Droga

Ho fotografato la mia dipendenza dall'eroina

'Heroin Days' è il libro fotografico in cui Yannick Fornacciari racconta l'inferno della tossicodipendenza.

di Yannick Fornacciari; traduzione di Giulia Fornetti
01 febbraio 2019, 8:42am

Tutte le foto per gentile concessione dell'autore

Sapevo che un giorno sarei diventato dipendente. Eppure, mi ci sono buttato lo stesso. Fino in fondo.

Oggi, sotto metadone senza ricadute nell'eroina da un anno esatto, racconto la mia esperienza di tossico in una raccolta di fotografie, Heroin Days. Il libro è la storia di tre anni passati nell'inferno della tossicodipendenza, la mia autobiografia in immagini.

La mia prima volta con l'eroina

Quando ho sniffato eroina per la prima volta, ero ad Amsterdam e avevo 18 anni. Abitavo in Francia, e non avevo mai provato nessuna droga a parte qualche canna.

Per ragioni che ora mi sono abbastanza oscure, l'eroina mi affascinava. Non stavo molto bene in quel periodo. E il mondo della droga mi aveva sedotto. La musica, la poesia, il cinema. Volevo scoprire questa droga che sembrava un sogno, che permetteva di evadere e di mettere in pausa tutti i problemi. E ad Amsterdam c'è uno spacciatore ogni dieci metri.

Descrivere l'esperienza dell'eroina è come cercare spiegare l'orgasmo a chi non l'ha mai provato. È impossibile. Non avevo mai provato nulla di simile. La prima volta che l'ho fatto ero disteso, non riuscivo a muovermi e mi sentivo euforico. Il mio corpo era un'esplosione. L'eroina ha curato l'adolescente fragile che era in me. Ha curato la mia mente. Ha curato il mio corpo.

Ero giovane ma pienamente cosciente del pericolo. Sapevo già che se avessi esagerato sarei potuto diventare dipendente. Ma avevo bisogno di anestetizzarmi.

Dopo il viaggio sono tornato a casa, a Marsiglia.

un sac d'héroïne
Una busta di eroina.

In Francia non avevo accesso all'eroina. Così mi sono messo a cercarne la versione legale: gli oppioidi da prescrizione. Facevo shopping tra i medici, ne vedevo di diversi in continuazione, fingendo di avere mal di schiena. Con il tempo, ho provato di tutto: morfina, ossicodone, codeina, tramadolo, idromorfone, fentanyl… Poi, un giorno, non avevo nulla e sono stato male. In quel momento ho capito che non era più una scelta. Ne avevo bisogno per essere normale, per stare bene.

Nel 2012 mi sono trasferito in Québec. Avevo cercato di smettere diverse volte, ma non ce l'avevo fatta. Appena arrivato ho continuato il mio tour di medici per assicurarmi di avere sempre i farmaci necessari. Ma con l'emergenza fentanyl, i medici erano diventati all'improvviso molto restii a prescrivere gli oppioidi.

Sono tornato da quei medici per confessare la mia dipendenza e chiedere aiuto. I più comprensivi mi hanno risposto che non prescrivevano farmaci a persone dipendenti, i peggiori mi hanno cacciato. Persino quelli che mi aveva prescritto pastiglie per mesi fino a che mi ero assuefatto si sono rifiutati di darmi anche solo il nome di uno specialista. Ho provato di tutto. Neanche i centri di disintossicazione mi volevano aiutare, perché le mie droghe erano farmaci e non sostanze illegali acquistate per strada. Nel frattempo, non riuscivo più a convincere i medici a prescrivermi nulla, né mentendo spudoratamente su qualche dolore che inventavo, né confessando la mia dipendenza. È impossibile smettere da un giorno all'altro. Vai in astinenza. Non riesci a lavorare, ti fa male tutto e vomiti.

Yannick Fornacciari
Io prima del rehab.

Non avendo altre opzioni ho cercato per strada. Nel 2015, uno spacciatore mi ha proposto dell'eroina. Ed è stato lì che il mio mondo ha vacillato.

Quando l'eroina ha smesso di rendermi felice

Erano passati circa dieci anni da quella prima volta ad Amsterdam, eppure mi è tornato tutto in mente come se fosse successo il giorno prima. È stato un colpo fortissimo... l'eroina mi ha dato tutto quello che stavo cercando. La fiducia in me stesso, l'energia, la felicità, l'assenza di dolore fisico o psicologico. La mia vita è diventata un sogno a occhi aperti. La luna di miele è durata qualche mese.

Sniffavo e fumavo. Non mi sono mai bucato. Sono riuscito a non spingermi fino a quel punto, anche se so di essermi perso qualcosa di grosso. Oggi rimpiango di non aver provato la scossa del buco.

Heroin Days

È stupido da dire, ma l'eroina è così buona. Sa di caramello. È un'ondata di calore che ti avvolge come una coperta.

Più mi facevo, più aumentava l'assuefazione. È il problema degli oppiacei: devi continuamente aumentare le dosi per avere lo stesso effetto. E poi, arriva il momento in cui non ti fanno più niente.

La mia vita era svuotata. Mi annoiavo. La droga era tutto. Lavoravo in un piccolo supermercato, e appena mi pagavano bruciavo tutto in droga. A un certo punto, era arrivata a costarmi fino a 200 dollari [canadesi, circa 130 euro] al giorno, ma ne guadagnavo solo 400 a settimana. Me la cavavo vendendo cose o prendendo soldi in prestito dai miei, dal mio ragazzo, dagli amici.

Ero entrato in un loop senza fine: compravo, mi facevo, compravo, mi facevo... Non avevo più una vita. L'unico scopo della mia giornata era fare abbastanza soldi per comprarmi la dose. Stavo sempre male. Ero un morto vivente. Ma morto dentro. Non avevo più desideri, più nessuna speranza. Niente. Non potevo resistere molto a lungo. E non ero pronto a perdere tutto quello che avevo: il mio ragazzo, i miei amici, la mia famiglia, le mie passioni.

Mi sentivo una merda, uno schiavo. A forza di fallire, di deludere le persone che amavo e di fare stronzate per procurarmi denaro, mi sentivo un fallito e basta.

Come ho usato la fotografia per colmare il vuoto

La fotografia era tutto quello che mi restava. Prima vedevo tanta gente. Ormai non vedevo più nessuno. Così ho deciso di scattare foto della mia vita quotidiana. Piuttosto che non fare niente, ho deciso che avrei almeno fatto delle foto.

Volevo che si vedesse la solitudine. La vita diventa buia quando il tuo unico scopo è quello di farti. Senza volerlo, ti isoli dal mondo.

Era diventato il mio unico obiettivo. Cercavo di trarre il massimo da quello che facevo. È diventato un vero progetto quando sono uscito dal loop di desiderio e astinenza. Attraverso questo libro, volevo mostrare cosa significa davvero essere dipendente. E volevo mostrare la mia vita da dipendente, soprattutto. Volevo uscire dagli stereotipi.

Heroin Days
M. nella vasca.

Ho iniziato una prima cura vera per disintossicarmi. È stata dura, poiché il sistema è molto lento. Ci sono delle liste d'attesa lunghissime. E quando stai male e non hai più soldi, non puoi aspettare.

Ora prendo il metadone da un anno. Grazie al metadone non sento più gli effetti dell'astinenza, e non mi sento fatto. Mi ha aiutato a ritrovare una stabilità. Ma perché io mi disintossichi del tutto ci vorranno anni. Ora non sono più schiavo del mio spacciatore, ma del mio farmacista. Lo vedo ogni giorno. Il sistema si occupa di me come si occuperebbe di un bambino.

La cosa più difficile in questo momento di sobrietà non è smettere di prendere la droga. Certo, smettere è estremamente difficile. È doloroso, angosciante, ingrassi tantissimo e sudi sempre, stai davvero di merda. Ma almeno è temporaneo. La vera sfida è dopo. Sono tutte quelle cose che non sai più fare da sobrio: lavorare, uscire con gli amici, scopare, insomma vivere. Niente di tutto questo ha senso senza droga. Devi affrontare la quotidianità, non puoi più scamparla. E Dio! quanto è piatta la vita.

Heroin Days
J. e io insieme.

Da allora, cerco di rimettere insieme i pezzi della mia storia. Ma è difficile riguadagnarsi la fiducia di chi non ha più nessuna fiducia in noi. Stare con un eroinomane è logorante. Alla fine, il mio ragazzo si era convinto che non avrebbe mai potuto funzionare tra noi.

Ho trascinato nel giro della droga alcuni dei miei amici. E altri invece li ho persi di vista perché non volevano sprofondare insieme a me. Ho fatto molto male alle persone che avevo intorno. Non rimpiango tutto, almeno non l'inizio. Era divertente. Ma è durato poco, perché poi è arrivata la merda vera.

Se la mia testimonianza potesse servire a qualcosa, mi piacerebbe che servisse a migliorare l'assistenza ai tossicodipendenti da parte del sistema sanitario. Non basta più prescrivere farmaci. Abbiamo davanti agli occhi gli effetti di una crisi che è stata del tutto ignorata negli anni Novanta. I medici dovrebbero ricevere la giusta formazione per affrontare il problema, per accogliere le persone che soffrono. Perché negare assistenza a un tossicodipendente nel momento in cui viene a cercare aiuto significa rispedirlo verso la strada. E forse, verso la morte.

Heroin Days
Aspettando il mio spacciatore.
Heroin Days
J. e io a letto.
Heroin Days
Una pipa.
Heroin Days
Dieci anni di abuso di farmaci.
Heroin Days
Io in rehab / Mano nella mano con J.

Yannick Fornacciari è un fotografo di Montréal. Il suo libro, Heroin Days, è uscito a gennaio 2019.

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