho, in un vestiario soltanto per apparire. Poi dopo cosa faccio? Quando farò i soldi, mi prenderò il borsello — che mi fa anche cagare — ma lo faccio perché ci sono arrivato. Quindi la "rivoluzione" del disco è che nel momento in cui tutti fanno una cosa, noi abbiamo scelto di farne un'altra, che è la cosa più rap che ci sia. Più che altro penso che possiamo farlo con tranquillità lui e io, perché questa roba abbiamo dimostrato di saperla fare. Beh, proprio oggi "La mia banda" con IZI ha raggiunto un milione su YouTube, e quel pezzo è quanto di più spontaneo esista: mi è arrivato il beat, ci ho scritto ed è uscita una hit, non è nata per essere hit, lo è diventata.

ZV: In ogni caso i nostri intenti sono più che commerciali, a noi ci rende felici che questa roba faccia mangiare della gente. Solo che in un mercato come si deve, esiste anche l'alternativa, quello è lo slot che vorremmo.

Questa cosa si nota anche dal fatto che di alcuni brani, penso a "Emma Watson", è uscito prima il testo su Genius che la canzone su YouTube o Spotify…
ZV: Ecco, anche questo ti fa capire che comunque c'è un occhio al mercato. Alla fine questa è una scelta di brand, come a dire "noi siamo quelli che danno valore al testo.

S: Sì, abbiamo fatto una sorta di campagna pubblicitaria, per ogni pezzo. Ma anche dai titoli, si capisce l'intento. La nostra musica è Emma Watson: lei è bella, è famosa, è valida, ma è anche attiva politicamente, è femminista, è impegnata. Se fossimo stati altri rapper, avremmo potuto chiamare il pezzo Miley Cyrus. Se ripenso a me da ragazzino, avrei voluto il do-rag di Mondo Marcio, ma non gli copiavo il do-rag, gli copiavo i testi. Allo stesso modo non vorrei che il ragazzino mi copiasse lo stile, ma mi copiasse le rime. In Italia a livello mainstream di noi giovani ce ne sono davvero pochi che sanno scrivere: IZI, Tedua, Rkomi e Ernia, direi basta. Io ascoltavo questo genere perché mi rivedevo nelle rime, se non ti puoi rivedere nelle rime che ascolti rap a fare? Pensa che io sul computer ho dei pezzi che sono più "indie", robe più alla Calcutta, per intenderci. A un certo punto il rap mi aveva stufato, non diceva niente, invece i testi dell'indie mi sembravano più vicini a quella che era la mia idea di rap. Allora mi sono detto: forse devo fare quella roba. Poi, fortunatamente, ho deciso di riportare il valore dei testi nel rap, ed è uscito Blu.

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