Tech by VICE

Da Pontida a 'The Witcher': come l'estrema destra sta rivendicando il Medioevo

La mania per una certa 'accuratezza storica'—che prevede solo persone bianche—non è altro che un modo per giustificare politiche violente e razziste oggi.

di Matteo Lupetti
20 agosto 2019, 9:11am

Kingdom Come Deliverance, immagine via: Steam

In un’intervista pubblicata circa un mese fa, gli sviluppatori di Mordhau—videogioco multiplayer ambientato nel Medioevo europeo—hanno ammesso non solo di non star sviluppando metodi per risolvere i problemi di razzismo e sessismo diffusi tra i loro videogiocatori, ma di star persino valutando opzioni pensate appositamente per razzisti e sessisti. Avrebbero infatti pensato di includere—quando sarà possibile creare personaggi femminili e di colore—la possibilità di “disattivarli”, cioè di continuare a vedere tutti i giocatori solo come maschi bianchi. La decisione avrebbe lo scopo di salvaguardare “l’accuratezza storica” della loro opera (lo studio ha poi fatto retromarcia su questo progetto, ripetuto più volte a stampa e videogiocatori).

Non è la prima volta che accade: l’accuratezza storica è stata già invocata (da sviluppatori o da videogiocatori) per giustificare l’assenza di persone di colore nel videogioco Kingdom Come: Deliverance di Warhorse Studios—ambientato nella Boemia del 1400—e in The Witcher 3: Wild Hunt di CD Projekt Red—ambientato in un mondo fantasy basato sulla Polonia medievale e il suo folklore. Eppure “il Medioevo non era totalmente bianco,” ha scritto a Motherboard via email la professoressa Dorothy Kim, insegnante di letteratura medievale alla Brandeis University e autrice di Teaching Medieval Studies in a Time of White Supremacy. “Lo dimostrano gli studi storici, l’archeologia, la produzione artistica, la produzione letteraria e culturale.”

Questa idea di un Medioevo solo bianco, legata all’identità delle nazioni europee, proviene invece dal Romanticismo. “Il nazionalismo nel Romanticismo era un etno-nazionalismo, cioè aveva una forte componente etnica,” ci ha scritto via email la dottoressa Helen Young della Deakin University—autrice di Race and Popular Fantasy Literature: Habits of Whiteness.

“Il nazionalismo nel Romanticismo è, sostanzialmente, l’idea che una nazione-Stato si sviluppa in modo organico o naturale a causa di comuni caratteristiche condivise dalle persone che vivono all’interno dei suoi confini. Il Romanticismo guardava al Medioevo e alle sue creazioni (lingua, letteratura, istituzioni…) alla ricerca di prove di tratti culturali e sociali condivisi, selezionandoli in modo arbitrario e usandoli in accordo alle idee preconcette che avevano sulla questione etnica," ha proseguito Young. "Hanno creato la fantasia di un’Europa medievale che fosse un luogo (nello spazio e nel tempo) occupato solo da persone bianche. E questa idea di uno spazio solo bianco diventa oggi un’arma nelle mani dei suprematisti bianchi, soprattutto dei nazionalisti bianchi, perché possono usarlo come un modello, richiamandosi a una storia inventata e usandola per giustificare le loro violente posizioni politiche.”

1564482429601-Mordhau-da-Steam
'Mordhau', immagine via: Steam

“C’è una parentela tra l’uso attuale del Medioevo da parte dell’estrema destra e l’interpretazione del Medioevo, nel Romanticismo, come l’origine delle nazioni europee,” ha concordato anche Kim. “Dipende spesso da quale area dell’Europa si stia discutendo in quanto queste riletture possono assumere forme diverse ma—come ho scritto parlando del rapporto tra Medioevo scandinavo e l’attuale nazionalismo di estrema destra—questi collegamenti esistono. Spiegano anche come Giovanna d’Arco sia diventata in Francia un’icona di estrema destra. Per quanto riguarda l’Europa in generale c’è un lungo percorso che include anche il tentativo di elevare la civiltà occidentale per motivare un’egemonia bianca europa, un tentativo di cui hanno discusso i miei colleghi classicisti.”

Il Romanticismo italiano ha avuto però caratteristiche proprie e uniche, e non ha rinunciato mai davvero al classicismo; Leopardi è un buon esempio di questa tendenza. I Romantici italiani—alla ricerca di una base storica per un’Italia nazione—la hanno anzi ricercata soprattutto nella romanità, e così ha poi fatto il nazionalismo fascista che cercava lì una inesistente omogeneità etnica. Anche in Italia abbiamo comunque avuto un recente e celebre esempio di rilettura del Medioevo da parte della destra: la Lega Nord.

1564482496135-The-Witcher-3-Wild-Hunt-da-Steam
'The Witcher 3 Wild Hunt', immagine via: Steam

“La Lega ha attuato due abusi della Storia” ci ha spiegato al telefono Enrica Salvatori, professoressa associata di storia medievale all’Università di Pisa (l’intervista è stata editata per ragioni di chiarezza e brevità). “Uno di questi due abusi era nei confronti dei Celti, e gli serviva per vantare un’unità etnica (ma i Celti erano in realtà una grande federazione di popoli), e uno nei confronti dei comuni lombardi e della loro resistenza [a metà del XII secolo] contro l’Imperatore [Federico Barbarossa] e la centralizzazione imperiale, equivalente alla Roma ladrona. Ma la medievale Lega Lombarda era un’alleanza di solo alcune città, e tra i loro alleati c’era il Papa, cioè Roma. Poi la Lega Nord ha tirato fuori personaggi come Alberto da Giussano [la sua statua ottocentesca è ancora il logo del partito], che non è mai esistito ma è nato nel tardo Trecento e poi è stato ripreso nel Romanticismo.”

Così—come Salvatori spiega in Dalla Lega Lombarda alla Lega Nord: una lezione sull’uso politico della storiala Lega festeggia ogni anno a Pontida la fondazione della Lega Lombarda, anche se non è storicamente provato che il Congresso di Pontida del 1167 sia mai avvenuto. “La Lega, dopo aver ottenuto il potere nazionale, ha cambiato rapidamente registro,” ha continuato Salvatori. ”Il Medioevo è caduto come riferimento positivo, perché il Medioevo è particolarismo esasperato, è un tempo in cui non è possibile trovare l’Italia come realtà geografico-storica se non a partire dal Trecento quando inizia a esistere l’Italia della lingua. "Ed è tornato il Medioevo negativo, oscuro, il Medioevo finto che ci hanno regalato gli Illuministi. [Ribaltando le posizioni precedenti], qualche giorno fa Zaia ha per esempio affermato che l’autonomia delle regioni è importante perché il centralismo è medievale. Un'affermazione che non ha alcun fondamento.”

Anche questo riuso del Medioevo da parte della Lega, come già accennato, passa dall’Ottocento. “[La Lega ha rigirato] la costruzione ideologica ottocentesca che aveva fatto della Lega Lombarda un precursore dell'Unità d'Italia,” ci ha scritto via email il professor Tommaso di Carpegna Gabrielli Falconieri—autore di Medioevo Militante: La politica di oggi alle prese con barbari e crociati. “Ciò significa che, paradossalmente, la retorica politica "del Carroccio"—della Lega dal 1990 agli anni 2010 circa—non sarebbe comprensibile senza la retorica risorgimentale.”

1564485243568-Assassin_s-Creed-Origins-da-Steam
'Assassin's Creed Origins', immagine via: Steam

Un altro problema è che l’accuratezza storica viene arbitrariamente invocata per motivare singole scelte in opere che in realtà non cercano alcuna accuratezza: Mordhau mescola caoticamente stili di combattimento e armamenti provenienti da tempi e luoghi diversi. “Il concetto di accuratezza storica viene spesso usato quando parliamo di fantasy, come nel caso de Il Trono di Spade, e da questo capiamo che è chiaramente una posizione politica,” ha spiegato Young. “Ci sono zombi di ghiaccio e draghi ne Il Trono di Spade, non è una rappresentazione accurata del passato. Questa posizione sull’accuratezza storica è molto usata nei videogiochi e in altri settori della cultura popolare per provare a giustificare l’esclusione o la rappresentazione di un particolare gruppo di persone. È usata per provare a respingere le critiche sulla rappresentazione delle minoranze, come persone di colore, donne, disabili e persone che appartengono alla comunità LGBTIQ+. Ma si tratta di una falsità, perché il Medioevo era in realtà molto vario dal punto di vista etnico, culturale e sociale, e perché comunque tutte le rappresentazioni del passato sono selettive. I creatori devono sempre scegliere cosa includere e cosa no, si trovano comunque ad avere a che fare in qualche misura con le aspettative del pubblico e subiscono i limiti della tecnologia. Ogni rappresentazione del passato, del Medioevo o di altre epoche, ne include solo parti, e sono i creatori a scegliere quali siano queste parti che vengono incluse.”

Non è stata però solo la destra a deformare il racconto del Medioevo. “Gerarchie (inesistenti come la piramide feudale), sacralità del potere [e] comunità immaginate come acquiescenti al potere e solidali al loro interno sono nostalgicamente piaciute a destra” ha scritto via email a Motherboard il professor Giuseppe Sergi dell’Università degli Studi di Torino—autore di Politicità degli stereotipi sul medioevo: tra propaganda e luoghi comuni. “[Ma] il ‘modo di produzione feudale’ (ormai sparito dalle pagine dei medievisti, che hanno constatato anche l'inesistenza dei servi della gleba) è piaciuto sia alla cultura liberale sia a quella marxista come modello da cui la borghesia avrebbe agevolato l'uscita.”

La questione è arrivata anche su La Lettura (Il Corriere della Sera) del 9 giugno 2019, in un articolo intitolato Destra e terzomondisti assediano il Medioevo, in cui il professor Amedeo Feniello ha messo sullo stesso piano i medievisti che protestano per l’assenza di diversità nel campo e la destra che usa la Storia per motivare le sue attuali politiche razziste, islamofobe e misogine (Feniello non ha risposto alla nostra richiesta di commenti).

Sergi riconosce però una differenza tra il comportamento degli storici di destra e di sinistra. “Storici e amateurs di destra rimangono sordi alle innovazioni; i loro corrispondenti di sinistra hanno corretto la rotta e hanno fatto propri gli insegnamenti di Marc Bloch e di Georges Duby. Rimane il fatto che le correzioni hanno scarse ricadute sulla cultura comune che, fra nostalgie o esorcismi, immagina un Medioevo piuttosto consolidato difficile da intaccare.”

1564485193577-Total-War-Rome-2-da-Steam
'Total War Rome II', immagine via: Steam

A inizio luglio, in Italia si è svolto un dibattito tra artisti (fumettisti) e storici sull’accuratezza delle opere artistiche con ambientazione storica durante il convegno Religioni Fantastiche e Dove Trovarle. Divinità, Miti e Riti nella Fantascienza e nel Fantasy a Velletri, dove è emerso tra le altre cose proprio il problema del peso che questi prodotti culturali hanno nella rappresentazione del Medioevo nell’immaginario collettivo. “La cultura popolare, e in particolar modo il fantasy, ha avuto un grande impatto su quello che le persone pensano sul Medioevo,” ci ha scritto Young. “Decisamente più persone hanno letto Il Signore degli Anelli o hanno visto Il Trono di Spade rispetto a quante abbiano studiato storia medievale. Le credenze razziste ottocentesche sono diventate parte delle convenzioni del fantasy attraverso la scrittura di influenti autori come JRR Tolkien e Robert E Howard. [...] La cultura popolare può anche farci credere in cose che sono basate su incomprensioni o che sono state proprio inventate, semplicemente ripetendole. Un esempio è il droit du seigneur o jus primae noctis, l’idea che un signore potesse imporre il diritto di fare sesso con la moglie di un suddito nella notte di nozze, come mostrato nel film Braveheart con Mel Gibson.”

Il Medioevo non è l’unico periodo che la destra cerca di trasformare in arma per la sua propaganda nascondendosi dietro “l’accuratezza storica.” Restando in ambito videoludico, Assassin’s Creed: Origins di Ubisoft—ambientato nell’Antico Egitto— Total War: Rome 2 di Creative Assembly (Sega)—ambientato nell’Antica Roma—e Battlefield 5 di Electronic Arts—ambientato nella Seconda Guerra Mondiale—hanno ricevuto critiche per l’inclusione di personaggi femminili.

1564485015836-Battlefield-5-da-Origins
'Battlefield 5', immagine via: Origins

Ma il fenomeno va ben oltre il videogioco. Il collettivo di storici italiani Nicoletta Bourbaki racconta da anni come utenti di destra impongano il loro punto di vista nelle pagine Wikipedia relative alla Seconda Guerra Mondiale e alla Resistenza, usando l’enciclopedia online come strumento di propaganda, un fenomeno di cui ha parlato di recente (28 giugno) pure Gad Lerner nella sua rubrica su Il Venerdì di Repubblica. Anche su Wikipedia questi utenti di destra sono ben attenti a mostrare il loro intervento come “super partes” e “neutrale.” Come “storicamente accurato,” potremmo dire. Scrivono i Wu Ming, presentando il collettivo Nicoletta Bourbaki nato proprio sul loro blog Giap nel 2012: “L’inquinamento è in corso da anni e, per quanto possa suonare controintuitivo, non procede con vandalismi, bensì tramite un esibito formalismo, un rispetto alla lettera—ma sarebbe meglio dire: di facciata—delle regole che la comunità wikipediana si è data per evitare l’aborrito POV [Point of View, la non neutralità delle voci].”

Ma—come è spiegato nella guida alla fruizione delle fonti storiche (disponibile gratuitamente online) Questo chi lo dice? E perché? di Nicoletta Bourbaki—“nessuna ricerca e nessuna narrazione, sia storica o scientifica, [...] può essere imparziale. [...] Pertanto dichiararsi post-ideologici non significa nulla, se non che si aderisce all’ideologia delle classi dominanti di inizio XXI secolo e non si è in grado di riconoscere la parzialità del proprio punto di vista.” Diffidate, quindi, di chi afferma di star dando una rappresentazione “storicamente accurata,” e chiedetevi invece perché abbia scelto proprio quella rappresentazione, e perché ne stia nascondendo i motivi.

Segui Matteo su Twitter: @ilsignorm