Recensione: Nicki Minaj - Queen

La scena rap americana sembra ormai una gara a chi scatena l'esplosione più grossa, e Nicki Minaj non vuole essere da meno.
Giacomo Stefanini
Milan, IT

Prima di tutto c’è da dire che Nicki Minaj È la regina. Quando ho letto il titolo del suo album Queen, droppato a sorpresa venerdì come una pistola rovente, ho pensato: “Ehi, non c’è davvero bisogno, sappiamo chi sei”. Ma Queen è un disco costruito per mettere i puntini su tutte le I e non lasciare dubbi a nessuno.

Questi ultimi mesi hanno visto un bel po’ di movimento nella scena hip hop americana: “This is America” e poi Kanye con le sue interviste e i suoi sei album, la delusione di Scorpion, la morte di XXXTentacion e i problemi giudiziari di 6ix9ine, il disco di Beyoncé e JAY-Z, il dissing tra Drake e Pusha T che sembra letteralmente la trama di una telenovela latinoamericana. Praticamente una lunga gara a chi scatena l’esplosione più grossa.

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È in questo contesto che s’inserisce un album come Queen, totalmente fuori scala. 19 canzoni per essere sicure di occupare lo spazio giusto su Spotify e conquistarsi i primi posti delle classifiche di streaming (una pratica che continua a essere insopportabile), featuring da hall of fame (Lil Wayne, Eminem, Ariana Grande, The Weeknd, Future, Swae Lee) e un campionario di suoni che sembrano un vero e proprio showcase delle abilità di Nicki, dai bangeroni pop al rap old school, tanto che, proprio come Drake, rischiamo di ritrovarcelo su ogni stramaledetta playlist algoritmica.

Nicki Minaj vuole dimostrare di essere la regina colpendoti da ogni lato fino a incenerirti. Ci sono almeno sette o otto canzoni di troppo su questo disco, ma la decina che ne compone la colonna vertebrale è solida come il marmo. C'è anche da dire che mi sembra impossibile decidere oggettivamente quali siano le hit e quali siano i filler, tale è la qualità della roba qua dentro. A me per esempio non piacciono per niente "Good Form" e "Come See About Me", ma i fan di sonorità più latine (nel primo caso) o più sfacciatamente pop (nel secondo) non concorderanno.

In “Barbie Dreams” Nicki gioca con “Just Playing (Dreams)” di Notorious B.I.G., sputando un freestyle (registrato in una take, secondo il suo produttore Delaine) velenosissimo e divertentissimo che prende in mezzo tutti, da Quavo a DJ Khaled. In “Chun Swae” saltella rappando leggera su una base incredibile di Metro Boomin’ arricchita da uno strisciante ritornello di Swae Lee dei Rae Sremmurd. “Chun-Li”, “Bed” e “Rich Sex” sono tre hit che rappresentano perfettamente le diverse anime di Nicki: la rapper old school con la tecnica e i contenuti, la voluttuosa scalatrice di classifiche pop e un’artista capace di prendere Lil Wayne e piegarlo alla sua idea di trap. “Majesty” è una prova di forza, in cui il flow della rapper trinidadiana si scontra con quello di Eminem senza soggezione.

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C’è qualcosa per tutti in questo album: schiaffazzi e carezze, attacchi e balletti. Ma soprattutto Nicki gioca con la materia della musica con spontaneità, usando il freestyle (come ha fatto per “FEFE”, il featuring con 6ix9ine, improvvisato in 5 minuti via messaggio vocale) e il suo bagaglio tecnico per creare un disco che sia il suo ritratto ma, proprio come in copertina, buffo, quasi caricaturale. È una bella dimostrazione di sicurezza e di amore per la musica, e un ottimo disco da ascoltare d’estate, mentre ce la si spassa a bordo piscina. Se il suo peccato maggiore è di costringerti a skippare cinque o sei pezzi, è un peccato che alla regina si può di certo perdonare.

Queen è uscito il 10 agosto per Young Money.

Ascolta Queen su Spotify:

TRACKLIST:
1. Ganja Burn
2. Majesty (Ft. Eminem & Labrinth)
3. Barbie Dreams
4. Rich Sex (Ft. Lil Wayne)
5. Hard White
6. Bed (Ft. Ariana Grande)
7. Thought I Knew You (Ft. The Weeknd)
8. Run & Hide
9. Chun Swae (Ft. Swae Lee)
10. Chun-Li
11. LLC
12. Good Form
13. Nip Tuck
14. 2 Lit 2 Late Interlude
15. Come See About Me
16. Sir (Ft. Future)
17. Miami
18. Coco Chanel (Ft. Foxy Brown)
19. Inspirations Outro

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