Ancora non abbiamo capito nulla della navigazione in incognito

Non credere a chi ti dice di usare la modalità incognito "così non ti possono tracciare!" o "non prendi i virus!".
Riccardo Coluccini
Macerata, IT
26.11.20
Navigazione in incognito cosa serve
Immagine: Pixabay

La navigazione in incognito è spesso indicata come la panacea per tutte le minacce cyber che puoi incontrare quotidianamente su internet. “Così non ti possono tracciare!”, “Non prendi i virus!”, “Puoi visitare tutti i siti che vuoi senza che il tuo datore di lavoro lo possa scoprire!”, “Diventi anonimo!”—la lista sarebbe infinita.

Alcuni ricercatori, però, hanno fatto luce su alcune di queste false speranze, scoprendo che, molto spesso, la colpa è dei browser stessi che danno una spiegazione distorta di cosa effettivamente offra la modalità incognito. Tutti i più importanti browser di oggi hanno una modalità incognito: si chiama proprio così su Chrome, InPrivate invece è il nome usato su Microsoft Edge, e Private Browsing quello per Firefox e Safari.

Navigazione in incognito: a cosa serve davvero

Tutte queste modalità hanno in comune un fattore—che è poi quello caratteristico e fondamentale per capire l’effettivo valore della navigazione in incognito: non si salvano le informazioni della sessione di navigazione una volta che chiudi il browser. I cookie, le tue ricerche e la cronologia dei siti visitati, i contenuti salvati nella cache per accelerare la visualizzazione delle pagine, i dati che inserisci nei campi da compilare: tutte queste informazioni non vengono salvate quando navighi in modalità incognito.

Navigazione in incognito

Il messaggio di benvenuto della modalità incognito su Chrome.

Tutto il resto, però, è visibile a chi monitora il tuo traffico. Quando ti connetti in modalità incognito, quindi, il tuo operatore di rete vede i siti che visiti. Lo stesso vale per il gestore di una wifi a cui ti colleghi e per la rete che usi quando sei a lavoro. E lo stesso vale per chi gestisce le pagine web che visiti: possono vedere il tuo indirizzo IP reale.

Lo studio sulla navigazione in incognito

In uno studio del 2018, un gruppo di ricercatori ha proposto un questionario online a 460 partecipanti reclutati sul sito Mechanical Turk di Amazon (che negli anni è diventato l’eldorado per chi conduce studi accademici).

Ogni partecipante, dopo aver letto una tra 13 diverse descrizioni della modalità incognito, presa dai vari browser sia per dispositivi mobili che desktop—inclusi anche Brave e Opera—ha dovuto rispondere ad alcune domande sui benefici di questa modalità. E qui sono emersi tutti i problemi.

Tutte queste illusioni sono spesso favorite dalla descrizione che i browser presentano quando si comincia la navigazione in incognito.

I partecipanti, infatti, hanno sovrastimato in otto casi diversi le protezioni garantite da questa modalità. In particolare, il 40,2 percento era convinto di non essere geolocalizzabile in quanto—come hanno affermato 21 partecipanti—il loro indirizzo IP era nascosto dalla modalità incognito. Cosa che in realtà non è assolutamente vera.

Allo stesso modo, nel caso della sorveglianza da parte degli operatori telefonici, dei datori di lavoro e del governo, rispettivamente il 22 percento, il 37 percento, e il 22,6 percento dei partecipanti crede di non doversi preoccupare, forte delle difese della modalità incognito.

Inoltre, ci sono altre false aspettative per quanto riguarda la protezione dai malware—i file vengono comunque scaricati sul proprio computer—e per quanto riguarda la pubblicità e la velocità di navigazione: eliminando i cookie ogni volta che chiudi il browser eviti le pubblicità mirate ma questo non vuol dire che le pubblicità siano bloccate completamente. E allo stesso modo, liberando la cache, le pagine possono impiegare più tempo per caricarsi.

Tutte queste illusioni sono spesso favorite dalla descrizione che i browser presentano quando si comincia la navigazione in incognito. Molto spesso, sottolineano i ricercatori, “quando le spiegazioni affermano che gli utenti possono navigare privatamente, come nel caso di Chrome, gli utenti finiscono con l’appoggiarsi al proprio concetto di privacy in senso ampio.”

La navigazione in incognito, quindi, è utile quando non vogliamo lasciare traccia della nostra attività su un dispositivo che condividiamo con altre persone e per difenderci dalle pubblicità mirate. Se la nostra vera preoccupazione, però, è quella di navigare in modalità anonima e godere di una maggiore sicurezza contro le vulnerabilità informatiche è necessario utilizzare tecnologie come Tor — che ora è disponibile anche nel browser Brave.

Segui Riccardo su Twitter: @ORARiccardo